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giovedì 16 Febbraio 2006 (14h57) :
LA VULNERABILITÀ DEL MARXISMO DAVANTI ALL’EVIDENZA BIOLOGICA
1 comment

di Carmelo R. Viola

Il marxismo è la prima grande opera di “scienza sociale per il socialismo”. Esso ha caratterizzato tutta un’epoca entrando a pieno diritto negli atenei e nella storia della cultura universale. Niente di quanto è stato affermato dai “padri” Marx ed Engels, e dai loro successori (Gramsci, Lenin e così via) rimane privo d’importanza. Anzi, si può dire che il tempo renda più preziose le valutazioni marxiane delle prime e delle ultime ore. Resta totalmente valido il presupposto non sempre esplicito che il comunismo è la soluzione ottimale dell’evoluzione storica della specie umana in alternativa alla sua possibile estinzione prematura (aborto storico).

L’esperimento sovietico e la sua tragica conclusione hanno prodotto non pochi pregiudizi: anzitutto che il comunismo sia una forzatura contro natura e che proprio questo sia fallito restituendo ogni validità al capitalismo.

Il comunismo non è una possibile opzione ma semplicemente la vita sociale “adulta” della nostra specie che, nata animale, si compie nel tempo: esso consiste nell’organizzazione sociale del lavoro ad opera di un potere pubblico che gestisce (governa) una collettività, i cui membri, dalla nascita alla morte, in cambio del contributo in lavoro di tutti gli abili (per età e condizioni di salute), fruiscono di tutti i beni e i servizi, prodotti dal lavoro, secondo equità e bisogno. Il potere pubblico del contesto tende ad essere comunitario e la collettività tende ad essere comunità (donde la “sociocrazia”). Lo si chiami socialismo è la stessa cosa. Crediamo che questo sia stato il vero sogno perfino del primo Mussolini, finito vittima della propria stessa non comune creatività e vitalità sociale..

L’uomo non è quello del capitalismo (avido di possesso e potere senza limite) ma quello che diventa attraverso l‘evoluzione, in cui entrano come fattori interattivi e complementari le attitudini innate (Dna), la prima educazione nella fase evolutiva (catechesi) e l’ambiente nel suo insieme, e che ha tre età della crescita: l’infanzia, l’adolescenza e la maturità: la tesi (animalità), l’antitesi (o adolescenza antropozoica) e la sintesi (convivenza biosocioaffettiva interrassicurante). Questo è il solo divenire dialettico della specie umana.

E’ evidente che siamo in fase antropozoica forzata, perché impedita di evolversi verso quella umana propriamente detta dagli antropozoi potenti che non conoscono la “bellezza dell’umano” (la poesia, l’arte, la musica e così via) ovvero dell’essere e si rifanno “animalescamente” con l’avere (cfr. Fromm)

Con la caduta dell’Urss si è concluso negativamente un esperimento per deficienze interne legate alle pressioni eversive esterne del mondo capitalista (e clericale) Non è affatto fallito il comunismo, la cui necessità biologica è anzi resa più urgente ed evidente. Molti comunisti “alla D’Alema”, scambiando - o fingendo di scambiare - il fallimento di un esperimento con il fallimento del comunismo (mai sperimentato, hanno fatto il gioco dell’avversario (da loro stessi definito “nemico di classe”) passando addirittura tra le file della peggiore configurazione ideologica del capitalismo, che è il neoliberismo (vero agonismo animale antropomorfo).

Ciò che la storia ha dimostrato - e dimostra tutti i giorni - non rispondente a verità reale è l’esistenza del classismo, come motore della storia. Sbagliano i comunisti a non prendere atto della storia sostenendo tenacemente affermazioni risultate dogmi totalmente erronei. La storia non avviene per evoluzione dialettico-classista ma per movimento dinamico elitario. Le classi in senso marxiano sono le vere forzature del pensiero marxista perché oggettivamente-evidentemente antibiologiche. La storia umana è un’emergenza (esistenza sta appunto per emergenza anche in senso etimologico) del pantarei biologico cioè dell’universo vivente.

La condizione padronale o proletaria produce sì delle categorie ma non fa l‘uomo: costituisce solo una circostanza esterna (biosociale) che può rendere il soggetto più aggressivo o più mansueto. Proletario uguale ad antipadronale è una cosa; proletario uguale a rivoluzionario è una cosa totalmente diversa. Può soltanto verificarsi. Il rivoluzionario nel senso marxista (ma anche socialista) deve possedere consapevolezza critica e responsabilità etico-sociale: deve porre il bene comune al di sopra di quello personale ed essere disposto a correre i rischi di un’azione rivoluzionaria, possibilmente armata e violenta per un cambiamento radicale dell’assesto sociale contro le leggi vigenti. Tale “coscienza rivoluzionaria” non è il prodotto della condizione proletaria ma dell’età del soggetto. Rivoluzionarmente maturo è un principe Kropotkin come ottuso e passivo è il più sfruttato dei proletari, salvo a rivoltarsi per immediata istintiva autodifesa.

La realtà è diversa perché dominata dalle leggi biologiche. Tutti gi uomini sono mossi da pulsioni vitali costanti (nel senso di sempre presenti) e universali. Rispondendo a tali costanti (la prima delle quali è ovviamente la “fame”) si formano le “gerarchie di forza”, quelle che raggiungono il maggior possesso e/o il potere pubblico, sono le élites (dinamiche non aristocratiche) che fanno la storia. Possono formarsi élites di forze rivoluzionarie (anche grazie all’azione educatrice-sollevatrice delle “avanguardie marxiane”) per abbattere le prime ed imporre il socialismo, ma una vittoria solo di forza contiene il germe dell’autocorruzione. Qualunque contesto biosociale contiene forze dominanti e forze recessive analogamente al Dna.

Oggi il mondo è soggiogato dalle élites delle peggiori forze antropozoiche capeggiate dagli Usa. C’è da augurarsi che le élites rivoluzionarie per il socialismo, più culturali che militari, abbiano la capacità di coinvolgere quanti più soggetti umani possibili, anche nel campo padronale, perché uno scontro frontale di sole forze armate non produce la vittoria dei giusti ma solo quella dei più forti.

Quanto il classismo rivoluzionario sia un’opinione errata ce lo provano - per fare un esempio - tutte le forze de cosiddetto ordine, cioè dei “pretoriani del sistema vigente”, i quali, in genere, sono proletari contenti di avere un posto sicuro e di essere protetti dallo Stato, sia pure capitalista, come “benemeriti” e perfino talora di abusare sadicamente per conto proprio delle proprie funzioni.

Perciò non si comprende l’atteggiamento di enti marxisti tradizionalisti, direi fondamentalisti, come l’Istituto di Studi Comunisti “Marx-Engels di Napoli che credono di pianificare il futuro in termini di dialettica classista come se fossero ancora nel romantico Ottocento e guardano con sufficienza cattedratica chi, come i sostenitori della biologia sociale, “leggono la realtà naturalistico-biologica” e ne traggono le verità da praticare nel quotidiano. Costoro dànno ragione al Russell che erroneamente annoverava il comunismo tra le religioni! La verità biologica bussa insistentemente alle porte: bisogna aprirle per rivisitare umilmente le utopie sociali di tutti i tempi se si vuole salvare il salvabile di questa nostra povera specie.



Di : Carmelo R. Viola
giovedì 16 Febbraio 2006


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LA VULNERABILITÀ DEL MARXISMO DAVANTI ALL’EVIDENZA BIOLOGICA
17 luglio 2007 - 14h21 - Di 79.*.85.**
Penso che dovrebbe essere anche lei meno cattedratico, anche le sue mi paiono essere lezioni calate dall’alto su di noi poveri mortali! Cordialmente... luciano Bezerédy





   
Autori :
Carmelo R. Viola
Keyword(s) :
Analisi
Edito
Storia
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