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domenica 16 Aprile 2006 (21h08) :
CAPITALISMO, INSCIENZA SOCIALE E GIOCHI ELETTORALI
1 comment

di Carmelo R. Viola

Non è il “gioco delle tre carte” ma l’esatto contrario dell’aureo trinomio “Libertà-fratellanza .uguaglianza” del 1789, cui spudoratamente i fautori del vigente sistema e di quei “giochi” fanno frequente riferimento.

Tali fautori, autentici criminali potenziali, distruttori della specie umana, identificano il capitalismo con l’economia. Ovvero sostengono che il capitalismo, sia pure variegato da diverse teorie, sia il filo conduttore dell’economia. E questa è la prima grande menzogna sociale.

L’economia, di cui si parla, non e la ECO-nomia (etimologicamente amministrazione della casa ma, per estensione, della società, per il pari benessere di tutti suoi componenti, nessuno escluso), ma PREDO-nomia, dal significato trasparente ed eloquente, di diretta derivazione della giungla, tenuto conto che l’uomo è nato animale ma “destinato dalla specie” a diventare per l’appunto UOMO attraverso una sorta di “gestazione storica”. Pertanto il capitalismo è l’artescienza di depredare il proprio simile - e la natura - possibilmente nel rispetto di quelle che il sig. Montezemolo, rappresentante dei signori “uomini d’affari”, chiama “regole”, che sono le leggi che regolano e legittimano (non certo secondo il vero diritto) la PREDO-nomia cioè la detta artescienza predatoria. La prova di quanto detto è l’esistenza di gente “che non lavora e affoga nella ricchezza” e di gente che lavora una vita e vive di stenti e di altra che, non potendo lavorare, arriva perfino al suicidio.

Pertanto, il capitalismo, che non ha niente a che vedere con la vera ECO-nomia, è sì imprenditorialità in quanto questa significa appunto “affarismo” di soggetti, motivati dall’unico interesse di fare profitti (altro che bene del paese!) - e questo è il PRINCIPIO ATTIVO del capitalismo - e che, per tale fine, sono costretti a “comprare lavoro” (e dicono “dare lavoro”) al minor prezzo (costo) possibile, dai cosiddetti proletari o meglio “lavoro-dipendenti”, per vendere i prodotti del lavoro stesso (beni e servizi) al maggior prezzo (profitto) possibile. Il “comprare lavoro” e un EFFETTO SECONDARIO del capitalismo, alias predonomia scientifica, che i fautori esaltano come una benemerenza! Da questo effetto secondario della corsa al profitto parassitario dovrebbe dipendere il bene collettivo. “Risum teneatis, amici!” E questa è una seconda menzogna sociale. E ogni menzogna è un crimine morale.

Non so dove stia scritto che per la sussistenza di una comunità (società) ci sia bisogno di “padreterni”, piccoli e grandi che siano, detti imprenditori o industriali, ciascuno dei quali è impegnato a costruirsi un proprio “paradiso terrestre” e a sostenere lo statu quo, mentre i “venditori di lavoro” restano dei poveri anche quando posseggono l’auto ed altri strumenti di costume dei tempi.

Perciò, il capitalismo è criminalità in tutti i suoi aspetti: dalla legalità di chi diventa ricco con il lavoro altrui, alla paralegalità della cosiddetta “mafia” (che mafia non è anche se ha modalità di tutte le organizzazioni clandestine), all’imposizione consumistica di non importa che (per es. dell’auto mentre le città muoiono di asfissia; o di farmaci inutili nocivi) attraverso la pubblicità consumistica subliminale (vero crimine contro la libertà conoscitiva, critica e selettiva dei cittadini consumatori), alla adulterazione di prodotti alimentari, alla vendita a peso d’oro di alimenti e servizi anche di prima necessità (dall’acqua all’energia elettrica, alla telefonia), alla falsificazione delle origini di prodotti vari, allo spaccio di droga, all’assalto di ville di benestanti, alla rapina a mano armata, alla predazione imperialista dei paesi più forti, alle aggressioni predatorie di Stati sovrani, alla scientifica deterrenza terroristica degli stessi (vedi doppio megacrimine di Hiroshima e Nagasaki rimasto impunito), alla provocazione di terrorismo di ritorno, come arma estrema (sempre comunque ignobile) degli aggrediti, alla devastazione degli equilibri della natura (biosfera), all’anticipazione non fantasiosa dell’estinzione della nostra specie su questo Pianeta per saturazione di conflittualità e negatività biologica e inagibilità dell’habitat umano! Tutto questo, in rapida sintesi, è il capitalismo.

Il capitalismo pullula in un contesto teoricamente liberale (il liberalesimo coerente e conseguente sarebbe il padre del socialismo), ma la libertà PREDO-nomica (legale, alegale, illegale e paralegale) detta impropriamente economica - condiziona tutte le altre in quanto crea differenze e conflitti in tutti i livelli, dal nucleo affettivo (o famiglia) in su. Così, per esempio, la libertà di espressione è direttamente proporzionale al potere di cui si dispone e da cui si è protetti: il povero può “mugugnare” mentre il ricco può scrivere sui più diffusi quotidiani; la scienza del controcorrente resta ai margini dei massmedia e magari sconosciuta, mentre l’impostura del ricco - o protetto dai ricchi - sale sugli altari della gloria ottenendo perfino l’aureola di una scienza che non è.

Ma i fautori e i responsabili del sistema continuano a dire che siamo in una società liberale, che la disoccupazione sarà risolta, che la delinquenza (predonomia illegale) sarà debellata, che il benessere sarà distribuito a tutti, pur sapendo di mentire perché il capitalismo non può non continuare ad essere quello che è e a produrre gli effetti che naturalmente produce. Esso sta solo peggiorando. La competitività, così cara agl’imprenditori è la versione umanoide (o antropozoica) dell’agonismo animale! L’antimafia è un’istituzione scientificamente ridicola perché vorrebbe debellare una variante di quella PREDO-nomia paralegale - o delinquenza “economica” (alias “predonomica”) - che il capitalismo continua a produrre, perché anche questa è capitalismo.

L’inscienza sociale dei responsabili è una mostruosità che fa ridere non i polli ma i marziani, se esistono.

Vi è infine il gioco elettorale che serve semplicemente a “legittimare (sempre secondo uno pseudodiritto) chi riesce a farsi eleggere” (si tratti pure di un supercriminale come nella più grande pseudodemocrazia del mondo, che sono gli USA). La democrazia, “governo del popolo”, sta solo nella risposta ai diritti naturali, anche se inespressi e perfino indipendentemente dalla forma di costituzione statale e di governo. Laddove il neonato è già un cittadino assistito di tutto punto e con un futuro di benessere garantito - e non in termini di carità - sia pure di Stato - là esiste la democrazia. La quale non ha bisogno del ridicolo risparmio, degli istituti di usura e ladrocinio dette banche e meno che mai di una moneta attiva ma di economia propriamente detta che regola la sana fisiologia di un corpo, che è sano solo a condizioni della buona funzionalità di tutti gli organi che lo costituiscono, nel caso specifico, di tutti i cittadini. Con la moneta passiva, non si sentirebbe più pronunciare la barzelletta: “non possiamo costruire un ospedale perché mancano i fondi” (!) mentre c’è il materiale per costruirlo e gli uomini capaci di usare quel materiale. Siamo al trionfo della inscienza sociale che viene insegnata negli atenei e scimmiottata nei parlamenti a tutto a beneficio di “pochi padreterni”. La congregazione degli industriali (alias uomini di affari) appartiene alla preistoria: costoro fanno ridere o piangere di pietà quando dicono di essere “apartitici”: essi sono il partito più capitalistico specie oggi con il ritorno alla giungla attraverso il neoliberismo globale (precariato e simili vergogne criminali) contro cui talora si avventano, malauguratamente, dei giovani “arrabbiati” (di sinistra e di destra) facendo ciò che non dovrebbero fare e che i “responsabili” fingono di non capire, fingendo di non vedere un sistema predonomico naturalmente conflittuogeno e criminogeno. Nel frattempo televisioni ed altri distribuiscono premi in danaro a palate, ovvero “refurtiva sociale” se è vero che la ricchezza è sempre e solo il prodotto del lavoro di qualcuno. E’ un l’“ottundore sociale” del “PREDA-ludismo, che fa il paio con il tifo, sfruttamento predatorio di suggestionati da un gioco che, invece di essere uno sport sociale, è una vera e propria industria che produce altri “padreterni”.-

La civiltà è diventata un caos criminale e noi ci siamo dentro come vittime o complici passivi. L’attuale competizione elettorale è una ridicola partita per la vittoria di chi formerà un nuovo governo inevitabilmente capitalistico-PREDO-nomico con quel che segue, i cui gestori ripeteranno sempre di essere stati eletti-legittimati dal popolo! Cerchiamo di capire e di capirci per quel poco che ciò possa servire a fare diventare il contesto meno animalesco - con l’aggravante di una pandemica stupidità patologica - e più umano.



Di : Carmelo R. Viola
domenica 16 Aprile 2006


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> CAPITALISMO, INSCIENZA SOCIALE E GIOCHI ELETTORALI
17 aprile 2006 - 10h27 - Di 87.**.70.***

Preso atto che il sistema sociale di creazione e distribuzione delle risorse a cui viene dato il nome di CAPITALISMO non è di certo il migliore possibile, rimangono tuttavia numerose questioni irrisolte alle quale le sterili (benchè colte) argomentazioni contro lo status quo non danno risposta. Credo che il grande problema dell’umanità non sia il capitalismo in se, che non si discosta per ingiustizia ed iniquità da altri sistemi sociali esistenti ed esistiti, ma il fatto che essa non sia ancora riuscita dopo millenni di stroria a trovarne un’alternativa realizzabile. Rimane un dato di fatto che nessun altro apparato socio-economico era mai riuscito a creare un tale livello di ricchezza. Credo che paragonare gli impiegati o gli operai dei nostri tempi con i proletari delle fabbriche dell’ 800 durante la Rivoluzione Industriale sia alquanto ingeneroso, soprattutto per l’effettiva diversità in termini di qualità di vita e per il fatto che essi si batterono per un sistema più equo del quale noi tutti ora gioviamo. Restano vere d’altro canto tutte le ingiustizie che ancora permangono nella nostra società e delle quali la peggiore dal mio punto di vista è l’abisso in termini di ricchezza che divide i paesi ’occidentali’ da quelli del Terzo Mondo. Si è fatto strada nella nostra cultura un concetto, che ormai è poco più di un luogo comune, che il denaro non rende felici; inoltre, moltissime persone più o meno silenziosamente danno e continuano a dare il proprio contributo alla creazione di un mondo migliore e più giusto. Queste sono indicazioni del fatto che è possibile una sintesi che possa superare dialetticamente le contraddizioni dei nostri tempi, ma quello che è certo è che essa appare molto lontana. Per questo credo che la cosa più importante sia non fermarsi alla critica, ma continuare a credere e lottare in senso NON violento (così come grandi personaggi storici ci hanno mostrato sia possibile) per ottenere una ’soluzione’ al grande problema irrisolto dell’umanità.

Michele







   
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Carmelo R. Viola
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