sabato 16 Settembre 2006
(22h00) :
Il "PASTORE TEDESCO"
12 commenti

di Paolo De Gregorio
Papa Ratzinger, a dispetto del suo aspetto mite e gentile, mostra i denti contro l’Islam, e fa una serie di errori che provocano la necessità di “precisazioni” da parte della diplomazia vaticana, come fanno i politicanti che, quando vedono l’effetto delle loro esternazioni, smentiscono le “riduttive interpretazioni giornalistiche”.
Personalmente, la prima sensazione che ho avuto è quella della inopportunità di un intervento che va a ribadire, citando l’imperatore bizantino Manuele II il Paleologo, il fatto che l’Islam vuole diffondersi tramite la spada, inserendo questa critica in una situazione contemporanea in cui eserciti cristiani e giudei occupano paesi musulmani, per motivi molto meno nobili di quelli dottrinari o religiosi.
Parlare oggi all’Islam in questi termini, significa avallare la tesi di Bush che prefigura uno scontro tra civiltà e religioni, in cui si afferma la enorme panzana che i musulmani minacciano l’Occidente e si apprestano a cancellare la nostra cultura e la nostra “civiltà”. Come si faccia ad accusare l’Islam di usare la spada e non fare lo stesso con il cristiano Bush che pratica e riconosce solo il linguaggio della forza e manovra a suo piacimento il più potente e costoso esercito del mondo, è cosa che sfugge alla ragione e solo i preti sono in grado di mistificare i fatti fino a questo punto.
Un altro aspetto che mi lascia stupito è il fatto che il Papa abbandoni la tradizionale prudenza e diplomazia, e trascini la Chiesa a marcare la differenza con l’Islam, senza tener conto che fino all’altro ieri, con Giovanni Paolo 2°, si parlava di ecumenismo e di dialogo fra le grandi religioni monoteiste.
Tra l’altro questo accusare l’Islam di usare la spada sarà pure vero, ma da che pulpito viene la predica, e si dà l’opportunità ai musulmani di ricordare che la Chiesa ha usato la spada spesso e volentieri, dalle Crociate alla partecipazione attiva al colonialismo, partito proprio dalla cattolicissima Spagna, che in America Latina ottenne conversioni forzate di quelle popolazioni con torture e massacri, passando per le guerre di religione in Europa e la Santa Inquisizione, fino all’attuale legittimazione della politica e delle tesi di Bush.
Un altro errore del “pastore tedesco”, che a me sembra madornale, è quello di non riconoscere l’evidenza che la crisi mediorientale in atto non è originata da una frizione tra ideologie religiose, ma dal desiderio Usa, e dei suoi ormai pochi amici, di mantenere l’egemonia sulla più grande area petrolifera del mondo, e che l’Islam fa solo da collante ad una resistenza dei musulmani contro il colonialismo occidentale e cristiano.
Ratzinger, caratterizzando in termini di differenze religiose lo scontro in atto, rende un pessimo servizio alla Chiesa che così perde una sorta di “terzietà” che le consentiva mediazioni e credito politico, e non mi meraviglierei che, dopo questo grave errore, facesse la fine di Papa Luciani, una fine rapida et indolore a cura ...
I distinguo, e la pretesa di affermare che l’iniziativa papale è proposta di dialogo, si scontrano con le vaste reazioni dei musulmani nel mondo e, nella più benevola delle ipotesi, ci troviamo davanti ad un signore che non capisce nulla del mondo islamico contemporaneo, e non si rende conto del ruolo della Chiesa. Credo che sia rimasto fondamentalmente Prefetto dell’ex Santo Uffizio, con tutta la rigidità di una mentalità tedesca.
Le religioni, tutte le religioni, hanno fatto scorrere fiumi di sangue in nome dell’amore per gli altri e della fede. Sarebbe ora che le persone consapevoli cominciassero ad abbandonarle e a vedere nell’impegno personale e sociale il manifestarsi di una concreta sollecitudine verso gli altri, comportandosi sempre con correttezza, solidarietà, spirito di giustizia.
“Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”, se applicato alla lettera, varrebbe più di tutta le filosofie e tutte le rivoluzioni, e non si presta ad ambiguità e a interpretazioni cervellotiche.
Ci piacerebbe che i preti si occupassero solo di far comportare i loro seguaci secondo questo principio, e offrissero così al mondo persone migliori e credibili, perché se continuiamo a ritenere George Bush un buon cristiano, e ci nutriamo di questa schifosa ambiguità, il futuro (proprio come il nostro presente) sarà dei falsi e dei guerrafondai.
Di : paolo de gregorio
sabato 16 Settembre 2006
> Il "PASTORE TEDESCO"
16 settembre 2006 - 23h53 - Di 151.**.119.*** |
Italia minacciata da terrorismo islamico
Lo rileva il Cesis nella 57a Relazione semestrale dei servizi segreti, inviata
oggi al Parlamento
15/9/2006
ROMA. È di «prioritaria rilevanza» per l’intelligence il contrasto al finanziamento del «terrorismo internazionale di matrice jihadista». In questo settore, rilevano i servizi nella 57° relazione al Parlamento sulla politica informativa e della sicurezza, il Sismi registra «una crescente capacità di autofinanziamento, realizzato anche con attività criminali, da parte di cellule attive in Europa, che sembra confermare un’autonomia organizzativa delle formazioni del terrorismo islamista a livello continentale».
In questi mesi è proseguito il monitoraggio delle Ong, «specie di quelle attive nei Balcani, quali strumento, talvolta anche inconsapevole, di sostegno finanziario ai gruppi estremisti». Con riferimento in particolare al «money transfer», il Sisde ha segnalato la progressiva espansione sul territorio nazionale di una rete di intermediari che impiegano sub-agenti individuati tra i titolari, quasi sempre extracomunitari, di phone center, cambiavalute e piccole aziende commerciali.
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> Il "PASTORE TEDESCO"
17 settembre 2006 - 00h11 - Di 81.***.83.*** |
Capirai, ce lo dicono il Cesis, il Sismi ed il Sisde ....
Cioè, anche se hanno cambiato nel tempo qualche sigla, le stesse strutture della stategia della tensione degli anni 70, dei depistaggi su tutte le stragi di stato, dei tentati golpe, degli "strani" rapporti con le mafie siciliana e calabrese, gli "insabbiatori" delle inchieste su Ustica ecc. ecc. ecc.
C’è da fidarsi cecamente .....
Keoma
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> Il "PASTORE TEDESCO"
17 settembre 2006 - 00h58 - Di 151.**.119.*** |
Le notizie di chiese bruciate a Gaza non sono certo fandonie.E questa notizia è dell Ansa
GRUPPO IRACHENO ARMATO MINACCIA VATICANO
DUBAI - Un gruppo armato iracheno, Jaiech al-Moudjahidine, ha minacciato di attaccare Roma e il Vaticano a causa delle parole di Benedetto XVI sull’Islam e la guerra santa. La minaccia arriva attraverso un comunicato diffuso via web.
’’Noi giuriamo di distruggere la loro croce nel cuore di Roma... e che il loro Vaticano sarà colpito e pianto dal loro papa", si legge nel comunicato diffuso dal "dipartimento giuridico" del gruppo iracheno. "Noi non ci riposeremo fino a quando i vostri troni e le vostre croci saranno distrutti sul vostro territorio", si legge ancora nel comunicato del gruppo, conosciuto per aver condotto diverse operazioni contro le forze americane in Iraq. Il messaggio è stato messo in rete prima che il Vaticano precisasse che il papa è "vivamente dispiaciuto" per il fatto che certi passaggi del suo discorso fossero apparsi offensivi per la sensibilità dei credenti musulmani.
TURCHIA, ERDOGAN LO INVITA A FARE PASSO INDIETRO
ANKARA - Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha condannato le affermazioni di Papa Benedetto XVI sull’Islam, definendole malvagie e inopportune, e lo ha invitato a ritirarle.
’Il Papa ha parlato come politico piuttosto che come uomo di religione’, ha detto Erdogan alla televisione. ’Le dichiarazioni sono malvagie e inopportune. Il Papa deve fare un passo indietro per preservare la pace inter-religiosa’, ha aggiunto.
Nessuna religione può giustificare o negare le violenze e le atrocità del terrorismo.
Patrizia
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> Il "PASTORE TEDESCO"
17 settembre 2006 - 10h46 - Di 87.*.31.*** |
Cosa ha detto precisamente:
Riporta una affermazione attribuita all’imperatore bizantino Manuele II Paleologo: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». «L’imperatore, dopo essersi pronunciato in modo così pesante, spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole. La violenza - si legge nel discorso di Ratzinger - è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima. «Dio non si compiace del sangue - egli dice -, non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell’anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia. Per convincere un’anima ragionevole non è necessario disporre nè del proprio braccio, nè di strumenti per colpire, nè di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte». L’affermazione decisiva in questa argomentazione contro la conversione mediante la violenza è: non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio.
Quindi è questo, riporta le affermazioni di un oscuro imperatore bizantino che affermò, pare, che le uniche novità del pensiero di Maometto furono cattive e disumane.
L’imperatore bizantino si riferisce all’idea di portare la fede con la spada e non con la ragione.
Ma da quale pulpito viene la predica?
La filippica parte dall’università di Ratisbona, in Germania e sarebbe troppo facile parlare del nazismo.
Invece, andando ben piu’ indietro nel tempo, sempre a Ratisbona c’è il palazzo municipale vecchio che fu costruito tra il 13º e il 18º secolo che era la sede dell’ Immerwährender Reichstag (assemblea permanente dei principi del Sacro Romano Impero 1663-1806). Oggi alloggia un museo storico di questo periodo nel quale si può visitare fra l’altro la Reichssaal (sala dell’assemblea), vari appartamenti e la camera di tortura medievale.
L’inquisizione è stato un fenomeno iniziato verso la fine del XII secolo e durato circa cinque secoli.
Da ciò si evince che anche Ratisbona ospitò i terribili tribunali ecclesiastici speciali nati per iniziativa della Chiesa Cattolica, con l’incarico di garantire l’unità della fede e reprimere l’eresia attravero la tortura.
Mediti, papa Ratzinger, su quante contraddizioni poggia la Chiesa Cattolica: dall’Inquisizione alla silenziosa accettazione di Abu Graib.
Mediti e chieda scusa. Per scusarsi è necessaria infatti una buona dose di quella Ragione scevra da fanatismo che il papa ha ricordato essere indispensabile ad un buon cattolico.
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> Il "PASTORE TEDESCO"
17 settembre 2006 - 11h32 - Di 151.**.225.*** |
Per favore, evitiamo discorsi anacronistici, il Papa ha tutto il diritto di affermare il fatto che Dio è contrario alla diffusione della fede tramite la forza e l’imposizione. E questo suo diritto non può essere negato perchè la chiesa nel medioevo faceva la Santa Inquisizione: da allora è passata molta acqua sotto i ponti del mondo occidentale e le cose sono cambiate, basti ricordare che il Papa Giovanni Paolo II, in un discorso del 2000, chiese perdono per i peccati della chiesa, inclusa l’Inquisizione.
Qundi cari signori, a mio avviso non è il Papa che sbaglia, ma sono in fallo coloro i quali minacciano di attentare al Vaticanoo bruciano dei fantocci del Papa in piazza; d’altronde, dal loro punto di vista hanno ragione, perché evidentemente nella loro cultura non è contemplata la possiblità di esprimere le proprie idee liberamente.
E poi, preferisco decisamente una Chiesa che prenda posizioni nette e si ponga come punto di riferimento per il mondo cristiano, piuttosto che vedere una risma di cardinali di cartongesso che se la raccontano tra i fasti e i lussi della Città del Vaticano.
Cordialmente
E.C.
PS: << inopportunità di un intervento che va a ribadire [...] il fatto che l’Islam vuole diffondersi tramite la spada, inserendo questa critica in una situazione contemporanea in cui eserciti cristiani e giudei occupano paesi musulmani >>
Non esistoni "eserciti cristiani" o "eserciti giudei", esistono al massimo eserciti italiani, americani, inglesi, israeliani ecc. In occidene lo stato è laico e non si identifica con alcuna religione, nè tantomento lo fanno gli eserciti.
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> Il "PASTORE TEDESCO"
17 settembre 2006 - 15h23 - Di 81.***.83.*** |
I TURCHI ALLE PORTE
Caro Direttore,
dopo aver udito le dichiarazioni papali sulle "guerre sante", e ricordando che la Chiesa Cattolica, nel corso della sua lunga e chiaro-scura storia, ha spesso finanziato o appoggiato guerre di quel tipo (non mi riferisco solo alle lontane Crociate ma anche al vicino sostegno offerto, (formalmente) in nome della fede, a colpi di stato e a dittature (formalmente) filo-cattoliche, come in Spagna, Portogallo, America Latina...), mi viene proprio da esclamare:"Da che pulpito!!!". Ma chi glielo ha scritto quel discorso, Calderoli?!
Lorenzo Bolomini,
Verona
E’ una citazione che invece contiene un elemento di imprevidibile e sorprendente pessimismo, se vista sotto il profilo storico. Manuele II aveva i Turchi alle porte di casa e fingeva di regnare sugli ultimi brandelli dell’Impero d’Oriente cristiano ormai disfatto, all’inizio del 1400. Nè le armi nè i suoi eruditi ragionamenti sul "logos", sulla ragione e sul Verbo, salvarono Costantinopoli. E’ curioso che un Papa dottissimo come questo abbia scelto, fra le mille e mille possibili citazioni, proprio quella di un sovrano che regnava su una disfatta certa e a quel punto ormai inevitabile.
Vittorio Zucconi
(dal blog di Zucconi su repubblica.it)
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> Il "PASTORE TEDESCO"
18 settembre 2006 - 14h40 - Di 130.**.68.*** |
Solamente per puntualizzare che sonore scuse per i crimini del passato di cui la chiesa si e’ macchiata (crociate, conversioni forzate, torture, inquisizione etc.) furono avanzate agli stessi cristiani, ai musulmani e agli ebrei nonche’ a tutti i perseguitati da Giovanni Paolo II in forma ufficiale - tanto da sollevare, come chi e’ di buona memoria ricordera’ - critiche anche da esponenti della stessa chiesa cattolica.
A meno che non si richieda ad ogni nuovo papa di ripetere lo stesso gesto ogni volta che salga al soglio pontificio....
Tra l’altro mi pare che anche esponenti di altre religioni non cristiane poggino la propria autorita’ su pietre altrettanto scottanti - ma a loro le scuse non vengono richieste. Pertanto ripropongo la domanda: da quale pulpito viene oggi la predica al pontefice?
Cordialmente,
Antonia
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> Il "PASTORE TEDESCO"
18 settembre 2006 - 15h26 - Di 217.***.71.*** |
E infatti Ratzinger è riuscito, in pochi secondi ed io credo anche involontariamente ( ma evidentemente gli è sfuggito quello che personalmente pensa), a buttare a mare un quarantennio di attenzione al mondo islamico partita da Roncalli, seguita da Montini e portata avanti in modo impareggiabile da Woytila.
Fu proprio il netto rifiuto della guerra in Iraq da parte di Giovanni Paolo II° e la sostanziale scomunica - censurata anche dalla stampa laica italiana e persino da quella "di sinistra" - a Bush e soci ad impedire, nel 2003, ogni discorso sulla "guerra di civiltà".
Adesso, invece .......
Vanni
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> Il "PASTORE TEDESCO"
18 settembre 2006 - 18h58 - Di 82.**.142.** |
in questo caso il non proprio lindo Blondet ha prodotto uno scritto non male... vale la pena leggerlo - Marione
Il Papa e i suoi boia
Maurizio Blondet
15/09/2006
Papa Benedetto XVI
Adesso bisogna pregare per il Papa.
Pregare molto.
Perché ha creato lo scenario per la propria uccisione.
Schematicamente, eccolo: prima, a Ratisbona, «offende l’Islam», come hanno scritto esultanti tutti i media; poi, ad ottobre, va in visita in Turchia.
Qui, qualunque mano può fare fuoco contro di lui, e sarà inutile cercare di distinguere allora fra «esecutori» e «mandanti» occulti, fra fanatici roventi e freddi ragionatori del male.
Si aprirà la fase nuova, più feroce e frenetica, della guerra di civiltà.
Sarà l’uomo in bianco che cade e non si rialza, visto dai veggenti di Fatima?
Sarà il martire che consentirà di suonare la chiamata generale alla crociata neocon?
E il fatto straziante è che questo Papa si è messo in questa trappola della storia per un difetto fatalmente, altamente tedesco: un’elevata, professorale, cultura unita alla più ingenua ottusità politica.
La «impolitica» di cui si vantava Thomas Mann, l’ultimo grande germanico che trasformò, germanicamente, la pedanteria in genio.
Ho letto il suo discorso di Ratisbona ed ho scoperto, con sorpresa, che esso è una polemica dottissima contro i protestanti, non in primo luogo contro i musulmani.
E’ una difesa altissima, e a cui ogni cattolico tradizionale non può che aderire, dell’«ellenismo» nel messaggio cristiano.
E’ un discorso contro i tanti che, anche nella Chiesa (neo)cattolica - penso a Martini ad esempio - vogliono separare «Atene» da «Gerusalemme», con la scusa di recuperare il «semplice e integrale messaggio di Cristo», che sarebbe solo «ebreo», e la cui grecità sarebbe un’aggiunta culturale posteriore, e accidentale.
A costoro il Papa dice testualmente: «L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non è un semplice caso».
«Il patrimonio greco è una parte integrante della fede cristiana».
C’è «una necessità intrinseca di avvicinamento tra la fede biblica e l’interrogarsi greco».
Dice anche: la pretesa luterana di «sola Scriptura» fu l’inizio della «dis-ellenizzazione», la ricerca «della forma primordiale della fede come è presente originariamente nella parola biblica».
Ma questa dis-ellenizzazione rende Dio un fatto irrazionale, inindagabile.
«Dio non diventa più divino per il fatto che lo spingiamo lontano da noi in un volontarismo puro e impenetrabile».
La fede disellenizzata diventa fondamentalismo, rifiuto della cultura-incontro che «ha creato l’Europa e rimane il fondamento di ciò che si può chiamare Europa».
Ha detto che il cristianesimo non può inculturarsi in culture non-greche; che non è possibile fabbricare un cattolicesimo su basi indù o taoiste.
Per essere cattolici, si deve essere «greci».
Atene non è in contrasto con Gerusalemme, è ciò che rende ragionevole la nostra fede: anche ai cinesi, la possiamo spiegare (rendere ragione della fede) solo sulle basi greche.
La Bibbia greca «dei Settanta», dice il Papa, «è più di una semplice traduzione del testo ebraico»; è l’innesto storico della Rivelazione nella cultura greca, «del pensiero ellenistico fuso con la fede» che è «l’intima natura della fede cristiana», le nozze indissolubili tra «fede e ragione».
E qui il Papa avrebbe potuto dire di più.
Ricordare come l’ebraismo, dopo Cristo e a causa del successo cristiano, ha abbandonato la Bibbia greca (che «troppo» dava ragione a Gesù) per i «testi masoretici», i presunti autentici originali del giudaismo, che provocano orgasmi di voluttà a tanti teologi cattolici.
Avrebbe potuto dire che la bibbia masoretica è «posteriore» e non «più antica» del cristianesimo; che l’ebraismo come oggi si presenta è nato «dopo Cristo», non ne è il padre, ma il fratello minore.
Poteva ricordare che anche nell’ebraismo moderno è stato rifiutato esplicitamente l’ellenismo («alessandrino», di Filone l’Ebreo) per «la scuola abramica», il ritorno alle «origini» presunte di una fede irrazionale, cieca, volontaristica, non filtrata da una cultura ritenuta estranea: e il più influente rappresentante della scuola abramica (sola Scriptura alla giudea) fu rabbi Avraham Kook, primo rabbino-capo d’Israele negli anni ’30 e padre spirituale di tutti i fondamentalismi ebraici oggi più virulenti, di tutti gli esclusivismi razzisti.
Insomma, quello di Ratzinger è stato un discorso tutto interno al mondo cristiano, e cristiano d’occidente: luterano, cattolico e neo-cattolico giudaizzante.
E’ a tutti costoro che il Papa ha citato la frase di Manuele Paelologo, imperatore bizantino, sull’Islam: per ricordare ai Martini e ai luterani e ai variegati giudaizzanti «cristiani» che la strada in cui si sono messi li porta all’integralismo islamico, al «sola fide», all’idea che Dio «non sarebbe legato neanche alla sua stessa parola»; e al suicidio della cultura europea.
Tutto bello e giusto.
Ma lo ha fatto - da impolitico tedesco all’ennesima potenza - senza alcuna sensibilità del contesto storico-politico in corso.
I musulmani si percepiscono sotto attacco dall’Occidente, e con qualche «ragione» logica (da logos, ricorda Ratzinger): due Paesi musulmani sono sotto un’occupazione militare sterminatrice da cinque anni, un altro (Libano) è stato devastato fino alla radice ed ora è occupato da truppe «infedeli», Iran e Siria sono minacciati di aggressione bellica, anche nucleare.
L’Iraq conta centinaia di migliaia di morti, l’Afghanistan è in fiamme e massacrato, il Libano pieno di bombe a grappolo inesplose che ammazzeranno i bambini per mesi ed anni, a Gaza i palestinesi muoiono di fame nel loro lager autogestito.
Ed a questi - a gente che si sente attaccata per la propria fede, per la propria identità - Ratzinger va a ripetere la frase di Manuele II, anno 1341: «Mostrami pure ciò che Maometto ha detto di nuovo e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede».
E nemmeno lo diceva ai musulmani: lo diceva ai «suoi» luterani tedeschi.
A loro, ai giudaizzanti, ha inteso le parole di Manuele Paleologo: «La fede è frutto dell’anima [cultura] e non del corpo [bibbia]. Chi quindi vuol condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di ragionare correttamente, non della violenza e della minaccia»… frase che avrebbe potuto rivolgere, esplicitamente, ai «cristiani rinati» americani che tifano per l’Armageddon, ed esultano dell’avvicinarsi dell’Apocalisse, convinti di assoggettare i musulmani con la pura violenza.
Tanta cultura.
E tanta cecità politica da non capire che i giornalisti, che del suo discorso complesso e coltissimo non capiranno nulla, avrebbero colto solo quella specifica frase, in funzione «guerra di civiltà».
E insensibile, ingenuamente, all’aspetto profondamente offensivo che quella frase risuona per i musulmani.
Anzitutto, offensivo che un non-islamico citi il Corano (il loro Verbo, il loro Logos, Dio sotto forma di parola) mettendone in rilievo le contraddizioni, e relativizzandole storicisticamente: da «nessuna costrizione in fatto di religione» (detto «Quando Maometto era ancora senza potere e minacciato») fino all’asserzione contraria quando era «potente».
E poi «cose solo cattive»: ciò non può essere inteso che come una bestemmia da qualunque islamico.
Peggio ancora delle vignette blasfeme danesi.
E senza rendersene conto.
Dopo di che, andrà in Turchia. A che fare, se non a farsi ammazzare da chiunque voglia un nuovo 11 settembre, per continuare la guerra globale e attaccare, mettiamo, l’Iran?
In un attentato islamico vero o false flag?
Sorvolo su altre cose: come dire che «Dio non si compiace del sangue», quando s’è compiaciuto del sangue di Suo Figlio, e noi beviamo il Suo sangue, e san Paolo dice ai cristiani tiepidil «non avete ancora sofferto fino al sangue»: la nostra è una religione del sangue: sangue di vittime, non di guerrieri, ma sangue sempre sparso; l’amore di Dio è sanguinoso, mai pacifista…
Ma non è questo il peggio.
Il peggio è la cecità politica.
E la tragica ragione di questa cecità: tra «Atene» e «Gerusalemme», che ha voluto riunire contro i separatori, il Papa ha dimenticato «Roma».
La cita, Roma.
Ma in un caratteristico inciso, come en passant: l’incontro [tra Atene e Gerusalemme] «al quale si aggiunge successivamente il patrimonio di Roma, ha creato l’Europa».
«Successivamente»? ma Roma è «presente» quando Cristo nasce!
Cristo opera nella luce e nella pace di Roma!
E’ solo in Roma, nel suo imperium amico dell’umanità, che può avvenire l’incontro tra Gerusalemme ed Atene, come ben capì san Paolo, ebreo geniale e cittadino romano!
Roma non è un accessorio, un incidente storico: è il quadro immanente e necessario in cui la novità cattolica può avvenire.
O, come riconobbero infiniti padri della Chiesa, la pace di Cesare, l’unificazione del mondo sotto Roma, fu «provvidenziale», voluto da Dio.
Roma è la forza unita al diritto e mai senza di esso.
Roma è la potenza che si riconosce «secondaria» rispetto ad Atene: poteva far cominciare il mondo da sé, e invece accetta che nella sua storia ci siano «altri» da cui imparare come un allievo: Socrate, Platone, Aristotele.
Roma è, soprattutto, la Politica nel senso più alto: le armi a difesa della vita umana, perchè la società possa fiorire nella pace anziché scontrarsi per le «verità» di ogni gruppo od etnia.
Roma non è razziale: è lo spazio che libera ogni uomo dai suoi legami di sangue e di tribù.
Sagace nel non provocare i soggetti, sagace nell’associarsi tutti i diversi, nel farli partecipare al suo progetto, farseli «cittadini di Roma»…
Ma a che parlare più?
Anche questo errore di Ratzinger, il sant’uomo professorale, è intensamente «tedesco».
Un tedesco, anche cattolico, non riuscirà mai facilmente, e senza sofferenza a capire Roma.
A farsi profondamente, intimamente, senza residui «romano».
Lutero e Wagner, Nietzsche (il «greco» professore) e Hitler furono anti-romani radicalmente: è questa la loro radice comune e rovinosa.
Del resto, si è tedeschi per jus sanguinis; e Roma è il superamento di ogni «diritto del sangue».
Per questo, in Ratzinger (come in Thomas Mann, ma anche come in Nietzsche e in Hitler) la impoliticità è radicale e «naturale».
A sua e nostra tragedia.
Preghiamo per il Papa che va (a che fare?) in Turchia.
Speriamo non sia lui l’uomo biancovestito che cade e non più si rialza, visto a Fatima.
Se accadrà, diremo «sia fatta la volontà di Dio», che ci vuole provare col fuoco di una guerra spaventosa, e fino a ieri evitabile.
Post scriptum: Mentre scrivevo questo articolo, un amico mi segnala la seguente notizia apparsa su Il Giornale.
Come si vede, lo scenario è già stato preparato, ben prima degli «insulti all’Islam».
«Un best seller turco mette in scena l’omicidio di Ratzinger», di Marta Ottavini.
«Il Papa che viene assassinato durante la sua visita a Istanbul. Un giornalista che si trasforma in omicida. Un intrigo internazionale che comprende Opus Dei, P2 e servizi segreti turchi. Sono gli ingredienti del romanzo Papa? ’ya suikast’ (Attentato al Papa, ndr)».
Sottotitolo: «Chi ucciderà Benedetto XVI ad Istanbul?».
Il libro, di Yücel Kaya, semisconosciuto autore di gialli, è uscito in Turchia da appena 10 giorni e sta già scalando la classifica dei titoli più venduti su internet.
In poco più di trecento pagine lo scrittore racconta le manovre e gli intrighi che si celano dietro l’assassinio del Pontefice durante la sua prima visita pastorale in Turchia.
Una trama inquietante, se si pensa che, nella vita reale, l’evento avverrà fra poco più di due mesi, dal 28 novembre al primo dicembre prossimi.
E che nel Paese della Mezzaluna, negli ultimi sei mesi, sono stati aggrediti tre preti, primo fra tutti don Andrea Santoro, ucciso per mano di un giovane fanatico lo scorso 5 febbraio a Trebisonda. Qualcuno, dopo aver letto il romanzo di Kaya, potrebbe mettersi strane idee in testa.
Al centro della trama c’è il giornalista Oriano Ciroella, legato all’ Opus Dei, che si trasformerà nel killer di Benedetto XVI.
Alle sue spalle un oscuro cardinale, membro dell’Opus Dei e della P2, che vuole uccidere il Pontefice per prendere il suo posto.
Dall’altra parte, invece, opera il MIT, il servizio segreto turco, storicamente legato agli ambienti della destra islamica, che vede nella visita del Papa in Turchia una pericolosa opportunità per l’unione delle chiese cattolica ed ortodossa.
Prudente la reazione della Chiesa cattolica in Turchia.
«Dobbiamo collocare questo episodio per quello che rappresenta - ha detto il Nunzio Apostolico Antonio Lucibello -. Si tratta di finzione letteraria e come tale dobbiamo prenderla. Ci manteniamo prudenti e fiduciosi. Il governo turco si sta adoperando perché la visita del Papa venga organizzata nei minimi particolari».
Maurizio Blondet
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> Il "PASTORE TEDESCO"
19 settembre 2006 - 17h49 - Di 213.***.130.** |
Il “Pastore tedesco” (seguito)
a cura di Paolo De Gregorio - 19 settembre 2006
Ritorno sulla questione del “pastore tedesco”, perché ho omesso di descrivere il quadro più generale in cui si sono calate le dichiarazioni del Papa, anche perché sono convintissimo che esse sono state pronunciate consapevolmente, con convinzione, dirette alle orecchie giuste, e le mezze smentite sono niente altro che la solita ambiguità e liturgia pretesca.
Il mondo islamico odierno è in fermento dopo secoli di subordinazione al colonialismo occidentale e oggi intravede la possibilità reale di emanciparsi dalla cupola degli interessi economici e geopolitici che Usa, Israele e Inghilterra hanno nell’area mediorientale. Questi paesi, con in testa gli Usa, sanno benissimo che senza le loro minacce, senza il ricatto delle loro centinaia di basi militari nell’area, senza la minaccia atomica, il mondo islamico troverebbe un nuovo equilibrio al suo interno, farebbe crollare poteri autoritari e venduti all’Occidente come quelli dell’Arabia Saudita e del Pakistan e presto troverebbe molto più remunerativo e giusto offrire il suo petrolio alle emergenti economie di India e Cina.
Altro che differenti civiltà religiose e panzane del tipo che l’Islam si vuole far largo con la spada! Qui le spade le usano di occidentali cristiani, non per nobili ragioni etiche o religiose, ma per mantenere l’egemonia sulla più grande regione petrolifera del pianeta.
Ma siccome i preti sono certamente campioni di lingua biforcuta, ma vedono anche lontano, essi con il famoso discorso in terra tedesca hanno ottenuto due obiettivi principali: hanno rassicurato Bush e la sua strategia di guerra tra religioni, ben sapendo che solo la superpotenza americana ha la capacità di fermare “manu militari” il compattamento delle nazioni islamiche e lo sviluppo prepotente dell’Islam in Africa dove soppianta la penetrazione cristiana, e il secondo obiettivo, più subdolo, è quello di provocare reazioni da parte fondamentalista, per innescare una risposta occidentale. Naturalmente non credo che questa sia la linea di tutta la Chiesa cattolica, ma quella del “pastore tedesco” sì.
Le cose stanno così mentre il sistema mediatico alimenta solo voci di parte e di confusione.
Se la Chiesa volesse veramente la PACE non avrebbe che da chiedere tutti i giorni, in tutte le sedi, un disarmo di tutti i sistemi bellici di attacco, la condanna di ogni traffico di armi, la messa al bando di tutte le armi nucleari, e si troverebbe a predicare ciò soprattutto ai suoi amici.
Paolo De Gregorio
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> Il "PASTORE TEDESCO"
21 settembre 2006 - 16h15 - Di 130.**.84.** |
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Che la chiesa cattolica sia un mezzo letamaio ci siamo tutti, ma che sia al soldo del cane Bush e delle sue strategie mi sembra francamente troppo. Tra l’altro GP II aveva ben condannato, ancora una volta sonoramente, l’intervento in Iraq...
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> Il "PASTORE TEDESCO"
22 settembre 2006 - 23h27 - Di 86.***.229.** |
Una piccolissima precisazione all’ultimo post di Paolo De Gregorio su "le mezze smentite sono niente altro che la solita ambiguità e liturgia pretesca". Il Papa non ha smentito proprio un pezzo di cavolo. Sono stati i media a squillare le fanfare con la storia delle scuse: ma il Papa di scuse non ne ha date affatto - si e’ limitato ad una precisazione. Altro che ambiguita’ pretesca e altro che lingua biforcuta (per una volta): piu’ chiaro di cosi’....
Cari saluti
Antonia
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