Versione solo testo di {BELLACIAO - IT}
Sommaire de la page :

Articles

Articles récents

Paolo Ferrero: LODO ALFANO,IN PRIMA FILA PER RACCOLTE FIRME

Le mercoledì 7 gennaio 2009 par Paolo Ferrero

LODO ALFANO,IN PRIMA FILA PER RACCOLTE FIRME. PAESE REALE DIRA’ NO A INCIUCIO GIUSTIZIA.

Gennaio 7, 2009

Questa mattina, con una delegazione del mio partito guidata dal responsabile del Dipartimento Giustizia Giovanni Russo Spena, e assieme a tutte le forze del comitato promotore del referendum contro il lodo Alfano, a partire dall’idv di Antonio di Pietro, abbiamo depositato in Corte di Cassazione oltre un milione di firme raccolte in questi mesi sia in modo autonomo, ai nostri banchetti, che in modo congiunto, al fine di impedire che, attraverso il lodo Alfano, si realizzi un sostanziale stravolgimento della nostra Costituzione, a partire dall’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.

E’ evidente che la raccolta firme, che siamo certi verrà vidimata dalla Cassazione, e il referendum contro il lodo Alfano che seguirà impedirà lo strapotere e lo stravolgimento delle basilari regole democratiche che sta mettendo in atto il governo Berlusconi come pure ogni tentativo di inciucio sulla giustizia che anche parte dell’opposizione, in queste settimane, sta provando ad avallare.

Con oltre un milione di firme raccolte in pochi mesi in tutto il Paese è anche evidente che “la ritirata è finita” e che, dopo le lotte messe in campo dal movimento studentesco e dei docenti contro la contro-riforma Gelmini, il Paese reale si è rimesso in moto e che ora la parola, sulla giustizia come su altri temi, deve passare ai cittadini. Che sapranno dire “no” ad ogni inciucio, sulla giustizia.

{Consulter} l'article avec son forum.


La battaglia di Gaza?Tutto da manuale!

Le mercoledì 7 gennaio 2009 par antonio camuso

LA BATTAGLIA DI GAZA? TUTTO DA MANUALE! (note tecniche su un ordinario massacro redatte da Antonio Camuso)

Il riscatto di un esercito attraverso un mare di sangue innocente. La battaglia di Gaza, scritta da tempo con analoghe dimostrazioni di inutile forza e ferocia, quando sarà terminata, i giornali guerrafondai la titoleranno come quella in cui l’esercito israeliano ha avuto il suo riscatto (dopo la mancata vittoria di due anni fa contro Hezbollah, in Libano).

Manovre da manuali di guerra urbana A Gaza , oggi si svolgono manovre da manuali di guerra urbana , già viste a Fallujha e affinate nella battaglia di annientamento che l’esercito libanese(appoggiato logisticamente da israeliani, americani, Germania e paesi arabi moderati) condusse contro alcune centinaia di miliziani di un gruppo armato arabo-palestinese Fatah al-islam , asserragliati l’estate del 2007 nel campo profughi palestinese di Nahr el bared Allora, i consiglieri americani reduci da Fallujha, furono determinanti nel condurre alla vittoria l’appena rinato LAF , l’esercito libanese, contro il piccolo e agguerrito gruppo guerrigliero che si era insediato nel campo profughi, sotto protezione ONU, alla periferia di Tripoli Un’operazione che dopo un inutile assedio, durato alcuni mesi, nel giro di pochi giorni portò allo sterminio dell’intero gruppo guerrigliero e di parte delle loro famiglie, donne e bambini compresi. Di questi ultimi, solo una sessantina furono graziati da una tregua umanitaria prima dell’ultimo assalto contro gli irriducibili del gruppo. Alla fine, dei circa 500 guerriglieri, la metà furono ammazzati, schiacciati direttamente sotto il cemento delle case e fortini dove resistevano, e fatti saltare impietosamente dai soldati libanesi con l’artiglieria, gli attacchi aerei, navali o sotto i cingoli dei carri. Solo un piccolo gruppo riuscì a rompere l’accerchiamento ma inseguito da gruppi palestinesi concorrenti e milizie falangiste fu anch’esso sterminato ( vedi http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/nahr-al-bared.htm)

Sotto il silenzio assordante dell’ONU (che era di fatto il proprietario del campo profugh)i e sotto la cui protezione erano i 30.000 abitanti, di esso alla fine della battaglia non c’era un edificio lasciato indenne e 30.000 disgraziati furono deportati presso gli altri campi profughi palestinesi, senza avere la possibilità di riprendere le loro cose. Anche in quel caso la divisione tra i palestinesi, l’ostilità dei paesi arabi contro i gruppi islamici radicali e la paura che nei loro paesi si diffonda il radicalismo, fece sì che nessuno muovesse un dito per fermare questo ennesimo crimine mascherato da grande vittoria contro il “ terrorismo internazionale” Guerra da manuale Nella battaglia di annientamento di Gaza nulla è stato lasciato al caso: 1) la fase informativa come ammesso dai vertici militari israeliani è durata mesi con l’utilizzo di mezzi altamente tecnologici appoggiati dalle informazioni di spie israeliane infiltrate che vivono da anni sotto falsa identità e palestinesi ostili ad Hamas e pronti a rendere la pariglia dopo la cocente sconfitta politica subita da Fatah 2) fase addestrativa: utilizzando le tecniche moderne di guerra urbana sono state riprodotti ambienti urbani simili a quelli di Gaza in località segrete e lì addestrati i commandos e le truppe che in queste ore si stanno facendo tanto “onore”.( ricordiamo che anche l’esercito italiano da anni per le operazioni all’estero ha delle apposite aree addestrative in cui vengono riprodotti gli ambienti in cui i nostri militari inviati all’estero andranno ad operare ed ultimamente anche grazie a software particolari, l’addestramento per il combattimento urbano, per l’Esercito Italiano ha fatto passi da gigante). 3) Fase logistica : i mezzi per l’attacco sono stati scelti con cura, il meglio dei carri armati , blindati, cannoni , aerei, elicotteri e velivoli robot. Una fiera dell’orrore che alla fine di questo massacro produrrà meglio di qualunque Army-Expo ricche commesse alle industrie armiere israeliane, americane ed occidentali. 4) Fase aerea:anch’essa, secondo copione, ha selezionato all’inizio i bersagli grossi, infrastrutture civili e militari in maniera tale da gettare nel caos sia l’apparato militare di Hamas e degli altri gruppi di resistenza palestinese, dall’altro ha colpito la stessa popolazione civile che nel panico diminuisce le capacità di essere un valido sostegno logistico e psicologico alla resistenza armata. Nella seconda fase quella di terra, l’appoggio aereo è diretto a spianare ogni ostacolo all’avanzata dei tank 5) Guerra psicologica e guerra terroristica: l’attacco alle famiglie dei dirigenti politici e militari di Hamas e della resistenza palestinese e la produzione di un alto numero di feriti tra i civili è un moltiplicatore di forza il cui uso da parte degli israeliani è quasi d’obbligo. Anche in questo caso portare al collasso le strutture mediche del campo di battaglia è un mezzo illecito ma che i generali massacratori di tutto il mondo sanno quanto sia importante attuarlo. 6) Fase attacco di terra: dopo la sigillatura della sacca ogni battaglia di annientamento vuole che essa venga spezzettata in sacche più piccole ma che una volta divise non si ricompongano più E una fase necessaria per dividere il sistema logistico e di comando e controllo dell’avversario: ridurre le sue capacità di riorganizzarsi , di rifornirsi dai nascondigli principali di armi e rifornimenti, creare quindi il panico. 7) Fase di logoramento. Questa fase sperimentata su Fallujha e su Nahr el Bared vuole che si proceda molto lentamente nella distruzione dei capisaldi di resistenza . In questa fase i mezzi corazzati israeliani, quelli che in altre guerre son stati capaci di fare centinaia di chilometri in poche ore e sbaragliare in sei giorni quattro eserciti arabi potentemente armati, invece si tramutano in lentissimi bulldozer che a colpi di artiglieria e di fosforo bianco e sotto la copertura dei bombardamenti aerei, spianano ogni edificio, ogni casamatta , ogni bunker. Ogni cunicolo sotterraneo va bonificato facendolo saltare in aria, seppellendo vivi civili o armati che vi abbiano trovato rifugio. Ormai nel combattimento urbano questa è l’attuale “tendenza” ed è la soluzione preferita insegnata nelle alte scuole di alta strategia che si preparano per analoghi scenari di guerra urbana. Sarà la tecnica che verrà usata fra non molti decenni nelle sterminate periferie delle megalopoli del post-crisi globale. Dal Cairo alle banlieu parigine, da Atene ai sobborghi di Napoli. Spianare… demolire…, non cascare nell’errore che fecero i russi a Grozny che si addentrarono tra le macerie di una città bombardata cadendo vittime della resistenza cecena. Non affrettarsi quindi e bonificare metro per metro poi, con apposite squadre di killer professionisti, tutte le macerie, eliminando ogni miliziano rimasto isolato o ferito. Nessuna possibilità di attacchi alle spalle deve essere lasciata al caso! La guerra contro gli Hezbollah lo ha insegnato e l’esercito israeliano ne ha tratto una lezione duratura. 8) Fase SENZA PIETA’:ridotti in sacche sempre più piccole e costretti al convivere in mezzo a bambini e donne insanguinati e piangenti, il morale dei guerriglieri, salvo pochi casi, andrà in frantumi e la voglia di arrendersi in molti prevarrà. Per gli altri , salvo un miracoloso intervento diplomatico internazionale dell’ultima ora, non resterà altro che una difesa da suicidio di massa , lo stesso che abbiamo assistito a Nahr el Bared nel 2007 . Poche note invece si possono fare sulle capacità militari nel campo palestinese. A) l’assoluta mancanza di capacità nel contrasto aereo anche a bassa quota, ovvero antiarea convenzionale o uso di missili spalleggiabili di nuova generazione capaci di non essere neutralizzati dalle contromisure ECM e infrarosso è uno dei motivi principali dello spadroneggiamento israeliano su Gaza. B) L’uso “politico” di qualche missile buono solo per i fuochi d’artificio di fine d’anno rappresenta non un punto di forza bensì di estrema debolezza di Hamas. Grave in particolare l’incapacità del gruppo islamico, nella fase “attacco di terra “, di decidere di cambiare bersaglio e di dirigere il lancio dei razzi contro le concentrazioni di truppe israeliani e contro i parchi di artiglieria e non contro obbiettivi civili come le colonie. Questa ostinazione è, non solo suicidio politico, ma denota una totale ignoranza nell’uso della cosiddetta artiglieria missilistica. Questi ed altri errori di carattere politico e militare saranno messi sul piatto della bilancia quando alla fine di questo massacro il movimento di Hamas dovrà render conto a tutto il popolo palestinese ed Israele di fronte alla coscienza del mondo intero. ANTONIO CAMUSO Osservatorio sui Balcani di Brindisi osservatoriobrindisi k7j libero.it www.pugliantagonista/osservatorio.htm Brindisi 6 gennaio 2009

{Consulter} l'article avec son forum.


CHAVEZ,"GAZA COME L’OLOCAUSTO" ED ESPELLE AMBASCIATORE ISRAELE

Le mercoledì 7 gennaio 2009 par Caracas

CHAVEZ,"GAZA COME L’OLOCAUSTO" ED ESPELLE AMBASCIATORE ISRAELE

(AGI) - Caracas, 6 gen. - Il Venezuela ha annunciato di aver espulso l’ambasciatore di Israele come protesta all’offensiva nella Striscia di Gaza. Lo ha annunciato in una nota il ministero degli Esteri. "Il Venezuela", si legge nelcomunicato, "ha deciso di espellere l’ambasciatore israeliano (Shlomo Cohen) e parte dello staff dell’ambasciata israeliana, per ribadire il suo appello alla pace e al rispetto del diritto internazionale".

In un’apparizione televisiva, Hugo Chavez e’ stato durissimo. "L’Olocausto e’ cio’ che sta accadendo ora a Gaza", ha affermato il presidente venezuelano. "Il presidente di Israele, in questo momento, dovrebbe essere portato davanti alla Corte penale internazionale insieme al presidente degli Stati Uniti", ha aggiunto. Ieri, Chavez aveva accusato gli Usa di aver avvelenato il leader palestinese Yasser Arafat per destabilizzare il Medio Oriente.

{Consulter} l'article avec son forum.


10 Gennaio a Torino corteo per Gaza !

Le mercoledì 7 gennaio 2009 par Palestine Free

TORINO Sabato 10 gennaio - ore 15.00 CORTEO PER GAZA corso Giulio Cesare / via Andreis

IN SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO PALESTINESE, E CON TUTTI I POPOLI NEL MONDO PER IL DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZONE, CONTRO TUTTE LE OCCUPAZIONI MILITARI, CHE SIANO ISRAELIANE, AMERICANE, O ITALIANE !

INTIFADAH!

INFO: www.radioblackout.org/streaming

{Consulter} l'article avec son forum.


espellere Israele dall’ONU

Le mercoledì 7 gennaio 2009 par pietro

espellere Israele dall’ONU

I crimini dell’esercito israeliano sono sotto gli occhi di tutto il mondo, terrorizzato da tanta violenza, da tanto accanimento omicida nei confronti di una popolazione inerme difesa soltanto da "miliziani" persone che non sono del tutto soldati e certamente godono di una competenza militare e di equipaggiamento miserevoli rispetto a quello dei soldati israeliani che vediamo camminare guardigni con un enorme zaino sulle spalle come delle mostruose tartarughe portatrici di morte. Le città sono sottoposte a bombardamenti continui ed illuminate da spettacolari giochi di arfificio di luce bianca che sembrano quasi piacevoli: si tratta di fosforo bianco che serve ad illuminare ma anche a trafiggere profondamente fino all’osso la carne dei disgraziati sui quali cade : si combatte casa per casa e la città palestinese sembra conosciuta a menadito dagli incursori ebrei dal momento che si esercitano con un suo modello nel deserto del Negev da almeno due anni. Continua la strage degli innocenti bambini e bambine che io ritengo mirata ad una "politica" demografica di alleggerimento della presenza palestinese. I Bambini, sopratutto le Bambine vengono uccisi ed uccise perchè non crescano e, da adulti, non creino problemi al Potere del Quarto Reich. Il Quarto Reich è Israele di oggi, Israele dimentica di tutti i suoi intellettuali, scrittori, poeti progressisti e pacifisti. Dimentica del razzismo subito per quasi duemila anni e della Shoah:Israele in cui chi non è sionista viene cancellato dalle Università e dal lavoro. israele in cui l’involuzione del sionismo verso forme estreme di nazismo ha raggiunto livelli raccapriccianti. Credo che bisognerebbe assumere iniziative rivolte alla esclusione di Israele dall’ONU delle quale fa parte fin dal 1949. Israele non ha mai tenuto conto delle deliberazioni dell’ONU e spernacchia o addirittura rifiuta di ricevere i suoi rappresentanti. Ha ignorato centinaia di deliberazioni. Perchè deve continuare a fare parte di un organismo che disprezza e del quale non ha mai tenuto conto? Di cui ha deliberatamente bombardato una scuola uccidendo cinquanta bambini? Israele dovrebbe anche essere deferita ad una Corte Criminale Internazionale per il disprezzo razzistico verso la popolazione civile palestinese. Se si confrontano i crimini razzisti di israele con quelli del Sud Africa ci si accorge che Israele supera per ferocia anche il più grave dei delitti dell’apartheid africano. Rifletto anche sui rapporti tra Hamas e l’OLP di Abu Mazen e mi sembrano quelli intercorsi tra gli hazebollah, Seniora e l’esercito libanese. Mentre Israele invadeva il Libano e lo radeva al suolo il suo esercito traditore per ordine di Siniora se ne stava acquartierato nelle caserme e lasciava ai prodi combattenti di hazebollah l’onere di difendere la patria e contrastare il nemico. Ebbene, come fa la gloriosa organizzazione per la liberazione della palestina che fu del grande Arafat, fondatore della nazione palestinese, a non intervenire, ad assistere all’eccidio degli innocenti dell’Orco Israeliano? Come fa a tollerare una carneficina che vuole soltanto riscattare l’onore che l’esercito israeliano ha perduto in Libano e convincere i palestinesi ad andarsene in Giordania (secondo il piano predisposto?). La sicurezza di israele non puà edificarsi sul sangue, sul tantissimo sangue dei palestinesi trucidati da un esercito vile. Ammesso che israele vincerà questa "guerra" l’ha già perduta. Che significato ha vincere una popolazione inerme con un esercito tanto possente? Sabato 10 manifestazione a Palermo pro pace in palestina!!

Pietro Ancona Presidente società Umanitaria Palermo http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ www.spazioamico.it

Harol Pinter disse che: «l’amministrazione Bush, con la guerra in Iraq, si è trasformata in un animale selvaggio assetato di sangue», bollò Tony Blair con un «utile idiota».

L

{Consulter} l'article avec son forum.


Gaza, il lento inesorabile massacro del fuoco israeliano

Le mercoledì 7 gennaio 2009 par Sameh Habeeb

Gaza, il lento inesorabile massacro del fuoco israeliano

di Sameh Habeeb (da Gaza city)

A notte inoltrata ci è arrivato il report di Sameh Habeeb da Gaza City. Uno delle pochissime voci che continua a darci notizie di quello che sta realmente accadendo all’interno della Striscia, considerando che i confini sono blindati ed è stato vietato l’ingresso dall’esercito israeliano ai giornalisti indipendenti. Contattare Sahme è diventata un’impresa ardua, soprattutto per le linee telefoniche che funzionano a intermittenza.

E’ il panico totale e la paura è una componente costantemente presente tra la popolazione della Striscia che ora teme per la propria vita ovunque si trovi. Non ci sono più luoghi sicuri ed ogni momento, ogni piccolo gesto, ogni singolo spostamento potrebbe essere l’ultimo. Nessuno è al sicuro. Vi ricordiamo che Sameh Habeeb è un fotoreporter e giornalista freelance, attivista del movimento umanitario e pacifista, e collabora con l’agenzia Ramattan News che ha sede a Gaza City.

Gaza 11° GIORNO - A 72 ore dall’attacco via terra scatenato dell’esercito israeliano i morti sono saliti a 630, dei quali solo 190 appartengono alle forze di polizia e ai miliziani di Hamas, e i feriti superano quota 3mila, dei quali mille sono bambini. Ma poi vengono i dispersi, quelli morti per strada dei quali non si conosce neppure il nome perchè sono irriconoscibili, e quelli di cui si sono perse le tracce o sono rimasti sepolti dalle macerie delle case rase al suolo dai bombardamenti israeliani. Oggi sono state colpite 11 ambulanze, 30 paramedici sono rimasti feriti e 7 sono morti.

Anche oggi il bilancio del campi profughi di Jabalia è drammatico. 5 morti e decine di feriti dopo i bombardamenti dell’artiglieria israeliana. La maggior parte delle abitazioni ancora in piedi sono pericolanti e così la gente cerca rifugio anche nelle scuole. Ma spesso la scelta si rivela fatale. A conferma delle 55 persone rimaste uccise durante il bombardamento israeliano alla scuola gestita dall’Agenzia delle Nazioni Unite dove centinaia di persone avevano trovato rifugio per scampare al massacro. L’edificio era stato segnalato ad Israele dalle autorità dell’UE, ma non è servito a nulla.

Al campo profughi di Al Shati 3 ragazzi si sono recati in un edificio scolastico alla ricerca di acqua potabile, ma hanno trovato la morte da un missile lanciato da un F-16.

Altri massacri si sono consumati nella zona sud est di Gaza, dove spesso più famiglie trovano riparo nella stessa abitazione. Un missile ha ucciso 12 persone tra le quali un neonato di sei mesi, e 7 bambini di età compresa tra i 3 e gli 8 anni. All’ospedale di Al Shifa è il caos totale, i feriti continuano ad arrivare incessantemente. E’ sufficiente rimanere al suo interno per capire a quale disastro umanitario stiamo assistendo e alle condizioni in cui versano i centinaia di feriti che spesso per mancanza di medicinali non possono alleviare gli atroci dolori. Al dolore fisico si aggiunge anche quello psicologico.

Arrivano migliaia di bambini traumatizzati. Chi piange senza sosta, chi sembra completamente assente da questa atroce realtà che li circonda. Non parlano più, non mangiano neppure quel poco gli viene offerto. La morte dell’anima, questa è la condanna per questi piccoli innocenti. Oggi 13 donne sono arrivate con i loro bambini in condizioni gravissime, colpite da una granata nel quartiere di Al Toffah. Assieme a loro tantissime persone provenivano da Al shijaya, una zona interessata da un micidiale bombardamento a tappeto.

Bombe anche al mercato centrale di Al Baurej dove sono rimaste uccise due persone.

Alla scuola Al Fakhora nel paese di Jabalia le bombe hanno massacrato 45 persone e ferite almeno 100 che ora versano in condizioni critiche. A Rafah 25 abitazioni sono state rase al suolo dai missili sparati dagli F-16. Ancora non si conosce il numero delle vittime, ma secondo gli abitanti del posto all’appello mancano almeno 70 persone.Vengono colpite anche le fattorie isolate nel nord della striscia. Un bambino e la madre sono rimasti ucciso dal colpo di una granata sparato dall’artiglieria israeliana, mentre il padre è ferito. Erano nella loro abitazione..

Le case dopo essere state colpite spesso bruciano con forte intensità, e quel che resta è terra bruciata.

{Consulter} l'article avec son forum.


Gaza: per Pd e Pdl i morti non contano.

Le mercoledì 7 gennaio 2009 par Alessandro Cardulli

Gaza: per Pd e Pdl i morti non contano.Vale più un incontro bipartisan

di Alessandro Cardulli

Avevano trovato rifugio in una scuola dell’Onu. Centinaia di sfollati da un campo profughi di Gaza si erano radunati nell’edificio e nell’area antistante che ospita una scuola gestita dalle Nazioni Unite. I palestinesi pensavano così di essere al sicuro. Sono morti, quaranta, cinquanta, ancora il numero non è preciso, i feriti sono molti di più. L’edificio è stata colpito da razzi lanciati da un velivolo israeliano o, dicono altre fonti, da due cannonate.

Bombardata anche un’altra scuola dell’Onu dove i morti palestinesi sono tre e alcune decine i feriti. Un portavoce di un’organizzazione umanitaria danese annuncia che tre cliniche mobili che portavano ben evidente il contrassegno “ Mobil clinic” sono state distrutte dalle bombe. Sempre oggi a Gaza è stata sterminata una intera famiglia, dodici sono i morti di cui sette bambini. Il portavoce della Croce Rossa internazionale, Pierre Krachenbuelh, annuncia che nella striscia di Gaza “la crisi umanitaria è totale, estrema, traumatica”. Siamo in attesa delle notizie che dovrebbero giungerci direttamente dalla città assediata, della corrispondenza eccezionale che ci viene inviata dal nostro amico, Sameh A.Abeeb, un giornalista, fotoreporter dell’agenzia Ramattan news che ha sede a Gaza. Le sue corrispondenze sono la testimonianza diretta di una tragedia. Sono l’unica voce che arriva da quel territorio dove ai giornalisti è proibito entrare. Sono il segno, come lui stesso ci ha detto, che è ancora vivo. Ma da quanto è filtrato da varie fonti, nell’attesa della corrispondenza di Sameh, ci si rende conto che siamo in presenza di un’altra tragica giornata. Che così non può continuare, che il mondo civile non può assistere, impotente per i veti di questo o quello, degli Usa ancora agli ordini di Bush, ad una strage di massa.

I dati ufficiali parlano di 573 morti ma il giornale israeliano, Haaretz parla di una cifra superiore ai seicento di cui più di cento sono i bambini. Ora sembra che al Consiglio di Sicurezza dell’Onu che si riunirà fra poche ore, il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, opererà, ha detto, per “ aiutare una tregua”. In che modo non è dato sapere. Si muovono molto ministri e capi di stato inviati dall’Unione europea. Sarkozy fa la spola fra varie capitali arabe, annuncia che la “tregua può essere vicina” parlando ai soldati francesi di stanza in Libano. Poi fa precisare che ancora si tratta di un auspicio. Chi non si muove è l’Italia, come governo, come istituzioni, come forze politiche. La maggioranza, di fatto, approva l’offensiva di Israele, approva i bombardamenti, l’attacco di terra, la chiusura al passaggio dei convogli umanitari, l’uccisione di bambini palestinesi. Il ministro Frattini solo oggi si dichiara “preoccupato” per la sorte dei civili. Un po’ poco, a fronte di più di seicento morti. Canagliesche alcune dichiarazioni di esponenti di An e di Forza Italia.

Anche dal più forte partito di opposizione, il Pd, vengono segnali contradditori. Spesso ci si accoda alle posizioni della maggioranza, delle destre, che giustificano Israele che ha il diritto di difendersi da Hamas, dai terroristi che lanciano razzi contro i territori dove vivono e lavorano gli israeliani. Parteciperanno, tutti insieme, esponenti di maggioranza e opposizione, all’incontro bipartisan promosso dalla Comunità ebraica romana con all’ordine del giorno il tema: “Sostenere Israele, sostenere la pace” Ciò significa che chi sostiene l’offensiva israeliana sostiene la pace. E i morti palestinesi ? Qualcuno ne parlerà nel convegno? Forse no, visto che non è stato invitato Massimo d’Alema reo di aver sostenuto che con Hamas bisogna trattare. Dice l’ex ministro degli Esteri che l’iniziativa di Hamas di lanciare missili contro Israele “ è criminale e folle”. Precisa che non ha 2 alcuna simpatia per Hamas come per nessun altro fondamentalismo religioso, per poi affermare: “ Non si può distruggere un partito con la guerra, a meno che non si sia messo in conto di uccidere decine di migliaia di persone”. E come è noto i militanti armati del movimento fondamentalista islamico sono quasi trenta mila e il partito ha vinto le elezioni per il Parlamento e in numerose città. Per aver detto queste innegabili verità si è preso duri attacchi da parte della destra, della comunità ebraica e ha trovato largo eco nel Pd. Del resto lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una dichiarazione forse troppo affrettata, ha addossato ad Hamas la totale responsabilità di aver diviso i palestinesi rendendo tutto più difficile nel conflitto da tempo immemorabile in atto fra israeliani e palestinesi.

Se sono innegabili le “colpe” del movimento integralista palestinese è anche certo che non si può liquidare così un conflitto che ha alla sua base il rifiuto di Israele di ottemperare a numerose deliberazioni delle Nazioni Unite.

Azioni e reazioni di segno opposto hanno caratterizzato la vita in questa parte del mondo,ancor prima che Hamas prendesse forma e forza, che, oltre a far leva su un braccio armato, ha operato per costruire scuole, ospedali, centri di assistenza e che ha avuto largo consenso elettorale. Non siamo fra coloro che fanno la conta dei morti. Anche un solo morto è il segno di una violenza che respingiamo ma non si può tacere che i palestinesi uccisi sono circa seicento gli israeliani quattro. Così come non si può tacere sull’ipocrisia della nostra vecchia Europa. L’Unione non tratta direttamente con Hamas perché ritenuta un’organizzazione terroristica. Ma, come dice Javier Solana, alto rappresentante per la politica estera e la difesa dell’Ue, ci sono molti intermediari. “ molti amici-afferma -alcuni dei quali parlano anche con Hamas.” Aspettando i risultati del lavorio di questi mediatori intanto i palestinesi continuano a morire. In questa misera Italia non vale neppure il “ lavorio”. Volete mettere un bell’incontro bipartisan! Intanto i palestinesi possono continuare a morire.

{Consulter} l'article avec son forum.


Ferrero attacca "Liberazione": "Costa molto e vende poco"

Le mercoledì 7 gennaio 2009 par Umberto Rosso

Ferrero attacca "Liberazione": "Costa molto e vende poco"

di Umberto Rosso

Il segretario del Prc e la spaccatura con Sansonetti

Segretario, e il suo viaggio in Palestina? Pure su quello si è sentito trattato male da Liberazione?

"No, no, hanno coperto bene. Laggiù c’è una situazione talmente grave. Però, non è mica una questione personale fra me e il giornale".

Paolo Ferrero, come segretario del partito, versus Sansonetti, direttore. Si arrabbia ancora ogni giorno aprendo il quotidiano?

"Certo capita. Però oggi, primo dell’anno, sono a sciare sul Bianco, tremila metri... ".

Ma la valanga sta per abbattersi sul direttore.

"Se mi trovano tre milioni e mezzo di euro sono pronto pure al passo indietro. Quello lì è il buco 2008 che il partito è chiamato a coprire. E non ce la facciamo più. Anche perché la minoranza gioca scientificamente allo sfascio".

Scissione vicina?

"Non so se la minoranza la voglia davvero: un quarto mini-partitino in nome dell’unità a sinistra? Boh. Comunque, io non caccio nessuno. Perché sono un vero democratico. Ma certo non mi suicido".

Il Prc non si scioglie.

"Ma certo che no. Tutti questi attacchi hanno in realtà anche la funzione di coprire porcherie, di subalternità al Pd. A Firenze i due consiglieri fuoriusciti hanno bocciato la commissione d’inchiesta sulla Fondiaria. In Calabria l’assessore ha ratificato il piano Gelmini".

Liberazione così non dura?

"La metto in un altro modo: quanto dura così il partito della Rifondazione comunista? Buttiamo dentro il giornale più quattrini che per le nostre iniziative politiche. E’ come L’Unità che andava trascinando nel baratro anche il Pci".

Coraggio, arrivano i nostri. L’editore Bonaccorsi, da lei stesso lanciato a sorpresa. Un kamikaze o uno che punta ai soldi pubblici dell’editoria?

"Qui voglio fare chiarezza. Perché il buco di tre milioni e mezzo è già al netto degli introiti per l’editoria, già calcolati in quel deficit. Non si possono perciò fare giochetti con i contributi, non mi pare aria di furbetti del quartierino".

Un kamikaze, allora?

"Un editore. Che rischia, perché intravede un mercato. Che esiste. Prima di Sansonetti del resto eravamo a diecimila copie. Ora circa a metà".

Ai vendoliani non piace. E Luxuria protesta perché teme un ritorno all’omofobia, sentite anche le parole di Massimo Fagioli.

"Che debbo rispondere, che siamo alla schizofrenia? Quanto è figo il guru Fagioli se Bertinotti va nella sua libreria ’Amore e psiche’ nientemeno ad aprire la campagna elettorale. Ma quanto è stronzo se invece incoraggia Bonaccorsi, che tratta con Ferrero per Liberazione. E non basta".

Che altro?

"Bonaccorsi è l’editore di ’Alternative per il socialismo’, la rivista di Bertinotti, bravissimo allora. Ha finanziato la riunione della minoranza, a Roma, a metà dicembre. Un grande. E fa ’Left’, punto di riferimento per i vendoliani. Eccezionale. Poi, ne parlo io, e patatrac, tutti questi stessi compagni mi massacrano. Stalinista. Affossatore del giornale. Imbroglione".

L’editore non ha presentato un piano.

"Perché siamo ancora nella fase della manifestazione di interesse. Il piano arriverà presto, subito dopo le feste. Vedremo. Valuteremo. Insieme ad altre eventuali offerte".

C’è quella di Sansonetti: date il giornale ai giornalisti, con un comitato di garanti.

"Discuteremo anche dell’ipotesi cooperativa. Ma sempre che ci dicano anche come ripianare il buco".

{Consulter} l'article avec son forum.


Inflazione, nel 2008 raggiunge il 3,3%. Mai così da 12 anni

Le mercoledì 7 gennaio 2009 par Fabio Sebastiani

Inflazione, nel 2008 raggiunge il 3,3%. Mai così da 12 anni

di Fabio Sebastiani

Prezzi al massimo da dodici anni a questa parte. La chiusura del 2008 è graffiante per le famiglie italiane. In dodici mesi l’aumento è stato del 3,3%. Ma le brutte notizie non arrivano mai da sole. Sotto i riflettori c’è anche l’aumento del divario con il tasso di inflazione europeo che nel 2008 dovrebbe attestarsi intorno all’1,5%. Una enormità se si considera che mediamente, dalla seconda metà degli anni ’90, la differenza ha sempre oscillato intorno al mezzo punto.

Per i generi di prima necessità, tuttavia, la percentuale di aumento dei prezzi è molto più alta. La pasta di semola di grano duro ha registrato a dicembre un aumento del 28,2% (29,8% a novembre). Il pane, invece, è sceso di appena lo 0,1%, con un incremento su dicembre del 2007 del 3,4% (4,1% a novembre 2008).

Sulla scorta di questi dati, Adusbef e Federconsumatori calcolano una inflazione annua del 5,9%, con un aggravio di 1.800. I sindacati e i commercianti evidenziano come il lieve calo registrato nel confronto tra dicembre e novembre non autorizza alcune entusiasmo, anche perché è da addebitare al forte calo della domanda, che a sua volta è in relazione alla diminuzione del potere d’acquisto dei redditi da lavoro dipendente e delle pensioni.

L’attenzione sui prezzi degli alimentari resta alto. Secondo Coldiretti, a causa dell’aumento dei prezzi e degli scandali sul cibo il 37% degli italiani ha modificato le sue abitudini alimentari e le famiglie hanno speso 5 miliardi in più per l’acquisto di cibi, inoltre se le quantità sono rimaste pressochè le stesse è cambiata la qualità con un aumento del consumo di pollo, maiale e salumi e un calo di carne bovina e formaggi. La Cia - Confederazione italiana agricoltori sottolinea come l’aumento dei prezzi sugli scaffali sono incoerenti con l’andamento dei prezzi sui campi: qui - rileva l’organizzazione agricola - a novembre i prezzi sono scesi del 6,5/7% con punte al ribasso fino al 40% per il grano.

Cia sottolinea inoltre come, proprio a causa dell’aumento dei prezzi degli alimentari, è aumentata la percentuale delle famiglie che fanno i loro acquisti presso gli hard-discount (dal 9,7% del 2007 al 10,2% nel 2008). Il prezzo della pasta, sempre secondo la Coldiretti, ha avuto un andamento non giustificato dal prezzo del grano «che nel corso dell’anno si è dimezzato attestandosi su valori inferiori a quelli di 20 anni fa».

Nel 2008, agggiunge l’organizzazione degli agricoltori, «il grano duro è sceso attorno ai 0,20 euro al chilo, mentre quello della pasta è salito a 1,6 euro al chilo».

Il segretario del Prc Paolo Ferrero, parla di «una vera e propria "inflazione di classe", che va di pari passo con la speculazione che banchieri e imprenditori stanno mettendo in atto nei confronti di lavoratori e pensionati, mentre il governo non fa nulla per tutelare il loro potere d’acquisto». «Lavoratori e pensionati, per non dire di precari e disoccupati - aggiunge Ferrero - l’hanno già pagata troppo cara, questa crisi, banchieri, speculatori e profittatori per niente. E’ questo che non va bene, a questo bisogna mettere mano».

Oggi verrà reso noto il dato preliminare sull’andamento dei prezzi al consumo nell’Eurozona. Le previsioni parlano di una crescita dell’1,8%, quindi inferiore al limite del 2% fissato come obiettivo dalla Banca Centrale Europea. Il divario con l’Italia quindi aumenta.

Il valore, se confermato, aprirebbe la porta ad una nuova sforbiciata ai tassi di riferimento di Eurolandia, attualmente al 2,5%. La decisione della Bce è attesa per giovedì prossimo, ma già prima della fine del 2008 era stata parzialmente anticipata: «Se noteremo che le aspettative di inflazione rimarranno ben al di sotto del 2%, la cosa logica da fare per noi sarebbe tagliare i tassi di interesse», aveva dichiarato a dicembre Miguel Angel Fernandez Ordonez, membro del consiglio della banca centrale europea.

{Consulter} l'article avec son forum.


Gaza, la strage senza fine. Armi al fosforo sui palestinesi

Le mercoledì 7 gennaio 2009 par Francesca Marretta

Gaza, la strage senza fine. Armi al fosforo sui palestinesi

di Francesca Marretta

Uccisi in casa. Per strada. In auto. In ambulanza. Non c’è scampo per gli abitanti di Gaza, sotto tiro di artiglieria, aviazione e marina israeliana. L’esercito dello Stato ebraico è dentro Gaza. Divisa in due, mentre si espande l’operazione di terra. I tank israeliani occupano da sabato tutto il nord della Striscia. Da ieri si combatte anche a Gaza City, che era stata circondata nelle ore precedenti. I conbattimenti sono violenti nella parte orientale e in quella settentrionale della città.

Almeno cinquanta i palestinesi uccisi ieri, in maggioranza civili. Dodici erano bambini. A Gaza City una donna è morta insieme a quattro dei suoi figli. Il giorno precedente cinque persone delle stessa famiglia, tra cui una ragazzina di quattordici anni, erano rimasti uccisi dal colpo di un carro armato a Netzarim, a sud di Gaza City. Probabilmente cercavano una via di fuga. Ucciso anche l’infermiere dell’ambulanza inviata per i soccorsi. Si potrebbe continuare con una lunga lista. I civili morti dall’inizio dell’operazione "Piombo Fuso" sono oltre cento.

Almeno ottantasette sono minori. In tolale i palestinesi uccisi sono oltre cinquecentosessanta. Amnesty International sottolinea che ai morti civili dovrebbero essere aggiunti i centosessantacinque poliziotti che si occupavano di ordine pubblico, che non prendevano parte al conflitto, non essendo miliziani. I feriti sono oltre duemilacinquecento. Dall’inzio dell’offensiva di terra, cominciata sabato scorso, è rimasto ucciso un soldato israeliano e diverse decine sono rimasti feriti. Dall’ospedale Shifa di Gaza City il Dr. Muawiya Hassanein, spiega che i morti potrebbero essere molti di più. In molte zone non è possibile portarli via.

Il portavoce del Premier Olmert, Mark Regev, interpellato da Liberazione sulle vittime civili insiste sul fatto che quella in corso «non è una guerra contro la poopolazione di Gaza, ma contro Hamas». Nelle scorse ore chi ha potuto, tra la popolazione di Jabalya, Beit Lahya e Beit Hanun, a nord di Gaza è fuggito. Pensando forse che i tank non sarebbero arrivati a Gaza City. «A casa mia ci sono i miei parenti di Jabalya. Ogni famiglia vive in una stanza» ci ha detto ieri pomeriggio da Gaza City il giornalista Safwat al-Khalut. «O sopravviviamo tutti insieme, oppure, se moriremo moriremo insieme».

Safwat ha descritto cosa significa uscire di casa a Gaza. «Puoi rimanere colpito in ogni momento. Cerchiamo di muoverci il meno possibile ma quando ti devi mettere in fila per il pane, ci stai anche per tre ore. Adesso a casa siamo di nuovo senz’acqua. La centelliniamo e andiamo a riempire bottiglie vuote di coca-cola alla fontana municipale». Safwat, dice che arrivato da Jabalya, lo zio parlava di gas che avrebbero preceduto i bombardamenti. «Parli di lacrimogeni?» - «No, un’altra cosa».

Potrebbe trattarsi di proiettili al fosforo bianco, usati per coprire con schermi fumogeni l’avanzata della fanteria, di cui hanno parlato diversi media. I portavoce del governo israeliano smentiscono. Insistono sul fatto che Israele non fa uso di armi illegali. Basandosi probabilmente sul fatto che le armi al fosforo sono considerate non proibite se usate per "illuminare" il campo di battaglia.

Ma secondo la Convenzione di Ginevra, le armi al fosforo non possono essere usate in aree abitate da civili, in quanto altemente suscettibili di provocare vittime, tra l’altro con una morte orribile, ustionandole fino alla morte, dato che il fosforo bianco continua a bruciare fino a quando ha ossigeno, che innesca la combustione. Un crimine dunque anche solo pensare di usarle a Gaza. Il luogo a maggiore densitá di popolazione del pianeta. Ma nessun giornalista internazionale puó entrare a Gaza per indagare. Il governo Olmert si preoccupa per la nostra sicurezza.

Dobbiamo quindi basarci sui resoconti degli abitanti di Gaza. Che appaiono più demoralizzati di giorno in giorno. Man mano che passano i giorni non si avverte più rabbia nei racconti, ma rasegnazione, sfinimento. «La situazione è brutta, molto brutta» Khaled parla dal sud, da Rafah, colpita ancora ieri dall’aviazione che ha per obiettivo i tunnel sotterranei al confine con l’Egitto. Come gli altri a Gaza racconta il dramma di vedere la paura, lo stress dipinto sul volto dei propri figli. I pianti isterici a ogni rombo di aereo. «Corrono da me o dalla mamma. Non sappiamo più cosa fare per intrattenerli. Per distrarli». E padre Emmanuel Musallan, il parroco della comunità cristiana di Gaza, dice che alcuni bambini sono morti d’infarto per la paura.

L’operazione Piombo Fuso a Gaza procede «secondo i piani», ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano Barak, anche se ma «non tutti gli obiettivi sono ancora stati raggiunti». Dunque l’offensiva continuerà, forse «ancora per settimane». I commenti apparsi sulla stampa israeliana dicono il contrario. Sostengono che l’operazione manterrà consenso solo se e fino a quando l’Idf non riporterá sostenziali perdite e finchè l’opinione pubblica internazionale alzerá la voce, ma senza conseguenze o sanzioni per Israele, quindi meglio sbrigarsi. L’esercito israeliano ha annunciato ieri di aver catturato «decine» di miliziani di Hamas. Nonostante la massiccia presenza israeliana a Gaza, anche ieri il sud di Israele è stato raggiunto dai razzi.

Colpite ieri di nuovo, oltre Sderot e anche cittá ben più lontane dal confine con Gaza come Ashdod, dove un asilo, fortunatamente vuoto è stato distrutto, e Be’ersheva. Due persone sono rimaste lievemente ferite, mentre diversi sono i ricoverati in stato di shock. I leader di Hamas sono per qualche istante emersi dai rifugi sicuri a Gaza. Mahmud Al-Zahar ha parlato dalle frequenze della televisione di Hamas, che riesce a funzionare da uno studio mobile, dichiarando che «la vittoria arriverà, con l’aiuto di Allah».

Ci crede lui, ma la stragrande maggiornaza della popolazione a Gaza vuole solo sopravvivere a questa guerra. Mentre il governo israeliano continua a negare che esista emergenza umanitaria a Gaza, l’Ong internazionale Oxfam, come ripetono da giorni anche Nazioni Unite e Croce Rossa dice che «Gli ospedali sono sovraffollati di morti e feriti e mancano di tutte le attrezzature e il materiale essenziale». Oxfam conferma che a Gaza mancano cibo, acqua, medicine e carburante e che Israele autorizza a passare per il valico di Kerem Shalom sono completamente inadeguati per far fronte ai bisogni della popolazione di Gaza.

Di fronte a questa situazione, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Antonio Guterres ha lanciato un appello per ricordare il diritto universale di chi fugge dalla guerra e ha richiamato i Paesi della Regione alla responsabilità di garantire l’ingresso sul proprio territorio ai civili di Gaza. Ma il problema, sopratutto con la Striscia divisa, è come farli uscire.

{Consulter} l'article avec son forum.


Finirà tutto con l’invasione della Striscia o il conflitto divorerà il Medio Oriente?

Le mercoledì 7 gennaio 2009 par Claudio Grassi e Marco Sferini

Finirà tutto con l’invasione della Striscia o il conflitto divorerà il Medio Oriente?

di Claudio Grassi e Marco Sferini

L’invasione di terra della Striscia di Gaza da parte di Israele è un’operazione che mette in essere la seconda parte dell’omicidio continuato e sistematico dei palestinesi chiamato "Piombo fuso". Una denominazione lugubre, così come è oggi Gaza, così come oggi è la sua popolazione: senza medicine, senza luce, senza carburante, con una pioggia di bombe dal cielo, con i carri armati che da nord, dal centro e dal sud della Striscia penetrano fino alle prime linee difensive di Hamas. Hamas è l’obiettivo. Un obiettivo che giura: "Non ci arrenderemo mai" e aggiunge: "Gaza sarà il vostro cimitero". Le forze in campo sono quasi pari se guardiamo alle truppe impiegate: 15mila uomini sono sotto il comando di Hamas, 10mila sono quelli impiegati dal governo Olmert per piegare la resistenza palestinese.

Ma la sproporzione degli armamenti è enorme: tutti sanno che quello israeliano è il terzo esercito al mondo. Ha armamenti nucleari, missili di alta precisione; elicotteri, aerei e carri armati dei più moderni. Dunque Gaza, mentre scriviamo, è una città dove si combatte strada per strada. La cronaca di guerra dice che saranno giorni tremendi per quel lembo di terra largo appena cinque - sei chilometri, per quella che sino ad oggi, da anni, è stata la prigione a cielo aperto di Israele. Un moderno campo di concentramento.

E ora, mentre Abu Mazen si appella all’Onu per una sessione speciale del Consiglio di Sicurezza, mentre l’Europa si è vista sbattere la porta in faccia da Olmert, Barack e Livni in merito alla richiesta di tregua, mentre i tank spianano le strade della Striscia, si potrebbe aprire un secondo fronte a nord, dove Hezbollah ha una notevole capacità di forza militare. Nasrallah, del resto, ha espresso in questi giorni la solidarietà sua e del suo partito per la causa palestinese e per le sofferenze che gli abitanti della Striscia stanno patendo in queste ore. E’ anche possibile che, davanti al perdurare delle operazioni di guerra a Gaza, Hezbollah decida di intervenire per "distrarre" Israele dall’attacco a sud.

In poche parole la questione che ci si pone innanzi è questa: tutto finirà con l’occupazione della Striscia e la deportazione dei palestinesi o il conflitto si allargherà a macchia d’olio nel Medio Oriente? Arafat sosteneva che la Palestina rappresentava l’elemento su cui poter regolare la pace o la guerra in quella zona tormentata. Aveva ragione. «Questa volta non sarà come in Libano», giurano comandanti e soldati israeliani. Sono certi di una vittoria «totale», di mettere la parola fine sull’esperienza di Hamas, anche a costo di continuare ad alimentare una carneficina impressionante: ad oggi oltre cinquecento morti e tremila feriti. Bambini, donne, chiunque diventa bersaglio per le truppe israeliane che non fanno più - se mai l’hanno fatta - alcuna distinzione nella scelta degli obiettivi da colpire.

In moltissime città italiane, in molte capitali europee e nel mondo intero si sono svolte grandi manifestazioni di piazza. A Parigi i cortei facevano sentire slogan come "Israele assassino" e "Sionisti, sionisti, siete voi i veri terroristi". L’estrema sintesi di uno slogan può essere a volte utile, altre volte pericolosa per le interpretazioni a cui ci lascia. Questa volta non c’è nulla di pericoloso, nulla di interpretabile: le urla dei palestinesi e di tutti i pacifisti che sono scesi nelle strade e nelle piazze dicono che quella di Tel Aviv è una guerra. Che è una pianificazione sistematica di una riduzione in stato di subordinazione permanente della popolazione palestinese allo Stato ebraico e che, pertanto, il sogno della Palestina, della Repubblica palestinese di Arafat, dei "Due popoli, due Stati" non ha più alcun valore e che solo Israele può decidere cosa è bene e cosa è male. Chi si oppone a questa logica viene tacciato con l’accusa più meschina: di essere antisemita. E invece, antisemita è proprio Israele, lo è contro la sua storia, contro quell’olocausto che ha subìto - è bene ricordarlo - insieme a milioni di altri soggetti individuati da Hitler come inferiori, come elementi da cancellare dalla faccia della terra.

Antisemita è chi ha scordato la propria feroce oppressione e la pratica oggi, seppure senza il supporto di una ideologia di sterminio totale, contro tutto un popolo. E’ possibile parlare veramente, con una espressione seria del viso, di "azione difensiva" di Israele contro il "terrorismo" di Hamas? Non è forse vero che, come abbiamo già scritto, è molto più semplice tacciare di terrorismo un qualunque partito piuttosto che un intero governo? E non è forse vero che Hamas, lo si voglia o meno, ha vinto le elezioni parlamentari palestinesi con una ampissima maggioranza? Non ha dunque il diritto di governare, tanto quanto lo ha il governo di Israele? Parole che nessuno ascolta, oramai... Israele fa la guerra e al suo interno vive di paura, di terrore per possibili attacchi kamikaze.

Israele fa la guerra e al suo esterno impiega migliaia e migliaia di truppe, mezzi corazzati, navi, aerei. Israele è lo Stato che ha fatto più guerre nella sua breve storia di qualunque altro al mondo. Lo Stato di Israele è in questo momento il vero terrorista. Chissà se Oskar Schindler avrebbe qualche parola da dire a questi ebrei moderni che, in nome della loro libertà, massacrano un popolo che ha il solo torto di chiedere di poter vivere nella sua terra senza muri che lo circondino, senza check point che lo aspettino ad ogni varco di confine, senza elicotteri che lo bombardino o truppe che lo assalgano per un puro spirito di conquista e di accrescimento del proprio potere nel Medio Oriente e nel più vasto scacchiere internazionale.

{Consulter} l'article avec son forum.


Gaza: Ferrero, Fermare Massacro e Dialogare Con Hamas

Le mercoledì 7 gennaio 2009 par Paolo Ferrero

Gaza: Ferrero, Fermare Massacro e Dialogare Con Hamas

(AGI) - Roma, 6 gen. - "L’intollerabile massacro che l’esercito israeliano sta portando avanti da settimane a Gaza deve cessare immediatamente. L’Italia, l’Unione Europea e le Nazioni Unite devono subito e risolutamente premere su Israele affinche’ venga proclamato al piu’ presto il cessate il fuoco e si aprano dei veri negoziati di pace, in Palestina e con i palestinesi".

Lo dice Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc, che aggiunge: "Da questo punto di vista, chiedere prima garanzie da Hamas o addirittura pretendere che Hamas non sia una delle parti in causa di questo processo equivale, dal punto di vista del diritto internazionale sostanziale, al concorso in omicidio, in questo caso di massa Che le trattative di pace debbano coinvolgere anche Hamas come tutte le parti palestinesi in campo e’ ovvia e scontata, come ha detto, praticamente da solo in Italia, oltre a Rifondazione, l’ex premier Massimo D’Alema.

Le trattative di pace, d’altronde, come le paci, si fanno tra nemici, non certo tra amici"

{Consulter} l'article avec son forum.


Gaza - Epifania di sangue: 40 civili uccisi in una scuola dell’ONU

Le martedì 6 gennaio 2009 par lottacontinua

Bilancio delle vittime (secondo il giornale israeliano "Haaretz"): 635 morti, di cui 100 bambini, 2.900 feriti.

Bombardate due scuole dell’ ONU Sono almeno 40 i palestinesi uccisi dall’attacco israeliano alla scuola Al-Fakhura gestita dall’UNRWA (l’agenzia ONU per i rifugiati), nel campo profughi di Jabaliya (nel nord della Striscia), che aveva dato ospitalità a rifugiati. Lo riferiscono fonti concordanti mediche e testimoni. Le testimonianze sull’origine delle esplosioni che hanno causato la strage non sono univoche. Secondo alcuni, un carro armato israeliano ha sparato due cannonate contro l’edificio stracolmo di sfollati che speravano - sotto la copertura delle Nazioni Unite - di avere maggiori probabilità di salvarsi dai combattimenti in corso da sabato sera tra soldati israeliani e miliziani di Hamas.
 Secondo il racconto di altri, le deflagrazioni sarebbero state causate da quattro razzi sparati da un velivolo. 
I medici intervenuti sul posto hanno riferito che decine di palestinesi sono stati feriti e ricoverati in due ospedali della zona. Nella scuola gestita da personale dell’Onu e nel perimetro che la circonda si erano ammassate centinaia di persone, quasi tutte fuggite dal campo profughi di Jamaliya. Stamattina in un attacco compiuto da un elicottero israeliano contro un’altra scuola gestita dalle Nazioni Unite, a Gaza City, erano stati uccisi altri tre palestinesi, tre cugini fuggiti in città dal nord della Striscia. Il portavoce dell’esercito israeliano, rispondendo alla domanda di un giornalista del canale satellitare al-Jazeera sul motivo per cui avessero colpito due scuole dell’UNRWA, ha risposto con l’arroganza dei criminali che sanno di godere di totale impunità: "Noi non abbiamo bisogno di dare giustificazioni”.

Sterminata famiglia a Gaza City, fra cui 7 bambini Almeno 12 membri di una stessa famiglia tra i quali sette bambini di età da uno a 12 anni sono stati uccisi da un bombardamento israeliano che ha distrutto la casa in cui abitavano a Gaza City. Lo hanno riferito fonti mediche e altri testimoni.

Bombardate cliniche mobili di un’Ong danese Tre cliniche mobili dell’organizzazione umanitaria danese Folkekirkense Noedhjaelp (DanChurchAid) a Gaza sono state bombardate e distrutte dall’esercito israeliano. Lo ha reso noto oggi il segretario Henrik Stubkjaer. "Tutti i nostri tre ospedali mobili sono stati bombardati e resi inutilizzabili la scorsa notte. Eppure avevano chiaramente e ben in vista le insegne ’Mobile Clinic’ ". Il segretario di DanChurchAid ha detto che il personale non è stato colpito.

Croce Rossa: "Nella Striscia crisi umanitaria è totale" Il comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc) ha dichiarato che ora la Striscia di Gaza si trova in una "totale" crisi umanitaria. Il capo delle operazioni Icrc Pierre Kraehenbuehl ha affermato che la situazione dei civili palestinesi è "estrema e traumatica dopo 10 giorni di combattimenti ininterrotti".

www.lottacontinua.net

{Consulter} l'article avec son forum.


Israele, Gaza e Congo: quando l’indignazione dei blogger si fa selettiva

Le martedì 6 gennaio 2009 par d.s.

Traduco un intervento apparso sul sito informativo francese (di sinistra) Rue89.

Lo dedico a quei tanti blogger -pure loro di sinistra- che in queste ore sembrano voler fare a gara a chi riesce a dare maggiormente del nazista allo stato -e al popolo- di Israele tutto intero. Leggilo qui

{Consulter} l'article avec son forum.


Stato d’assedio

Le martedì 6 gennaio 2009 par Mahmoud Darwish

Stato d’assedio

di Mahmoud Darwish*

Qui, fra spirali di fumo, sui gradini di casa,
Non c’è tempo per il tempo.
Come chi s’innalza verso Dio,
Dimentichiamo il dolore.
 
Nulla qui riecheggia Omero.
I miti bussano alla nostra porta, se vogliono.
Nulla riecheggia Omero. Qui, un generale
Scava alla ricerca di uno stato addormentato
Sotto le rovine di una Troia che verrà.
 
Voi, ritti in piedi sulla soglia, entrate,
Bevete con noi il caffè arabo.
Sentirete che siete uomini come noi.
 
Voi, ritti in piedi sulla soglia delle case,
Uscite dalla nostra alba.
Ci sentiremo sicuri di essere
Uomini come voi!
 
Quando gli aerei scompaiono, spiccano il volo le colombe
Bianchissime, lavano la gota del cielo
Con ali libere, riprendono il bagliore e il possesso
Dell’etere e del gioco. In alto, ancora più in alto volano via
Le colombe bianchissime. Ah, se il cielo
Fosse vero… (mi ha detto un uomo correndo fra due bombe).
 
I cipressi, dietro i soldati, minareti che s’innalzano
Per non far crollare il cielo. Dietro la siepe di ferro
Pisciano i soldati - al riparo di un tank -
E la giornata autunnale conclude la sua traiettoria dorata
In una strada vasta come una chiesa dopo la messa domenicale…
 
(A un assassino) Se avessi contemplato il volto della vittima
E riflettuto, ti saresti ricordato di tua madre nella camera
A gas, avresti buttato via le ragioni del fucile
E avresti cambiato idea: non è così che si ritrova un’identità.
 
L’assedio è attesa,
Attesa su una scala inclinata
Dove più infuria l’uragano.
 
Soli, siamo soli a bere l’amaro calice,
Se non fosse per le visite dell’arcobaleno.
 
Abbiamo dei fratelli dietro quella spianata,
Fratelli buoni, che ci amano. Ci guardano e piangono.
Poi si dicono in segreto:
"Ah! Se quest’assedio venisse dichiarato…"
Lasciano la frase incompiuta:
"Non lasciateci soli, non abbandonateci".
 
Le nostre perdite: da due a otto martiri, giorno dopo giorno.
E dieci feriti.
E venti case.
E cinquanta ulivi…
Aggiungeteci la perdita intrinseca
Che sarà il poema, l’opera teatrale, la tela incompiuta.
 
Una donna ha detto alla nube: copri il mio amato
Perché ho le vesti grondanti del suo sangue.
 
Se non sei pioggia, amor mio
Sii albero
Colmo di fertilità, sii albero
Se non sei albero, amor mio
Sii pietra
Satura d’umidità, sii pietra
Se non sei pietra, amor mio
Sii luna
Nel sogno dell’amata, sii luna
(Così una donna che dava sepoltura al figlio)
 
O ronde della notte! Non siete stanche
Di spiare la luce nel nostro sale
E l’incandescenza della rosa nella nostra ferita,
Non siete stanche, ronde della notte?
 
Un lembo di questo infinito assoluto azzurro
Basterebbe
Ad alleviare il fardello di questo tempo
E a spazzare via la melma di questo luogo.
 
Che l’anima scenda dalla sua cavalcatura
E cammini con passi di seta
Al mio fianco, mano nella mano, come due amici
Di vecchia data che condividono il pane secco
E un bicchiere di vino della vecchia vigna,
Per poter attraversare insieme questa strada.
Poi i nostri giorni seguiranno sentieri diversi:
Io al di là della natura, e lei,
Lei preferirà inerpicarsi su un’altra vetta.
 
Siamo lontani dal nostro destino come gli uccelli
Che fanno il nido negli anfratti delle statue,
O nella cappa del camino, o nelle tende
Dove riposava il principe andando a caccia.
 
Sulle mie macerie spunta verde l’ombra,
E il lupo sonnecchia sulla pelle della mia capra.
Sogna come me, come l’angelo,
Che la vita sia qui… non laggiù.
 
Quando si è assediati, il tempo diventa spazio
Pietrificato nella sua eternità
Quando si è assediati, lo spazio diventa tempo
Che ha fallito il suo ieri e il suo domani.
 
Questo martire mi assedia ogni volta che vedo spuntare un nuovo giorno
E mi chiede: Dov’eri? Annota sui dizionari
Tutte le parole che mi hai offerto
E libera i dormienti dal ronzio dell’eco.
Il martire mi spiega: Non ho cercato al di là della spianata
Le vergini dell’immortalità, perché amo la vita
Sulla terra, fra i pini e gli alberi di fico,
Ma era inaccessibile, così ho preso la mira
Con l’ultima cosa che mi appartiene: il sangue
Nel corpo dell’azzurro.
 
Il martire mi avverte: Non credere alle loro storie
Credi a me, padre, quando osservi la mia foto e chiedi piangendo:
Come hai potuto scambiare le nostre vite, figlio mio,
Perché mi hai preceduto? C’ero io, c’ero prima io!
 
Il martire non mi da tregua: mi sono solo spostato
Con i miei mobili consunti.
Ho posato una gazzella sul mio letto,
E una falce di luna sul mio dito,
Per alleviare la mia pena.
L’assedio continuerà, per convincerci a scegliere
Una schiavitù che non fa male,
In piena libertà!
 
Resistere significa: accertarsi della forza
Del cuore e dei testicoli, e del tuo male tenace:
Il male della speranza.
 
In quel che resta dell’alba, cammino verso il mio involucro esterno
In quel che resta della notte, ascolto il rumore dei passi rimbombare al mio interno
Saluto chi come me insegue
L’ebbrezza della luce, lo splendore della farfalla,
Nell’oscurità di questo tunnel.
 
Saluto chi beve con me dal mio bicchiere
Nelle tenebre di una notte che entrambi ci avvolge:
Saluto il mio spettro.
 
Per me i miei amici preparano sempre una festa
Da Dio, una sepoltura serena all’ombra delle querce
Un epitaffio inciso nel marmo del tempo
E sempre ai funerali li precedo correndo:
Chi è morto… chi?
 
La scrittura, un cucciolo che morde il nulla
La scrittura ferisce senza lasciar tracce di sangue.
 
Le nostre tazze di caffè. Gli uccelli, gli alberi verdi
Nell’ombra azzurrina, il sole che scivola di muro
In muro con balzi di gazzella
L’acqua delle nubi dalla forma illimitata - tutto quel che ci resta.
 
Il cielo. E altre cose dai ricordi sospesi
Rivelano che questo mattino è potente splendore,
E che noi siamo i convitati dell’eternità.

* Questa poesia è stata scritta nel 2002 da Mahmoud Darwish, il massimo poeta palestinese, morto un anno fa. Ringraziamo "La Casa della Poesia" ( www.casadellapoesia.it ) per avercela suggerita.

{Consulter} l'article avec son forum.


La "campagna del pane" e l’iniziativa sociale di Rifondazione

Le martedì 6 gennaio 2009 par Fosco Giannini

Le origini del mutualismo e un nuovo obiettivo della militanza

La "campagna del pane" e l’iniziativa sociale di Rifondazione

di Fosco Giannini

La "campagna del pane" ha caratterizzato, più di altre, l’iniziativa sociale del Prc in questa fase. Dai primi responsi giunti dai territori tale iniziativa ha avuto un buon successo e ha permesso al Partito di iniziare , faticosamente, a riannodare alcuni di quei legami sociali brutalmente recisi dagli errori politicisti ed istituzionalisti commessi precedentemente da Rifondazione Comunista e sfociati nella Caporetto del 13 e 14 aprile 2008.

E’ importante analizzare la campagna del pane poiché essa ha messo in evidenza alcune, non trascurabili, contraddizioni: da una parte vi è stata una buona - e non scontata - risposta militante, nei Circoli e nelle Federazioni. Il Partito è sceso in piazza e si è impegnato; si è convinto della bontà dell’iniziativa. D’altra parte vi è stata una risposta negativa ( con punte di sprezzo) da parte della minoranza. Oltre ciò, si percepisce una "terra di mezzo" - non si sa quanto vasta - segnata da una sorta di scetticismo o silenziosa attesa.

Chi scrive, per evitare equivoci, si dichiara d’accordo con l’iniziativa e anche con le diverse forme di lavoro sociale che essa evoca. Ma le contraddizioni interne che il lancio della campagna ha provocato meritano un supplemento di indagine e di riflessione.

Partiamo dall’essenza delle cose: il segretario nazionale, Paolo Ferrero, e il nuovo gruppo dirigente tentano - attraverso la campagna del pane - di introdurre un’innovazione politica, culturale e organizzativa nel Partito ( nel senso che essa aggiunge un pezzo di lavoro inedito all’impegno militante).

Ferrero chiama questo nuovo pezzo di lavoro militante "mutualismo". D’accordo: tuttavia, proprio alla luce delle contrarietà e dei silenzi provocati nel Partito credo che di questa innovazione dobbiamo parlare.

Prima questione: non dobbiamo ripetere gli errori commessi - a mio avviso - da Bertinotti. L’ex segretario lanciava "innovazioni" spesso prive del minimo sostegno politico e teorico necessario, sino al punto che esse si trasformavano - per la loro fragilità culturale - in atti liquidatori , e non rifondativi, della cultura e della prassi comuniste.

Il mutualismo che ci propone Ferrero, dunque, che cosa deve essere ? Che cosa non deve essere? La imposterei così, la questione, senza pregiudizi o reticenze nella discussione, ma con spirito aperto e costruttivo.

Quali sono le origini del mutualismo?

Sembra che tra i primi ad usare il termine "mutualismo"(mutualisme) sia stato, nel 1822, Charles Fourier ; è sicuro che fu una organizzazione di lavoratori di Lione - verso il 1830 - ad autodefinirsi mutualista ed è nella storia del pensiero filosofico ed economico il fatto che la categoria di mutualismo sia stato il cuore dell’analisi complessiva di Pierre - Joseph Proudhon.

Fourier, Proudhon, Josiah Warren, in buona parte Saint - Simon, del tutto Robert Owen : è lungo quest’asse di socialisti-utopisti, di umanisti non materialisti e pre-marxisti che prende corpo la concezione del mutualismo. Essa è molto chiara in Proudhon: il mutualismo è il progetto di collaborazione, in senso solidale, tra produttori associati, non è certo il superamento dei rapporti capitalistici di produzione. Il problema centrale del capitalismo non è - per Warren e Proudhon - lo sfruttamento oggettivo sul lavoro tramite l’estrazione di plus valore, ma è "la violazione del principio del costo", violazione attraverso la quale il capitale accresce arbitrariamente tutti i prezzi delle merci. Proudhon (significativamente rilanciato - in una fase anticomunista acuta del centro sinistra storico italiano - da Bettino Craxi) è famoso per aver affermato che "la proprietà è un furto", anche se meno conosciuta, ma intimamente coerente al suo sistema di pensiero, è la sua affermazione secondo la quale " la proprietà è libertà" e che " la proprietà degli strumenti di lavoro è essenziale per la libertà".

Peraltro, saranno proprio Marx ed Engels (già ne "Il Manifesto del Partito Comunista") a fare i conti con il socialismo utopistico e con la concezione del mutualismo.

Si legge ne "Il Manifesto" : "I sistemi di Saint- Simon, di Fourier, di Owen, emergono nella prima e non sviluppata fase della lotta tra proletariato e borghesia…I fondatori di quei sistemi colgono la contrapposizione fra le classi…ma non colgono affatto l’autonomo ruolo storico del proletariato… Al posto dell’attività sociale deve subentrare la loro propria inventiva personale, al posto delle condizioni storiche dell’emancipazione del proletariato devono subentrare condizioni immaginarie, al posto della graduale organizzazione del proletariato in classe deve subentrare una organizzazione della società da loro stessi escogitata".

E sarà ancora Marx, nella "Miseria della Filosofia", a rispondere al Proudhon che asseriva che "è il tasso del salario a determinare il prezzo delle merci". Scrive Marx che vi è il diritto alla sciocchezza e Proudhon ignora che è stato lo stesso Ricardo a confutare una volta per tutte questo errore tradizionale.

I socialisti utopisti avevano escogitato un loro mutualismo e Marx l’aveva ridicolizzato.

Dunque, è chiaro che la proposta del mutualismo non può di certo riferirsi alla riproposizione delle concezioni di Fourier, Proudhon e Owen. Ma questo, mi pare d’aver capito, è lo stesso Ferrero ad asserirlo. Che cosa può essere, dunque, il mutualismo proposto dal segretario del Prc?

Non deve essere e non è una riassunzione - nè per i tempi brevi né per i tempi lunghi - del senso ultimo della Società dell’Armonia senza più conflitti di Fourier o di un rilancio di quelle forme di cooperazione e associazionismo che si propagarono nella metà dell’ottocento e poi degenerarono in organizzazioni neo capitaliste volte, come le altre, al massimo profitto.

Per comprendere il mutualismo possibile potrebbero esserci utili le riflessioni di Lorenzo Guadagnucci (" Il nuovo mutualismo", Feltrinelli, 2007).

Guadagnucci ci ricorda, in quel suo lavoro, come le forme di autorganizzazione sociale crebbero e si diffusero, nella prima metà del XIX secolo, come tentativo di ricostruzione di quei legami sociali che il capitalismo degli "spiriti animali" del tempo aveva violentemente lacerato. E come oggi, di fronte al nuovo e lungo ciclo iperliberista segnato da un vasto disagio sociale e dalla distruzione generale del welfare, nuove forme mutualistiche, di spontaneo mutuo soccorso, si stiano diffondendo ed auto organizzando (molte, ed in espansione carsica, sono ad esempio, le nuove forme del credito democratico e svincolato dall’usura delle banche).

Ed è importante l’analisi di Guadagnucci poiché, da una parte, ci invita - anche noi comunisti - a non avere un rapporto aristocratico con tali forme di autorganizzazione sociale e, d’altra parte, a non dimenticare la degenerazione affaristica di quelle forme sociali spontanee che alla fine dell’ottocento si istituzionalizzarono entrando infine nel mercato come soggettività capitalistiche a tutto tondo, senza più nessun retaggio etico o solidale.

Questioni che riprende anche Giulio Marcon nel suo libro "Le utopie del ben fare", quando ricorda il pericolo di degenerazione del no profit e del terzo settore.

Che cosa deve dunque essere la proposta di Ferrero del mutualismo? Prendendo nettamente le distanze da ogni forma mutualistica sbagliata e ambigua (da Proudhon all’odierno terzo settore) il nostro mutualismo dovrebbe essere essenzialmente un nuovo terreno di lavoro, un nuovo obiettivo della militanza, una nuova forma di penetrazione nel corpo sociale e di organizzazione del consenso. Oltreché l’anticipazione di una nuova etica: quella comunista e solidale.

Dobbiamo, cioè, con la massima concretezza possibile, stare a fianco della grande sofferenza sociale, offrire alle persone in carne ed ossa colpite quotidianamente dal capitale il nostro aiuto solidale; nelle periferie delle metropoli, nei paesi, nei quartieri, nei condomini, a fianco dei lavoratori divenuti esuberi, delle famiglie povere, degli immigrati, di quegli anziani e di quei malati ( penso all’Alzhaimer) con pensioni che non permettono né istituti né badanti a tempo pieno. E’ troppo cristiano, tutto ciò, per noi comunisti? E’ lavoro da crocerossine? No: ricordo che gli Oratori delle parrocchie, con la loro capillare rete di relazioni sociali, sono tra le più formidabili macchine di organizzazione del consenso conosciute e noi, senza "media" e senza fondi, abbiamo un’unica possibilità : il radicamento in ogni piega sociale (certo: innanzitutto nei luoghi della produzione e del conflitto vivo tra capitale e lavoro, presenza organizzata senza la quale ogni altra forma di militanza, compreso il mutualismo, perde senso).

Ma il mutualismo può essere un tassello importante - nella sua forma sociale di Soccorso Rosso - del nostro radicamento.

E mi affido alle memorie di Ho Chi Min: i comunisti vietnamiti - durante la lotta di Liberazione - facevano le iniezioni, gratuitamente, ai contadini poveri e malati. Ho Chi Min era nascosto tra i contadini e lavorava con essi in incognito. Un giorno un contadino gli disse : "Ma chi sono questi comunisti?". E Ho Chi Min gli rispose : "Non lo so. Ma se vengono qui a farci le iniezioni e ce le fanno gratuitamente saranno sicuramente brave persone".

Il mutualismo così concepito (solidarietà concreta, di classe) può attenuare il nostro conflitto con il capitale?

Mi pare una sciocchezza solo il pensarlo. Molte altre cose ci hanno portato lontani dalla lotta: il tentativo di trasformare il nostro Partito - comunista - in qualcos’altro da sé e la crescita di un grande amore per le poltrone. Se il mutualismo - assieme al nostro imprescindibile protagonismo nei luoghi di lavoro - ci aiuterà a rafforzare i nostri deboli rapporti di massa ci aiuterà anche ad innalzare la nostra capacità di organizzare il conflitto sociale. In senso anticapitalista.

{Consulter} l'article avec son forum.


Gaza, la strage senza fine Armi al fosforo sui palestinesi

Le martedì 6 gennaio 2009 par Francesca Marretta

Gaza, la strage senza fine. Armi al fosforo sui palestinesi

Attacco di terra e dal cielo dell’esercito israeliano. Oltre 500 le vittime dall’inizio dell’offensiva

di Francesca Marretta, Gerusalemme

Uccisi in casa. Per strada. In auto. In ambulanza. Non c’è scampo per gli abitanti di Gaza, sotto tiro di artiglieria, aviazione e marina israeliana. L’esercito dello Stato ebraico è dentro Gaza. Divisa in due, mentre si espande l’operazione di terra. I tank israeliani occupano da sabato tutto il nord della Striscia. Da ieri si combatte anche a Gaza City, che era stata circondata nelle ore precedenti. I conbattimenti sono violenti nella parte orientale e in quella settentrionale della città. Almeno cinquanta i palestinesi uccisi ieri, in maggioranza civili.

Dodici erano bambini. A Gaza City una donna è morta insieme a quattro dei suoi figli. Il giorno precedente cinque persone delle stessa famiglia, tra cui una ragazzina di quattordici anni, erano rimasti uccisi dal colpo di un carro armato a Netzarim, a sud di Gaza City. Probabilmente cercavano una via di fuga. Ucciso anche l’infermiere dell’ambulanza inviata per i soccorsi.

Si potrebbe continuare con una lunga lista. I civili morti dall’inizio dell’operazione "Piombo Fuso" sono oltre cento. Almeno ottantasette sono minori. In tolale i palestinesi uccisi sono oltre cinquecentosessanta. Amnesty International sottolinea che ai morti civili dovrebbero essere aggiunti i centosessantacinque poliziotti che si occupavano di ordine pubblico, che non prendevano parte al conflitto, non essendo miliziani. I feriti sono oltre duemilacinquecento.

Dall’inzio dell’offensiva di terra, cominciata sabato scorso, è rimasto ucciso un soldato israeliano e diverse decine sono rimasti feriti. Dall’ospedale Shifa di Gaza City il Dr. Muawiya Hassanein, spiega che i morti potrebbero essere molti di più. In molte zone non è possibile portarli via. Il portavoce del Premier Olmert, Mark Regev, interpellato da Liberazione sulle vittime civili insiste sul fatto che quella in corso «non è una guerra contro la poopolazione di Gaza, ma contro Hamas». Nelle scorse ore chi ha potuto, tra la popolazione di Jabalya, Beit Lahya e Beit Hanun, a nord di Gaza è fuggito. Pensando forse che i tank non sarebbero arrivati a Gaza City. «A casa mia ci sono i miei parenti di Jabalya.

Ogni famiglia vive in una stanza» ci ha detto ieri pomeriggio da Gaza City il giornalista Safwat al-Khalut. «O sopravviviamo tutti insieme, oppure, se moriremo moriremo insieme». Safwat ha descritto cosa significa uscire di casa a Gaza. «Puoi rimanere colpito in ogni momento. Cerchiamo di muoverci il meno possibile ma quando ti devi mettere in fila per il pane, ci stai anche per tre ore. Adesso a casa siamo di nuovo senz’acqua. La centelliniamo e andiamo a riempire bottiglie vuote di coca-cola alla fontana municipale». Safwat, dice che arrivato da Jabalya, lo zio parlava di gas che avrebbero preceduto i bombardamenti. «Parli di lacrimogeni?» - «No, un’altra cosa».

Potrebbe trattarsi di proiettili al fosforo bianco, usati per coprire con schermi fumogeni l’avanzata della fanteria, di cui hanno parlato diversi media. I portavoce del governo israeliano smentiscono. Insistono sul fatto che Israele non fa uso di armi illegali. Basandosi probabilmente sul fatto che le armi al fosforo sono considerate non proibite se usate per "illuminare" il campo di battaglia.

Ma secondo la Convenzione di Ginevra, le armi al fosforo non possono essere usate in aree abitate da civili, in quanto altemente suscettibili di provocare vittime, tra l’altro con una morte orribile, ustionandole fino alla morte, dato che il fosforo bianco continua a bruciare fino a quando ha ossigeno, che innesca la combustione. Un crimine dunque anche solo pensare di usarle a Gaza.

Il luogo a maggiore densitá di popolazione del pianeta. Ma nessun giornalista internazionale puó entrare a Gaza per indagare. Il governo Olmert si preoccupa per la nostra sicurezza. Dobbiamo quindi basarci sui resoconti degli abitanti di Gaza. Che appaiono più demoralizzati di giorno in giorno. Man mano che passano i giorni non si avverte più rabbia nei racconti, ma rasegnazione, sfinimento. «La situazione è brutta, molto brutta» Khaled parla dal sud, da Rafah, colpita ancora ieri dall’aviazione che ha per obiettivo i tunnel sotterranei al confine con l’Egitto. Come gli altri a Gaza racconta il dramma di vedere la paura, lo stress dipinto sul volto dei propri figli. I pianti isterici a ogni rombo di aereo. «Corrono da me o dalla mamma. Non sappiamo più cosa fare per intrattenerli. Per distrarli». E padre Emmanuel Musallan, il parroco della comunità cristiana di Gaza, dice che alcuni bambini sono morti d’infarto per la paura.

L’operazione Piombo Fuso a Gaza procede «secondo i piani», ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano Barak, anche se ma «non tutti gli obiettivi sono ancora stati raggiunti». Dunque l’offensiva continuerà, forse «ancora per settimane». I commenti apparsi sulla stampa israeliana dicono il contrario. Sostengono che l’operazione manterrà consenso solo se e fino a quando l’Idf non riporterá sostenziali perdite e finchè l’opinione pubblica internazionale alzerá la voce, ma senza conseguenze o sanzioni per Israele, quindi meglio sbrigarsi. L’esercito israeliano ha annunciato ieri di aver catturato «decine» di miliziani di Hamas. Nonostante la massiccia presenza israeliana a Gaza, anche ieri il sud di Israele è stato raggiunto dai razzi. Colpite ieri di nuovo, oltre Sderot e anche cittá ben più lontane dal confine con Gaza come Ashdod, dove un asilo, fortunatamente vuoto è stato distrutto, e Be’ersheva.

Due persone sono rimaste lievemente ferite, mentre diversi sono i ricoverati in stato di shock. I leader di Hamas sono per qualche istante emersi dai rifugi sicuri a Gaza. Mahmud Al-Zahar ha parlato dalle frequenze della televisione di Hamas, che riesce a funzionare da uno studio mobile, dichiarando che «la vittoria arriverà, con l’aiuto di Allah». Ci crede lui, ma la stragrande maggiornaza della popolazione a Gaza vuole solo sopravvivere a questa guerra. Mentre il governo israeliano continua a negare che esista emergenza umanitaria a Gaza, l’Ong internazionale Oxfam, come ripetono da giorni anche Nazioni Unite e Croce Rossa dice che «Gli ospedali sono sovraffollati di morti e feriti e mancano di tutte le attrezzature e il materiale essenziale».

Oxfam conferma che a Gaza mancano cibo, acqua, medicine e carburante e che Israele autorizza a passare per il valico di Kerem Shalom sono completamente inadeguati per far fronte ai bisogni della popolazione di Gaza. Di fronte a questa situazione, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Antonio Guterres ha lanciato un appello per ricordare il diritto universale di chi fugge dalla guerra e ha richiamato i Paesi della Regione alla responsabilità di garantire l’ingresso sul proprio territorio ai civili di Gaza. Ma il problema, sopratutto con la Striscia divisa, è come farli uscire.

{Consulter} l'article avec son forum.


la strage degli innocenti

Le martedì 6 gennaio 2009 par pietro

Nonostante una sentenza della Corte Suprema Israeliana ai giornalisti non è consentito entrare a Gaza, seguire ed informare dalle zone dell’aggressione. L’esercito israeliano si comporta come quello degli alleati agli Usa in tutte le zone di occupazione delll’ imperialismo occidentale. A Bagdad furono sparate cannonate alle stanze di un noto albergo dove alloggiavano i giornalisti, in gisgiordania un cecchino israeliano ha deliberatamente abbattuto un cameramen. Insomma la notizia deve essere costituita dalle menzogne delle veline degli stati maggiori dell’esercito occupante. Le notizie che comunque arrivano dalle città della striscia di Gaza sono di aspri combattimenti corpo a corpo per le vie per le case dappertutto. Continua intanto la strage degli innocenti. I bambini sono obiettivi privilegiati dagli assassini. Ci sono preoccupazioni demografiche. Gli ebrei si chiedono se diventeranno minoranza nella zona data l’alta prolificità delle madri palestinesi. Altri obiettivi privilegiati sono i quadri dirigenti ed i tecnici. Sono i professori. Si vuole una popolazione magari quasi analfabeta, disarticolata, senza servizi civili, regredita ed abbrutita da bisogni elementari come la fame e la sete ed il bisogno di ripararsi. E’ possibile che la mattanza, la carneficina continui per molto o per poco non lo sappiamo. Ma non ’è dubbio che ha ragione il Presidente della Commissione esteri del Senato On.Le Dini quando afferma che in ogni caso la scelta della strage e della guerra è una scelta perdente. Per motivi ovvi: ad ogni membro della resistenza palestinese ucciso ne succederanno almeno dieci e quando hamas sarà completamente distrutto sarà pronto un altro hamas pronto financo al martirio. Martirio affrontato da tutti i dirigenti e membri di Hamas quando hanno compiuto la loro scelta sapendo che sarebbero stati segnalati subito ad israele e inclusi nella lista degli omicidi mirati del Quarto Reich. La scelta di Israele è perdente per un altro motivo: come reagisce e come reagirà la popolazione palestinese della gisgiordania del quisling Abu Mazen? Come potrà giustificare l’OLP la sua inerzia a fronte della macellazione dei suoi fratelli di Gaza? Inoltre, non dimentichiamo la Gisgiordania è stracolma di insediamenti "coloniali" di Israele che rendono difficilissima e penosa la vita della popolazione palestinese. Questi coloni sono generalmente fascisti, stanno con il mitra dietro la porta, non mancano occasione per seviziare, insolentire, uccidere i loro vicini palestinesi. Basta ad un bambino fermarsi a giocare a pallone vicino un muro di cinta di una casa colonica per essere preso a fucilato. I coloni godono inoltre di mezzi di comunicazione rapidi, di strade, di impianti elettrici e di acquedotti, insomma hanno dato quello che viene negato ai palestinesi costretti a vivere con l’acqua e l’energia elettrica razionata. Ecco perchè il blocco di Abu Mazen è destinato ad esplodere. Se i palestinesi, popolo notoriamente laico, ha scelto Hamas che è un partito religioso, è per il fallimento morale prima che politico dell’OLP. Basta vederli i quadri dirigenti che stanno attorno ad Abu Mazen: hanno tutti la pancetta ed il viso lardoso di chi mangia e beve molto bene a differenza degli scheletrici cittadini che "amministrano". Giunge notizie che gli americani si accingono a lasciare Bagdad lasciandovi la più grande ambasciata esistente al mondo. Si tratta di una costruzione grande quanto la città del vaticano in grado di contenere tutte le infrastrutture di una città autosufficiente. Tutte le menzogne sulla esportazione della democrazia, sulle armi di distruzione di massa, si sono rivelate per quelle che sono: un progetto neocolonialistico di controllo del pianeta. Bagdad avrà una città americana dentro di se che la controllerà e, se necessario, ne divorerà le risorse. La guerra è stupida e lascia ricordi quasi indelebili nelle generazioni future ed odio che diventa istintivo verso l’aggressore. Scriveva Kant che "nessun Stato deve intromettersi con la forza nella costituzione e nel governo di un altro Stato" Questo vale per quanti si appellano ai valori dell’Occidente e ne sconoscono l’etica, la filosofia, gli ideali. Pietro Ancona http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_05/gaza_terzo_giorno_attacco_terra_7074ec42-dafa-11dd-b0de-00144f02aabc.shtml

================= http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ www.spazioamico.itHarol

Pinter disse che: «l’amministrazione Bush, con la guerra in Iraq, si è trasformata in un animale selvaggio assetato di sangue», bollò Tony Blair con un «utile idiota».

{Consulter} l'article avec son forum.


Francesco catgiu e la tortura di Stato

Le martedì 6 gennaio 2009 par sirbone

Continuano le torture da parte dello stato nei confronti del prigioniero Francesco Catgiu. Condannato nel 1984 per un processo tra i più inverosimili della giustizia sarda, Catgiu, claustrofobico, ha subito torture di ogni genere, sperimentando le peggiori violenze dell’istituzione carceraria. Il magistrato Franco Ionta, capo del DAP, diligente amministratore del tritacarne penitenziario e sadico burocrate, ha rifiutato la semplice richiesta di trasferimento di Francesco, sessanatasettenne in sedia rotelle e affetto da morbo di Parkinson. Per conoscere più approfonditamente le mostruosità del carcere subite da Catgiu vi rimandiamo al n°3 del bollettino di Croce Nera (2001).

"SIRBONE" LIBERO! IONTA BOIA!

Di seguito un articolo che descrive gli ultimi scatti dell’ingranaggio burocratico.

fonte: Agi, 2 gennaio 2009

"Francesco Catgiu, 67 anni, di Orgosolo, in gravi condizioni di salute, recluso a Secondigliano di Napoli, deve essere trasferito in Sardegna dopo oltre 24 anni di detenzione in carceri della penisola. Ha il diritto di trascorrere il residuo della pena (6 anni e 3 mesi) in un istituto dell’isola dove possa essere curato e stare vicino agli affetti familiari. Del resto, per le numerose patologie di cui soffre, la sua lontananza dall’isola non può essere giustificata da ragioni di pericolosità sociale". Lo afferma la consigliera socialista Maria Grazia Caligaris (PS), componente della Commissione Diritti Civili, che ha scritto al capo Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia, Franco Ionta, e al direttore del carcere di Secondigliano per avere notizie sulle condizioni di salute del detenuto e sull’eventuale trasferimento in Sardegna. Il capo del Dipartimento ha, precisato, nella risposta, che "non risulta che Catgiu abbia formulato istanze di trasferimento per la Sardegna" ed "è affetto da tali e tante patologie da comportare la sua permanenza in un istituto penitenziario fornito di centro diagnostico terapeutico". "Affetto dal morbo di Parkinson, da una forma di paraplegia che lo costringe a muoversi con le stampelle, dalla psoriasi, da gravi disturbi claustrofobici e da una artrosi progressiva che gli blocca un braccio, non è più difeso da parecchio tempo dall’avvocato Vittorio Trupiano del Foro di Napoli che aveva avviato la procedura al Tribunale di Palermo per la revisione del processo. Il fatto assurdo - precisa Caligaris - è che Catgiu non è a conoscenza della rinuncia del difensore di fiducia e non è in grado di compilare, per via gerarchica, la richiesta di trasferimento in Sardegna".

{Consulter} l'article avec son forum.


La Marianne

Le martedì 6 gennaio 2009 par e = mc2

Rivoluzione Francese

Da sempre estimatore della "novità" che prese la Bastiglia e diede un nuovo corso alla Storia, in Europa e nel Mondo, pur se non completata con il taglio delle teste del Clero e dimentica di molte di quelle Nobili, sto di nuovo canticchiando La Marsigliese alla notizia (Il Messaggero on-line del 6/1); bel regalo che mi ha portato la Befana, oltre il solito sacco di carbone:

" di Francesca Pierantozzi PARIGI (5 gennaio) - Carosello, adieu. I telespettatori francesi hanno vissuto ieri la loro ultima mezz’ora di pubblicità dopo il telegiornale delle 20. Da oggi, niente più spot sulle emittenti pubbliche dalle 8 di sera alle 6 del mattino, in attesa che la pulizia sia integrale nel 2012, quando la pubblicità sarà spazzata via da tutte le emittenti di France Television, dall’ammiraglia France 2 alla battagliera France 3 alla culturale France 5. ..."

Un sogno - a volte si avverano! - poter dare anche noi il benservito alla Televisione Commerciale - scimmiottata da quella pubblica - ed al suo Cavaliere; un vero sussulto di amor patrio a seguire l’esempio francese; come l’altra volta.

P.S.: A proposito di Rivoluzione Francese e livello culturale dei nostri Laureati, sto ancora borbottando perché ieri sera, ad una domanda su Il Milionario, rivolta ad un giovane (26 anni) Ingegnere Meccanico, peraltro diplomato anche al Conservatorio in Pianoforte, su cosa fosse la Bastiglia e con quattro opzioni - tra le quali "un carcere" - ha passato la risposta, non conoscendo la Storia. Ecco un suggerimento per MariaStella Gelmini . Mi sono vergognato per lui e per la nostra Scuola

{Consulter} l'article avec son forum.



{Site réalisé avec le logiciel SPIP} {BELLACIAO - IT}