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Formazione di un nuovo progetto comunista anarchico nel Regno Unito

di : Nando
sabato 5 maggio 2012 - 02h37

Chi siamo: Formazione di un nuovo progetto comunista anarchico nel Regno Unito

"Li ascolto liberamente e con tutto il rispetto che meritano la loro intelligenza, il loro carattere, il loro sapere, riservandomi sempre il mio diritto incontestabile alla critica ed alla censura." - Mikhail Bakunin

L’odierno movimento anarchico di tutto il Regno Unito, e comunque di tutto il mondo, si trova di fronte a sfide inedite.

Questa generazione deve far fronte a misure di austerity paralizzanti che hanno avuto inizio con il precedente governo laburista e che hanno subito un’accelerazione con il governo di coalizione conservatore-liberaldemocratico. La crisi economica ha fornito alle elites politiche una giustificazione concreta per lanciare attacchi ideologicamente motivati contro la classe lavoratrice. Gli sforzi per "abbattere il deficit" a tutti i costi hanno fornito allo stato quel mascheramento necessario per fare manovre pregne di selvaggi tagli thatcheriani al settore pubblico, alla scuola ed allo stato sociale, dando luogo nel contempo ad un processo avanzato di privatizzazione del servizio sanitario nazionale, di ulteriori detassazioni per i milionari, di defiscalizzazioni per gli imprenditori, unitamente ad attacchi poderosi ai diritti sindacali nei posti di lavoro. Tutto questo all’insegna di uno sforzo per stimolare un’economia pur sempre stagnante ed in gran parte a spese di una povertà in crescita ed a fronte di una disoccupazione di massa, che colpisce severamente soprattutto le donne, i giovani e la gente di colore.

La già cruda realtà di questa situazione viene aggravata dal fatto che la vita lavorativa del popolo britannico si svolge sempre di più in settori economici che sono sempre più segnati dall’approssimazione e dalla precarietà, o che presto lo diventeranno. Intanto, il tradizionale movimento rivoluzionario "di sinistra" ha preso sostanzialmente una posizione di difesa e di ritirata, reiterando un datato richiamo ai suoi fondamentali di sempre seppur indeboliti. Il movimento anti-austerity appare contenersi nella ricerca della difesa delle conquiste ottenute dalle vecchie generazioni, piuttosto che usare la crisi economica ed un rinnovato interesse per le idee radicali quali mezzi per produrre agitazione e lottare per una società completamente differente. Nei vari gruppi anti-austerity a livello regionale, la sinistra autoritaria marxista ed i sindacati si sono incartati in litigi sull’organizzazione burocratica del sindacato - un sindacato che è divenuto sempre più conciliante verso la coalizione al governo - oppure su quale livello di sostegno offrire al Partito Laburista, fino al punto di fornirgli piattaforme in occasione di riunioni organizzative e di mobilitazioni.

La realtà è che l’attuale repertorio della Sinistra non parla alle sfide che la classe lavoratrice sta affrontando e nemmeno alla maggioranza della classe operaia, preferendo invece occuparsi di minoranze di lavoratori organizzati in posizioni economiche privilegiate, vale a dire gli impiegati, a contratto o salariati, i lavoratori non-precari e sindacalizzati. Questi mediocri sforzi organizzativi sono stati accompagnati da lotte riformiste quali le campagne contro l’evasione fiscale, la campagna per il lavoro, alle quali manca un’analisi mirata sulla natura del lavoro. Iniziative come Occupy, sebbene abbiano almeno fornito una base per aprire un dibattito sull’austerity, hanno ugualmente mancato nell’indicare e mettere a fuoco una chiara comprensione della natura e delle cause dell’attacco. E’ vero che i movimenti di occupazione in altri paesi hanno dato indicazioni di trasformazione radicale, ma nel Regno Unito la maggior parte dgli sforzi organizzativi sono stati veicolati in un contesto socialdemocratico volto ad ottenere niente di più che una difesa delle concessioni ed in certi casi a criticare gli sforzi di un’offensiva anticapitalista contro l’austerity.

I modelli di attivismo a cui la Sinistra fa riferimento sono ancora quelli legati alle lotte di massa degli anni ’70/’80 - manifestazioni di massa, volantinaggi e vendita di giornali, manovre di corridoio nelle riunioni politiche. Eppure, anni di riforme neoliberiste hanno prodotto una classe lavoratrice che è depoliticizzata, smobilitata ed atomizzata. Ciò che occorre non è l’intervento, ma la ricostruzione. La Sinistra sta ancora cercando di mettersi alla guida ed alla direzione di una massa di lavoratori che, per dirla semplicemente, non esiste più al giorno d’oggi. Alcuni radicali possono guardare desiderosi alla Grecia, alla Spagna e ad altre parti dell’Europa per sostenere, ricadendo nel classico economicismo marxista, che in fondo deve andare peggio perchè vada meglio. Sebbene il simultaneo incremento dei "suicidi politici" in questi paesi dovrebbe indurci a mettere in discussione la saggezza di una simile analisi - vogliamo davvero che le cose vadano peggio? Una tale visione ignora la sostenuta e politicizzata resistenza che la Grecia, per esempio, ha conservato per tutti gli anni ’80 e ’90, con la natura combattiva delle lotte sociali, con il record di concessioni ottenute dallo Stato (particolarmente tra gli studenti ed i giovani) e con un movimento anarchico/antiautoritario in crescita e molto attivo, visibile ed impegnato nei quartieri in quasi tutti i centri urbani del paese.

Il nostro unico barlume di speranza, in questi anni di austerity, è venuto dalle brevi ma intense lotte dei giovani e degli studenti. Solo in questo caso è stato possibile assistere all’incontro riuscito di due culture - quella dei militanti ed organizzatori politici (antimilitaristi, attivisti contro la guerra ed altri politicizzatisi sulla questione Iraq) e quella della creatività e della combattività di una generazione esclusa dal futuro confortevole dei loro stessi fratelli maggiori. Il 26 marzo, quando i sindacati hanno indetto a Londra la loro "Manifestazione per l’Alternativa", era già evidente quanto fossero ormai demograficamente isolati come componente politica, tanto che mentre in Oxford Street andava in scena l’azione diretta, migliaia di sindacalisti in Hyde Park stavano a sentire Ed Miliband, un politico a favore dell’austerity, che s’intortava la folla.

Purtroppo, la mancanza di ambizioni non è qualcosa di endemico solo all’interno della tradizionale sinistra marxista. Anche il movimento anarchico ha fallito nel dare un’impronta significativa alla resistenza all’austerity, come pure nel cogliere il momento favorevole alla diffusione delle idee e dei metodi anarchici. Storicamente il movimento anarchico si è mostrato come distinto dalla sinistra, ma in anni recenti - in tutto il Regno Unito - non è riuscito a promuovere la ricchezza della tradizione e della storia anarchica né a separarsi dall’inerzia della sinistra tradizionale, diventando niente di più di un appendice di quest’ultima, accontentandosi di svolgere un ruolo propagandistico, oppure a volte di agire come l’ala più militante del movimento contro l’austerity, quando era necessario.

Gli elementi costitutivi di un autonomo contro-potere devono consistere per prima cosa in un attacco ai miti dell’austerity e del compromesso di classe e nella costruzione della fiducia nell’auto-organizzazione e nell’azione diretta.

Laddove gli anarchici sono stati vincenti nel passato è quando sono stati parte vibrante ed integrante dei quartieri della classe lavoratrice. Questo significa abbandonare sia il terreno dell’attivismo che quello della Sinistra, per trovare il modo di parlare a quelle esperienze - ed ancor più trovare il modo di organizzarle - le quali hanno già in molti casi compiuto il passaggio critico di allontanarsi dalle illusioni della democrazia rappresentativa, ma che ancora restano scollegati dalla politica.

In definitiva, l’obiettivo di un movimento di lavoratori autonomo ed auto-organizzato è quello di costruire unità. Tale ispirazione, tuttavia, non deve indurci ad ignorare la natura conservatrice e privilegiata di certi settori del movimento dei lavoratori, quale ostacolo consistente al perseguimento dell’unità. Una minoranza di lavoratori organizzati cerca di difendere le concessioni insite in un impiego sicuro, il che in contrasto con la maggioranza della classe lavoratrice si traduce in una posizione particolarmente privilegiata. I lavoratori precari, gli studenti, i disoccupati ed i loro quartieri hanno dimostrato lo scorso anno una evidente simpatia verso i metodi antiautoritari ed hanno cercato di cogliere il momento per un’offensiva dell’azione diretta. Al tempo stesso c’è stata una grave carenza di lungimiranza politica, nonostante l’esistenza di un fertile terreno per una radicalizzazione diffusa. E’ qui che il movimento anarchico non è riuscito nè a capitalizzare il momento nè ad usare questo terreno di lotta quale contesto in cui costruirvi una distinta tradizione anarchica ed inserirvi le idee rivoluzionarie dell’anarchismo. E’ questo il settore in cui abbiamo già combattuto - dalle rivolte intransigenti del sottoproletariato a Montmartre nel 1890, alle contro-culture del "Barrio Chino" di Barcellona degli anni ’30 agli appelli dei Wobblies ad abbandonare la conservatrice AFL [American Federation of Labor] e ad agire quale polo per gli esclusi, gli emarginati ed i disorganizzati - ed è questa l’area in cui dobbiamo tornare a lottare. Collective Action: un’associazione di comunisti anarchici

"Se i rivoluzionari non hanno un’idea che li guidi nella loro azione, non saranno altro che una nave senza compasso." - Ricardo Flores Magón

"Anche noi chiediamo disciplina, poiché, senza comprensione e senza coordinamento degli sforzi di ciascuno in un’azione comune e simultanea, la vittoria non è concretamente possibile. Ma la disciplina non dovrebbe essere quella servile, quella cieca devozione verso i dirigenti, quell’obbedienza verso chi dice sempre di non interferire. La disciplina rivoluzionaria è coerenza con le idee condivise, è fedeltà agli impegni assunti, è sentirsi obbligati a condividere il lavoro ed i rischi insieme ai compagni di lotta." - Errico Malatesta

Collective Action è stata formata da un gruppo di comunisti anarchici che cerca di comprendere ed affrontare i compiti che si pongono di fronte al movimento anarchico ed alla classe lavoratrice. Avendo perso fiducia nelle attuali formazioni del movimento anarchico, abbiamo sentito la necessità di raggrupparci e ridare vita alle nostre idee politiche ed alla nostra attività nel contesto dell’elaborazione di un’analisi più ampia sulla fase attuale. Oggi ci consideriamo come un’associazione orientata nel movimento che vuole mettere a fuoco in modo critico i nostri errori e la natura delle lotte future. Tuttavia, puntiamo ad essere attivamente partecipi alle lotte in corso con l’obiettivo strategico di fondo di andare verso la ricostruzione di un movimento anarchico rilevante che sia in grado di inserirsi nelle lotte sociali, di vincere la leadership delle idee e di alimentare le culture della resistenza. Crediamo che questo processo di raggruppamento sia essenziale per il conseguimento di questo obiettivo.

Per noi il comunismo anarchico è una corrente politica che ha le sue radici nelle sezioni federaliste ed antiautoritarie della Prima Internazionale. Si tratta di una tradizione globale che è stata presente nelle rivoluzioni e nelle insurrezioni sociali dello scorso secolo. Oggi crediamo che tale particolare tradizione sia rappresentata al meglio dalla concezione specifista dell’anarchismo sociale. Questa è la concezione dell’anarchismo con cui noi ci identifichiamo attivamente. Lo specifismo può essere sintetizzato come:

la necessità di un’organizzazione anarchica specifica costruita attorno ad una unità di idee e di prassi;

l’uso dell’organizzazione anarchica specifica per elaborare teoria, sviluppare strategia politica e lavoro organizzativo;

la partecipazione attiva alla costruzione di movimenti sociali popolari ed autononomi tramite il coinvolgimento e l’influenza ("inserimento sociale").

Consideriamo quale aspetto importante dello specifismo l’idea del "recuperare il ruolo di vettore sociale dell’anarchismo", cioè il re-inserimento dell’anarchismo quale corrente di organizzazione popolare all’interno delle lotte sociali.

Non crediamo che lo specifismo dia tutte le risposte necessarie alle questioni sollevate; ma crediamo che esso sia un metodo ed una tradizione che possa aiutarci ad orientarci nei problemi ed a cogliere le questioni in modo più chiaro (come pure ad inverare la visione originale dell’anarchismo sociale).

Questo è un appello rivolto a tutti i comunisti anarchici indipendenti che sentono la necessità di comprendere più chiaramente chi siamo, dove siamo e dove vogliamo andare. Se da un lato l’associazione incoraggia le persone ad unirsi a noi ed a partecipare a questo processo di raggruppamento, dall’altro il nostro è un progetto che punta alla qualità e non alla quantità. Non puntiamo a fare numero, puntiamo a costruire efficacia. Non vogliamo competere con le altre organizzazioni, ma rimettere a fuoco i nostri sforzi. Siamo uno spazio per quei comunisti anarchici che vogliano sviluppare le loro idee collettivamente e che vogliano costruire con tali idee una strategia efficace che sia radicata nella lotta comune e resa unitaria dalla forza della teoria.

Al presente mettiamo a disposizione le nostre idee ed i nostri dibattiti sul nostro blog e sul nostro sito web, nonché sul nostro giornale "Ninth Symphony" [Nona Sinfonia] che verrà pubblicato periodicamente. Il nostro scopo è quello di pubblicare materiali che siano rilevanti e significativi per il movimento anarchico al’interno del contesto della attività reale quali organizzatori e militanti. Collective Action Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.

Scarica questo comunicato in formato volantino qui

https://www.facebook.com/socialanarchist https://twitter.com/AnarchoCommies Link esterno: http://www.anarchistcommunist.org

http://www.anarkismo.net/article/22742



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