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Una giornata calda e carogna

di : InformationGuerrilla
giovedì 28 giugno 2012 - 11h31

Cronaca di una giornata movimentata a Roma. La rabbia in piazza contro la Legge Fornero sul lavoro passata al Parlamento. Capitale blindata dalla polizia. A Montecitorio esplode la tensione tra sindacati di base e Cgil. Monti porterà l’agnello sacrificale al vertice di Bruxelles. Il salvacondotto a Berlusconi esteso a tutta la sua famiglia.

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I termometri hanno segnato oggi fino a 38 gradi di calore nella Capitale. Ma quello che ha bruciato le strade di Roma sin da questa mattina è stata la rabbia. Qualcuno lo ha scritto anche su uno striscione “Spread your rage”. La giornata “movimentata” che abbiamo raccontato in diretta sul giornale è cominciata già intorno alle 10.00. Il sindaco di Roma Alemanno infatti aveva convocato ieri ed oggi gli Stati Generali sul welfare e la famiglia. Una operazione tesa a coprire il vasto piano di privatizzazioni e tagli dei servizi sociali in corso a tutti i livelli. Le cooperative che gestiscono i servizi da mesi ormai sono costrette a rivolgersi alle banche per ottenere i soldi che gli deve il Comune. “Pro soluto” hanno chiamato questa furbata che consente alla banche di lucrare anche sui finanziamenti - sempre più ridotti - che l’amministrazione locale dispone a chi assicura da anni quei servizi sociali che le istituzioni non garantiscono più “in house”. Alemanno aveva voluto alla sua conferenza anche il Ministro Fornero, quella che sul Financial Times ha riscritto anche l’articolo 1 della Costituzione affermando che il lavoro non è più un diritto.

Ad attendere la Fornero ed a far fischiare le orecchie ad Alemanno questa mattina c’era la mobilitazione chiamata da una coalizione di forze sociali e sindacali a ridosso dell’auditorium Antonianum in viale Manzoni. Ma già dalla prima mattinata tutta la zona era stata trasformata in un fortilizio da decine di blindati della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza che vietavano l’accesso anche ai pedoni. Solo i residenti, esibendo i documenti, potevamo penetrare la zona rossa. Tutti gli altri, turisti inclusi, no. E ai margini della zona rossa, su via Labicana c’è il primo di una lunga serie di “intuzzi” tra manifestanti e polizia. Il corteo prova a fare pressione per passare, volano le manganellate, dall’altra parte volano uova e fumogeni. Ci si spintona per una ventina di minuti. Poi parte un corteo, diretto questa volta verso Montecitorio, dove è prevista la manifestazione contro l’approvazione dell’infame controriforma del lavoro che Monti vuole portare come scalpo al vertice europeo di Bruxelles. Ha già consegnato lo scalpo sulle pensioni, adesso offrirà ai cavalieri teutonici della Bce quello dell’art.18, della iperflessibilità e della riduzione degli ammortizzatori sociali. Draghi e Trichet controlleranno alla lettera la “loro lettera” del 5 agosto di un anno fa. Il “ragazzo della Bocconi” sta facendo bene i compiti assegnati.

Il corteo sfila davanti al Colosseo, punta su Piazza Venezia, ha fatto più di un chilometro su via Fori Imperiali e allo scoperto sotto una canicola che scioglie l’asfalto e ricaccia in gola per la secchezza della gola molti slogan. Il corteo cerca di proseguire verso via del Corso e da lì a Montecitorio. Ma la polizia sbarra la strada davanti e a sinistra. Secondo “intuzzo” con i poliziotti, volano manganellate, grida, occhiali rotti e compagni che cercano disperatamente di recuperare almeno le lenti. Di lì non si passa. Il corteo ripiega nella vicina piazza SS Apostoli dove c’è una tendopoli piantata lì il giorno dello sciopero generale del 22 giugno che affianca il gazebo degli inquilini resistenti in sciopero della fame da dieci giorni contro gli sfratti e il raddoppio degli affitti.

Alle 14.30 ci si dovrebbe muovere da piazza SS Apostoli per andare a Montecitorio dove è prevista – e autorizzata – la manifestazione contro l’approvazione della Legge Fornero. A Montecitorio c’è la Cgil. E allora? Allora succede che la polizia chiude piazza Santi Apostoli e per circa mezzora non vuole far uscire nessuno dei sindacalisti della Usb e degli attivisti dei movimenti sociali per farli arrivare a Montecitorio. Si arriva così al terzo “intuzzo” della giornata con la polizia. Sotto un "caldo bestia" ricominciano spintoni, grida, acqua che vola. Emidia Papi, sindacalista combattiva ma non più di primo pelo, sviene e cade in terra. I dirigenti della Usb (Leonardi, Di Vetta) e Giovanni Russo Spena si sgolano con i funzionari. Alla fine si riesce a passare. Si cammina alla spicciolata su via del Corso, Montecitorio è ormai a portata di protesta ma scatta un nuovo blocco della polizia (stavolta, per la verità, sono della Guardia della Finanza) proprio su via del Corso. Comincia così il quarto “intuzzo” della giornata. Spintoni, urla, tensione alle stelle mentre i turisti scappano da tutte le parti, i blindati si mettono rapidamente di traverso e rischiano di investire un manifestante. Ci si sposta in Piazza di Pietra. Da lì basta girare a sinistra e si è in piazza Montecitorio. Ma anche qui scatta un nuovo blocco della polizia. Un blindato corre a chiudere la strada, i poliziotti si ammucchiano sul varco rimasto. Qualcuno dei compagni, più rapido per età e perspicacia accelera e riesce a passare. Altri rimangono indietro. Russo Spena, che pure ne ha viste tante, non riesce a credere a quello che sta succedendo. Il ruolo di “diplomatico” che gli deriva dalla carica di ex senatore della Repubblica, viene abbandonato e sostituito da una carica oratoria che quasi spettina il funzionario. Si capisce che le indicazioni arrivate dalla Questura sono contraddittorie e mettono i funzionari in piazza in mezzo alle grane di dover gestire una situazione allucinante per quanto accade e per il calore micidiale che si abbatte - erga homnes - su manifestanti e agenti di polizia. Alla fine si passerà da dietro e si arriva, finalmente a piazza Montecitorio. E’ ovvio che ci si arriva con l’adrenalina che pompa a tremila dopo i ripetuti “intuzzi” con la polizia. A Montecitorio c’è la Cgil. Cosa ci sta a fare? A manifestare per l’art.18. E’ chiaro che basta un nonnulla e scoppia la tensione tra gli attivisti e i lavoratori di Usb e quelli della Cgil. Stavolta l’intuzzo non prevede manganelli ma spintoni, grida e quant’altro caratterizzano per una ventina di minuti la piazza. Si grida allo sciopero generale che non è stato fatto dalla Cgil, dalle file della Usb parte il coro di “vergogna, venduti, perché non avete scioperato anche voi?”. Qualcuno della Cgil si risente e replica con il classico “fuori, fuori, la piazza è nostra” e prova a spingere, ma non è proprio aria, no, non è proprio aria. I compagni più "diversamente giovani” ricordano che il giorno di Lama all’università cominciò così e si ricordano anche di come andò a finire. Qualcuno ipotizza – e probabilmente a ragione – che la polizia non voleva far arrivare l’Usb a Montecitorio proprio perché c’era la Cgil. La tensione, sotto un caldo sempre più carogna, sale. Alla fine si mette in mezzo Giorgio Cremaschi e stempera un clima rognoso ma per molti aspetti inevitabile. In piazza si attende la votazione ma nessuno prende la parola. L’amplificazione “industriale” è in mano alla Cgil e manda solo musica. Chi vuole dire qualcosa deve accontentarsi dei megafoni. Insomma mentre in aula alla Camera i capigruppo dei partiti di maggioranza contribuiscono a sacrificare un agnello con il volto di milioni di lavoratori, fuori non si respira l’aria adeguata alla posta in gioco. Dopo un po’ gli attivisti e i lavoratori della Usb ripartono in corteo da Montecitorio, sfilano lungo via del Corso e ritornano al presidio in piazza SS. Apostoli. A Montecitorio la discussione si fa “aspra” ma stavolta tra gli stessi militanti della Cgil. In aula cominciano le operazioni di voto. La controriforma sul lavoro, la peggiore d’Europa, viene approvata a maggioranza. Monti può partire con l’agnello da sacrificare sull’altare dell’Unione Europea. Ma non è tutto. In una giornata di caldo mefitico come questo arriva anche una doccia fredda che però non rinfresca ma gela: oggi c’è stata la sentenza di non luogo a procedere per la vicenda dei diritti televisivi della società Rti, controllata da Mediaset. Il gup Pier Luigi Balestrieri, ha assolto perchè il fatto non sussiste, tutti gli imputati tra cui Silvio Berlusconi, il figlio Piersilvio e il produttore televisivo americano Frank Agrama. Il salvacondotto che Monti e Napolitano hanno assicurato a Berlusconi affinché lasciasse la strada libera al governo dei bocconiani, continua a funzionare.

Ce ne sarebbero di motivi per far salire la temperatura sociale e politica nel nostro paese. Ma oggi a Roma abbiamo visto molto più quella atmosferica che quella necessaria. In fondo da domani, come abbiamo scritto nel nostro editoriale, è il primo giorno “Dopo Cristo” , senza più art.18, con tanta flessibilità in entrata e con aumenti di 1 e 3 euro al mese per una indennità di disoccupazione che durerà forse la metà di quella fino ad oggi esistente. Da domani, lo spread, non sarà più quello di prima!! Fa un caldo bestia ma è un inverno politico quello che dobbiamo scongiurare nei prossimi mesi.

Stefano Porcari

http://www.contropiano.org/en/news-...


Crisi, blitz al Maschio Angioino Slogan contro il ddl Fornero

Una trentina di attivisti dei centri sociali e dei sindacati di base ha occupato il castello per protesta contro la riforma del lavoro

Sanatoria dei debiti maturati con l’erario dalle fasce deboli e modifica della riforma del mercato del lavoro, attualmente all’esame del parlamento. Sono queste le richieste avanzate dai promotori della manifestazione di sabato 30 giugno che oggi hanno occupato il Maschio Angioino. Lo scopo del blitz era di annunciare il corteo del prossimo fine settimana "contro il Ddl Fornero sulla precarietà e contro i metodi di Equitalia per porre la questione politica della sanatoria del debito per le fasce deboli della popolazione strozzate dalla crisi e dalle inaccettabili modalità di questa agenzia".

Gli attivisti hanno esposto uno striscione di dieci metri dagli spalti del Maschio Angioino, lato Porto Turistico con questo sloga: "No alla criminalizzazione delle lotte, libertà per Chicco e Ciccio", in solidarietà, spiegano, "ai due precari ai quali è stata applicata l’incredibile misura del divieto di dimora a Napoli, che all’impossibilità di partecipare alle manifestazioni aggiunge il grave danno umano e personale dei proletari che quotidianamente devono cercare di far vivere se stessi e la propria famiglia".

Poi il blitz è proseguito nella sala dei Baroni, sede storica del Consiglio Comunale di Napoli, dove i manifestanti hanno esposto uno striscione con la scritta "Stop Monti, stop Equitalia, corteo a Napoli 30 giugno".

da napoli.repubblica.it


Padova - #BlockupyDDLFornero

27 / 6 / 2012

Oggi a Padova si sono incontrate le varie realtà dei centri sociali nord-est per manifestare contro il DDL Fornero, che proprio in questa giornata viene esaminato in Parlamento.

Tale legge con quest’ultima valutazione attraversa la parte finale del suo iter, ed è proprio per questo che numerosi manifestanti sono scesi in piazza per far sentire la propria voce.

Alle 12.10 un folto gruppo di persone si è schierato davanti alla sede dell’INPS, trasformando l’intero porticato in una bacheca pubblica dove sono stati lasciati centinaia di fogli con dei messaggi contro il DDL Fornero, il governo Monti e la Troika.

Messaggi numerosi, slogan incisivi e a volte anche spiritosi, tra questi "Il lavoro è un diritto, il DDL un delitto" e "A.B.A.B.- All Bankers Are Bastards".

Un cordone di polizia in tenuta antisommossa ha bloccato l’entrata dell’edificio, interrompendo così il lavoro degli impiegati all’interno, e causando la chiusura anticipata delle strutture e del servizio. Ciò non ha scoraggiato i numerosi attivisti che all’esterno hanno presidiato la piazza con un susseguirsi di interventi e di cori.

Intorno alle 13.00 il presidio si è trasformato, lasciando sul porticato i messaggi di protesta, in un corteo spontaneo che ha sfilato per le vie del centro storico di Padova. Ancora una volta i cori e gli interventi hanno scandito i passi dei dimostranti fino a Piazza dei Signori, guidati dallo striscione "Contro il DDL Fornero, Sì ai diritti, No all’austerità".

Ancora una volta in una piazza pubblica si è ribadita l’importanza della lotta a questo DDL, che oltre a distruggere un articolo fondamentale della nostra Costituzione, ossia l’articolo 18, precarizza chi è già precario e penalizza chi avrebbe bisogno di aiuto.

Dopo il 14 giugno, quando a Roma sono stati lanciati i palloni contro Montecitorio, e dopo il 16 dello stesso mese, dove l’arrivo di M. Monti a Bologna ha provocato scontri tra polizia e manifestanti, oggi è stata l’ennesima prova della rabbia di un popolo stanco del regime imposto dalla Troika.

Per un’ Europa dei movimenti che pensi al welfare e non agli interessi dell’1% sono state rivendicate le azioni delle giornate di #Blockupy Frankfurt, e queste proposte sono state rilanciate per costruire una coalizione europea contro la sovranità delle banche.

La lotta contro il DDL Fornero non è finita, la gente come noi non molla mai!

Centri Sociali del Nord-Est


Manifestazione contro riforma del lavoro: bloccata Torino - Milano a Chivasso „ Oltre 400 lavoratori metalmeccanici - secondo la Fiom - stanno bloccando lo svincolo dell’autostrada Torino-Milano al casello di Chivasso contro la riforma del mercato del lavoro “

http://www.torinotoday.it/cronaca/b...



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