Il sito Bellaciao. Colorato, molteplice, dove - per fortuna - il meglio accompagna il peggio, misto, bizzarro, fa pensare a Picabia e ai dadaisti, esplora tutti i registri ed i regimi retorici, divertente e polemico, surrealista: incontro fra un ombrello ed una macchina da cucire su un tavolo da dissezione, testa di Lenin sulla tastiera di un pianoforte Steinway o Bosendorfer... Il Collettivo Bellaciao vi invita a festeggiare la 48.6 milionesima visita del sito Bellaciao
FR
ES
161504543 IP
184129396 pagine
(dal 10/02/2002)
106 connectés
Sabina Guzzanti
a Parigi con Bellaciao
Haidi Giuliani
a Parigi con Bellaciao
Modena City Ramblers
a Parigi con Bellaciao
MANU CHAO
a Parigi con Bellaciao
SITI AMICI
con Bellaciao
Bellaciao hosted by
Ribellarsi è giusto, disobbedire è un dovere, bisogna agire !
Version Mobiles   |   Home  |   Chi siamo ?   |   Sottoscrizione  |   Links  |   Contact  |   Ricerca
Le banche e la crisi: un’avvitamento inarrestabile

di : Renato Strumia (Segretario nazionale del Cub-Sallca )
venerdì 17 agosto 2012 - 12h49

Premessa

Sono trascorsi ormai 5 anni da quando nel libero occidente, per la prima volta, ricomparvero le file di cittadini in coda allo sportello delle banche. per ritirare i risparmi da una banca a rischio fallimento. Era la britannica Northern Rock, la prima a essere salvata dall’intervento pubblico, perché aveva fatto l’errore fatale che ogni banchiere sa di dover evitare: raccogliere i soldi dei risparmiatori in depositi a vista e impiegarli nel medio-lungo termine per mutui immobiliari. Una attività redditizia ma rischiosa: alla base di tutti i fallimenti bancari della storia.

JPEG - 34.2 Kb

La separazione tra raccolta a vista e impieghi a lunga era stata la base della legge Steagall-Glass del 1933 che aveva rifondato il sistema bancario americano dopo la grande crisi ed anche della legge bancaria italiana del 1936, che aveva seguito la creazione dell’Imi e dell’Iri nella ricostruzione pubblica della disastrata economia privata. Leggi che hanno retto per 50-60 anni, prima di essere attaccate e quasi completamente smantellate dalla esplosione della finanza globale degli ultimi 30 anni. Come in un modello da manuale, non appena la separazione è caduta, i fallimenti bancari sono tornati, in misura massiccia e incontrollata.

Sono passati quasi 5 anni, dicevamo, e la situazione non solo non è stata risolta, ma si è terribilmente aggravata: gli interventi tampone che sono stati adottati hanno avuto il solo merito di rinviare la resa dei conti, mentre è mancato qualunque provvedimento strutturale davvero efficace nell’invertire la rotta. La politica resta succube della finanza e si procede verso disastri sempre più gravi.

Ricapitoliamo brevemente le tappe, perché conservare la memoria è il primo passo per evitare l’oblio e mantenere una minima padronanza dell’esatta sequenza degli eventi, stabilire i rapporti di causa-effetto, individuare le responsabilità e difendere le proprie ragioni. In una frase: fare pagare la crisi a chi l’ha provocata.

Si vuole far credere che quanto sta accadendo sia la logica conseguenza dell’attaccamento europeo al welfare state, l’abitudine di vivere “al di sopra delle proprie possibilità”, la sommatoria di un ceto politico dedito agli sperperi clientelari unito ad un sindacato che difende i pelandroni, la scarsa produttività del lavoro dovuta alla rigidità sindacale e l’inefficienza della pubblica amministrazione nel fornire alle imprese l’ambiente ideale dove investire, la carenza di infrastrutture e di sistemi formativi attrezzati, dovuta all’eccesso di spesa pubblica per pensioni e sanità.

Basta tagliare tutto ciò che fa parte della spesa sociale e, oplà, automaticamente si produce un cambio di passo che fa tornare i capitali, esplodere gli investimenti, moltiplicare l’occupazione e ripartire la crescita. Rigore e sacrifici oggi, per riagguantare stabilità finanziaria e sviluppo economico, trainato dall’energia del liberismo, finalmente liberato dalle pastoie statali.

Un quadro sideralmente distante dalla realtà effettiva e dalla sua analisi corretta, una lettura ideologica che ignora volutamente il carattere devastante assunto dai mercati (finanziari e speculativi) sul funzionamento della società nel suo complesso, che fornisce una interpretazione fuorviante del modello economico e ricette sbagliate per la sua correzione. Un modello analitico di parte e di classe, che tende a nascondere la propria impotenza ed il proprio fallimento, per scaricarlo sui ceti sociali più poveri ed indifesi, che però rappresentano, se non il 99% della società, qualcosa che ci si avvicina parecchio. Organizzare questo 99% diventa lo sforzo principale cui ci dobbiamo dedicare, l’unico obiettivo che consente di perseguire tutti gli altri obiettivi.

Un quadro d’insieme

A grandi linee possiamo sintetizzare in questo modo quanto è accaduto negli ultimi 40 anni.

A partire dai primi anni ’70 sono comparsi seri segnali di crisi del ciclo sistemico di accumulazione “americano”, quello dei gloriosi 30 anni del secondo dopoguerra.

La crisi è stata affrontata con un attacco profondo ai diritti e alle conquiste del movimento operaio, portato attraverso lo smantellamento del sistema di produzione fordista e la delocalizzazione. Lo spostamento delle produzioni manifatturiere verso la “periferia” del mondo è coinciso con l’adozione di un modello di accumulazione “flessibile” per le attività produttive “immateriali” rimaste “al centro”.

Nell’uno come nell’altro caso, si è verificato un processo di progressiva riduzione del salario diretto, del salario sociale e del salario differito: è calato il reddito disponibile mentre sono saliti i profitti, soprattutto finanziari. Sono cresciute le disuguaglianze economiche e la polarizzazione sociale. Ma soprattutto si è rischiato di fare venir meno la principale molla della crescita economica dei “gloriosi 30”: la leva dei consumi di massa. Per ovviare a questo problema, si è creata una forte espansione artificiale della finanza, incaricata di finanziare i consumi attraverso una massiccia assunzione di debito: carte di credito, crediti personali, finanziamenti al consumo, mutui immobiliari.

Il debito ha progressivamente assunto una dimensione inquietante: utile al settore privato per finanziare il consumo (fino ad usare il mutuo sulla casa come un bancomat per ottenere sempre più cash), utile alle imprese per finanziare fusioni e acquisizioni, utile alle amministrazioni pubbliche e allo stato per sostituire entrate fiscali in calo (per i tagli delle aliquote a favore di ricchi e grandi corporation).

In 30 anni il debito aggregato Usa è salito dal 100% al 350% rispetto al PIL. Negli altri paesi europei è accaduto qualcosa di analogo, seppure in misura più lenta, vischiosa e disomogenea. Lo “sviluppo” è stato drogato dal debito.

La dilatazione abnorme della finanza si è accompagnata ad un allentamento legislativo che ha ridotto le regole di controllo su banche, finanziarie, hedge funds e così via. Ne è nato un sistema bancario ombra, fondato sui derivati e su una leva finanziaria spropositata: si rischiano i soldi degli altri con pochissimo capitale proprio, ma si rischia di perdere in modo esponenziale e di bruciare in poco tempo tutto il patrimonio di cui si dispone.

La finanza casinò ha inventato prodotti, meccanismi e sistemi di occultamento completamente nuovi, opachi, sfuggenti ad ogni controllo, ad ogni regola, ad ogni autorità.

L’abolizione di ogni vincolo al trasferimento transfrontaliero dei capitali, le possibilità connesse all’uso delle nuove piattaforme tecnologiche e l’enorme iniezione di liquidità da parte delle banche centrali (in particolare la FED), per contrastare le crisi speculative ribassiste, hanno fatto il resto.

La forte pressione delle lobby finanziarie arriva fino a mettere il proprio personale negli uffici che emanano le leggi, le grandi banche d’affari esprimono ministri, presidenti, regolatori. I padroni della finanza si fanno da soli le leggi che servono al mondo del business, controllati e controllori sono la stessa persona.

Dopo la crisi delle torri gemelle, tassi bassi e liquidità abbondante hanno fatto partire l’ennesima bolla, questa volta sul settore immobiliare, con prezzi sempre crescenti e mutui rinegoziati di continuo. Poi l’emergere dei subprime ha scatenato l’inversione di tendenza e la bolla è scoppiata.

Con il fallimento di Lehman si è toccato un punto di non ritorno: per salvare il sistema sono stati concordati interventi senza precedenti a carico della finanza pubblica, in ogni paese importante.

C’è stata un’enorme espansione del debito pubblico per salvare le banche, con massicci interventi di ricapitalizzazione, di prestiti o di nazionalizzazione vera e propria: Usa, Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Francia, Germania, Svizzera, prima, poi anche Italia, Spagna, Grecia, Irlanda, Portogallo, sono stati costretti a intervenire per fermare fallimenti a catena e corse agli sportelli.

Nella prima fase le banche sono state messe in sicurezza, a spese dello stato. Poi il problema si è trasferito sullo stato e sul bilancio pubblico. Il rapporto debito-pil è salito a livelli insostenibili, soprattutto in ambito europeo, dove i criteri rigidissimi di Maastricht prevedono parametri ben più bassi ed alcuni paesi sono passati rapidamente dalla tripla A alla singola B: le agenzie di rating hanno confermato il loro ruolo nefasto e la loro fama di iene.

La quantità di risorse che è stata immessa nel sistema bancario a livello mondiale è sconosciuta: alcuni arrivano a parlare di 30.000 miliardi di dollari, ma in realtà nessuno dispone di cifre precise. I governi hanno continuato ad aiutare le banche, ma senza comunicare più i dati effettivi, per l’eccesso di indignazione sociale e politica che questo provocava. Ma l’effetto finale sui bilanci degli stati è stato devastante. Gli spazi aperti alla speculazione sono così diventati sempre più ampi, in particolare contro i paesi periferici dell’area euro.

La mancanza di principi di solidarietà politica tra i paesi europei, lo squilibrio strutturale tra le economie continentali, la possibilità della speculazione di adottare strategie da Orazi e Curiazi, attaccando un singolo paese alla volta nella totale indifferenza delle autorità e degli altri governi, inserendosi nelle divisioni politiche tra centro e periferia, hanno portato più volte l’Unione Europea sull’orlo del baratro. Il fallimento dell’euro resta una possibilità concreta e sempre più probabile, evento catastrofico che inizia ad essere visto quasi con sollievo, per motivi opposti, da larga parte dell’opinione pubblica: per i cittadini dei paesi “virtuosi” come la fine dell’incubo di doversi fare carico dei debiti dei paesi fragili; per i cittadini dei Piigs come la definitiva sottrazione alla dittatura della Merkel e della Bce.

Sarebbe l’esito infausto di un processo di integrazione europea che avrebbe potuto svolgersi in modo ben diverso, se condotto attraverso procedure democratiche di effettiva integrazione politica. Invece si è lasciato fare tutto alla finanza e ai mercati, ponendo le premesse per un disastro senza precedenti.

I movimenti sociali e politici hanno individuato da tempo le profonde correzioni che vanno apportate al funzionamento di un sistema che manifesta segni evidenti di fallimento: politiche fiscali a favore del lavoro, per fare ripartire consumi, produzione e occupazione; vincoli alla finanza e all’attività bancaria; tassazione delle transazioni finanziarie speculative; conversione dei modelli produttivi verso attività compatibili sul piano ambientale e sociale; audit del debito e ripudio di quanto dovuto a scelte politiche non condivisibili.

La politica rifiuta di prendere in considerazione ogni minima correzione: punta a rassicurare i mercati più che a riformarne le modalità operative.

Cinque anni di crisi dimostrano che nulla è cambiato, se non in peggio: Obama non ha avuto ragione dei banchieri (che lo hanno finanziato e continuano a farlo), così come nessun governo europeo ha posto limiti più stringenti all’attività delle banche, neanche quando sono stati costretti ad immettere enormi risorse finanziarie per tenerle a galla. Secondo un recente rapporto della Bri (la Banca per i Regolamenti Internazionali) l’ammontare dei derivati era a fine 2011 pari a 700.000 miliardi di dollari, circa 14 volte il Pil mondiale, molto di più di quanto non fosse prima del fallimento Lehman. Continuiamo ad essere seduti su una bomba ad orologeria e mentre i governi ci massacrano con le varie versioni nazionali di spending review , i derivati continuano a rappresentare “armi di distruzione di massa” fuori da qualunque controllo.

I casi recenti di J.P. Morgan (9 miliardi di dollari su perdite per derivati) e di Barclays (che ha truccato il tasso Libor, peraltro in compagnia delle altre 5/6 banche europee più influenti) dimostrano che tutto prosegue come prima nell’impunità generale. Il responsabile derivati di J.P.Morgan ha incassato 20 milioni di dollari di premio, mentre i banchieri hanno in generale alzato i loro bonus anche negli anni di “crisi”. Nouriel Roubini sostiene che l’avidità dei banchieri va punita con seri provvedimenti penali, altrimenti li troveremo impiccati per le strade, magari nel 2013, anno che si presta, a suo dire, ad una catastrofica “tempesta perfetta”….

Ma come vanno le banche italiane?

Lo stato di salute delle banche italiane è molto preoccupante. Sin dall’inizio della crisi è stata sostenuta la tesi che le banche tricolori erano sane e non avevano nulla da temere. La maggior parte rifiutò sdegnosamente di ricorrere ai Tremonti Bonds e solo quattro ne fecero uso (Monte Paschi, Banco Popolare, Bpm, Credito Valtellinese). Le altre temevano ingerenze della “politica” nella gestione (soprattutto in merito alla remunerazione dei manager!) o rifiutavano di pagare gli alti interessi previsti su questi strumenti, che erano obbligazioni convertibili in capitale e quindi avrebbero permesso, a termine, l’ingresso (o il rientro) dello stato nelle banche. Del resto, questo è quanto è accaduto nei giorni scorsi nel Monte dei Paschi di Siena, per cui si è assistito ad una “nazionalizzazione” di fatto, non dichiarata, con uso di ingenti risorse pubbliche per rimediare ad errori molto “privati”. Ma andiamo con ordine.

La “salute” delle banche italiane era dovuta a tre fattori:

una legislazione più restrittiva ed una vigilanza più seria;

un assetto azionario in mano alle fondazioni e quindi prevalentemente “pubblico”;

un ritardo strutturale nell’adozione di stili di gestione innovativi e aggressivi.

La conformazione del sistema bancario italiano attuale deriva da diversi fattori: provenienza pubblica, scarsità di capitali privati interni disponibili a investire durante le “privatizzazioni”, barriere all’entrata contro ingresso di capitali stranieri. Quando le barriere sono cadute, verso il 2005-2006, le banche italiane si sono fuse velocemente tra loro per alzare la soglia di capitalizzazione e impedire scalate ostili. Così si sono formati i tre gruppi maggiori, cui seguono tre gruppi medi, e poi le altre (compresi due soggetti esteri di matrice francese, la Bnl in mano a Bnp-Paribas e il gruppo Credit Agricole, e la tedesca Deutsche Bank).

Il primo fattore di debolezza sta proprio qui: le fusioni erano anti-scalata, ma non avevano logiche industriali, se non la copertura più omogenea del territorio. Le sovrapposizioni erano rilevanti e quindi i guadagni di efficienza potevano essere perseguiti solo tagliando i doppioni: da qui una serie innumerevole di accordi sugli esodi e sui prepensionamenti.

Il secondo fattore di debolezza è dato dalle modalità e dalla tempistica cui si è pervenuto alla formazione dei gruppi: scelte gestionali incomprensibili (Intesa che distrugge Comit e poi riesce anche a conquistare Sanpaolo), assorbimento di entità aziendali già minate da debolezze strutturali (Unicredit che assorbe Capitalia), prezzi carissimi pagati per fare massa (Monte Paschi con Antonveneta); decisioni dettate da Banca d’Italia per salvare banche fallite (es. banchi meridionali).

Il terzo fattore è dato dagli assetti azionari: le fondazioni sono stremate dai troppi aumenti di capitale necessari per ricostituire il patrimonio di vigilanza e dopo i disastrosi crolli dei prezzi in borsa non sono più in grado di garantire il controllo societario delle banche in portafoglio. Il sistema bancario italiano è di nuovo a rischio scalate. In parte il processo è già avviato.

Se questo attiene alla struttura costitutiva del sistema bancario italiano, bisogna anche considerare il contesto esterno in cui il sistema opera.

Tranne Unicredit e, in piccola parte, Intesa Sanpaolo, le banche italiane hanno una dimensione domestica. La stessa Unicredit, che aveva provato con più convinzione l’espansione verso l’Europa del Nord e dell’Est, sta di nuovo assegnando centralità al mercato italiano (l’unico su cui perde soldi), dopo varie e non sempre fortunate campagne estere.

Questo significa che il “rischio paese” è in generale molto concentrato e incide a tutti i livelli dell’attivo e del passivo: i titoli di stato in portafoglio sono prevalentemente quelli italiani (a prezzi calanti); i crediti incagliati sono a livelli enormi perché siamo in recessione; la raccolta langue perché il risparmio delle famiglie viene consumato dalla crisi.

I crediti incagliati delle banche italiane erano a fine marzo 111 miliardi di euro, qualcosa come il 7,7% dei crediti totali alla clientela. Il patrimonio netto di Monte Paschi, Banco Popolare e Banca Popolare dell’Emilia Romagna non è sufficiente a coprire l’ammontare dei crediti deteriorati. Per le altre banche la situazione non è molto diversa.

Siamo quindi in una situazione da allarme rosso, anche perché la redditività attesa permane estremamente bassa, non tale da poter ricostituire il patrimonio, per via interna, in tempi brevi. Né possono essere richiesti altri aumenti di capitale agli azionisti, se non offrendo le azioni a fondi di investimento esteri, a matrice speculativa. E’ quello che stanno provando a fare, con scarso esito, Mps e Unicredit.

Perchè si sia giunti a questo punto, partendo dal sistema bancario “più sano del mondo”, è una storia lunga.

Ha pesato il progressivo allontanarsi delle banche, anche quelle italiane, dalla loro attività caratteristica (raccogliere e prestare denaro): oggi l’intermediazione creditizia classica pesa per non oltre il 40% sui ricavi delle banche, in alcuni casi anche meno.

La scelta di gestire il risparmio degli altri, più che reimpiegare quello derivante dalla raccolta diretta, risale ad oltre 15 anni fa, quando decollò anche in Italia il risparmio gestito. Gli esiti per i risparmiatori sono stati alterni (il più delle volte negativi), le banche hanno lucrato commissione di gestione per un certo numero di anni, adesso il business è in costante calo e si rischia di perdere la gestione di uno dei pochi e storici “asset” del nostro paese (l’elevato tasso di risparmio interno).

Gli impieghi bancari hanno spesso preso la strada dei grandi gruppi, per difendere l’”italianità” di Fiat, Telecom, Edison, Parmalat, ecc., con gli esiti fallimentari che tutti conoscono. La funzione creditizia a favore del tessuto di piccole e medie imprese che, faticando, tengono in piedi l’economia è diventata sempre più problematica: i paletti, i parametri, i modelli di valutazione del merito creditizio sono diventati sempre più proibitivi per le attività normali, mentre si gettavano miliardi di euro per sostenere gli “amici” importanti sul piano politico o mediatico. Le banche italiane si sono ritirate dal loro business caratteristico e si sono affidate alle mode d’oltreoceano, per copiare alla fine i modelli peggiori. Ci sono arrivate tardi, ma ci sono arrivate. E adesso sono guai per tutti…

16 Agosto 2012

RENATO STRUMIA

da InfoAut



Rispondere a questo articolo
Stampa l'articolo





Referendum su euro e Trattati europei. Puntate, mirate, fuoco!
venerdì 24 - 19h25
di : Franco Russo
1 comment
Pisapia sgombera, violenti scontri davanti a Palazzo Marino (videos)
venerdì 24 - 11h45
di : Luca Fazio
Beppe Grillo e il suo M5S: dei semplici fascisti amici di casapound !!!
venerdì 24 - 10h59
GStoccolma esplode, terza notte di scontri (video)
giovedì 23 - 23h18
di : Marco Santopadre
Un mio breve ricordo di don Gallo
giovedì 23 - 23h07
di : Vittorio Agnoletto
Don Gallo e i «rivoluzionari» tossici
giovedì 23 - 09h21
di : Giancarlo Castelli
Impastato-Saviano, la truffa continua
giovedì 23 - 09h18
di : Contropiano
Ci hanno rubato il prete. Addio al Gallo
mercoledì 22 - 23h19
di : Checchino Antonini
Ciao Don Gallo, resisteremo anche per te!
mercoledì 22 - 21h48
di : Redazione InfoAut
1 comment
CasaPound e le case chiuse
mercoledì 22 - 19h06
di : Marginalia
1 comment
Cacciare Silvio, il bivio del Pd
martedì 21 - 14h07
di : Concetto Vecchio
1 comment
Petizione ai Ministri Carrozza e Saccomanni
martedì 21 - 06h15
di : Supplenti della Scuola senza stipendio
Sacconi dal vivo. Antiabortista abortivo
lunedì 20 - 22h23
di : Cat zu Felics
Costo del lavoro troppo alto? Seguite tutti l’esempio delle Banche, ma ..
domenica 19 - 20h25
di : adalberto scotti
DISGUSTATO
sabato 18 - 22h43
di : Antonio Recanatini
Manifestazione FIOM Sabato 18
sabato 18 - 21h27
di : Zag(c)
Abusi sui bambini: la Scuola pubblica ha saputo reagire
sabato 18 - 07h31
di : Domenico Ciardulli
La “diaria”, il M5S e il proletariato
venerdì 17 - 17h39
di : rosso
Gli "affari" della Provincia di Roma (e di Bnl - Bnp Paribas)
venerdì 17 - 17h22
di : InfoAut Bnl
1 comment
Fiom, in piazza questo sabato per "rivendicare il cambiamento"
venerdì 17 - 09h39
Violenza contro le donne: è un bollettino di guerra
venerdì 17 - 09h34
Sulla controversa questione del “diritto di anonimato sul web”
giovedì 16 - 16h17
di : rosso
L’Agenzia delle Entrate sanziona i presidi delle scuole
giovedì 16 - 05h54
di : Domenico Ciardulli
samedi 18mai journée notav et noterzovalico à paris au transfo 16h
mercoledì 15 - 18h17
di : comité notav paris
#15M a Roma: casa e reddito per tutti/e!
mercoledì 15 - 17h34
di : InfoAut
i morti sul lavoro e la politica
mercoledì 15 - 16h55
di : Zag(c)
All’attacco del potere
mercoledì 15 - 09h55
di : Di Paolo Dorigo
Aperte le iscrizioni al SIMposio estivo di storia della conflittualità sociale
martedì 14 - 23h25
di : Storie in Movimento
Ruby, una bomba sotto il tavolo del governo (audio)
martedì 14 - 12h48
di : Dante Barontini
Rilanciare l’antifascismo in particolare a Roma!
martedì 14 - 12h29
di : Paolo Ferrero
NON UN VOTO AI VANDALI AGLI AVVELENATORI AI RAZZISTI E AI CORROTTI E CORRUTTORI
martedì 14 - 12h26
di : VITERBO
Censura, le piazze ri-pulite della televisione
martedì 14 - 12h13
di : Checchino Antonini
Saviano perde la causa con Persichetti. Il diritto di critica vince sul moralismo
martedì 14 - 11h27
di : Mario Lucio
MAGGIO FRANCESE
martedì 14 - 11h09
“Roma non ha bisogno di uno sceriffo”. Il Teatro Valle risponde a Marcello De Vi
martedì 14 - 11h00
di : Teatro Valle Occupato
IN NOME DI PEPPINO
martedì 14 - 08h44
di : Antonio Recanatini
5 commenti
La meglio gioventù e l’eterna vecchiezza
lunedì 13 - 16h04
di : InformationGuerrilla
Bergamo, manifesti nazisti con la foto della Gobbels “Auguri mamma”
lunedì 13 - 09h49
Roma 12 maggio 2013, le foto del corteo per Giorgiana Masi
lunedì 13 - 09h34
di : Fabio Sebastiani
Il Corriere, le minacce in rete e le foto ab minchiam
domenica 12 - 23h24
di : Cat zu Felics

home | webmaster



Monitorare l'attività del sito
RSS Bellaciao IT


rss FR / rss EN / rss ES



Bellaciao hosted by DRI

Jamais on ne corrompt le peuple, mais souvent on le trompe. Jean-Jacques Rousseau
Facebook Twitter Google+
DAZIBAO
Hugo Chavez é morto (video live)
mercoledì 6 Marzo
di : Collettivo Bellaciao
4 commenti
Il presidente compagno venezueliano Hugo Chavez é morto dopo una lunga battaglia contro un cancro.
Leggere il seguito
Palestina è FATTO! Il primo passo è stato compiuto
venerdì 30 Novembre
di : Collettivo Bellaciao
Nonostante l’ostruzione del più forte paese imperialista. Anche se esiste un percorso abissale ancora a percorrere, questo riconoscimento timido assomiglia di già a un schiaffo... non ci risparmiamo di questo "piccolo" piacere! Mabrouk (felicitazioni), per questo primo passo!
Leggere il seguito
Cassa di Resistenza per i lavoratori colpiti dal terremoto in Emilia Romagna
giovedì 31 Maggio
di : Collettivo Bellaciao
I compagni e le compagne del PRC dell’Emilia-Romagna hanno organizzato una cassa di resistenza per dare solidarietà attiva alle/ai lavoratrici/lavoratori le cui fabbriche sono state distrutte dal terremoto, nonché alle famiglie dei lavoratori rimasti uccisi dal crollo dei capannoni. Facciamo appello ai Gruppi di Acquisto Popolare ed a tutte le strutture del Partito per attivarsi da subito per raccogliere in particolar modo fondi. I versamenti potranno essere effettuati sul conto (...)
Leggere il seguito
STORIA DEL 1° MAGGIO
martedì 1 Maggio
di : Roberto Ferrario
A Parigi il Collettivo Bellaciao si ritrova come ogni anno nella manifestazione che percorre la città. di Roberto Ferrario Il 1° Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione. "Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d’ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran (...)
Leggere il seguito
25 aprile: la resistenza in Italia
mercoledì 25 Aprile
di : Collettivo Bellaciao
La sfilata della Liberazione a Milano (5 maggio 1945) guidata dal Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà. Fu l’atto simbolicamente conclusivo della Resistenza italiana al nazifascismo (in effetti la lotta armata si protrasse in numerose località, specie del Nord-Est, sino ai primi giorni del maggio 1945) e delle insurrezioni popolari che, sostenute dalle formazioni militari di partigiani e patrioti, consentirono la liberazione delle grandi città del Nord Italia prima (...)
Leggere il seguito
DAX NEL CUORE E NELLA LOTTA
venerdì 16 Marzo
di : Milano
16 marzo 2012 Via Brioschi Milano dalle 20.30 letture e interventi in ricordo di Dax e corteo per il Ticinese tutti presenti..... CHI LOTTA NON MUORE MAI......
Leggere il seguito
Parigi: solidarietà con i NoTav (video con Oreste Scalzone)
giovedì 8 Marzo
di : Collectif Bellaciao
Sabato 3 marzo un raduno di una centinaia di persone in faccia al Centro Pompidou in solidarietà con il movimento notav italiano, dopo l’assemblea organizzata in questa occasione una piccola manifestazione si è organizzata fino alla piazza del Chatelet Lunedì, 6 marzo, la sede della RAI di Parigi è stata occupata simbolicamente in protesta contro il modo in cui i grandi mezzi di comunicazione italiani, tra cui la RAI, partecipano alla criminalizzazione del movimento NoTAV, senza dare (...)
Leggere il seguito
Valerio Verbano (Roma, 25 febbraio 1961 – Roma, 22 febbraio 1980) (video)
martedì 21 Febbraio
di : Collettivo Bellaciao
1 comment
MERCOLEDI’ 22 FEBBRAIO ore 16,00 in via MONTE BIANCO 114 UN FIORE PER VALERIO, presidio alla lapide sotto casa di VALERIO. ore 17,00 partenza del corteo... MAI COME QUEST’ANNO TUTTI E TUTTE...
Leggere il seguito
Letteratura e guerra partigiana in Italia a Parigi
martedì 7 Febbraio
di : ANPI PARIGI
Il Collettivo Bellaciao sarà presente... Un ciclo di incontri sulla letteratura della Resistenza presentato da Daniele Gaio presentato da Daniele Gaio 13 e 27 febbraio, 5 marzo 2012, ore 19 alla libreria: "La Libreria" 89 rue du faubourg Poissonnière 75009 Parigi L’Anpi Parigi, sezione Carlo e Nello Rosselli, in collaborazione con La Libreria, vi propone un ciclo di incontri sulla letteratura della Resistenza italiana. Quattro narratori (Italo Calvino, Cesare Pavese, Beppe (...)
Leggere il seguito
Il Collettivo Bellaciao querelato per diffamazione da Mario SANDOVAL
martedì 10 Gennaio
di : Collettivo Bellaciao
Il 12 gennaio 2012, Roberto Ferrario, uno dei portavoce del Collettivo Bellaciao comparirà davanti al Tribunale Correzionale di Auxerre, assistito dal suo avvocato Weyl France, in seguito della causa per diffamazione che il signor Mario Sandoval ha presentato nei confronti di diverse media, tra cui Marianne2, Mediapart, Le Grand Soir, Courrier International, France Info, El Correo, Calpa... Mario Sandoval, un ex ufficiale di polizia argentino, denuncia Bellaciao per la pubblicazione sul (...)
Leggere il seguito
La storia siamo noi Peppino Impastato (6 videos + live radio)
giovedì 5 Gennaio
di : Collettivo Bellaciao
Palermo: Oggi è il compleanno di Peppino Impastato, il militante antimafia che avrebbe compiuto 64 anni e ucciso da Cosa nostra nel 1978, e di "Radio 100 passi" in onda da due anni. Ricorrenze che oggi vengono celebrate con una maratona su Radio 100 passi e sulla webtv "100 Passi Tv" che nel pomeriggio da’ il via alle sue trasmissioni. Fin dalla mattina collegamenti in rete - aperti dalla testimonianza del fratello, Giovanni Impastato - con le redazioni on line delle principali (...)
Leggere il seguito
Storia della RADIO CANALE 96
lunedì 2 Gennaio
di : Massimo Emanuelli via RF
L’emittente nasce a Milano nel 1975, per iniziativa del QUOTIDIANO DEI LAVORATORI, dunque dell’area politica di Avanguardia Operaia, fra i fondatori ci sono Giuseppe Maccali (titolare di un piccolo negozio di comunicazioni), Martino Benpensante e Basilio Rizzo (insegnante e futuro consigliere del Comune di Milano). La prima sede di Canale 96 (che irradia i suoi programmi dagli fm 95,200, donde il nome) è in via Mac Mahon presso un’abitazione privata. Alberto Pugnetti, un (...)
Leggere il seguito
Buon anno 2012
domenica 1 Gennaio
di : Collettivo Bellaciao
1 comment
Leggere il seguito
LUIGI CIPRIANI STORIA DI UN IMPIEGATO (6 video)
lunedì 28 Novembre
di : Roberto Ferrario
1 comment
Il documentario ricostruisce l’azione politica di Luigi Cipriani, deputato di Democrazia Proletaria e membro della Commissione Parlamentare Stragi. Attraverso il racconto di quanti lo hanno conosciuto, la vicenda di Luigi si intreccia con gli sviluppi delle lotte operaie nella Milano degli anni Sessanta/Settanta, fino alla dissoluzione della Milano da bere e la fine del craxismo. Luigi Cipriani, diplomato alla scuola professionale della Pirelli, entra come tempista della (...)
Leggere il seguito
RICORDIAMO L’11 SETTEMBRE... (video)
domenica 11 Settembre
di : Bellaciao
Un atto d’accusa contro il controllo delle multinazionali senza confini politici né etici. In questo video Edward Corry, ex ambasciatore USA in Cile, fornisce una visione molto chiara su come viene percepita la figura di Allende, nel contesto politico internazionale, con particolare riferimento all’imperialismo degli USA, che - nella persona del loro Presidente Nixon - detestano il modo di fare di Allende a livello internazionale. Nel discorso all’ONU, Allende parla (...)
Leggere il seguito