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Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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Noi sconfitti loro vincitori effimeri

di : don Vitaliano Della Sala
giovedì 16 giugno 2005 - 16h26
1 comment
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don Vitaliano Della Sala*

Tra i maggiori sconfitti nel referendum appena conclusosi, vi è sicuramente il concetto voltairiano "non condivido la tua opinione ma sono pronto a dare la vita perché tu possa esprimerla". Invece i referendum sono stati vinti dal peggiore egoismo. E dall’astensionismo. Non dal cardinal Ruini o da "Scienza e vita", ma dall’apatia, dal disimpegno politico e civile, dal menefreghismo; hanno contribuito a questa fasulla vittoria i bacchettoni e i talebani di casa nostra.

Ha perso, ormai in modo irreparabile, l’istituto referendario stesso e con esso l’unico modo che abbiamo per partecipare direttamente alla vita civile e politica del nostro Paese. E con il referendum ha perso anche la democrazia. Altri più esperti di me, faranno dotte analisi sul senso politico del risultato referendario, su quanto questo peserà sugli equilibri interni dei due schieramenti, sugli errori del Ministero dell’Interno, sul quorum e sulla necessità di mantenerlo, se abolirlo del tutto o misurarlo in base alle percentuali di votanti delle elezioni precedenti.

Una cosa è certa: in una democrazia vera, non possono essere i menefreghisti a decidere per tutti, non si può permettere ad una maggioranza di disinteressati alla politica, che è la maggioranza di coloro che non sono andati a votare, di decidere per tutti gli altri, altrimenti il "partito degli astensionisti" dovrebbe contare anche nell’assegnazione dei seggi parlamentari: se ci sono 1000 seggi da dividere, il 25% dovrebbe essere assegnato all’opposizione, il 45% alla maggioranza, il resto dei seggi, cioè quelli che corrispondono alla percentuale di coloro che si astengono, dovrebbe restare...vuoto! Se coloro che non votano "decidono" i referendum, dovrebbero "decidere" anche in materia di leggi, di programmazione e di bilancio dello Stato; e un giorno si potrebbe così anche arrivare ad eleggere il "vuoto", di uno dei seggi assegnati agli astensionisti, alla seconda o terza carica dello Stato, che forse potrebbe risultare anche migliore di quelle attuali!

Abolendo l’anacronistico quorum si deciderebbe esclusivamente tra chi si esprime attraverso il voto e si stimolerebbe chi non vota a farlo. Ovviamente io difendo la libertà personale ad astenersi dal voto, che è un sacrosanto diritto di ciascuno. Ma considero immorale e incivile l’invito, fatto agli elettori da personalità religiose e politiche, di non presentarsi ai seggi elettorali per non far raggiungere il quorum: questo costituisce un’aperta istigazione a violare la segretezza del voto, presidio indiscusso di ogni sistema democratico, altro sconfitto in questa competizione. Alcuni miei amici che vivono in monastero, mi hanno confessato che sarebbero andati a votare volentieri ma hanno temuto ritorsioni da parte dei superiori, visto l’ordine di non recarsi alle urne, la cui osservanza è particolarmente controllabile quando si vive in ambienti ristretti.

C’è un’altra vittima di questi referendum, ed è la laicità dello Stato, che ne esce schiacciata da una gerarchia cattolica invadente e impicciona, che vuol far sentire sempre più il proprio peso nella vita politica del nostro Paese, come ai "bei tempi" di Gedda e della peggiore Dc.; alla faccia di quella parte di sinistra che, per illusori calcoli elettoralistici, ha fatto finta di non scorgerne i segnali premonitori - che da tempo sono sotto gli occhi di tutti - e, sempre più prona, ha esagerato in apprezzamenti e sviolinate nei confronti dei vertici cattolici. Il nostro Paese e i cattolici stessi hanno bisogno di Pastori che, come affermava don Tonino Bello, "non usino i segni del potere ma il potere dei segni", che si pongano al sevizio della politica e del Paese e non si servano di questi per accrescere il proprio potere: "Compito dei vescovi - afferma il Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium - è indicare valori, non imporre ai credenti scelte che competono alla coscienza e alla fede di ognuno, proprio perché il cristianesimo non è mai stato solo potere e lotta fra poteri. Il Vangelo e la profezia hanno incessantemente animato la crescita dell’umanità lungo l’asse dei valori democratici, fra cui il primato della coscienza, il pluralismo, l’etica della responsabilità".

La Chiesa di base, le comunità e le parrocchie, i fedeli cristiani laici, escono particolarmente sconfitti da questa competizione referendaria: essi, come sempre, non sono stati né consultati, né coinvolti nelle decisioni della gerarchia cattolica; essi sono quelli che hanno perso di più. Ora dovremo abituarci a vedere i fastidiosi volti gongolanti e pavoneggianti degli effimeri vincitori, certi però, che il pavone quando, "pavoneggiandosi" appunto, apre a ruota la sua bellissima coda...scopre il culo!

*parroco rimosso di Sant’Angelo a Scala



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> Noi sconfitti loro vincitori effimeri
18 giugno 2005 - 10h27 - Di ee3b54551020ceca24d1bdd0b9da47f7...

Mi permetto una riflessione
ho sentito diverse opinioni in merito al non raggiungimento del quorum tutte valide, magari non condivisibili, ma espresse liberamente.
e da profano, da uomo qualunque, da signor nessuno in una società dell’apparenza e dell’apparire a tutti i costi, vorrei esprimere una mia opinione ...
è vero che si necessita di una riforma dell’istituto referendario
è vero che i referendum spesso sono stato un mezzo abusato, e questo non giova
è vero che spesso il referendum è stato inutile, perchè ciò che il popolo aboliva, veniva ripristinato con altro nome (vedi finanziamento pubblico ai partiti), e questo non giova
è vero che si hanno ministri della repubblica italiana che disconoscono la repubblica stessa, che non festeggiano il 2 giugno dicendo che per loro non è festa, ma lo stipendio dallo stato lo prendono però
è vero che l’italiano ha problemi concreti e contingenti che spesso porta i suoi pensieri altrove
è vero che c’è una crisi in atto fortissima, che tutti i deputati a risolverla minimizzano
è vero che la politica ormai è su un’altro pianeta rispetto alla gente comune
è vero che l’astensionismo è la resa della mente di fronte al pensiero
ma dico solo una cosa
noi italiani, per pigrizia o per comodo, preferiamo lasciar pensare altri al posto nostro
è ora che la gente inizi a ragionare con la propria testa e impari a valutare e ponderare tutte le opinioni espresse
la disfatta referendaria non mi stupisce, perchè l’italiano non sa che il referendum è l’unico mezzo che gli resta per vivere attivamente la democrazia, per esprime la propria opinione in assoluta libertà
non lo sa perchè nessuno lo ha mai spiegato e si guardano bene dal farlo
tale disfatta però è solo l’ultima di una serie impressionate di segnali che mostrano una inesorabile e tragica apatia del popolo italiano, che sta tornando indietro verso un moderno medioevo ....
per quel che mi riguarda sono e resto orgoglioso di essere italiano e non smetterò mai di lottare per poter continuare ad esprimere le mie idee, nella speranza che l’italiano si svegli da questo torpore e apatia e torni ad essere parte integrante e principale della repubblica
ai posteri dire se questa mia sarà una speranza o una mera utopia

massimiliano






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