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Sciopero Cgil: quale prospettiva oltre il Congresso ed oltre il 12 Marzo

Le venerdì 12 marzo 2010 par oltreilfilo.com

"Lo Sciopero generale indetto dalla Cgil per il 12 Marzo serve. Serve al Governo, per ricordarsi che la produzione della ricchezza del paese la fanno le lavoratrici ed i lavoratori, immigrate/i e non, regolari oppure no; serve a ricordare a Governo ed Opposizione insieme che la più spaventosa crisi da sovrapproduzione industriale (rispetto alla domanda pagante) dal 1929 ad oggi non è per nulla l’effetto delle speculazioni di borsa andate a male (bolle scoppiate) ma é il modo con cui il capitalismo, dopo aver praticato tutte le strade della finanza (derivati, credito al consumo, ecc..) e delle guerre per trovare nuovi mercati, stretta nel vicolo cieco dell’ingordigia si libera del sovrappiù, costi quel che costi (licenziamenti, dichiarazioni di fallimento, ristrutturazioni laddove la forza-lavoro costa di meno: Albania, Messico, ecc.).

Serve per ribadire ancora una volta il concetto concreto che, purtroppo, la crisi la stanno pagando ancora una volta le lavoratrici ed i lavoratori (altro che slogan!) mentre i capitali transitati illegalmente all’estero passano dai Paradisi fiscali di mezzo mondo alle Banche italiane attraverso lo “scudo” Tremonti (un vero regalo al padronato-evasore-di-tasse). E se questo è lo scenario materiale e formale (istituzionale) nel quale lo Sciopero si inserisce, la Cgil davvero va a svolgere, pur nel pieno della sua impegnativa stagione congressuale, un ruolo di difesa sindacale della forza lavoro e di supplenza politica degli interessi della classe delle/dei produttrici/produttori. La domanda é: fino a quando la Cgil avrà la forza per scendere in piazza garantendo il proprio in senso stretto (ossia lo svolgimento del ruolo storicamente dato di sindacato) ed il proprio in senso lato (che poi è la progettualità strategica che prospetti il superamento del sistema di produzione vigente a favore dell’autogestione delle/dei produttrici/produttori)? Ed ancora: fino a quando la Cgil potrà convocare - con speranza di successo - scioperi generali su aspetti così ampi come una crisi di produzione industriale, persistendo l’attuale (pressocché totale) assenza di un’Opposizione politica di classe nel Paese? Sul primo punto é superfluo notare che non se ne esce chiedendo alla Cgil di produrre cioé che – si capisce - è in prima battuta altro da sé (ossia la strategia della politica di classe, che invece è compito di Partito); così come è ridicolo insistere nella convinzione - che pure talune/i hanno - che un sindacato è sufficiente a se stesso anche sul piano politico. Spiragli, viceversa, ve ne potrebbero essere solo se l’attuale emergenziale attività di supplenza politica svolta dalla Cgil viene lentamente e progressivamente fatta rientrare favorendo la costruzione di un’unica soggettività politica che si adoperi per il superamento del capitalismo. Nuova ed unica soggettività politica che si costruisce anche attorno al contributo politico che può e deve essere offerto da tutte le migliaia di iscritte/i alla Cgil, sindacato che ad oggi, non dimentichiamolo, rimane l’unica capillare struttura di massa radicata nell’Italia del XXI secolo. Solo così, imbastendo una virtuosa dialettica politico-sindacale nel rapporto di uno ad uno, il lavoro della Cgil può espandersi, valorizzarsi meglio, “specializzarsi” ancor di più. Questa riflessione ci porta direttamente al secondo punto: stando così le cose a livello politico, con gli schieramenti fieramente a difesa della funzione “progressista” del capitalismo – come se disoccupazione e concentrazione di Capitali siano sinonimo di civiltà - la Cgil, per quanto potenzialmente brave/i, coraggiose/i e strategiche/strategici possano essere le/i prossime/i sue/suoi dirigenti, non potrà fare altro che persistere nell’ormai annoso arroccamento a difesa di posizioni che traballano. In definitiva c’è tanto da fare, e bisogna farlo in fretta senza perdere di vista il lume della ragionevolezza! Del resto il padronato ed i suoi rappresentanti politici tempo non ne perdono affatto e stanno utilizzando la crisi - con la “copertura” di quella CISL e di quella UIL che qualcuna/o ancora si ostina a considerare sindacalmente recuperabili dalla fanghiglia dei “servizi al padronato” nei quali sono coscientemente ed agiatamente sprofondati - per accrescere il potere ricattatorio nei confronti della forza-lavoro. Come non temere il disegno di legge 1167-B, appena passato al Senato, che, nelle sue maglie, serba il parassita che succhia il sangue all’art.18 dello Statuto: l’Arbitrato imposto da contratto al posto dei Tribunali del lavoro? E qui l’Opposizione politica (che è l’altra faccia della stessa medaglia!) non può fare nulla se non gridare “al lupo, al lupo” con i suoi giuristi di riferimento (in primis, in maniera piuttosto malinconica, Tiziano Treu, Padre del precariato formalizzato in legge di Stato) mentre i referenti economici di vertice (De Benedetti, Colannino) acconsentono in silenzio...ma al Ministro Sacconi!" http://www.oltreilfilo.com

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qualche buona ragione per sperare che "Fosse che fosse la volta buona?"

Le venerdì 12 marzo 2010 par TORBA

1) scende nei sondaggi ormai da giorni a caduta libera 2) forza la mano alla costituzione inutilmente col decretino salva liste perchè il TAR gli dà torto nel lazio 3) lo scandalo protezione civile e quello telecom/fastweb/di girolamo/mafia/fascisti gli creano molti guai interni e di immagine 4) dall’estero ormai ci prendono in giro apertamente parlando di vergogna italia 5) L’OCSE dice il contrario di quel che spaccia Tremonti 6) comincia ad essere criticato anche dai suoi elettori e forse il concetto di indignazione riappare dopo anni di oblio 7) STAMATTINA il TAR ha riaperto la possibilità di vedere santoro e ballarò in RAI sospendendo il regolamento che aveva censurato tutte le trasmissioni... lasciando sullo sfondo le sue questioni giudiziarie, se non si inventa un nuovo attentato forse questa è la volta buona... ......CONTINUA QUI

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Occupata la camera di commercio di Torino !

Le venerdì 12 marzo 2010 par Piemunt Indymedia

Aggiornamenti dal corteo studentesco di Torino :

E’ stato occupato poco fà per una mezz’oretta la Camera di Commercio di Torino, da parte degli studenti medi, senza incidenti con le forze del dis-ordine, centinaia di studenti sono saliti fino al terrazzo (della camera di commercio) dove hanno issato uno striscione e tolto le bandiere italiana ed europea, scandendo al megafono le loro ragioni contro la riforma Gelmini e la scuola Azienda voluta dal governo.

Ora gli studenti si stanno dirigendo verso via Verdi per Nuove iniziative sotto la sede RAI...

Ci si vede là fate girare la voce, il corteo è già molto partecipato ....

www.piemonte.indymedia.org

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urgente l’autoriforma della CGIL

Le venerdì 12 marzo 2010 par pietro

Urgente l’autoriforma per la rinascita della CGIL ================================= Oggi lo sciopero generale della CGIL, nonostante la cocciuta resistenza burocratica della sua nomenclatura che, attraverso la Camusso, ha escluso la questione dell’art.18 dagli obiettivi fondamentali da rivendicare, sarà attraversato da una grande corrente di inquietudine e di rabbia per la legge approvata dopo una incubazione durata due anni. La legge 1167 si occupa di "aggirare" e svuotare il ruolo di garanzia dell’art.18 ma anche di altre meschinità avvocatesche che degradano la legislazione senatoriale al ruolo di pezza di appoggio di chi vuole "fottere" i propri dipendenti. Sarà molto più difficile per un lavoratore, spesso alle prese con il problema di mettere insieme pranzo e cena, ricorrere al Giudice per i propri diritti per gli ostacoli artificialmente creati dai topi di Tribunale, dal divieto di intervenire imposto ai Magistrati, dal costo spesso in migliaia di euro di spese legali in caso di perdita anche se non trattasi di ricorso "temerario". Certo se una causa di lavoro viene persa dall’azienda questa ha mezzi per pagarne le spese che in ogni caso vengono iscritte al suo bilancio e scaricate spesso sull’azionariato. Il lavoratore dovrà vendersi l’auto o ipotecare la casa per pagarle. Questo in ragione del fatto che è minus habet anche se il Ministro Sacconi, in perfetta malafede, sostiene la sua parità con il datore di lavoro. Lo sciopero di oggi segnala una protesta verso una scelta che, se sarà timbrata dal Capo dello Stato, diventerà definitiva e difficile da revocare dal momento che, come è accaduto con la legge trenta, è assai improbabile che un governo di centro-sinistra non la confermi. L’abolizione di fatto dello articolo 18 viene accettata da Cisl ed UIL che acquisiscono ulteriori poteri sui lavoratori diventando arbitri del loro posto di lavoro al posto del Giudice e non è sgradita a una certa burocrazia della CGIL, convertita alla sussidiarietà non solo del welfare ma anche della gestione dei diritti. L’arbitrato privatizzerà la parte più importante del rapporto di lavoro assegnando alle parti la gestione di diritti finora affidati alla magistratura. La legge 1167 è una pietra miliare nel processo di spoliazione dei diritti della persona-lavoratore partito dalla privatizzazione del collocamento con l’infame pacchetto Treu sulle agenzie interinali. Dopo di essa non resta al padronato italiano che espugnare l’INPS e l’INAIL e mettere le sue avide mani sui fondi che costituiscono il patrimonio più grande dei lavoratori italiani. Con la complicità dei sindacati hanno fatto del TFR una risorsa per la casta degli assicuratori. Avanzerà ancora la linea della "complicità" perseguita da Sacconi e da intere squadre bipartisan di parlamentari e funzionari che lavorano notte e giorno per trasfigurare la legislazione da garante dei diritti dei lavoratori a espressione degli interessi della impresa. Come afferma Brunetta bisognerà abolire almeno dalla Costituzione materiale l’art. 1 (l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro). Il lavoratore torni pure ad essere l’utensile umano di cui parlava Aristotele! La Repubblica è fondata sulle imprese e magari sulle leggi razziste che assicurano manodopera ricattata a bassissimo costo. Il Congresso della CGIL dovrebbe riflettere a fondo sulla degenerazione del ruolo del sindacalismo italiano che da un lato isola ed emargina le sue forze più combattive e dall’altro, attraverso il funzionamento dell’alleanza delle tre grandi sigle, asseconda un processo di impoverimento materiale e contrattuale che sembra essere arrivato alla sua punta estrema. Bisogna prendere atto che i patti parasociali dell’unità con Cisl ed UIL sono scritti dalla Confindustria che si avvale della collaborazione di importanti esponenti del PD. La prima cosa che dovrebbe fare il Congresso è quella di dichiarare chiusa una fase dell’unità sindacale e lanciare un messaggio per la riapertura del dialogo con i Cobas per riposizionare la CGIL nel suo naturale alveo di sindacato autonomo dai partiti, dal padronato e dal governo. La CGIL deve tornare ad essere il sindacato di classe come tuttora viene vissuta dalle grandi masse lavoratrici che vivono nel suo mito e si rifiutano di crederla diversa da quella che hanno nel cuore. La seconda cosa è avviare un processo di netta separazione tra dirigenza e burocrazia e darsi una struttura simile a quella della Confindustria. Dirigenti delle categorie eletti e rinnovati periodicamente e funzionari a tempo pieno dediti soltanto alla gestione della organizzazione e delle politiche decise dai gruppi dirigenti di categoria. Questo non significa abolire la confederalità che resta un valore fino a quando non diventa una camicia di forza. La CGIL dovrebbe chiedere al Parlamento l’approvazione di una legge quadro di attuazione dell’art.39 della Costituzione dal momento che il ruolo del Sindacato è cogente nella vita di milioni di persone. Dovrebbe da subito destinare una parte dei contributi sindacali versati per delega dai lavoratori ad un fondo di solidarietà per soccorrere i propri iscritti in situazioni di emergenza. Penso che si dovrebbe cominciare da un programma speciale nella zona della Sardegna flagellata dalla disoccupazione. Il sindacato deve stare insieme al suo popolo ogni qualvolta ne ha bisogno. La sua crisi nel Nord a vantaggio della Lega è in grande parte derivata dalla sua burocratizzazione e dalla sua freddezza. Il solidarismo deve essere un valore per la CGIL, un ritorno alla grande tradizione della mutualità operaia. Gli zolfatai e poi i Fasci siciliani, sul finire dell’ottocento, costituirono Leghe che avevano lo scopo di comprare la bara ai loro compagni che venivano sepolti in un telo. Ora la CGIL, con la sua enorme potenza economica, può destinare una parte di essa al soccorso della sua gente in difficoltà. Deve insomma umanizzare il suo ruolo che non è quello di mero compilatore di 740. Pietro Ancona http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ www.spazioamico.it

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Lettera Mamme antifasciste di Milano - Per Fausto e Iaio

Le venerdì 12 marzo 2010 par org

Milano 11 Marzo 2010

Vi raccontiamo il nostro rapporto con Fausto e Iaio.

Tra le iniziative delle mamme antifasciste con precedenza assoluta c’è sempre stata la nostra presenza assidua in tribubale per la non archiviazione dell’inchiesta. Sin dal 1978! E per molti anni ci siamo riuscite.

Andavamo quasi ogni mese in tribunale dai giudici, con o senza appuntamento. Noi eravamo nei loro uffici, nei loro corridoi e incollavamo le loro porte, negli ascensori, ovunque i nostri volantini d denuncia, con alle calcagna carabinieri e poliziotti. Spesso con noi c’era Danila, la mamma di Fausto e Maria, la sorella di Iaio e anche compagni e compagne giovani.

Era una vergogna, i giudici venivano cambiati in continuazione, venivano sommersi da altri incarichi, i poteri alti non volevano che si arrivasse ad istruire il processo, gli armadi non si aprivano, nonostante le indagini si allargassero sempre di più e sempre più in alto!

Depistaggio dunque, ma noi eravamo li in tribunale, una spina nel loro fianco, l’occhio dell’opinione pubblica!

Siamo state consapevoli del nostro peso soprattutto quando il giudice Salvini, uno dei pochi che ha indagato molto, ci ha chiesto una lettera di sostegno al suo lavoro per riuscire ad andare più in fondo nell’inchiesta. Farsi aprire armadi chiusi disse!!!!!

Ma poi tutto divenne inutile e la storia la sapete : nonostante i nomi di persone fortemente indiziate e sospettate, legate ai NAR (nuclei armati rivoluzionari) di destra, della banda della Magliana di Roma, nonostante chiare rivendicazioni degli omicidi ....il processo non si è fatto e l’inchiesta è stata archiviata.

Uno dei nostri volantini del 1989 diceva:

NOI NON DIMENTICHIAMO NIENTE, NOI RACCONTEREMO A TUTTI, AI NOSTRI FIGLI, AI GIOVANI CHE INCONTREREMO, ALLE DONNE, CHE NON CI SARA’ GIUSTIZIA PER

* I LAVORATORI MORTI PER SFRUTTAMENTO * I MORTI AI POSTI DI BLOCCO DELLA POLIZIA * I SUICIDATI PER SOLITUDINE, PER MANCANZA DI CASA E LAVORO * GLI UCCISI DAL NUCLEARE E DAL "PROGRESSO"

NON CI SARA’ GIUSTIZIA PER FAUSTO E IAIO PEDRO GIANNINO LUCA ROBERTO

AMMAZZATI DALLO STATO PER LA LORO ANSIA DI CAMBIAMENTO E GIUSTIZIA

Diteci sono cambiate le cose da allora???

Abbiamo in mano una staffetta e vogliamo passarla ai giovani !!

Indignatevi sempre per qualsiasi ingiustizia accada a chiunque in qualsiasi parte del mondo!!!

Difendete il vostro futuro.

Mamme antifasciste di Milano.

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18 marzo 1978/18 marzo 2010, Fausto e Iaio: 32 anni in-visibili, senza verita’ e

Le venerdì 12 marzo 2010 par luxemburg

Franceschi, Varalli, Zibecchi, Fausto e Iaio, Valerio Verbano, Carlo Giuliani, Dax, Abba, Amoroso, Ardizzone, Pinelli, Luca Rossi, Saltarelli, , Scialabba Segantini……

E’ sicuramente difficile trovare un filo che unisca tutte queste vicende: diverse sono le valutazioni personali, diversi i momenti storici in cui si sono svolti i fatti, diversa ed eterogenea la componente umana che è stata dolorosamente segnata da quegli avvenimenti.

Eppure in tutte queste vicende un filo comune esiste. E non sono necessarie valutazioni troppo approfondite per vedere in cosa consista.

Innanzitutto la matrice della mano omicida: fascisti, organizzazioni mafiose, singoli elementi delle forze dell’ordine rimasti impuniti.

Poi i silenzi, le inefficienze, i depistaggi che hanno contraddistinto l’operato di certi apparati dello Stato, rendendo difficoltose le indagini ed ostacolandole in modo spesso irrimediabile (pensiamo ad esempio al segreto di stato, ancora inspiegabilmente operante sulle stragi).

Infine la mancanza, totale o parziale, di verità e giustizia per tutti questi casi. Troppo spesso i colpevoli e i mandanti degli omicidi non sono stati individuati, e quando individuati sono quasi sempre rimasti impuniti… Un’impunità che diventa totale se limitiamo l’analisi alle vittime per mano delle forze dell’ordine.

Ora non è più il tempo della giustizia, ora è il tempo della verità, perchè noi sappiamo, noi l’abbiamo sempre saputa, abbiamo capito e vogliamo raccontarla, vogliamo che la luce abbagliante della verità sugli” in-visibili” riesca ad accecare quanti non la vedono e non la vollero vedere.

Questo è quanto accomuna tutti quei morti; uccisi due volte: nella propria fisicità e poi nella memoria, dentro o fuori delle aule di una giustizia strabica.

Noi ci rivolgiamo a chi non vuole dimenticare quelle vittime senza giustizia e proponiamo che il 18 marzo diventi LA GIORNATA DEGLI IN-VISIBILI.

Oltre ai nostri compagni, figli e fratelli, morti per mano fascista,vogliamo che “gli in-visibili”, sia il filo che ci portera’ a dare voce e ad impegnarci verso chi in questa societa’ viene criminalizzato per essere poi spinto ai margini.

In-visibile, scomodo, emarginato, non allineato al pensiero unico.

18 marzo 2010: diamo voce alla tragedia dei morti sul lavoro( con il meccanismo dell’improcedibilita’ prescrizione breve, lo Stato cancella di fatto i reati da lavoro. e migliaia di lavoratori e cittadini ammalati o morti non avranno piu’ giustizia). Due dati da articolo 21 : Dall’inizio dell’anno ad ora, per lavoro, ci sono: 85 morti, 85570 infortuni, 2139 invalidi .

Politici e industriali impongono sempre più flessibilità, precarietà, ritmi e orari lavorativi insostenibili, che affossano ogni tipo di contrattazione collettiva con lo scopo di isolare ed indebolire i lavoratori; si diventa tutti ricattabili sia sul salario, sia sulla stabilità del posto di lavoro; ancora peggio è la situazione degli immigrati, che diventano visibili nelle drammatiche situazioni come Rosarno.Di lavoro si muore…..perchè di precarietà si vive.

Associazione familiari e amici di Fausto e Iaio

fausto-jaio Fqu ecn.org

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Paese civile?

Le venerdì 12 marzo 2010 par e = mc2

Servizio Sanitario Nazionale

Mi è capitata tra le mani la nota della Regione Lazio - Dipartimento Sociale -, del 18 settembre 2008, con all’oggetto: Procedure applicative del Decreto Commissariale U0024 del 10 settembre 2008 recante “Attuazione punto 10 deliberazione del Consiglio dei Ministri dell’11 luglio 2008 - Intervento … Misure per il contenimento della spesa farmaceutica del Piano di Rientro”.

Con tanto di logo della Regione sul foglio, a dare risalto ed importanza all’Atto, viene chiarito che la biffatura della lettera R “Esente per reddito” e il codice di esenzione … sono apposti dal soggetto erogatore o dall’assistito.

In pratica, dovrebbe voler dire che i disoccupati, e loro familiari a carico, iscritti al Centro per l’Impiego, con reddito inferiore ad Euro 8.263,31.=, ovvero 11.362,05.= se con coniuge a carico, … hanno diritto alla esenzione totale dalle spese farmaceutiche.

C’è, però, la beffa, poiché si deve prendere a riferimento il reddito dell’anno precedente; quello che risulta dalla dichiarazione già presentata - o da presentare - per la dichiarazione reddituale in parola allo Stato.

Risulta dal tenore della Legge che, il disoccupato, il quale ha già percepito un reddito annuo che supera le soglie indicate sopra, non ha diritto ad alcuna esenzione per l’anno in cui perde il lavoro e per il successivo. Dopo, se sopravvive, allorché non ha conseguito nell’anno di riferimento un reddito superiore ad Euro 8.263,31.=, ecc…, potrà usufruire dell’agevolazione.

E questo sarebbe un Paese civile che ci chiama alle urne per rinnovare il Potere, che, da Destra, da Sinistra e dal Centro se ne fotte delle necessità - vere - dei cittadini più deboli?

Ma va là, ma va là, …

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La crisi di Berlusconi

Le venerdì 12 marzo 2010 par viviana vivarelli

Oggi Capezzone fa eco a B denunciando attacchi alle liste del Pdl Eppure quando ancora non aveva cambiato bandiera parlava diversamente In un’intervista al Corriere del 13 marzo 2005 diceva che le denunce radicali al brogli delle liste venivano insabbiate in modo bypartisan: “Si definiscono le liste all’ultimo momento, nel migliore dei casi, fanno firmare su fogli in bianco, nel peggiore spulciano l’elenco del telefono”. Oggi ha tutto rimosso?

B è maestro nel girare la frittata, e una turba di dementi o fanatici in malafede lo segue inneggiando al più grande bugiardo di tutti tempi, lo sfacciato megagalattico, il maestro del trasformismo, quello che fa soprusi o tragressioni alle leggi e li trasforma in ’violenze subite’, dai radicali poi?! Siamo alla più spudorata manipolazione dei fatti, in cui ogni volta i ruoli si invertono calpestando verità, onestà e giustizia.

Prima i dilettanti allo sbaraglio del Pdl, gli incapaci per definizione, che si rivelano inetti perfino a seguire le tre regole in croce per fare liste corrette (e poi vorrebbero governare il paese!!) poi la gogna di falsi colpevoli: la sx sovietica, le toghe rosse, i radicali violenti! Siamo all’assurdo! I violatori esaltano se stessi attaccando a testa bassa chi li vede come incapaci o peggio come falisificatori! E quando si procede a colpi di ariete di leggi anticostituzionali o decreti di pura fantasia, si pretende anche il totale asservimento degli italiani, come se favvero fossero quegli zombi analfabeti e non pensanti che B vorrebbe.

Intanto il paese muore nella crisi e nel malgoverno mentre il dio Berlusconi incensa solo se stesso. Non solo non chiede scusa agli elettori per le cose che ha fatto, ma accusa gli avversari per cose che non hanno fatto. Se gli si allungasse il naso come Pinocchio, la sua lunghezza supererebbe i confini nazionali. Ma quanta gente sta attaccata a quel naso, perché solo con quel naso la sua arroganza, la sua delinquenza, la sua spocchia, la sua falsità può prevalere?

Dice Massimo Giannini (uno che non è certo di sx e scriveva su giornali di dx): “L’importante è mischiare le carte, confondere l’opinione pubblica. Nella logica di B lo Stato di diritto è un inutile intralcio: molto meglio lo stato di confusione. (B sbraita e giura il falso) ma purtroppo alla sua comprovata "arte della contraffazione" manca un elemento essenziale: l’inverificabilità degli eventi. Nel caos delle liste, per sua sventura, gli eventi sono verificabili. B presenta 9 puntigliose cartelle con la sua originalissima "versione dei fatti" , ma contro ha 2 documenti ufficiali. Le motivazioni con cui il Tar ha rigettato il ricorso del Pdl nel Lazio, e i verbali redatti dai Carabinieri del Comando di Roma. Basta leggerli.

Non è vero che i responsabili del Pdl hanno depositato la documentazione "entro le ore 12 del 27 febbraio 2010". La scatola rossa è arrivata solo alle ore 18,30 ma dentro i documenti richiesti non c’erano

 Non c’era "l’atto principale della dichiarazione di presentazione della lista provinciale dei candidati del Pdl

 non c’era la dichiarazione di accettazione della candidatura da parte di ciascun candidato

 non c’era la dichiarazione di collegamento della lista provinciale con una delle liste regionali

 non c’era la copia di un’analoga dichiarazione resa dai delegati alla presentazione della lista regionale

 non c’erano i certificati elettorali dei candidati

 né il modello del contrassegno della lista provinciale

 né l’indicazione di due delegati autorizzati a designare i rappresentanti della lista..

Un po’ troppo!

La democrazia vive di regole. Si possono non rispettare, ma poi si pagano le conseguenze Quello che invece non si può fare (e invece B ha fatto) è negare di aver sbagliato. Peggio ancora, gridare alla "violazione della legge", alla "penalizzazione ingiusta", addirittura al "sopruso violento". E infine puntare il dito contro soggetti terzi, che avrebbero impedito il regolare espletamento di un diritto democratico.

Dice Massimo Giannini :”Se le sue accuse ai radicali avessero fondamento, perché non li denuncia? Perché sta mentendo. La sua sceneggiata è un segno di oggettiva debolezza. La sua reazione livida contro il giornalista che fa domande scomode, sommata all’aggressione del Ministro La Russa, tradiscono la tensione. E’ lui stesso ad ammettere che "i cittadini sono stanchi" di queste diatribe. I sondaggi vanno male. Il ricorso all’arma disperata della piazza lo rivela. “

Di riforme non c’è traccia. Di cura alla crisi nemmeno. Di aiuto ai disoccupati neanche di notte. B non sa che fare. E il paese sta sempre peggio. La massima stupidità è stato dire che stavamo meglio degli altri paesi, e poi che la crisi ‘era alle spalle’. Non era vero. Non è vero. Grazie alla sua inettitudine stiamo sempre peggio. E allora di attacca ai diversivi. Ai complotti. Lui, Tremonti e gli altri Ministri incapaci non hanno mezza idea su come fare riforme necessarie al paese- non ai suoi processi- diminuire il deficit, combattere la disoccupazione, fare economie utili… A che si riduce infine la politica di B? A urlare da mattina a sera al complotto, a distruggere l’ordine, a violare la legge. B ormai in questo paese che va male è solo il macigno più pesante che lo porta a fondo. Un macigno di cui occorre liberarsi al più presto. Sono mesi che questo governo non fa niente per il paese, serve solo a se stesso. Serve solo alla sopravvivenza e all’impunità di B, il peggior nemico che l’Italia abbia mai avuto.

http://masadaweb.org

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Nicaragua Indignazione garifuna per offese ricevute durante "L’isola dei famosi"

Le venerdì 12 marzo 2010 par Giorgio Trucchi - Lista "Nicaragua y más

Magnolia SpA porge le sue scuse e inveisce per le domande sul modello che esporta nel mondo

Il programma RAI "L’Isola dei Famosi" è ancora una volta al centro dell’attenzione ed in mezzo alle polemiche. Questa volta si tratta della popolazione garifuna della costa caribeña del Nicaragua ad insorgere, per le censurabili dichiarazioni dello scrittore Aldo Busi durante la puntata del 3 marzo 2010, al riferirsi all’isola in cui si sta svolgendo il programma.

Durante questa puntata, lo scrittore ha detto che "A proposito dell’isolotto su cui siamo stati scagliati, sia a Milano, sia qui c’è stato ripetuto quanto bella sarebbe stata questa isola per flora e per fauna, con un grande mare turchese. Ci è stata presentata come una grande signora in un ambiente elegante e siamo capitati presso una barbona dentro una latrina. Non si è potuto fare il bagno - ha continuato Busi - perché l’acqua è piena di alghe, tutte le palme sono state tranciate, ci sono segni di bivacchi precedenti, lattine, bambole di plastica, non c’è un fiore".

Ha poi continuato, senza minimamente pensare agli effetti che avrebbe potuto provocare sulla popolazione locale, fortemente legata alla propria terra, cultura, usi e costumi, "La barriera corallina è pericolosissima parché è torbida e nessuno può pescare e nessuno ha osato allontanarsi di un metro da riva perché non si vede nulla. E’ da venerdì che lancio messaggi per parlare con la produzione parché non capisco come si sia voluto portare me qui. Se uno mi dice ’Busi vai in una latrina’ mi può anche andare bene, visto che ci ho passato la gioventù a battere, ma se uno mi dice ’Busi vai in un Paradiso’ e poi mi trovo in un cesso...".

Non contento, ha infine chiosato "È una pattumiera dove chiunque è andato a fare i suoi porci comodi probabilmente per decenni e quindi non è stata neanche bonificata. Ribadisco il concetto: io resto qui, ma non su quell’isola".

Immediata la reazione del governo nicaraguense, ma soprattutto della popolazione garifuna, la quale è insorta minacciosamente contro i 120 italiani che da qualche settimana s’aggirano sui cayos nicaraguensi e a Corn Island o Isla del Maíz. Secondo varie indiscrezioni ci sarebbero state colluttazioni con membri dello staff de "L’Isola dei famosi", sono usciti anche machetes e la ferma intenzione di non volere più vedere italiani nel posto.

La rettifica

Durante una conferenza stampa indetta per chiarire l’episodio, il direttore dell’Istituto del Turismo, Mario Salinas, ha informato i presenti di avere chiesto immediate spiegazioni a Magnolia SpA, dato che il personale di questa impresa conosceva perfettamente il posto in cui si sarebbe svolta la trasmissione. In un comunicato redatto in italiano e tradotto in modo improvvisato durante la sua lettura, rendendolo pressoché incomprensibile ai mezzi d’informazione nazionali ed alle autorità presenti, il direttore esecutivo di Magnolia SpA, Francesco Pucci, si è distanziato dalle dichiarazioni di Aldo Busi ed ha presentato le scuse della compagnia alla popolazione nicaraguense e soprattutto, a quella della zona atlantica.

"Dopo le dichiarazioni del concorrente della trasmissione "L’Isola dei famosi", tutto lo staff di Magnolia si rivolge con grande umiltà alla popolazione nicaraguense e porge le sue scuse, in modo particolare agli abitanti di Corn Island. Le dichiarazioni di Aldo Busi non corrispondono nel modo più assoluto all’opinione che lo staff di Magnolia ha degli abitanti di Corn Island".

Cercando di giustificare in parte l’accaduto, Pucci ha detto che la dichiarazione di Busi sarebbe derivata "dallo stato di stress molto forte e di pressione a cui è sottoposto per la natura stessa del programma", riconoscendo allo stesso tempo che sarebbe riconducibile anche "alla personalità presuntuosa e irrispettosa del concorrente, volta a cambiare il meccanismo del programma e che nulla ha a che fare con il paese che sta ospitando il programma".

Il comunicato si conclude raccogliendo le dichiarazioni della conduttrice del programma, la quale si è espressa in modo entusiasta dell’isola e del paese in generale. Lo stesso Aldo Busi ha poi ritrattato quanto detto, lanciandosi in una descrizione paradisiaca del Nicaragua e di Corn Island.ed invitando gli italiani a recarsi in Nicaragua,"dove c’è gente ospitale e gentile". A questo punto e con statistiche alla mano giunte fresche in busta chiusa nelle mani di Pucci, sarebbero stati circa 15 milioni gli italiani (poco dopo ha detto 18 milioni) che avrebbero seguito il dietro front dello scrittore lo scorso 10 marzo.

Sarà sufficiente per calmare le ire delle popolazioni locali?

Per il sindaco di Corn Island, Cleveland Webster, le cose non sono però così semplici. "Il popolo di Corn Island si è indignato per quanto accaduto ed ha chiesto che Magnolia e questa persona (Busi) rettifichino le cose vergognose dette sul mio popolo. Il mio popolo - ha continuato Webster - è così umile che quando arrivano ospiti lasciamo loro il nostro letto e dormiamo per terra. Non meritavamo questo tipo di manifestazione e quindi nello stesso modo in cui hanno macchiato il nome di Corn Island, ora lo devono pulire.

Il mio popolo non ha problemi con gli italiani del programma, ma queste due persone che hanno detto quelle cose non le vogliamo lì. Ora ho bisogno di una copia del comunicato di Magnolia in spagnolo per presentarlo alla gente, ma per essere sincero il popolo di Corn Island si sente offeso per queste menzogne.

Noi abbiamo bisogno del turismo, ma con queste dichiarazioni la gente si è sentita offesa e come sindaco devo controllare che nessuno venga sull’isola ad offendere la popolazione. C’è stato un episodio di violenza, un ragazzo che magari non sapeva come esprimere ciò che sentiva ed ha reagito in questo modo, ma noi non possiamo combattere la violenza con la violenza. Vogliamo la pace, convivere con questa gente e come sindaco mi farò carico di calmare la gente", ha concluso.

Le domande scomode

Dopo avere ricordato al direttore esecutivo di Magnolia SpA i problemi già avuti dal programma in Honduras (http://lisolaeilmattone.blogspot.com/), la Lista Informativa "Nicaragua y más" ha chiesto se non credesse che questo tipo di programma e di modello preconfezionato per il pubblico italiano, calato dall’alto in realtà particolari profondamente legate al proprio territorio, non potesse costituire un problema per le popolazioni locali.

La veemente e quanto mai scomposta risposta di Pucci ha lasciato perplessi i presenti. "La cosa migliore è che la stampa è libera e chiunque può dire ciò che vuole - ha detto il direttore esecutivo di Magnolia -. Ciò che ha detto non è assolutamente vero e l’unico problema avuto non è un problema del programma, che funziona bene e con moltissimi spettatori, ma un problema molto piccolo che magari interessa qualche persona perché arriviamo con un apparato tecnico molto grande".

In un crescendo di toni e di nervosismo, Pucci ha poi invitato la Lista Informativa "Nicaragua y más" a chiedere informazioni e referenze al presidente dell’Honduras (Manuel Zelaya?), all’ex ministro del Turismo ed all’attuale governo sull’esperienza di Magnolia in Honduras..

"Ciò che ha detto non è vero - ha insistito Pucci -, non ha informazioni precise. I garifuna hanno una buonissima opinione di noi e lei non sa che cosa Magnolia ha fatto per queste popolazioni. Non conosce proprio niente, d’informazione non sa niente", ha concluso sempre più alterato per la scomoda domanda a cui, alla fine, non ha risposto.

Cosa avevano detto i garifuna honduregni

Durante la sua visita in Italia nel 2007, Alfredo López, leader comunitario, presidente del Patronato della comunità di Triunfo de la Cruz, membro attivo della Organización Fraternal Negra Hondureña, Ofraneh, una delle più importanti organizzazioni del popolo garifuna, la cui militanza in difesa dei diritti delle popolazioni afrocaribeñas e contro progetti di speculazione di edilizia turistica gli è costata sette anni di ingiusta carcere, aveva detto che "Le zone dove vivono le troupe e dove si gira lo show sono presidiate dalla polizia e dall’esercito dell’Honduras. Non siamo liberi di spostarci sulla nostra terra, perché ci sono zone dove è stato proibito l’ingresso. Inoltre, i movimenti delle barche e le attrezzature televisive spaventano la fauna delle lagune, come le tartarughe marine. E poi – ha continuato – è terribile vedere un tale spreco di denaro in una regione depressa come la nostra".

Il Collettivo Italia Centro America (CICA) aveva invitato López per una serie di incontri in cui si denunciava la costruzione di un mega complesso turistico nella zona di Bahía de Tela, non molto lontano da dove si svolgeva "L’Isola dei Famosi", ed in cui era coinvolta l’impresa italiana Astaldi.

Questo è quanto veniva scritto da Enzo Mangini sulla rivista Carta (http://www.carta.org/campagne/ambiente/11446).

"Dietro le avventure dei naufraghi finti, il reality show nasconde la realtà: a pochi chilometri da Cayo Cochino, dove sono esiliati i «famosi» dello show di Magnolia-RaiDue, vive la maggior parte del popolo indigeno garifuna. Trecentocinquantamila persone, in 46 comunità sparse lungo la costa atlantica dell’Honduras. "Non sono più 46 ma 45 – dice Alfredo Lopez, un rappresentante dell’Organizacion fraternal de los pueblos negros de Honduras [Ofraneh] – pochi giorni fa la comunità di Miami è praticamente scomparsa". I 150 abitanti del villaggio sono stati accolti nelle comunità vicine, attorno a Cayo Cochino e alla Baia de Tela. Miami è, anzi era, una delle comunità al centro del progetto di «sviluppo» turistico di Baia de Tela, promosso dalla multinazionale edilizia italiana Astaldi. La baia è a pochi chilometri dalla fascia costiera ricca di mangrovie e paesaggi affascinanti dove si sono accampate le troupe dell’Isola dei famosi. Uno spot lungo mesi per lanciare il «turismo» italiano in Honduras e quindi creare la domanda che Astaldi, con il suo progetto di resort ad alto impatto ambientale, è pronta a soddisfare (...).

(...) Lopez ha tenuto oggi una conferenza stampa al senato, assieme a Luca Martinelli, di Mani Tese, che assieme ad altre associazioni sta promuovendo la campagna «L’isola e il mattone» [www.lisolaeilmattone.blogspot.com]. I lavori nella Baia de Tela procedono un po’ più lentamente di quanto l’impresa e il governo vorrebbero. Le proteste dei garifuna e l’attenzione che la vicenda sta ottenendo dalla stampa, anche internazionale, hanno rallentato le ruspe. Il progetto di resort «Los micos» prevede quattro hotel di lusso, 256 ville, un campo da golf, un centro ippico e un centro commerciale per una superficie totale di 300 ettari. Per costruire il campo da golf verrà interrata una laguna protetta dalla Convenzione internazionale per la protezione delle paludi. Secondo Astaldi è un progetto che porterà lavoro e sviluppo nella zona. "Conosciamo Astaldi da molto tempo – risponde Lopez – e non ci fidiamo di quello che dicono. In altri casi, hanno portato la manodopera da fuori. Alle comunità indigene del posto non rimarrà nulla. Verranno cancellate, come Miami".

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Franco Nerozzi, "la Onlus Popoli" e il Comunitarismo nazista

Le giovedì 11 marzo 2010 par .

Va avanti quasi indisturbato il processo di "mondializzazione" con il pretesto di un ausilio di sedicenti volontari dall’Europa (leggasi mercenari) in Birmania per il popolo Karen, capitanati dal fascista Nerozzi e la Sua "Comunità Solidarista Popoli". Plaudono alla ricostruzione della loro clinica intitolata a un tal Carlo Terracciano nei dintorni del villaggio di Kler Law Seh, sede dell’allora distrutta clinica medica, quattro anni fa per l’esattezza. Terracciano teorizzatore, redattore di Eurasia e Orion, mondialista e sostenitore delle tesi appunto comunitariste e naturalmente caro, caro amico di Gabriele Adinolfi, morto nel 2005 a Firenze. Se qualcuno cercasse ancora ulteriore prova della malafede con cui questi loschi figuri mettono in atto il loro progetto oltre confine, si immagina che qui ne abbiano da vendere i Signori Nerozzi & c e ve ne sia ancorché d’avanzo per tutti i gusti e palati.

Il comunitarismo nasce agli inizi degli anni ’60 come presunta nuova concezione teorica. Il fondatore è un ex SS belga Jean Thiriart il quale all’epoca fonda Jeune Europe che è una vera e propria Internazionale Nera. Il suo motto è “Il plastico sarà il megafono dell’anticomunismo nella II metà del XX secolo. In Italia aderiscono Ordine Nuovo, Giovane azione e Quaderni Neri, Claudio Mutti, Ugo Gaudenti (poi fondatore di Rinascita Nazionale), Claudio Orsi e Salvatore Bezicheri, attualmente dirigente della Fiamma Tricolore. Dalla struttura italiana del gruppo nacque Lotta di popolo, la formazione dei sedicenti nazi-maoisti, attivi nelle provocazioni e nelle infiltrazioni degli anni ’60 e ’70. Il simbolo originario è un’aquila prussiana con spada e falce e martello. Il comunitarismo è una concezione che teorizza “il superamento in avanti del nazismo e del comunismo, depurato da Marx”. E’un’area oggettivamente provocatoria. Thiriart elabora il concetto di mondialismo e di “una potenza euro-asiatica da contrapporre agli USA”. In Italia inizialmente è una corrente interna al Fronte di Tilgher. Non hanno una struttura centralizzata. Gruppi, aree, nuclei, riviste ed associazioni sono fra loro coordinati. Tentano di accreditarsi come “sinistra anticapitalista ed antimperialista” e coprono il loro antisemitismo con un esibito antisionismo. Nel 1988, questa corrente si aggrega attorno alla rivista “Rosso è Nero” di Carlo Terracciano e Maurizio Neri. Nel 1999, i Comunitaristi escono dal Fronte ed entrano in rapporto con il Partito Comunitarista Nazionale Europeo, fondato nel 1984 in Belgio. Il feeling con questa formazione dura poco. Alla fine del 1999 la rivista “Rosso è Nero” comincia a dare ampio spazio a quello che impropriamente viene definito “il popolo di Seattle”. Nel 2000 la rivista muta il suo nome in “Comunitarismo”. Nel 2001 i circoli comunitaristi esauriscono la loro esperienza e successivamente danno vita all’Unione dei comunisti nazionalitari e alla nuova rivista “Resistere” che sostituisce “Comunitarismo”. Gli obiettivi politici e programmatici dei comunitaristi sono in sintesi: · superamento della dicotomia destra-sinistra che per loro sono categorie obsolete · tentare di collocarsi nell’area anti-fascista, anticapitalista e antimperialista e marxista · criticano il filo-americanismo di alcuni neo-fascisti · utilizzano anche la stella rossa come simbolo · il nemico è il liberal-capitalismo · hanno un atteggiamento favorevole all’Islam più integralista, in quanto combattente contro “il mondialismo” · teorizzano di fatto il ritorno alle cosiddette origini rivoluzionarie del fascismo e del nazismo · attingono a piene mani dalla simbologia di sinistra, in quanto cercano di accreditarsi come sinistra anticapitalista e antimperialista Attualmente si muovono anche con la sigla Socialismo e Liberazione, definita rivista comunista e nazionalitaria il cui direttore è Maurizio Neri.

Riviste che possono considerarsi punto di riferimento teorico dei comunitaristi e non solo sono Orion, Aurora e in parte Uomo libero di Pietro Sella. Vi è inoltre un rapporto abbastanza stretto con la rivista e il gruppo di Rinascita Nazionale. Le case editrici sono Mediterraneo, Edizioni all’Insegna del Veltro di Claudio Mutti e Barbarossa che stampa la rivista Orion a cui collaborano Murelli, Chicco Galmozzi e Alessandra Colla – moglie di Murelli – che è il referente culturale dell’area di “Sinergie Europee”. L’area dei cosiddetti comunitaristi, ovvero i gruppi di estrema destra d’ispirazione e d’origine fascista o nazional-comunitaria, sono i fra i più pericolosi in quanto ambigui, manipolatori, demagogici e portatori di una pratica che tende a confondere ed infiltrarsi nell’area di estrema sinistra. Inoltre queste formazioni che si definiscono nazional-comunitarie, sono poco conosciute, tant’è che in alcuni casi compagni anche in buona fede si sono fatti coinvolgere in loro iniziative senza conoscere la loro origine e il loro ruolo nel panorama dell’estrema destra fascio-nazionalitaria interna ed internazionale.

CONCLUSIONI

L’idea comunitaria e comunitarista è un contenitore di fascismi vecchi e nuovi. Il comunitarismo è una pseudo dottrina che fa dell’ambiguità la forza della sua pratica e tattica politica e si appella ad un concetto di comunità che opprime le libertà dell’individuo in modo reazionario e corporativo e nega la dialettica della lotta fra le classi. Il concetto di comunità sostituisce sempre il concetto di classe.

Mondialismo e mondializzazione

Non hanno nulla a che vedere con il concetto di globalizzazione, né tanto meno con quello di imperialismo che sono categorie di intepretazione della realtà proprie della sinistra. Con questo concetto la destra radicale si riferisce infatti ad una strategia per il dominio mondiale perseguita attraverso il capitalismo dalle lobbies ebraiche e dai circoli sionisti,. Un complotto secondo i fascisti per mescolare e distruggere le razze. In definitiva è un concetto strutturalmente razzista e antisemita.

Il Fronte Nazionale di Adriano Tilgher, oggi Fronte Sociale Nazionale, nasce da una scissione della Fiamma Tricolore di Pino Rauti nel settembre 1997, ma rappresenta a tutti gli effetti la continuità storica di un’esperienza politica ed organizzativa, quella di Avanguardia nazionale, che attraverso innumerevoli rigenerazioni vanta ormai 40 anni di storia. Il Fronte, quasi inesistente al Nord, riesce a raccogliere 25 mila voti alle elezioni provinciali di Roma nel 1998. Nel 1999 subisce la scissione della componente “nazionalcomunista” che si aggrega attorno alla rivista “Rosso è Nero” di Carlo Terracciano e Maurizio Neri. Sinergie Europee si oppone al capitalismo e alla globalizzazione, auspica la creazione di uno spazio eurasiatico in funzione antiamericana e sostiene movimenti anti-imperialisti. In Italia la testata di riferimento è Orion, rivista fondata agli inizi degli anni ’80. In essa sono conferite altre esperienze di nuova destra come Nuova Azione di F. Batarra e il movimento antagonista sinistra nazionale nato attorno al mensile Aurora (ex rautiani). In quest’area sedicente nazional-comunista e comunitaria convivono Murelli (condannato per omicidio dell’agente Arino e più volte inquisito e condannato per aggressioni fra cui quella di Giorgio Riboldi, Chicco Galmozzi ex Prima Linea, Claudio Mutti, musulmano convertito e Alessandra Colla moglie di Murelli. Orion è il riferimento centrale di una galassia di gruppi che manifestano simpatia per l’Islam in versione fondamentalista, integralista e gerarchica. Murelli è il principale ispiratore. Hanno rapporti con i nazional-comunisti in Russia (opposizione rosso-bruna)

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Io cittadino normale sono un’anomalia

Le giovedì 11 marzo 2010 par Emanuela

Avrei bisogno anch’io di un "decreto interpretativo" che mi chiarisse, finalmente, perché ho sempre pagato le tasse.

Perché passo con il verde e mi fermo con il rosso.

Perché pago di tasca mia viaggi, case, automobili, alberghi.

Perché non ho un corsista vaticano di fiducia che mi fornisca il listino aggiornato delle mignotte o dei mignotti.

Perché se un tribunale mi convoca (ai giornalisti capita) non ho legittimi impedimenti da opporre.

Perché pago un garage per metterci la macchina invece di lasciarla sul marciapiede in divieto di sosta come la metà dei miei vicini di casa.

Perché considero ovvio rilasciare la fattura se nei negozi devo insistere per avere la ricevuta fiscale.

Perché devo spiegare a chi mi chiede sbalordito "ma le serve la ricevuta?" che non è che serva a me, serve alla legge.

Perché non ho mai dovuto condonare un fico secco.

Perché non ho mai avuto capitali all’estero.

Perché non ho un sottobanco, non ho sottofondi, non ho sottintesi, e se mi intercettano il peggio che possono dire è che sparo cazzate al telefono.

Io - insieme a qualche altro milione di italiani – sono l’incarnazione di un’anomalia. Rappresento l’inspiegabile.

Dunque avrei bisogno di un decreto interpretativo ad personam che chiarisse perché sono così imbecille da credere ancora nelle leggi e nello Stato.

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Possibili rischi per la salute: ridurre l’acetaldeide negli alimenti.

Le giovedì 11 marzo 2010 par d'agata giovanni

La sicurezza alimentare riguarda la collettività intera che molto spesso, presa dagli impegni quotidiani e da una pressoché generalizzata noncuranza in tema di alimentazione trascura i possibili rischi per la salute umana. Ormai da tempo come componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, si occupa di segnalare le più recenti ricerche sul tema al fine di poter stimolare gli istituti preposti ai controlli per interventi a garanzia e protezione della salute dei cittadini. Non da ultimo, vale la pena porre all’attenzione della cittadinanza e delle suddette Autorità nazionali ed europee, le recenti indagini sugli effetti dell’acetaldeide, nota anche come aldeide acetica e aldeide etilico - che si trova a livelli bassi, in alcuni alimenti fermentati, succhi di frutta e bevande alcoliche - dichiarata cancerogena per l’uomo dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC). La questione, rilevata da poco anche dall’Evira, l’agenzia finlandese per la sicurezza alimentare che sin da subito ha inoltrato i risultati della propria ricerca anche alle istituzioni europee, secondo Giovanni D’AGATA, dovrebbe essere ripresa in termini brevi anche dalla European Food Safety Authority (EFSA), l’Agenzia Europea che si occupa dei controlli nella stessa materia sotto l’egida della Commissione Europea, al fine di poter effettuare una più ampia sperimentazione e trovare delle soluzioni alle perplessità sollevate dall’agenzia finlandese in termini di pericolosità per la salute umana. Secondo D’AGATA, infatti, tale intervento dirimerebbe ogni dubbio circa l’effettiva nocività per la salute umana e potrebbe consentire di ridurre ex lege i livelli di acetaldeide nei cibi e proibirne eventualmente l’utilizzo come agente aromatizzante aggiunto ad alcuni tipi di pasticcini, succhi di frutta, bibite, dolci e prodotti lattiero-caseari, come purtroppo accade in assenza di una normativa europea che ne proibisca l’uso come additivo alimentare.

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la modernità della corruzione è nella carne delle donne...

Le giovedì 11 marzo 2010 par rosellina970

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Dalle intercettazioni risultano ben 350

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le mignotte a disposizione della cricca della protezione civile con aderenze vaticane, compresi nel numero anche trans e gay, insomma ce ne é per tutti i gusti, anche per Balducci.

Queste donne sono considerate il pagamento per gli affari, insomma il prezzo della corruzione di coloro che dispensavano appalti.

La novità è che sempre più la carne delle donne sembra essere il prezzo della corruzione di questi bastardi corrotti e non direi che sia un dato di modernità, pare invece riportarci al medioevo ed a i baratti in natura.

Mi dispiace constatare l’assoluto silenzio dei residui movimenti e personalità femministe su questa moderna schifezza di mercato delle schiave.

Magari molti di questi maschietti evoluti l’altro giorno - l’otto marzo - si sono presentati alle loro mogli col sorrisone finto e con un mazzo di mimose in mano. Non me ne può fregare di meno di queste mogli che fanno finta di non sapere e si godono i frutti materiali delle loro più o meno consapevoli corna,ma a questi uomini d’affari moderni un consiglio glielo darei: le mimose e gli "auguri" metteteveli entrambi su per il culo...

continua qui su la conoscenza rende liberi

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Borghezio superstar delle Regionali francesi

Le giovedì 11 marzo 2010 par d.s.

Anche in Francia si è a ridosso di elezioni regionali (si vota il 14 e il 21 marzo). E chi c’era ieri in Francia, in Alsazia, a chiudere la campagna elettorale del movimento della destra identitaria Alsace d’abord? Ma Mario Borghezio, ovviamente. Video e articolo qui

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La Comune, quindicinale: "interesse solidale"

Le giovedì 11 marzo 2010 par Anna

La Comune n. 143 (8/22 marzo 2010) IN QUESTO NUMERO (TRA LE ALTRE COSE...)

Editoriale: Interesse solidale di Dario Renzi Solidarietà umana contro il razzismo Dopo il 1° marzo. Attenti allo zio Tom di Dario Renzi Fratelli e sorelle. Essere o servire? di Mamadou Ly

Antonio Pasquale Pedace, accusato di umanità il 18 marzo a Siracusa la prossima udienza processuale: notizie e appello di solidarietà

Società in movimento Dopo lo tsunami oltre lo tsunami: Terremoto in Cile. Tragedia naturale e frattura sociale di Mario Larroca A3F Sant’Antimo (NA), 6 marzo. Una giornata interetnica di Stefano Travelli a pagina 7: speciale L’Aquila

Il tema Solidarietà Un valore su cui costruire, un valore da costruire fatto l’imbroglio si trova la legge. E’ la democrazia, baby! – di Giovanni Pacini * gente di sinistra (e non solo): occhio alle trappole – di Lorenzo Gori * comitati di solidarietà al lavoro – di Silvia Ghidotti * impegno di valore – di Barbara Spampinato

Critica della politica La Polemica: Giù la testa... Chavez di Piero Neri Focus: Dopo il 27 febbraio. Dove va il “popolo viola”? di Lorenzo Gori Il rosso e il nero: Umanità nova, il 17 ottobre e il 1° marzo. Tutto sbagliato di Giovanni Marino

Le culture Che cos’è la teoria generale: aspettando il primo libro di Simona Cavalca Storia: Giappone. Irrisolti della memoria, quindi della coscienza di Giovanni Marino

Sr News Dibattito inquietudini umaniste: Sul potere e la violenza di Dario Renzi

Campagna di autofinanziamento 2010

una lettera per il nostro Alberto Ucci, scomparso il 6 marzo

www.lacomuneonline.t

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Berlusconi: Caos liste non colpa Pdl. Conferenza stampa con bagarre (video + fotos)

Le mercoledì 10 marzo 2010 par Roma

Premier contro radicali e giudici. E attacca: Sinistra sovietica

Una conferenza stampa convocata per "reagire alla assoluta disinformazione che è stata data al riguardo delle vicende inerenti le liste". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, segna il cambio di passo e ci mette la faccia. Per dire che se il Pdl di Roma rischia di rimanere fuori la responsabilità non è certo dei dirigenti o funzionari di partito, ma semmai della "gazzarra" inscenata dai radicali prima e dai magistrati poi. Ma la ’gazzarra’ alla fine si crea anche a via dell’Umiltà. Perchè la conferenza stampa, a un certo punto si trasforma in uno scontro verbale tra lo stesso premier e un sedicente giornalista free lance, Rocco Carlomagno, che diventa anche fisico quando a intervenire è il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

Il premier, come raramente fa, legge quasi pedissequamente una cronistoria che ripercorre le tappe di quella giornata. "Dalla ricostruzione - spiega - si evince con chiarezza che ai delegati Pdl del Lazio è stato impedito di presentare le liste con comportamenti e atti ben precisi". Secondo Berlusconi "è stata posta in atto una gazzarra da parte dei Radicali, che parlando di una "inesistente" manomissione delle liste "hanno costretto i contendenti ad allontanarsi". Ergo, per il Cavaliere, la decisione di escludere la lista del Pdl è "priva di fondamento giuridico" e determinata da un "marchiano errore dell’ufficio circoscrizionale".

Il presidente del Consiglio nega quindi che ci siano ipotesi di rinvio del voto e anzi spiega di essere pronto a "raddoppiare" gli sforzi per far vincere la candidata del Pdl, Renata Polverini. Detto questo, però, il premier punta il dito contro la sinistra "anti-democratica e meschina" che vuole "correre da sola" come si faceva nell’Unione sovietica. Berlusconi dà quindi appuntamento a una successiva conferenza stampa, che questa volta si terrà a palazzo Chigi, per ’difendere’ il decreto interpretativo varato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri e spiegare che "non è incostituzionale".

Ma soprattutto ufficializza la manifestazione di piazza che si terrà a Roma il 20 marzo e alla quale prenderanno parte tutti i candidati governatori del centrodestra. Manifestazione alla quale non parteciperà Gianfranco Fini: nessuna sorpresa, fa capire il Cavaliere, visto che il co-fondatore del Pdl "è presidente della Camera". La conferenza stampa finisce poi in bagarre quando, al momento delle domande, senza chiedere la parola Rocco Carlomagno comincia a chiedere a gran voce conto di Bertolaso e tangenti, dei soldi spesi in Abruzzo.

Interventi che si ripetono a più riprese. Berlusconi prova inizialmente a stopparlo chiedendo al free lance di attendere il suo turno, poi accusandolo di villania e mancanza di rispetto. "Si dimetta" è la risposta del giovane. Ma nella querelle interviene anche il ministro La Russa che tenta di bloccare Carlomagno prima a parole, poi arrivando a prenderlo per il bavero. "Mi ha dato due pugni nello sterno" accusa l’uomo che, poco dopo, l’ufficio stampa del Pdl in una nota definisce un "non giornalista" che si è presentato "falsamente come ufficio stampa del Senato".

http://www.apcom.net/newspolitica/20100310_163502_4e17f21_84329.html

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L’AQUILA - Carriole, macerie e conflitto

Le mercoledì 10 marzo 2010 par 3e32

Gli aquilani adesso lo sanno. Dopo mesi di repressione e contenimento adesso la popolazione sta prendendo fiducia in sè stessa e sa che le barriere e i divieti che gli sono stati imposti e che gli hanno tolto la propria città e la propria libertà ad autodeterminarsi possono e devono essere infranti. Gli aquilani adesso sanno applicare disobbedienza civile.

Ogni domenica infatti ad infrangere la zona rossa confrontandosi con esercito, polizia e carabinieri ci sono facce nuove. Persone che magari la domenica prima hanno visto cosa è successo solo in televisione e che la settimana successiva sono in prima linea a riprendersi la propria città.

Quei corpi a cui è stata imposta una ferrea disciplina e ai quali è stato imposto il contenimento nei recinti dei campi tenda, spostati come pacchi e confinati negli alberghi della costa. Resi passivi e a cui dare solo da bere e da mangiare. Corpi a cui vietare di muoversi liberamente e che adesso hanno conquistato la libertà di cooperare e mettersi a disposizione.

Si quella del popolo della carriole due settimane fa è stata giustamente chiamata “rivolta”. Definizione giusta perché ben esprime la forza di queste domeniche per reagire all’ennesimo divieto. Una forza direttamente proporzionale a quella utilizzata così professionalmente dopo il 6 Aprile nel comandare e controllare l’intera popolazione. Che ha intercettato e distrutto chirurgicamente ogni formazione spontanea di pratiche di solidarietà e mutuo soccorso. “Rivolta” perché ad una tale repressione si può rispondere solo con una rivolta. Solo quella è possibile.

Si sono diffuse voci e notizie durante questi lunghi mesi, di persone che accaparravano per se stesse più aiuti del necessario. Voci che si diffondevano e attecchivano velocemente sui terremotati distogliendoli su problemi più concreti e reali. Tacitamente è stata data un immagine negativa dell’essere umano che dopo la catastrofe – e col crollo in primis materiale delle normali sedi istituzionali che governano una città – reagiva pensando solo a stesso. Questo stereotipo perpetrato per mesi per promuovere disgregazione sociale e quindi il bisogno indotto di maggiore protezione, controllo e divisioni, è in netto contrasto con quello che gli aquilani nelle ultime domeniche stanno dimostrando.

Braccia che cooperano, si aiutano, lavorano insieme. Un unità che per la stessa dialettica citata prima torna più forte che mai dopo tanta disgregazione. Una condivisione effettivamente impensabile prima del terremoto. Sono molti a L’Aquila a dire che una cosa così non l’avevano mai vista e mai avrebbero pensata di vederla, soprattutto a L’Aquila. La città di Santa Agnese, delle malelingue, dei castelli e della sfiducia nel prossimo.

Questa è la ricostruzione sociale. Va di pari passo col fare qualcosa di concreto per ricostruire la propria città e la propria identità sociale. Passandosi un secchio, rincontrandosi nel posto dove ci si era lasciati prima dell’inizio di questa triste storia.

Sui cumuli di macerie ci è capitato di rincontrare vecchi amici che non vedevamo da anni. Condividere con loro la fatica e ritrovare quel calore che solo situazioni del genere possono sviluppare.

Tutto ciò va inevitabilmente contro le logiche della ricostruzione capitalista. Si contrappone ai grossi affari che avvengono tra chi detiene il potere e le lobby a cui è stato promesso un posto nel miracolo della costruzione più selvaggia, insensata e veloce che la storia contemporanea di questo paese ricordi: il piano c.a.s.e. Mentre si sorseggiano caffè, si consumano cene e pranzi, si offrono massaggi e corpi. In una storia tutta italiana.

No, vedere il popolo che coopera togliendosi da solo le macerie, formando catene umane lunghe quasi un Km, non è qualcosa da capitalismo di inizio millennio. Anzi è qualcosa che per quel sistema non dovrebbe neanche vedersi perché potrebbe dimostrare che le forze che vengono dal basso oltre ad essere pulite sono funzionanti e funzionali. Per questo ci sono le barriere a tentare di impedirlo.

Proprio perché nessuna ha la bacchetta magica nessun aquilano si è mai aspettato di poter rivedere la sua città da un giorno all’altro com’era prima.

Ma la nostra città è ancora lì, sofferente. E noi gente che vive questo territorio che siamo la città, siamo ancora quasi tutti qui. Anche se ce la ridessero bellissima com’era tenendoci lontano per dieci anni non avrebbe senso. Forse ci adatteremmo a vivere altrimenti, formando altre “città”, e non ci torneremmo perché ci sembrerebbe di stare in un museo. E’ importante allora, senza nessuna bacchetta magica come ci dicono, il “come” ricostruirla questa città, perché – se giustamente coinvolti – mentre la ricostruiamo la stiamo già vivendo, senza posticipare teleologicamente a nessun momento futuro il giorno impossibile del “come una volta”, senza mai smetterla di viverla sapendo che niente sarà esattamente come prima. Indietro non si torna.

Quando pochi giorni dopo il 6 Aprile era già purtroppo chiara quale fosse la politica sottostante la gestione dell’emergenza scelta da governo e vaticano, avallata dall’”opposizione” e messa in atto dalla protezione civile ci siamo ritrovati sotto il nome comitato 3e32 sulla base di una scommessa:

Che questa città si sarebbe rialzata a partire dalle proprie forze , ricostruendo dal basso. Lavorando in tal senso e cercando di dare il nostro contributo affinché tale processo si innescasse, nonostante quasi tutto intorno a noi sembrava andasse nel verso sbagliato.

Dopo la giornata delle carriole crediamo che si siano messe finalmente le basi per vincere questa scommessa che sembrava impossibile. Gli aquilani (intesi come tutti quelli che vivono questo territorio come ad es. gli studenti fuori sede) stanno iniziando a riprendersi la propria dignità. Non quella “dignità” fatta di silenzio e obbedienza che ci hanno appiccicato all’indomani del sisma, ma la dignità di essere liberi di ricostruirsi.

Chi questa scommessa non l’ha invece voluta proprio fare è stato proprio il primo cittadino Massimo Cialente (su Chiodi pronunciarsi sarebbe scontato). Cialente è reo di non aver avuto fiducia sulle capacità e l’intelligenza della propria popolazione, avallando la gestione dell’emergenza di Berlusconi e Bertolaso per filo e per segno e mettendosi allo stesso livello di tanti politici locali che nel tempo hanno svenduto la nostra terra.

Quindi Cialente non puo essere al contempo l’alleato dei cittadini arrabbiati e l’artefice deliberato della loro disfatta.

Dopo il sisma che a fine anni 70’ li colpì i friulani nutrivano a quel tempo sfiducia nelle istituzioni, ma avevano al contempo fiducia nelle loro capacità e nella loro forza collettiva. A L’Aquila non abbiamo fiducia nelle istituzioni, ma finora non avevamo avuto fiducia nemmeno in noi stessi e questa è stata una delle ragioni del successo della Protezione Civile. Istituzione apparentemente non collusa con il Potere Politico, arrivata a colmare il vuoto di speranza e la paura degli aquilani di non sapere far fronte all’opera della ricostruzione. Ora che la Protezione Civile si trova discreditata agli occhi del pubblico è giunto il momento di aprire gli occhi anche sull’operato degli amministatori locali.

Cialente ha delle precise responsabilità nella realizzazione del piano case e quindi del soggiorno prolungato nelle tende; del mancato sgombero delle macerie; della lettera-foglio di via scritta a quattro mani con Bertolaso a novembre per convincere gli aquilani ad andar via dalla propria città; del tentativo di fare affari con i privati, per comprare le case su ruota; dell’ordine di chiudere il centro storico alla vigilia della manifestazione che voleva giungere a piazza palazzo.

Massimo Cialente è stato finalmente commissariato domenica 28 Febbraio dalla sua stessa popolazione che lo ha lasciato ai 4 cantoni a rilasciare interviste nella sua solitudine (o peggio ancora con le sue cattive compagnie).

Cialente non deve solo scegliere da che parte stare, ma deve scusarsi pubblicamente se vuole ottenere di nuovo la fiducia degli aquilani, se non lo fa non deve essere il benvenuto nelle manifestazioni di piazza e nelle assemblee pubbliche.

Finché ci saranno commissari siamo tutti primi cittadini. Fino a quando non si capirà che “l’unica grande opera è ricostruire L’Aquila dal basso” siamo lieti di perpetrare la cosiddetta “rivolta” delle carriole.

10 Marzo 2010

Comitato "3e32" - L’Aquila

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Eric Valmir (Radio France): "In Italia siamo alla morte della Politica"

Le mercoledì 10 marzo 2010 par d.s.

Eric Valmir, corrispondente della radio pubblica francese, affronta finalmente l’imbarazzante situazione italiana di questi giorni. Calandosi direttamente nei panni di madame la Politica, di cui la campagna elettorale in corso starebbe decretando il decesso, a seguito di una lunga agonia, però, che partirebbe da lontano, ben prima della discesa in campo di Berlusconi. Un deicidio laico che vedrebbe tutti coinvolti, sinistra compresa.

Un po’ lo stesso argomento che Dominique Moïse proponeva lunedì scorso sul quotidiano finanziario francese Les Echos. Sebbene lì ancor prima che di crisi politica si parlasse di una perenne crisi istituzionale:

Silvio Berlusconi non è all’origine dei problemi dell’Italia. E’ solo il rivelatore e l’acceleratore delle debolezze istituzionali di un paese che, dalle origini, è ancora alla ricerca di sè. La nazione italiana non è riuscita a dotarsi di uno Stato degno della propria eredità storica e culturale. Essa è passata dal troppo poco Stato al troppo Stato durante la tragica parentesi del fascismo, per poi approdare ad uno Stato disfunzionale. Continua a leggere qui

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Berlusca minaccia con la bava alla bocca, ma noi non arretriamo...

Le mercoledì 10 marzo 2010 par rosellina970

Il sultano a reti unificate e senza contradditorio minaccia lezioni alla sinistra con la bava alla bocca disperato per risalire i sondaggi che lo danno in perdita. Ma i motivi della sua incazzatra stratosferica sarebbero altri. Alcuni credono che Napolitano per la seconda volta ( dopo le pretese assicurazioni sul Lodo Alfano poi smentite dalla Consulta ) abbia fregato il berlusca firmando un decreto in realtà più inutile che incostituzionale e così esponendila ancor più duramente alla sorpresa del TAR che ha smenito decreto e decretini. Non so se queste voci siano eccessvamente dietrologiche e fantasiose quel che so è che la vera novità di questi mesi, il popolo viola , sta entrando sempre di più nel tessuto sociale del paese. Del resto si era mai visto un movimento crescere così rapidamente, soprattutto dal punto di vista organizzativo con lo strumento del web ? Si era mai visto un Presidente della Repubblica emettere un comunicato in risposta ai messaggi web dei cittadini ? No, non si era mai visto . Possiamo dire senza ombra di smentita che dal 5 dicembre niente è stato più come prima, sia nel web che nella politica delle forze di opposizione. Di fronte all’arroganza ed alla prepotenza reiterata di Berlusconi il popolo del 5 dicembre si sta strutturando e comincia a svolgere efficacemente una opera di collante delle forze democratiche anche per la manifestazione del prossimo 13 marzo a Roma da ogni parte di Italia Qye che è certo è che non arretreremo di fronte alle minacce del delinquente di Arcore, e..................... continua qui su la conoscenza rende liberi

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I funerali di Lorusso, il 12 marzo a Roma e D’Alema al CC del PCI

Le mercoledì 10 marzo 2010 par archivio storico Benedetto petrone

I funerali di Francesco Lorusso, il 12 marzo a Roma e D’Alema al CC del PCI

http://www.pugliantagonista.it/i_rossi_fiori_del__marzo_77.htm

In uno speciale dell’archivio storico Benedetto Petrone i giorni di Lorusso, radio Alice e i carri armati a Bologna dalle pagine di Lotta Continua.

Roma 12 marzo 1977

LE CRONACHE DELLA CACCIA ALL’UOMO DOPO LA FINE DELLA MANIFESTAZIONE SONO TRUCULENTE:

“_Una ragazza fermata e poi rilasciata racconta:- cui hanno infilati in 72 in un cellulare dopo aver fermato il pulman 64 e fatti scendere,

Nel cellulare hanno sparato un lacrimogeno ed abbiamo incomnciato a sentirci male e svenire Poi ho visto una ragazza tirata giù con altri tre giovani , l’hanno colpita col calcio della pistola alla testa, a freddo.

Ha dovuto farsi dare sei punti di sutura , era una maschera di sangue…un ragazzo racconta” al Primo distretto ci hanno costretti a passare tra due file di poliziotti che si sono scatenati con i manganelli e i calci Molti compagni son finiti all’ospedale.

Nell’ufficio della squadra politica ( l’attuale Digos) ci chiamavano –puttane. Ricchioni! E ci hanno tenuto ore in piedi senza poter neanche bere

http://www.pugliantagonista.it/i_rossi_fiori%20n2.htm

Sono cronache che ritroveremo venticinque anni dopo nel luglio del 2001 a Genova nella caserma Bolzaneto , nel’excaserma Diaz , la voglia di da golpe di eliminare fisicamente e psicologicamente gli oppositori, i diversi non passa mai agli sgherri del potere.

12 marzo 1977

AL COMITATO CENTRALE DEL PCI D’ALEMA ANNUNCIA IL SUO DIVORZIO DAL MOVIMENTO DEI GIOVANI

Con ben 48 cartelle dattiloscritte D’ALEMA si presenta al suo primo appuntamento della sua vita politica nel Comitato centrale: il suo primo atto da dirigente del Comando strategico del PCI

Da responsabile dei giovani comunisti la sua visione del movimento è quella che da una parte vi sono gli squadristi e dall’altra chi si fa strumentalizzare e d infine gli irrazionali

Tra questi i peggiori sono quelli che propagandano la ricerca della felicità e parlano di riappropriazione della vita- da D’Alema definita concezione “mistica e irrazionalista che comporta la frattura tra nuove generazioni e democrazia

E’ il divorzio definitivo tra PCI e Movimento con le dovute conseguenze…

ARCHIVIO STORICO BENEDETTO PETRONE http://www.pugliantagonista.it/arch2.htm

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