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Franco Nerozzi, "la Onlus Popoli" e il Comunitarismo nazista

Le giovedì 11 marzo 2010 par .

Va avanti quasi indisturbato il processo di "mondializzazione" con il pretesto di un ausilio di sedicenti volontari dall’Europa (leggasi mercenari) in Birmania per il popolo Karen, capitanati dal fascista Nerozzi e la Sua "Comunità Solidarista Popoli". Plaudono alla ricostruzione della loro clinica intitolata a un tal Carlo Terracciano nei dintorni del villaggio di Kler Law Seh, sede dell’allora distrutta clinica medica, quattro anni fa per l’esattezza. Terracciano teorizzatore, redattore di Eurasia e Orion, mondialista e sostenitore delle tesi appunto comunitariste e naturalmente caro, caro amico di Gabriele Adinolfi, morto nel 2005 a Firenze. Se qualcuno cercasse ancora ulteriore prova della malafede con cui questi loschi figuri mettono in atto il loro progetto oltre confine, si immagina che qui ne abbiano da vendere i Signori Nerozzi & c e ve ne sia ancorché d’avanzo per tutti i gusti e palati.

Il comunitarismo nasce agli inizi degli anni ’60 come presunta nuova concezione teorica. Il fondatore è un ex SS belga Jean Thiriart il quale all’epoca fonda Jeune Europe che è una vera e propria Internazionale Nera. Il suo motto è “Il plastico sarà il megafono dell’anticomunismo nella II metà del XX secolo. In Italia aderiscono Ordine Nuovo, Giovane azione e Quaderni Neri, Claudio Mutti, Ugo Gaudenti (poi fondatore di Rinascita Nazionale), Claudio Orsi e Salvatore Bezicheri, attualmente dirigente della Fiamma Tricolore. Dalla struttura italiana del gruppo nacque Lotta di popolo, la formazione dei sedicenti nazi-maoisti, attivi nelle provocazioni e nelle infiltrazioni degli anni ’60 e ’70. Il simbolo originario è un’aquila prussiana con spada e falce e martello. Il comunitarismo è una concezione che teorizza “il superamento in avanti del nazismo e del comunismo, depurato da Marx”. E’un’area oggettivamente provocatoria. Thiriart elabora il concetto di mondialismo e di “una potenza euro-asiatica da contrapporre agli USA”. In Italia inizialmente è una corrente interna al Fronte di Tilgher. Non hanno una struttura centralizzata. Gruppi, aree, nuclei, riviste ed associazioni sono fra loro coordinati. Tentano di accreditarsi come “sinistra anticapitalista ed antimperialista” e coprono il loro antisemitismo con un esibito antisionismo. Nel 1988, questa corrente si aggrega attorno alla rivista “Rosso è Nero” di Carlo Terracciano e Maurizio Neri. Nel 1999, i Comunitaristi escono dal Fronte ed entrano in rapporto con il Partito Comunitarista Nazionale Europeo, fondato nel 1984 in Belgio. Il feeling con questa formazione dura poco. Alla fine del 1999 la rivista “Rosso è Nero” comincia a dare ampio spazio a quello che impropriamente viene definito “il popolo di Seattle”. Nel 2000 la rivista muta il suo nome in “Comunitarismo”. Nel 2001 i circoli comunitaristi esauriscono la loro esperienza e successivamente danno vita all’Unione dei comunisti nazionalitari e alla nuova rivista “Resistere” che sostituisce “Comunitarismo”. Gli obiettivi politici e programmatici dei comunitaristi sono in sintesi: · superamento della dicotomia destra-sinistra che per loro sono categorie obsolete · tentare di collocarsi nell’area anti-fascista, anticapitalista e antimperialista e marxista · criticano il filo-americanismo di alcuni neo-fascisti · utilizzano anche la stella rossa come simbolo · il nemico è il liberal-capitalismo · hanno un atteggiamento favorevole all’Islam più integralista, in quanto combattente contro “il mondialismo” · teorizzano di fatto il ritorno alle cosiddette origini rivoluzionarie del fascismo e del nazismo · attingono a piene mani dalla simbologia di sinistra, in quanto cercano di accreditarsi come sinistra anticapitalista e antimperialista Attualmente si muovono anche con la sigla Socialismo e Liberazione, definita rivista comunista e nazionalitaria il cui direttore è Maurizio Neri.

Riviste che possono considerarsi punto di riferimento teorico dei comunitaristi e non solo sono Orion, Aurora e in parte Uomo libero di Pietro Sella. Vi è inoltre un rapporto abbastanza stretto con la rivista e il gruppo di Rinascita Nazionale. Le case editrici sono Mediterraneo, Edizioni all’Insegna del Veltro di Claudio Mutti e Barbarossa che stampa la rivista Orion a cui collaborano Murelli, Chicco Galmozzi e Alessandra Colla – moglie di Murelli – che è il referente culturale dell’area di “Sinergie Europee”. L’area dei cosiddetti comunitaristi, ovvero i gruppi di estrema destra d’ispirazione e d’origine fascista o nazional-comunitaria, sono i fra i più pericolosi in quanto ambigui, manipolatori, demagogici e portatori di una pratica che tende a confondere ed infiltrarsi nell’area di estrema sinistra. Inoltre queste formazioni che si definiscono nazional-comunitarie, sono poco conosciute, tant’è che in alcuni casi compagni anche in buona fede si sono fatti coinvolgere in loro iniziative senza conoscere la loro origine e il loro ruolo nel panorama dell’estrema destra fascio-nazionalitaria interna ed internazionale.

CONCLUSIONI

L’idea comunitaria e comunitarista è un contenitore di fascismi vecchi e nuovi. Il comunitarismo è una pseudo dottrina che fa dell’ambiguità la forza della sua pratica e tattica politica e si appella ad un concetto di comunità che opprime le libertà dell’individuo in modo reazionario e corporativo e nega la dialettica della lotta fra le classi. Il concetto di comunità sostituisce sempre il concetto di classe.

Mondialismo e mondializzazione

Non hanno nulla a che vedere con il concetto di globalizzazione, né tanto meno con quello di imperialismo che sono categorie di intepretazione della realtà proprie della sinistra. Con questo concetto la destra radicale si riferisce infatti ad una strategia per il dominio mondiale perseguita attraverso il capitalismo dalle lobbies ebraiche e dai circoli sionisti,. Un complotto secondo i fascisti per mescolare e distruggere le razze. In definitiva è un concetto strutturalmente razzista e antisemita.

Il Fronte Nazionale di Adriano Tilgher, oggi Fronte Sociale Nazionale, nasce da una scissione della Fiamma Tricolore di Pino Rauti nel settembre 1997, ma rappresenta a tutti gli effetti la continuità storica di un’esperienza politica ed organizzativa, quella di Avanguardia nazionale, che attraverso innumerevoli rigenerazioni vanta ormai 40 anni di storia. Il Fronte, quasi inesistente al Nord, riesce a raccogliere 25 mila voti alle elezioni provinciali di Roma nel 1998. Nel 1999 subisce la scissione della componente “nazionalcomunista” che si aggrega attorno alla rivista “Rosso è Nero” di Carlo Terracciano e Maurizio Neri. Sinergie Europee si oppone al capitalismo e alla globalizzazione, auspica la creazione di uno spazio eurasiatico in funzione antiamericana e sostiene movimenti anti-imperialisti. In Italia la testata di riferimento è Orion, rivista fondata agli inizi degli anni ’80. In essa sono conferite altre esperienze di nuova destra come Nuova Azione di F. Batarra e il movimento antagonista sinistra nazionale nato attorno al mensile Aurora (ex rautiani). In quest’area sedicente nazional-comunista e comunitaria convivono Murelli (condannato per omicidio dell’agente Arino e più volte inquisito e condannato per aggressioni fra cui quella di Giorgio Riboldi, Chicco Galmozzi ex Prima Linea, Claudio Mutti, musulmano convertito e Alessandra Colla moglie di Murelli. Orion è il riferimento centrale di una galassia di gruppi che manifestano simpatia per l’Islam in versione fondamentalista, integralista e gerarchica. Murelli è il principale ispiratore. Hanno rapporti con i nazional-comunisti in Russia (opposizione rosso-bruna)

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Io cittadino normale sono un’anomalia

Le giovedì 11 marzo 2010 par Emanuela

Avrei bisogno anch’io di un "decreto interpretativo" che mi chiarisse, finalmente, perché ho sempre pagato le tasse.

Perché passo con il verde e mi fermo con il rosso.

Perché pago di tasca mia viaggi, case, automobili, alberghi.

Perché non ho un corsista vaticano di fiducia che mi fornisca il listino aggiornato delle mignotte o dei mignotti.

Perché se un tribunale mi convoca (ai giornalisti capita) non ho legittimi impedimenti da opporre.

Perché pago un garage per metterci la macchina invece di lasciarla sul marciapiede in divieto di sosta come la metà dei miei vicini di casa.

Perché considero ovvio rilasciare la fattura se nei negozi devo insistere per avere la ricevuta fiscale.

Perché devo spiegare a chi mi chiede sbalordito "ma le serve la ricevuta?" che non è che serva a me, serve alla legge.

Perché non ho mai dovuto condonare un fico secco.

Perché non ho mai avuto capitali all’estero.

Perché non ho un sottobanco, non ho sottofondi, non ho sottintesi, e se mi intercettano il peggio che possono dire è che sparo cazzate al telefono.

Io - insieme a qualche altro milione di italiani – sono l’incarnazione di un’anomalia. Rappresento l’inspiegabile.

Dunque avrei bisogno di un decreto interpretativo ad personam che chiarisse perché sono così imbecille da credere ancora nelle leggi e nello Stato.

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Possibili rischi per la salute: ridurre l’acetaldeide negli alimenti.

Le giovedì 11 marzo 2010 par d'agata giovanni

La sicurezza alimentare riguarda la collettività intera che molto spesso, presa dagli impegni quotidiani e da una pressoché generalizzata noncuranza in tema di alimentazione trascura i possibili rischi per la salute umana. Ormai da tempo come componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, si occupa di segnalare le più recenti ricerche sul tema al fine di poter stimolare gli istituti preposti ai controlli per interventi a garanzia e protezione della salute dei cittadini. Non da ultimo, vale la pena porre all’attenzione della cittadinanza e delle suddette Autorità nazionali ed europee, le recenti indagini sugli effetti dell’acetaldeide, nota anche come aldeide acetica e aldeide etilico - che si trova a livelli bassi, in alcuni alimenti fermentati, succhi di frutta e bevande alcoliche - dichiarata cancerogena per l’uomo dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC). La questione, rilevata da poco anche dall’Evira, l’agenzia finlandese per la sicurezza alimentare che sin da subito ha inoltrato i risultati della propria ricerca anche alle istituzioni europee, secondo Giovanni D’AGATA, dovrebbe essere ripresa in termini brevi anche dalla European Food Safety Authority (EFSA), l’Agenzia Europea che si occupa dei controlli nella stessa materia sotto l’egida della Commissione Europea, al fine di poter effettuare una più ampia sperimentazione e trovare delle soluzioni alle perplessità sollevate dall’agenzia finlandese in termini di pericolosità per la salute umana. Secondo D’AGATA, infatti, tale intervento dirimerebbe ogni dubbio circa l’effettiva nocività per la salute umana e potrebbe consentire di ridurre ex lege i livelli di acetaldeide nei cibi e proibirne eventualmente l’utilizzo come agente aromatizzante aggiunto ad alcuni tipi di pasticcini, succhi di frutta, bibite, dolci e prodotti lattiero-caseari, come purtroppo accade in assenza di una normativa europea che ne proibisca l’uso come additivo alimentare.

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la modernità della corruzione è nella carne delle donne...

Le giovedì 11 marzo 2010 par rosellina970

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Dalle intercettazioni risultano ben 350

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le mignotte a disposizione della cricca della protezione civile con aderenze vaticane, compresi nel numero anche trans e gay, insomma ce ne é per tutti i gusti, anche per Balducci.

Queste donne sono considerate il pagamento per gli affari, insomma il prezzo della corruzione di coloro che dispensavano appalti.

La novità è che sempre più la carne delle donne sembra essere il prezzo della corruzione di questi bastardi corrotti e non direi che sia un dato di modernità, pare invece riportarci al medioevo ed a i baratti in natura.

Mi dispiace constatare l’assoluto silenzio dei residui movimenti e personalità femministe su questa moderna schifezza di mercato delle schiave.

Magari molti di questi maschietti evoluti l’altro giorno - l’otto marzo - si sono presentati alle loro mogli col sorrisone finto e con un mazzo di mimose in mano. Non me ne può fregare di meno di queste mogli che fanno finta di non sapere e si godono i frutti materiali delle loro più o meno consapevoli corna,ma a questi uomini d’affari moderni un consiglio glielo darei: le mimose e gli "auguri" metteteveli entrambi su per il culo...

continua qui su la conoscenza rende liberi

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Borghezio superstar delle Regionali francesi

Le giovedì 11 marzo 2010 par d.s.

Anche in Francia si è a ridosso di elezioni regionali (si vota il 14 e il 21 marzo). E chi c’era ieri in Francia, in Alsazia, a chiudere la campagna elettorale del movimento della destra identitaria Alsace d’abord? Ma Mario Borghezio, ovviamente. Video e articolo qui

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La Comune, quindicinale: "interesse solidale"

Le giovedì 11 marzo 2010 par Anna

La Comune n. 143 (8/22 marzo 2010) IN QUESTO NUMERO (TRA LE ALTRE COSE...)

Editoriale: Interesse solidale di Dario Renzi Solidarietà umana contro il razzismo Dopo il 1° marzo. Attenti allo zio Tom di Dario Renzi Fratelli e sorelle. Essere o servire? di Mamadou Ly

Antonio Pasquale Pedace, accusato di umanità il 18 marzo a Siracusa la prossima udienza processuale: notizie e appello di solidarietà

Società in movimento Dopo lo tsunami oltre lo tsunami: Terremoto in Cile. Tragedia naturale e frattura sociale di Mario Larroca A3F Sant’Antimo (NA), 6 marzo. Una giornata interetnica di Stefano Travelli a pagina 7: speciale L’Aquila

Il tema Solidarietà Un valore su cui costruire, un valore da costruire fatto l’imbroglio si trova la legge. E’ la democrazia, baby! – di Giovanni Pacini * gente di sinistra (e non solo): occhio alle trappole – di Lorenzo Gori * comitati di solidarietà al lavoro – di Silvia Ghidotti * impegno di valore – di Barbara Spampinato

Critica della politica La Polemica: Giù la testa... Chavez di Piero Neri Focus: Dopo il 27 febbraio. Dove va il “popolo viola”? di Lorenzo Gori Il rosso e il nero: Umanità nova, il 17 ottobre e il 1° marzo. Tutto sbagliato di Giovanni Marino

Le culture Che cos’è la teoria generale: aspettando il primo libro di Simona Cavalca Storia: Giappone. Irrisolti della memoria, quindi della coscienza di Giovanni Marino

Sr News Dibattito inquietudini umaniste: Sul potere e la violenza di Dario Renzi

Campagna di autofinanziamento 2010

una lettera per il nostro Alberto Ucci, scomparso il 6 marzo

www.lacomuneonline.t

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Berlusconi: Caos liste non colpa Pdl. Conferenza stampa con bagarre (video + fotos)

Le mercoledì 10 marzo 2010 par Roma

Premier contro radicali e giudici. E attacca: Sinistra sovietica

Una conferenza stampa convocata per "reagire alla assoluta disinformazione che è stata data al riguardo delle vicende inerenti le liste". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, segna il cambio di passo e ci mette la faccia. Per dire che se il Pdl di Roma rischia di rimanere fuori la responsabilità non è certo dei dirigenti o funzionari di partito, ma semmai della "gazzarra" inscenata dai radicali prima e dai magistrati poi. Ma la ’gazzarra’ alla fine si crea anche a via dell’Umiltà. Perchè la conferenza stampa, a un certo punto si trasforma in uno scontro verbale tra lo stesso premier e un sedicente giornalista free lance, Rocco Carlomagno, che diventa anche fisico quando a intervenire è il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

Il premier, come raramente fa, legge quasi pedissequamente una cronistoria che ripercorre le tappe di quella giornata. "Dalla ricostruzione - spiega - si evince con chiarezza che ai delegati Pdl del Lazio è stato impedito di presentare le liste con comportamenti e atti ben precisi". Secondo Berlusconi "è stata posta in atto una gazzarra da parte dei Radicali, che parlando di una "inesistente" manomissione delle liste "hanno costretto i contendenti ad allontanarsi". Ergo, per il Cavaliere, la decisione di escludere la lista del Pdl è "priva di fondamento giuridico" e determinata da un "marchiano errore dell’ufficio circoscrizionale".

Il presidente del Consiglio nega quindi che ci siano ipotesi di rinvio del voto e anzi spiega di essere pronto a "raddoppiare" gli sforzi per far vincere la candidata del Pdl, Renata Polverini. Detto questo, però, il premier punta il dito contro la sinistra "anti-democratica e meschina" che vuole "correre da sola" come si faceva nell’Unione sovietica. Berlusconi dà quindi appuntamento a una successiva conferenza stampa, che questa volta si terrà a palazzo Chigi, per ’difendere’ il decreto interpretativo varato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri e spiegare che "non è incostituzionale".

Ma soprattutto ufficializza la manifestazione di piazza che si terrà a Roma il 20 marzo e alla quale prenderanno parte tutti i candidati governatori del centrodestra. Manifestazione alla quale non parteciperà Gianfranco Fini: nessuna sorpresa, fa capire il Cavaliere, visto che il co-fondatore del Pdl "è presidente della Camera". La conferenza stampa finisce poi in bagarre quando, al momento delle domande, senza chiedere la parola Rocco Carlomagno comincia a chiedere a gran voce conto di Bertolaso e tangenti, dei soldi spesi in Abruzzo.

Interventi che si ripetono a più riprese. Berlusconi prova inizialmente a stopparlo chiedendo al free lance di attendere il suo turno, poi accusandolo di villania e mancanza di rispetto. "Si dimetta" è la risposta del giovane. Ma nella querelle interviene anche il ministro La Russa che tenta di bloccare Carlomagno prima a parole, poi arrivando a prenderlo per il bavero. "Mi ha dato due pugni nello sterno" accusa l’uomo che, poco dopo, l’ufficio stampa del Pdl in una nota definisce un "non giornalista" che si è presentato "falsamente come ufficio stampa del Senato".

http://www.apcom.net/newspolitica/20100310_163502_4e17f21_84329.html

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L’AQUILA - Carriole, macerie e conflitto

Le mercoledì 10 marzo 2010 par 3e32

Gli aquilani adesso lo sanno. Dopo mesi di repressione e contenimento adesso la popolazione sta prendendo fiducia in sè stessa e sa che le barriere e i divieti che gli sono stati imposti e che gli hanno tolto la propria città e la propria libertà ad autodeterminarsi possono e devono essere infranti. Gli aquilani adesso sanno applicare disobbedienza civile.

Ogni domenica infatti ad infrangere la zona rossa confrontandosi con esercito, polizia e carabinieri ci sono facce nuove. Persone che magari la domenica prima hanno visto cosa è successo solo in televisione e che la settimana successiva sono in prima linea a riprendersi la propria città.

Quei corpi a cui è stata imposta una ferrea disciplina e ai quali è stato imposto il contenimento nei recinti dei campi tenda, spostati come pacchi e confinati negli alberghi della costa. Resi passivi e a cui dare solo da bere e da mangiare. Corpi a cui vietare di muoversi liberamente e che adesso hanno conquistato la libertà di cooperare e mettersi a disposizione.

Si quella del popolo della carriole due settimane fa è stata giustamente chiamata “rivolta”. Definizione giusta perché ben esprime la forza di queste domeniche per reagire all’ennesimo divieto. Una forza direttamente proporzionale a quella utilizzata così professionalmente dopo il 6 Aprile nel comandare e controllare l’intera popolazione. Che ha intercettato e distrutto chirurgicamente ogni formazione spontanea di pratiche di solidarietà e mutuo soccorso. “Rivolta” perché ad una tale repressione si può rispondere solo con una rivolta. Solo quella è possibile.

Si sono diffuse voci e notizie durante questi lunghi mesi, di persone che accaparravano per se stesse più aiuti del necessario. Voci che si diffondevano e attecchivano velocemente sui terremotati distogliendoli su problemi più concreti e reali. Tacitamente è stata data un immagine negativa dell’essere umano che dopo la catastrofe – e col crollo in primis materiale delle normali sedi istituzionali che governano una città – reagiva pensando solo a stesso. Questo stereotipo perpetrato per mesi per promuovere disgregazione sociale e quindi il bisogno indotto di maggiore protezione, controllo e divisioni, è in netto contrasto con quello che gli aquilani nelle ultime domeniche stanno dimostrando.

Braccia che cooperano, si aiutano, lavorano insieme. Un unità che per la stessa dialettica citata prima torna più forte che mai dopo tanta disgregazione. Una condivisione effettivamente impensabile prima del terremoto. Sono molti a L’Aquila a dire che una cosa così non l’avevano mai vista e mai avrebbero pensata di vederla, soprattutto a L’Aquila. La città di Santa Agnese, delle malelingue, dei castelli e della sfiducia nel prossimo.

Questa è la ricostruzione sociale. Va di pari passo col fare qualcosa di concreto per ricostruire la propria città e la propria identità sociale. Passandosi un secchio, rincontrandosi nel posto dove ci si era lasciati prima dell’inizio di questa triste storia.

Sui cumuli di macerie ci è capitato di rincontrare vecchi amici che non vedevamo da anni. Condividere con loro la fatica e ritrovare quel calore che solo situazioni del genere possono sviluppare.

Tutto ciò va inevitabilmente contro le logiche della ricostruzione capitalista. Si contrappone ai grossi affari che avvengono tra chi detiene il potere e le lobby a cui è stato promesso un posto nel miracolo della costruzione più selvaggia, insensata e veloce che la storia contemporanea di questo paese ricordi: il piano c.a.s.e. Mentre si sorseggiano caffè, si consumano cene e pranzi, si offrono massaggi e corpi. In una storia tutta italiana.

No, vedere il popolo che coopera togliendosi da solo le macerie, formando catene umane lunghe quasi un Km, non è qualcosa da capitalismo di inizio millennio. Anzi è qualcosa che per quel sistema non dovrebbe neanche vedersi perché potrebbe dimostrare che le forze che vengono dal basso oltre ad essere pulite sono funzionanti e funzionali. Per questo ci sono le barriere a tentare di impedirlo.

Proprio perché nessuna ha la bacchetta magica nessun aquilano si è mai aspettato di poter rivedere la sua città da un giorno all’altro com’era prima.

Ma la nostra città è ancora lì, sofferente. E noi gente che vive questo territorio che siamo la città, siamo ancora quasi tutti qui. Anche se ce la ridessero bellissima com’era tenendoci lontano per dieci anni non avrebbe senso. Forse ci adatteremmo a vivere altrimenti, formando altre “città”, e non ci torneremmo perché ci sembrerebbe di stare in un museo. E’ importante allora, senza nessuna bacchetta magica come ci dicono, il “come” ricostruirla questa città, perché – se giustamente coinvolti – mentre la ricostruiamo la stiamo già vivendo, senza posticipare teleologicamente a nessun momento futuro il giorno impossibile del “come una volta”, senza mai smetterla di viverla sapendo che niente sarà esattamente come prima. Indietro non si torna.

Quando pochi giorni dopo il 6 Aprile era già purtroppo chiara quale fosse la politica sottostante la gestione dell’emergenza scelta da governo e vaticano, avallata dall’”opposizione” e messa in atto dalla protezione civile ci siamo ritrovati sotto il nome comitato 3e32 sulla base di una scommessa:

Che questa città si sarebbe rialzata a partire dalle proprie forze , ricostruendo dal basso. Lavorando in tal senso e cercando di dare il nostro contributo affinché tale processo si innescasse, nonostante quasi tutto intorno a noi sembrava andasse nel verso sbagliato.

Dopo la giornata delle carriole crediamo che si siano messe finalmente le basi per vincere questa scommessa che sembrava impossibile. Gli aquilani (intesi come tutti quelli che vivono questo territorio come ad es. gli studenti fuori sede) stanno iniziando a riprendersi la propria dignità. Non quella “dignità” fatta di silenzio e obbedienza che ci hanno appiccicato all’indomani del sisma, ma la dignità di essere liberi di ricostruirsi.

Chi questa scommessa non l’ha invece voluta proprio fare è stato proprio il primo cittadino Massimo Cialente (su Chiodi pronunciarsi sarebbe scontato). Cialente è reo di non aver avuto fiducia sulle capacità e l’intelligenza della propria popolazione, avallando la gestione dell’emergenza di Berlusconi e Bertolaso per filo e per segno e mettendosi allo stesso livello di tanti politici locali che nel tempo hanno svenduto la nostra terra.

Quindi Cialente non puo essere al contempo l’alleato dei cittadini arrabbiati e l’artefice deliberato della loro disfatta.

Dopo il sisma che a fine anni 70’ li colpì i friulani nutrivano a quel tempo sfiducia nelle istituzioni, ma avevano al contempo fiducia nelle loro capacità e nella loro forza collettiva. A L’Aquila non abbiamo fiducia nelle istituzioni, ma finora non avevamo avuto fiducia nemmeno in noi stessi e questa è stata una delle ragioni del successo della Protezione Civile. Istituzione apparentemente non collusa con il Potere Politico, arrivata a colmare il vuoto di speranza e la paura degli aquilani di non sapere far fronte all’opera della ricostruzione. Ora che la Protezione Civile si trova discreditata agli occhi del pubblico è giunto il momento di aprire gli occhi anche sull’operato degli amministatori locali.

Cialente ha delle precise responsabilità nella realizzazione del piano case e quindi del soggiorno prolungato nelle tende; del mancato sgombero delle macerie; della lettera-foglio di via scritta a quattro mani con Bertolaso a novembre per convincere gli aquilani ad andar via dalla propria città; del tentativo di fare affari con i privati, per comprare le case su ruota; dell’ordine di chiudere il centro storico alla vigilia della manifestazione che voleva giungere a piazza palazzo.

Massimo Cialente è stato finalmente commissariato domenica 28 Febbraio dalla sua stessa popolazione che lo ha lasciato ai 4 cantoni a rilasciare interviste nella sua solitudine (o peggio ancora con le sue cattive compagnie).

Cialente non deve solo scegliere da che parte stare, ma deve scusarsi pubblicamente se vuole ottenere di nuovo la fiducia degli aquilani, se non lo fa non deve essere il benvenuto nelle manifestazioni di piazza e nelle assemblee pubbliche.

Finché ci saranno commissari siamo tutti primi cittadini. Fino a quando non si capirà che “l’unica grande opera è ricostruire L’Aquila dal basso” siamo lieti di perpetrare la cosiddetta “rivolta” delle carriole.

10 Marzo 2010

Comitato "3e32" - L’Aquila

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Eric Valmir (Radio France): "In Italia siamo alla morte della Politica"

Le mercoledì 10 marzo 2010 par d.s.

Eric Valmir, corrispondente della radio pubblica francese, affronta finalmente l’imbarazzante situazione italiana di questi giorni. Calandosi direttamente nei panni di madame la Politica, di cui la campagna elettorale in corso starebbe decretando il decesso, a seguito di una lunga agonia, però, che partirebbe da lontano, ben prima della discesa in campo di Berlusconi. Un deicidio laico che vedrebbe tutti coinvolti, sinistra compresa.

Un po’ lo stesso argomento che Dominique Moïse proponeva lunedì scorso sul quotidiano finanziario francese Les Echos. Sebbene lì ancor prima che di crisi politica si parlasse di una perenne crisi istituzionale:

Silvio Berlusconi non è all’origine dei problemi dell’Italia. E’ solo il rivelatore e l’acceleratore delle debolezze istituzionali di un paese che, dalle origini, è ancora alla ricerca di sè. La nazione italiana non è riuscita a dotarsi di uno Stato degno della propria eredità storica e culturale. Essa è passata dal troppo poco Stato al troppo Stato durante la tragica parentesi del fascismo, per poi approdare ad uno Stato disfunzionale. Continua a leggere qui

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Berlusca minaccia con la bava alla bocca, ma noi non arretriamo...

Le mercoledì 10 marzo 2010 par rosellina970

Il sultano a reti unificate e senza contradditorio minaccia lezioni alla sinistra con la bava alla bocca disperato per risalire i sondaggi che lo danno in perdita. Ma i motivi della sua incazzatra stratosferica sarebbero altri. Alcuni credono che Napolitano per la seconda volta ( dopo le pretese assicurazioni sul Lodo Alfano poi smentite dalla Consulta ) abbia fregato il berlusca firmando un decreto in realtà più inutile che incostituzionale e così esponendila ancor più duramente alla sorpresa del TAR che ha smenito decreto e decretini. Non so se queste voci siano eccessvamente dietrologiche e fantasiose quel che so è che la vera novità di questi mesi, il popolo viola , sta entrando sempre di più nel tessuto sociale del paese. Del resto si era mai visto un movimento crescere così rapidamente, soprattutto dal punto di vista organizzativo con lo strumento del web ? Si era mai visto un Presidente della Repubblica emettere un comunicato in risposta ai messaggi web dei cittadini ? No, non si era mai visto . Possiamo dire senza ombra di smentita che dal 5 dicembre niente è stato più come prima, sia nel web che nella politica delle forze di opposizione. Di fronte all’arroganza ed alla prepotenza reiterata di Berlusconi il popolo del 5 dicembre si sta strutturando e comincia a svolgere efficacemente una opera di collante delle forze democratiche anche per la manifestazione del prossimo 13 marzo a Roma da ogni parte di Italia Qye che è certo è che non arretreremo di fronte alle minacce del delinquente di Arcore, e..................... continua qui su la conoscenza rende liberi

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I funerali di Lorusso, il 12 marzo a Roma e D’Alema al CC del PCI

Le mercoledì 10 marzo 2010 par archivio storico Benedetto petrone

I funerali di Francesco Lorusso, il 12 marzo a Roma e D’Alema al CC del PCI

http://www.pugliantagonista.it/i_rossi_fiori_del__marzo_77.htm

In uno speciale dell’archivio storico Benedetto Petrone i giorni di Lorusso, radio Alice e i carri armati a Bologna dalle pagine di Lotta Continua.

Roma 12 marzo 1977

LE CRONACHE DELLA CACCIA ALL’UOMO DOPO LA FINE DELLA MANIFESTAZIONE SONO TRUCULENTE:

“_Una ragazza fermata e poi rilasciata racconta:- cui hanno infilati in 72 in un cellulare dopo aver fermato il pulman 64 e fatti scendere,

Nel cellulare hanno sparato un lacrimogeno ed abbiamo incomnciato a sentirci male e svenire Poi ho visto una ragazza tirata giù con altri tre giovani , l’hanno colpita col calcio della pistola alla testa, a freddo.

Ha dovuto farsi dare sei punti di sutura , era una maschera di sangue…un ragazzo racconta” al Primo distretto ci hanno costretti a passare tra due file di poliziotti che si sono scatenati con i manganelli e i calci Molti compagni son finiti all’ospedale.

Nell’ufficio della squadra politica ( l’attuale Digos) ci chiamavano –puttane. Ricchioni! E ci hanno tenuto ore in piedi senza poter neanche bere

http://www.pugliantagonista.it/i_rossi_fiori%20n2.htm

Sono cronache che ritroveremo venticinque anni dopo nel luglio del 2001 a Genova nella caserma Bolzaneto , nel’excaserma Diaz , la voglia di da golpe di eliminare fisicamente e psicologicamente gli oppositori, i diversi non passa mai agli sgherri del potere.

12 marzo 1977

AL COMITATO CENTRALE DEL PCI D’ALEMA ANNUNCIA IL SUO DIVORZIO DAL MOVIMENTO DEI GIOVANI

Con ben 48 cartelle dattiloscritte D’ALEMA si presenta al suo primo appuntamento della sua vita politica nel Comitato centrale: il suo primo atto da dirigente del Comando strategico del PCI

Da responsabile dei giovani comunisti la sua visione del movimento è quella che da una parte vi sono gli squadristi e dall’altra chi si fa strumentalizzare e d infine gli irrazionali

Tra questi i peggiori sono quelli che propagandano la ricerca della felicità e parlano di riappropriazione della vita- da D’Alema definita concezione “mistica e irrazionalista che comporta la frattura tra nuove generazioni e democrazia

E’ il divorzio definitivo tra PCI e Movimento con le dovute conseguenze…

ARCHIVIO STORICO BENEDETTO PETRONE http://www.pugliantagonista.it/arch2.htm

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BOLOGNA 11 marzo 1977 ore 10. La morte di Francesco Lorusso

Le mercoledì 10 marzo 2010 par .

L’11 marzo un gruppo di studenti contesta l’Assemblea di Comunione e Liberazione, che ha espulso con la forza alcuni giovani di sinistra. Nei disordini seguenti uno studente di 25 anni, Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua, viene ucciso in via Mascarella da un colpo sparato da un carabiniere. Nel pomeriggio un grande corteo del Movimento si snoda per le vie del centro cittadino. Molte vetrine di negozi vanno in frantumi. I manifestanti tentano tra l’altro l’assalto alla sede cittadina della DC. Vengono occupati i binari della stazione ferroviaria. Alcuni gruppi di studenti fronteggiano le forze dell’ordine con lanci di bottiglie molotov e "sanpietrini". Nella zona universitaria sono compiuti espropri proletari, tra cui quello al ristorante Cantunzein e al bar Titano in via Zamboni. Le strade attorno a piazza Verdi sono interrotte da numerose barricate, erette soprattutto con i mobili della vicina mensa universitaria. E’ distrutta la Libreria Terra Promessa di Comunione Liberazione.

http://www.lestintorecheamleto.net/capitolo2cronaca.pd...

le voci http://www.radioalice.org/voci.html

I giovani del gruppo cattolico si barricano all’interno di un’aula, invocando l’intervento delle forze di polizia. Appena giunti sul posto, con mezzi spropositati, i carabinieri si scagliano contro gli studenti di sinistra intenti a lanciare slogan. La carica fa subito salire la tensione. Nel corso degli scontri successivi, che interessano tutta la zona universitaria, Francesco Lorusso, 25 anni, militante di Lotta Continua, viene raggiunto da un proiettile mentre sta correndo, insieme ai suoi compagni, per cercare riparo. Muore sull’ambulanza, durante il trasporto in ospedale. Alcuni testimoni riferiranno di aver visto un uomo, poi identificato nel carabiniere ausiliario Massimo Tramontani, esplodere vari colpi, in rapida successione, poggiando il braccio su un’auto per prendere meglio la mira. Lo sparatore, arrestato agli inizi di settembre e scarcerato dopo circa un mese e mezzo, sarà in seguito prosciolto per aver fatto uso legittimo delle armi. Quando si diffonde la notizia dell’assassinio, migliaia di persone affluiscono all’Università. Dopo che il corteo, partito nel pomeriggio, viene disperso da violente cariche, una parte dei manifestanti occupa alcuni binari della stazione ferroviaria, scontrandosi con la polizia, mentre altri si dirigono verso il centro della città e sfogano la propria rabbia anche infrangendo le vetrine dei negozi. Le iniziative di protesta dei giorni successivi sono duramente represse. Numerosi i fermi e gli arresti. Finiscono in carcere, tra gli altri, i redattori di Radio Alice, emittente dell’area dell’Autonomia Operaia chiusa dalla polizia armi alla mano. I fatti di Bologna caricano di tensione l’imponente corteo nazionale contro la repressione che si svolge il 12 marzo a Roma. Bottiglie molotov vengono lanciate contro sedi della DC, comandi di carabinieri e polizia, banche, ambasciate. Gli scontri nelle strade sono violenti, e in alcuni casi si svolgono a colpi di arma da fuoco. Ai compagni, ai familiari e agli amici di Lorusso si impedisce intanto di svolgere il funerale in città e di allestire la camera ardente nel centro storico, mentre il contatto ricercato dai militanti del movimento con i Consigli di Fabbrica e la Camera del Lavoro è reso difficile dalla posizione intransigente assunta dalle organizzazioni della sinistra storica. La frattura con il PCI raggiunge il suo apice nella manifestazione contro la violenza, organizzata per il 16 marzo a Bologna dai sindacati confederali, con la partecipazione, tra gli altri, della DC, partito che il movimento aveva indicato quale principale responsabile dell’assassinio. In quell’occasione al fratello di Francesco fu vietato l’intervento dal palco.

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il gatto,la volpe e pinocchio

Le mercoledì 10 marzo 2010 par pietro

Il gatto, la volpe e pinocchio

Chi si aspettava dalla giornata di ieri una qualche buona notizia per il noto scippo dell’art.18 è rimasto con l’amaro in bocca. Niente di nuovo, solo qualche aggiustamento nella comunicazione CGIL che tuttavia non cambia niente e non sposta il pesante macigno caduto dal Senato sulle spalle dei lavoratori italiani. Bonanni è stato zitto. Aveva già detto la sua ed avevamo capito che ieri come otto anni fa la Cisl avrebbe salutato senza rimpianti la fine dell’art.18. Hanno parlato Angeletti, segretario appena riconfermato da un Congresso UIL che è stato un vero e proprio salone di ricevimento dello embliscement italiano ed Epifani. Angeletti rimproverando il Parlamento della legiferazione in materia di lavoro ha detto che si occuperà dell’art.18 . La legiferazione in materia di lavoro a suo parere, è esclusiva competenza delle parti sociali ed ha annunciato che, in sede di applicazione della legge, l’Uil interverrà sulla questione del reintegro (senza dire come) mentre Epifani, intervistato da Rai3 delle 14,30, ha ribadito implicitamente le ragioni dello sciopero in quelle a suo tempo indicate: fisco, migranti, occupazione derubricando nel calderone della difesa dei diritti quella che è stata definita la controriforma del lavoro e l’attacco radicale alla Costituzione . Nello sciopero generale di venerdì prossimo e nella manifestazione che si terrà sabato indetta dalle forze politiche contro il decreto governativo sulle elezioni non si può dire che la questione dell’art.18 abbia una qualche rilevanza. Credo che la CGIL dovrebbe chiedere a Napolitano di non firmare la legge e comunque fare sapere che non parteciperà alla costituzione delle Commissioni di Arbitrato che dovranno decidere l’applicazione della procedura alternativa all’art.18. Affidare a queste il potere insindacabile di decisione nel merito dei licenziamenti significa privatizzare il diritto sostituendo alla Legge l’intervento delle parti dandovi valore di legge. Immagino che Angeletti cercherà di ottenere una migliore monetizzazione della violenza subita dal lavoratore licenziato senza giusta causa, magari il massimo di sei mensilità anzicchè il minimo previsto di due mesi e mezzo. L’azienda, con una manciata di spiccioli, si sarà liberata di una persona che magari cominciava a pesargli troppo o perchè da troppo tempo alle sue dipendenze o perchè sindacalizzato irriducibile. Credo che queste Commissioni, sulla base delle leggi vigenti che discriminano i sindacati di base, saranno costituite per la parte sindacale, soltanto dai firmatari dei ccnl. Un lavoratore aderente al Cobas avrà il suo sindacalista di fiducia ? Me lo chiedo. Inoltre la Commissione di arbitrato non è tenuta al rispetto delle leggi vigenti come il magistrato ma eserciterà una sua discrezionale autorità inappellabile. Non possiamo escludere, data l’importanza della posta che sarà in gioco, episodi di incompetenza o di corruzione. Chi garantisce il lavoratore che i membri della Commissione non si accordino alle sue spalle magari per realizzare proprie convenienze relazionali? L’intreccio tra imprenditori e sindacati è diventato troppo intricato negli enti bilaterali ed in tante altre gestioni che si sono costituite nel segno della cosidetta sussidiarietà e privatizzazione del welfare. Perchè le questioni che arrivano alla commissione arbitrale della legge 1167 non possono diventare materia di scambio? Il lavoratore sarà soggetto sociale ancora più fragile. Potrebbe diventare addirittura oggetto inerte e passivo di scambio. La sua tutela diventa evanescente ed incerta. La durissima opposizione fatta ieri in parlamento da PD contro la legge sul cosidetto impedimento personale fa risaltare ancora di più lo scarso o nullo impegno che lo stesso PD ha manifestato nella discussione per la legge 1167. Nessun ostruzionismo, pochissimi interventi, votazione di un no educato, "responsabile". Grande aplomb. Ieri, nessuno dei massimi esponenti del PD ha detto una sola parola di rammarico, di protesta o soltanto di commento sulla fine dell’ultimo argine che restava nelle aziende a protezione dalla prepotenza padronale. Non hanno parlato Bersani, la Finocchiaro, Franceschini, Letta. Ha detto qualcosa soltanto Tiziano Treu qualche ora prima dell’approvazione della legge. La maggioranza del gruppo dirigente del PD è stata d’accordo a seppellire l’art.18 non rendendosi conto che una classe lavoratrice debole e priva di diritti non dà luogo ad un partito forte, autorevole e rappresentativo. Ma forse non gli interessano i lavoratori ma i padroni ed i padroncini come abbiamo visto dall’infornata di parlamentari regalati alla Confindustria. La CGIL è stata affidata al condizionamento di Cisl ed UIL che hanno ampi e forti riferimenti non solo nel Governo ma anche nel PD. Ricordate Collodi? Il gatto e la volpe convincono Pinocchio a seppellire le monete d’oro nel campo dei miracoli e se lo smaneggiano. Da molto tempo l’unità sindacale non è più un valore ma un pericoloso strumento contro i lavoratori. Storti, Benvenuto, Lama diedero vita ad una grande stagione di lotte per le riforme e furono quasi sul punto di realizzare l’unità organica e di ritornare alla CGL unitaria che purtroppo fu rotta dalla guerra fredda. L’unità sindacale aveva allora un significato di crescita civile e sociale che infiammava ed entusiasmava i lavoratori. Ora Cisl ed Uil firmano contratti ed accordi separati assecondando le voglie della Confindustria e del Governo. Gli accordi che vedono la firma anche della CGIL sarebbe stato meglio non farli perchè tolgono e non danno ai lavoratori. L’Italia è forse l’unico paese al mondo in cui tre potenti confederazioni hanno partecipato con numerosi accordi ad uno dei più gravi processi di impoverimento e di spoliazione dei diritti avvenuti nell’Occidente. Sindacati ricchi e lavoratori con le pezze al culo dopo venti anni di concertazione. Spero molto che i lavoratori facciano sentire la loro voce nei cortei del 12 marzo. Spero nella presenza di migliaia e migliaia di cartelli che strillano il loro NO alla infame legge 1167.Spero in una iniziativa nel Comitato Direttivo della CGIL che dovrebbe riunirsi subito e definire una strategia di lotta che renda impossibile le procedure della 1167. Spero che una delegazione della CGIL si rechi subito dal Capo dello Stato come è stato fatto ieri dalla sinistra politica. Voglio sperare che la CGIL prenda coscienza del gravissimo errore compiuto nel lasciare fare con tranquillità al Senato una legge che ci riporta agli anni cinquanta. Voglio sperare anche che il PD recuperi la vocazione solidaristica e civile dei cattolici e quella classista del PCI e che nella manifestazione del 13 difenda la Costituzione anche dal versante della tutela dei lavoratori. Pietro Ancona http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ www.spazioamico.it

http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/201003031348-eco-rt10176-lavoro_angeletti_art_18_non_si_tocca_senza_confronto_con_parti

13 marzo in piazza: l’opposizione faccia sua anche la difesa dell’articolo 18 La Cgil ha proclamato uno sciopero generale di 4 ore per il prossimo 12 marzo. È una scadenza importante che ci coinvolge tutte e tutti per aiutarne la riuscita. Infatti è in gioco il futuro del nostro paese, la possibilità di uscire dalla crisi economica senza passare attraverso un massacro sociale. I temi dello sciopero riguardano questioni cruciali per la condizione dei lavoratori, dei pensionati, dei precari, dei migranti, dei tanti e troppi poveri del nostro paese e delle loro famiglie. Infatti si chiede una indispensabile riforma fiscale per spostare il peso del prelievo dal lavoro alla rendita; il blocco dei licenziamenti e la proroga degli ammortizzatori sociali e il loro allargamento ai precari, quale primo passo per una loro riforma; la difesa degli stabilimenti e dei posti di lavoro, dalla Fiat di Termini Imerese all’Alcoa di Portovesme; l’abolizione del reato di clandestinità e il diritto di cittadinanza per i migranti. Questi temi costituiscono il nocciolo di una proposta di politica economica alternativa a quella praticata dal governo e dalle forze sociali dominanti per uscire dalla crisi e garantire un nuovo modello di sviluppo fondato sul rispetto e la valorizzazione del lavoro in tutte le sue forme e dei diritti di chi lavora, o di chi cerca lavoro senza trovarlo, qualunque sia la sua provenienza e la sua collocazione. A questi importanti obiettivi se ne è aggiunto un altro: la difesa dell’articolo 18 e del contratto collettivo. Con la nuova legge varata pochi giorni fa dalla maggioranza, purtroppo nel silenzio generale, è in atto un nuovo, ancora più subdolo e devastante, attacco all’articolo 18, visto che si sostituisce al ruolo del giudice quello di un arbitro che può decidere sulle controversie del lavoro al fuori di leggi e contratti. Contemporaneamente la nuova legge punta alla individualizzazione dei contratti di lavoro, attraverso la cosiddetta certificazione degli stessi, e a un’ulteriore estensione della precarietà. Si tratta quindi di una grande battaglia di civiltà, sociale e giuridica, che ci riguarda tutte e tutti in prima persona, come cittadini italiani ed europei. Di fronte agli attacchi alla nostra Costituzione, che provengono da forze reazionarie e da esponenti dello stesso governo, noi ribadiamo che «L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro». Per noi questo è un principio fondativo e irrinunciabile, senza il quale verrebbe meno la stessa convivenza civile nel nostro tempo. Su questi temi sentiamo la responsabilità di chiamare tutte e tutti a confrontarsi in un’assemblea convocata a Roma, giovedì 11 marzo dalle ore 17 alle 20.30, presso l’Auditorium di via Rieti.Chiediamo allo schieramento di opposizione che tra i temi della manifestazione già convocata a Roma per sabato 13 marzo, accanto al fermo no al decreto salva liste, compaia quello della salvaguardia dell’articolo 18 e del contratto collettivo di lavoro.

Piergiovanni Alleva, Silvano Andriani, Alberto Asor Rosa, Riccardo Bellofiore, Emiliano Brancaccio, Paolo Beni, Fausto Bertinotti, Maria Luisa Boccia, Alberto Burgio, Luciana Castellina, Giuseppe Chiarante, Marcello Cini, Paolo Ciofi, Gianni Ferrara, Luigi Ferrajoli, Luciano Gallino, Dino Greco, Margherita Hack, Paolo Leon, Giovanni Naccari, Pasqualina Napoletano, Felice Roberto Pizzuti, Massimo Roccella, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Piero Sansonetti, Massimo Scalia, Aldo Tortorella, Mario Tronti

Prime adesioni: Paolo Cento, Sergio Cofferati, Oliviero Diliberto, Roberta Fantozzi, Paolo Ferrero, Alfonso Gianni, Alfiero Grandi, Betty Leone, Gennaro Migliore, Roberto Musacchio, Fabio Mussi, Gianni Pagliarini, Piero Di Siena, Paolo Brutti, Nichi Vendola, Maurizio Zipponi.

Per adesioni e informazioni: algianni qoo katamail.com

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I fatti e le loro resposabilità.

Le martedì 9 marzo 2010 par ripreso da E. B.

I fatti e le loro responsabilità

comunicato della Rete dei Comunisti

Il TAR del Lazio ha deliberato che la lista del PdL alle elezioni regionali non poteva essere ammessa perché la sua presentazione era stata irregolare. La decisione del TAR smantella così la porcata del decreto interpretativo messo in piedi d’urgenza dal governo e l’avallo dato ad un decreto incostituzionale dal presidente della repubblica Napolitano. I fatti erano e - come vediamo - restano semplici. Il problema sono le responsabilità e le loro conseguenze sull’insieme dell’assetto sociale.

1. In primo luogo ci sono le responsabilità di una maggioranza di governo attraversata da contraddizioni interne crescenti che si sono rivelate tali in due regioni chiave come il Lazio e la Lombardia. Ci sono poi le responsabilità del Presidente della Repubblica Napolitano che si è prestato ad una operazione di legittimazione di una spregiudicata operazione politico-istituzionale da parte del governo firmando un decreto che entra in collisione con criteri fondamentali dell’assetto democratico e costituzionale di un paese. Strettamente connesse ad essa ci sono le responsabilità del PD che ad ogni occasione di crisi dell’esecutivo si allinea ai diktat dei poteri forti ed offre sistematicamente una ciambella di salvataggio per assicurare comunque la stabilità, anche a scapito delle regole democratiche. Sono sufficienti due editoriali del Corriere della Sera per vedere il PD mostrare immediatamente “disponibilità alla mediazione”o “senso di responsabilità” verso Berlusconi e prendere le distanze da ogni critica al Presidente della Repubblica.

2. L’emergenza democratica si manifesta in questi giorni in tutte le sue articolazioni: sia mostrando il carattere eversivo delle classi dominanti espresse dall’attuale governo sia rivelando la complicità delle istituzioni e delle istanze politiche del centro-sinistra con la gabbia bipolarista che intende eliminare ogni rischio di instabilità – anche schiacciando regole democratiche consolidate – e assicurare con ogni mezzo , anche quelli più impresentabili, la governabilità del sistema.

3. Ma se il decreto salvaliste del governo e l’avallo del Presidente della Repubblica si configurano come uno strappo costituzionale, appare altrettanto grave l’attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori come l’art.18 aggirato dal disegno di legge governativo approvato dal Senato nel più totale silenzio e inerzia bipartizan da parte di partiti dell’opposizione(PD, IdV, UdC).

L’eventuale firma del Presidente Napolitano a questa legge, confermerebbe che l’avallo presidenziale al decreto salvaliste non è stata una eccezione dettata da preoccupazioni straordinarie ma una norma che introduce nel nostro paese un dualismo giuridico, politico, istituzionale, sociale. Le leggi e le garanzie costituzionali hanno valore generale quando consentono di colpire i lavoratori e i diritti sociali ma non valgono per tutti allo stesso modo se in gioco ci sono gli interessi dei poteri forti.

4. Le mobilitazioni di questi giorni contro il decreto anticostituzionale, fanno seguito a mesi di iniziative contro le leggi ad personam a favore di Berlusconi o contro i fenomeni dilaganti di corruzione e di legittimazione al potere delle holding dell’economia criminale. C’è un settore minoritario ma non irrilevante della società che non intende accettare una capitolazione bipartizan di fronte a tutto questo. Queste mobilitazioni, se offrono una alternativa alla continua resa del PD, continuano però a rimuovere completamente la dimensione sociale dell’emergenza democratica, continuano a veicolare un dogma della legalità che dentro la società entra sempre più spesso in contraddizione con la giustizia sociale, a tenere fuori dai propri appelli e interlocuzioni i lavoratori e i settori popolari privati della loro rappresentanza politica e resi vulnerabili all’egemonia delle forze reazionarie e del berlusconismo.

I movimenti di opinione che si battono contro Berlusconi e il suo sistema di potere rischiano di regalargli interi settori della società, né più né meno di quanto ha fatto il PD in questi anni.

5. Le forze della sinistra devono mettere fine ad ogni subalternità nella battaglia sull’emergenza democratica e svolgere la propria funzione di soggetto attivo e mobilitante in piena autonomia. Insistere sul terreno dell’antiberlusconismo significa individuare solo una parte dell’emergenza democratica e compromettere una reale indipendenza politica della sinistra.

Non si può non denunciare la complicità del Presidente della Repubblica quando questi avalla provvedimenti incostituzionali o antisociali. Non va consentito in alcun modo che le emergenze sociali (dal lavoro al reddito, dalla casa alle privatizzazioni dei servizi) vengano rimosse dall’agenda politica dell’opposizione al governo e rese quasi estranee alla questione democratica.

E’ venuto il tempo di affermare che oggi il “meno peggio è nemico del bene” e che il governo dei migliori di Montezemolo sarebbe meno orrido sul piano dell’immagine istituzionale ma non sarebbe diverso da quello attuale sul piano degli interessi sociali prioritari.

Non diamo tregua al governo dei poteri forti

Non facciamo sconti alla Presidenza della Repubblica

Nessuna subalternità verso chi intende separare la battaglia democratica dalla giustizia sociale

9 marzo 2010

La Rete dei Comunisti

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Stavolta non votiamo.

Le martedì 9 marzo 2010 par ripreso da E. B.

Mentre la crisi economica approfondisce i suoi effetti e migliaia di persone perdono il proprio posto di lavoro per gli effetti della crisi il sistema politico italiano si ritrova in una profonda crisi e un’evidente impasse. Il caso del Decreto "ad listam" varato dal governo Berlusconi per salvare solo le proprie liste e i propri candidati - Sinistra Critica viene ad esempio ignorata in Umbria, come altre liste in diverse regioni - è solo la spia più arrogante e violenta, sul piano istituzionale, di una politica intenta a salvare sé stessa e che non ha nulla da offrire a milioni di lavoratori e lavoratrici. Se infatti il governo Berlusconi punta con politiche razziste e progressivo smantellamento dei diritti di lavoratrici e lavoratori ad incentivare una guerra tra poveri per scaricare la crisi sulle/sugli stesse/i, il Partito democratico non è più nemmeno in grado di elaborare una visione alternativa che non sia l’astratto rispetto delle regole. Liberismo sociale, subordinazione ai poteri forti, leggi l’instabile capitalismo italiano, generico progressismo sono le espressioni con cui Bersani cerca di recuperare il terreno perduto. La prospettiva strategica di alleanza con l’Udc di Casini descrive lo scopo. Di contorno L’Idv, pur portando avanti giuste battaglie di trasparenza e democrazia, rimuove la drammatica questione sociale posta dalla crisi, mentre Sinistra ecologia e libertà e Federazione della sinistra continuano a percorrere la stessa strada che ha portato la sinistra alternativa ad uscire dal parlamento: quella del meno peggio ad ogni costo. Di fronte a tale scenario abbiamo proposto a tutte le forze politiche e sociali della sinistra alternativa di costruire un terzo polo, un polo antiliberista e anticapitalista, alternativo al Centrodestra e al Centrosinistra, che utilizzasse le elezioni per far vivere i contenuti sociali dei movimenti, assenti dai progetti politici delle due coalizioni. La subordinazione al Pd da un lato, e un settarismo che alla fine non ha prodotto nulla, dall’altro, hanno impedito a questa prospettiva di affermarsi. E quindi, mentre un intero sistema, politico, istituzionale, economico, galleggia alla meno peggio continuando a produrre danni sociali , l’alternativa politica non esiste. Questa constatazione non ci spinge alla depressione ma semplicemente ci esorta a impegnarci a fondo per farla emergere. Far emergere una sinistra nuova, anticapitalista, ecologista, femminista, internazionalista che dia senso alla voglia di cambiamento, che offra una coerenza duratura a chi chiede un sovvertimento dell’esistente. Una sinistra nuova, giovane, capace di guardare al futuro e di fondare la propria forza sul protagonismo dei soggetti in lotta: i lavoratori, le donne, i migranti, gli studenti, i comitati ambientalisti, i gruppi di solidarietà, fino coloro che si battono per una democrazia radicale. Occorre oggi ripristinare quello che Gramsci definiva lo spirito di scissione: staccarsi dall’egemonia dominante, compresa la logica del meno peggio, per costruire un’altra politica, un’altra logica e un’altra prospettiva rispetto a quelle viziate offerte dall’attuale gioco politico. Occorre pensare a obiettivi rivoluzionari tali perché capaci di riformare in profondità il sistema: vietare i licenziamenti, ridurre l’orario di lavoro, istituire un salario minimo, affermare il vincolo ambientalista contro le speculazioni, rinsaldare i beni comuni, rilanciare diritti fondamentali come l’istruzione, la salute, la pensione, smantellare il militarismo e la logica di guerra, difendere le libertà e l’autodeterminazione di ognuno e ognuna. E’ con questa prospettiva che dunque questa volta noi non votiamo, non li votiamo. Non per rifugiarci in un astensionismo salvifico o astratto ma per costruire un’altra politica e un’altra prospettiva. Per rilanciare la proposta di una Coalizione alternativa fatta di forze diverse ma accomunate dalla distanza da un sistema in crisi e dalla volontà di dare forza e organizzazione al protagonismo sociale.

Sinistra Critica - Organizzazione per la Sinistra Anticapitalista

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Perché Napolitano partecipa alla fiera dell’orrore?

Le martedì 9 marzo 2010 par CRAZYHORSE70

Riceviamo due post sullo stesso argomento ma con un taglio piuttosto diverso e così decidiamo di metterli insieme facendone un unico post abbondandemente assortito ed esauriente.

La Conoscenza rende liberi

1) Perchè Napolitano ha sbagliato e cosa succede ora Si aggrava il danno di immagine prodotto dai pasticcioni della PDL ed inoltre si appesantisce sempre di più la vicenda giuridica e politica conseguente.

Tutti sanno che la materia elettorale – dopo la riforma costituzionale del 2001 – è di competenza regionale e nello specifico la legge elettorale regionale del Lazio è la l. n.2 del 13 gennaio 2005. Inoltre il TAR ha argomentato anche nel merito del “ritardo ” e dei “documenti rimasti incustoditi” ma su questo non dico nulla essendone piene le cronache di tutti i giornali.

Mi preme sottolineare l’incompetenza assoluta ed imbarazzante non solo dei presentatori paninari ( ma chi ci crede?) ma anche del governo che prende schiaffi dappertutto, nonostante eserciti di legulei sul libro paga del premeir ed i numerosi componenti della Lega che neanche conoscono quello straccio di federalismo che già è in atto nel nostro paese e di cui tanto sbraitano.

Prove di forza golpistiche ed inutili si susseguono in una fiera del tragicomico del governo più brutto della storia d’Italia.

Me anche qui la questione è chiara ed è inutile sparare sulla croce rossa, anzi “azzurra”…

Più interessante è un analisi del comportamento di Napolitano.

Il presidente ha sbagliato per vari motivi.

Premetto che giorni fa sono stato l’unico a esprimersi qua dentro a favore delle fondate ragioni politiche che portavano a considerare ingiusto un voto monco di una lista così importante come quelle del PDL.

Ciò non toglie che per seguire questa strada occorreva necessariamente un accordo politico di tutti in parlamento. E non fare a brandelli il diritto, peraltro in modo inutile e doppiamente dannoso, come ha fatto questa sciagurata destra italiana.

Primo motivo: il decreto non è interpretativo ma modificativo e la decretazione d’urgenza é esclusa nella delicata materia elettorale ( ciò comporterà ricorsi avanti la Corte Costituzionale che renderanno precarie e sub iudice le elezioni eventualmente celebratesi nel Lazio )

Secondo motivo: le regole non si cambiano mentre la partita è in corso senza un accordo di tutti i partecipanti.

Terzo motivo: la competenza non è più statale ma regionale da diversi anni ormai.

Quarto motivo: un autorità di garanzia interviene dopo che un testo viene scritto e presentato, non partecipa alla sua stesura nè garantisce in anticipo il suo parere nè per far ciò dà vita ad un insieme di colloqui e trattative “tese “e ” turbolente” che pregiudicano l’immagine del PDR stesso.

Se poi tali trattative siano state condotte nei toni e nelle forme da qualcuno denunciati, ancora peggiore sarebbe stata complessivamente la condotta del nostro Presidente della Repubblica, che con la sua remissività ha imbarazzato il suo stesso ruolo e l’intero paese.

Che succede ora? Il pasticcio si aggroviglia:... CONTINUA SU LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

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Fotovoltaico pugliese, speculazione, malavita e Controriforma Agraria

Le martedì 9 marzo 2010 par pugliantagonista

Fotovoltaico pugliese, speculazione, malavita e Controriforma Agraria.

La maledizione del 999.

Fotovoltaico sì , ma non selvaggio e non in mano ai signori delle Energia padrona e della malavita!

Notizie che osannano il ruolo di avanguardia della Puglia come la regione principe tra quelle convertite al fotovoltaico purtroppo dovrebbero essere verificate con l’impatto sul territorio e sull’economia e sul tessuto di tradizioni che esso sta producendo.

La maledizione del 999.

In Puglia la maledizione se si potesse esprimere in numeri si chiama 999 perché è il limite di kw con i quali chiunque si appropria di un terreno per farne un investimento al fotovoltaico compreso quello di installarlo su una zona archeologica o accanto ad una zona protetta , ovvero vicino a oasi , laghi, quei pochi boschi che abbiamo ecc, , senza richiedere un’autorizzazione di impatto ambientale VIA

Praticamente si crea un buco nero di circa 40.000 metri quadri. Non fa nulla se poi lo stesso soggetto ne acquista altrettanti accanto e poi dopo qualche giorno ancora altro .

Praticamente dov’erano carciofeti, vigneti, campi di pomodoro, campi che dopo una rotazione producevano grano, pomodori, meloni di qualità, …Niente più:..- solo centesimi/KW in conto energia degli speculatori del nuovo millennio!!!

La recinzione selvaggia diventa l’ostacolo per animali che un tempo viaggiavano libero costringendoli a percorsi obbligati che portano alla morte: strade , superstrade ecc,

Inoltre il fotovoltaico lo si fa acquistando i terreni da contadini disperati che si son visti distruggere una filiera che ha fatto campare per secoli un’intera civiltà ed ai quali il prezzo dei prodotti viene imposto che sia bassissimo dai padroni del grande circuito commerciale.

In questo modo ad essere convertiti al fotovoltaico NON sono terreni di "terza" , se sapeste qualcosa di agricoltura dovreste comprendere, che sono quelli poco produttivi, praticamente sassi macinati, bensì di “prima” , terreni fertilissimi per i quali i padri e i nonni dei contadini , quando li hanno avuti dalla Riforma Agraria hanno fatto i salti di gioia nel primo dopoguerra.

Quanto sangue, lotte , anni di carcere, sono costati a quei contadini che dall’inizio secolo si son fatti sparare dagli agrari quando andavano ad occupare quei campi, oggi invece basta UN EURO ripeto UN EURO metro quadro e con quarantamila euro ti sei impossessato di tanto terreno per mettere su una centrale di fotovoltaico, acquistata con l’intermediazione della Sacra Corona Unita, come hanno svelato alcune inchieste della Direzione Antimafia, appena partì l’”affaire fotovoltaico”e per conto dei Padroni dell’Energia

AFFARE?

Qui in Puglia fotovoltaico significa CONTRORIFORMA AGRARIA ED INVESTIMENTO SPECULATIVO IMMOBILIARE, ovvero togliere ai disgraziati ai quali non si da un aiuto per farli campare lavorando nei terreni, e regalandolo ai ricchi ovvero a coloro che poi fra vent’anni quando sarà finita la concessione del fotovoltaico potranno trasformare il titolo di uso di quei terreni: ovvero da agricolo a edilizio.

Volete sapere quanto varranno quei terreni ?

Dai 200 ai 500 euro al metro quadro poichè sono costruiti lungo dorsali di sviluppo stradale come abbiamo scoperto comparando i luoghi dove si stanno addensando i maggiori complessi fotovoltaici, con una serie di progetti di varianti e anelli stradali intorno a direzioni di espansione di città e paesi per i prossimi vent’anni.

Un affare da speculatori edili questo è il fotovoltaico in Puglia !

Acquistare ad UN EURO e dopo VENTI ANNI RICEVI ALMENO DUECENTO EURO. Ed in cambio ti sei fottuto pure i soldi dei finanziamenti europei!

Volete sapere chi gestirà il giro di licenze edilizie, cambiamenti catastali, piani di sviluppo urbano ed il mare di Cemento che dilagherà per le ultime campagne fertili dell’EXPUGLIA GRANAIO D’ITALIA e patria di carciofi, pomodori, meloni, ecc?

I SOLITI BANDITI RIVERNICIATI DA IMPRENDITORI E POLITICI ECOLOGISTI!!!

Molto presto Pugliantagonista.it produrrà un’inchiesta particolareggiata con foto e altro materiale su questo scempio…se ce lo faranno fare…

http://www.pugliantagonista.it/openarea.htm

La redazione della OpenArea di Pugliantagonista.it http://www.pugliantagonista.it/openarea.htm

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Camine Fotia: da informatore fascista al Romanista

Le martedì 9 marzo 2010 par VV

Che la politica sia scesa sui campi di calcio con le svastiche sugli spalti ce n’eravamo da un bel pezzo accorti. Ma che poi si mettese a fingere di fare braccio di ferro con l’altra fazione (sempre che dopo i fatti di Mambro-Fioravanti-Bonino-Mockbel S.p.A.) nemmeno questo, lo sapevamo, cia avrebbe più di tanto stupiti. Alcuni sosterranno la tesi del buon senso e ad esso borghesamente e trasversalmente faranno appello. Ma si tratta principalmente di un buonsenso che appartiene alle dinamiche della mala più che della giustezza. Non chiameremo in causa la giustizia, non arriveremo a tanto. Fatto sta che il nuovo direttore de La Roma è Fotia Carmine, oggi battezzato nell’etere da quella Radio che sostiene di detenere la voce del popolo giallorosso, ma più nero del nero. E di fascismo ne ha da vendere. Il curriculum del soggetto in questione è caleidoscopico, oggi si direbbe in una parola "piddista", ...una volta sarebbe stato meglio catalogato come 3posizione. Da giovane autonomo, o sedicente tale, da PDUP e mlitante, a direttore del manifesto a direttore ancora di Italia Radio, e di TMC, per passare attraverso inchieste da lui condotte su niente meno che cose di mafia e della mai defunta DC con cui essa intratteneva amabili rapporti. Ma rimane una ciliegina sulla torta o più d’una che pesano come un macigno. I lettori comuni si chiederanno come si può così facilmente passare di palo in frasca, dall’ideologia ai calci di rigore. Un esempio: "Come faceva nei momenti davvero importanti della sua vita, allentò il nodo della cravatta, sbottonò il collo della camicia botton down e toccò la medaglietta che portava sul petto. Una piccola croce celtica sul cui significato i suoi avversari avevano spesso maliziosamente equivocato. Ricordò l’intervista televisiva che gli aveva fatto quella signora con i tacchi alti e la erre moscia, tipica giornalista progressista, che l’aveva quasi costretto a sbottonarsi la camicia per mostrargliela. Sentì montare una rabbia che gl’impallidiva il volto: che cazzo ne sapeva quella lì di quanto sangue e sudore e dolore era fatta quella piccola medaglietta!" Così scrive nel suo utimo libro a proposito del sindaco Alemanno ne "La Rovina di Roma" un affresco anomalo, bizzarro all’indomani della Presa di Roma da parte dei fascisti con l’aiuto di Walter V. bipartizan per patronimico e per patologica vocazione. Ma a noi dalla memoria un pochino più lunga vengono in mente di quando appena poco più vecchio di Valerio Verbano frequentava l’Archimede e per Monte Sacro prima che lo ammazzassero girava questo volantino, sarà un caso o una coincidenza d’omonimie (alcuni sostengono si tratti di Valerio Nesta). Ma pare che il passato ritorni come un futuro remoto a concretizzarsi sotto i nostri occhi di comuni mortali intenti a chiederci Perché.

"mentre attraversavo ponte Salario, un giorno vidi Valerio tutto circospetto, con Carmine Fotia a braccetto" ...... "ammazzerem Valerio con una falce d’oro, un privilegio raro, andò a fare la spia a Carmine Fotia"

*volantino scritto a mano, su cui si leggono i nomi "Campi, Aurelio, Bud", trovato il 17 dicembre 1980 a casa di Federico Cattani

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Fausto e Iaio, una fredda sera di marzo.

Le martedì 9 marzo 2010 par resistencia

L’ultima volta che sono passato in Via Mancinelli è stata un freddo sabato autunnale di qualche anno fa. Tornavo da una serata in un noto locale milanese e all’altezza di via Leoncavallo mi ricordai di voi due, e della vostra triste storia. Via Mancinelli non è esattamente una bella zona. E’ una strada buia e squallida, che da un alto è occupata quasi interamente dal deposito pullmann dell’atm, e dall’altra ostenta in parata alcuni tra i più anonimi caseggiati della città. E’ una via di periferia come tante, che di notte è deserta e poco raccomandabile. Un luogo perfetto per un duplice omicidio. Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, detto “Iaio”, avevano 18 anni e frequentavano il centro sociale “Leoncavallo”, sito nell’omonima via, nei locali di un’ ex-fabbrica occupata dal 1975. La sera del 18 marzo 1978 i due ragazzi si incontrano alla trattoria “Crota Piemonteisa” ed escono insieme camminando verso la casa di Fausto, per il consueto “risotto del sabato” preparato da mamma Danila. Sono giorni di grande tensione, perché le Brigate Rosse 48 ore prima hanno rapito Aldo Moro, e il paese vive un momento difficilissimo. All’altezza di Via Mancinelli un gruppetto di 3-4 persone vestite con impermeabili chiari attira la loro attenzione nel buio, chiamandoli per nome. I due ragazzi si dirigono verso di loro. All’improvviso, qualcuno del gruppo estrae una pistola, avvolta in un sacchetto di plastica per non disperdere i bossoli, e spara otto colpi precisissimi, che uccidono sul colpo Iaio e feriscono mortalmente Fausto, che morirà nel tragitto verso l’ospedale. Milano è sotto shock e pochi giorni dopo più di 50.000 persone commosse partecipano ai loro funerali. Le indagini seguono subito la pista di un regolamento di conti nel mondo della droga, ma i due ragazzi non hanno mai consumato stupefacenti in vita loro, e l’autopsia rivela che sono completamente puliti. Alla fine degli anni’70 l’eroina stava diventando sempre più popolare tra i giovani e Milano non faceva certo eccezione: in alcune zone, come quella del quartiere Casoretto, esistevano molti bar e locali notturni conosciuti come luoghi di spaccio, spesso gestiti da militanti di estrema destra. Fausto e Iaio da alcuni mesi avevano iniziato una personale indagine negli ambienti della malavita milanese per scoprire gli intrecci tra i trafficanti di eroina e i neofascisti: un’indagine precisa e dettagliata, con nomi e cognomi, indirizzi e piccoli grandi segreti del sottobosco malavitoso. Dopo la loro morte l’ inchiesta è portata avanti dal giornalista Mauro Brutto, che si appassiona alla vicenda dei due giovani e raccoglie indizi e preziose testimonianze. Una sera, mentre passeggia sotto casa, un’auto si avvicina ed esplode 3 colpi di pistola, senza colpirlo. E’ un avvertimento in piena regola, che però Mauro si rifuta di seguire. Un mese dopo, in uno strano incidente dalla dinamica mai del tutto chiarita, una Simca 1110 bianca lo investe a tutta velocità, uccidendolo sul colpo. La borsa contenente i documenti della sua indagine sul duplice omicidio viene rubata dalla scena dell’incidente e non verrà mai più ritrovata. Nel corso degli anni gli inquirenti hanno formulato diverse ipotesi sugli esecutori e i mandanti dell’agguato di Via Mancinelli e della morte di Brutto, ma nessuno ha scoperto la verità. Fausto e Iaio sono stati uccisi perché sapevano troppo del mercato dell’eroina e dei suoi rapporti con la destra eversiva milanese? Oppure, come sembra più probabile, sono stati assassinati da un commando fascista dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari, tra i camerati del gruppo di Anselmi c’è Massimo Carminati, che svolge lavori sporchi per conto della banda della Magliana e ha rapporti con i servizi deviati. E’ stato accusato di aver ucciso Carmine Pecorelli ed ha lavorato con due ufficiali del Sismi a un tentativo di depistaggio dell’inchiesta sulla strage di Bologna, insieme a lui i camerati Claudio Bracci, Guido Zappavigna e Mario Corsi. Nei loro confronti ci sono alcuni indizi e le dichiarazioni dei pentiti.) arrivato apposta da Roma? E se questa ipotesi fosse vera, perché? Per sconvolgere l’ordine sociale e provocare una reazione violenta delle forze di sinistra? C’è poi un particolare inquietante in questa triste storia di morte e sogni spezzati troppo presto: Fausto Tinelli abitava con la madre Danila in via Montenovoso 9 a pochi metri di distanza dal civico 8, dall’alto lato della strada. Nell’ottobre 1978, sette mesi dopo la morte dei due giovani, in quello stabile decoroso e tranquillo verrà scoperto un covo delle Brigate Rosse, in cui gli inquirenti troveranno numerose lettere di Aldo Moro e i verbali dei suoi interrogatori. Strane coincidenze, che però non basteranno per scoprire i colpevoli. Il caso è stato chiuso nel 2000 dal pm Clementina Forleo che, pur in presenza di importanti elementi a carico di alcuni esponenti dell’estrema destra romana, non ha potuto far altro che archiviare il duplice omicido. Danila Tinelli ha cambiato casa ma non ha mai smesso di cercare giustizia per il suo Fausto, che ricorda sempre come“un ragazzo d’oro come pochi, timido e gentile con tutti…un figlio dolcissimo, che amava i libri e aveva tanti sogni nella testa”. In tutti questi anni Fausto e Iaio non sono mai stati dimenticati dal centro sociale “Leoncavallo”, che nel 1994 ha dedicato loro la nuova sede di via Watteau. Per una parte di Milano la loro morte è una ferita ancora aperta destinata a non rimarginarsi mai. In via Mancinelli c’è oggi un grande murales, che li ritrae insieme sorridenti e nel fiore degli anni, prima di finire ammazzati come bestie in un buia strada di periferia.

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la cgil tradisce se stessa

Le martedì 9 marzo 2010 par pietro

La CGIL tradisce se stessa

Una delegazione della federazione della Sinistra capeggiata da Paolo Ferrero si è recata dal Capo dello Stato per chiedere di non firmare la legge 1167 approvata la sera del 3 marzo scorso dal Senato in via definitiva. Una legge che fa scempio dell’art.18 e riduce i diritti di cittadinanza dei lavoratori che non potranno più invocare l’intervento di un giudice come il famoso mugnaio di Dresda. La legge conta più del Re da quando il diritto moderno si è sostituito all’arbitrio del potere. Ma non in Italia. In Italia la volontà del datore di lavoro prevaricherà la Costituzione fondata sul lavoro ed il giudice non potrà intervenire né su richiesta del lavoratore licenziato ingiustamente né di propria iniziativa. La legge approvata dal Senato, nel silenzio, con il tacito consenso di una opposizione che ha votato contro ma strizzando l’occhio alla maggioranza, lasciando fare, è frutto di almeno due anni di lavoro di squadre di avvocati delle aziende espertissime di esperienza di tribunali e di carte bollate che hanno costruito vere e proprie trappole attorno all’art.18 per "aggirarlo". Verbo usato da giornali certamente non barricadieri ed estremisti come Repubblica ed il Corriere della Sera e che esprime bene l’imboscata ai diritti dei lavoratori oramai inermi di fronte ad un apparato legislativo che si erge minaccioso e li sovrasta. Questo lavorio di bulino dei legulei e dei topi di Tribunale ha partorito una legge che rompe con la tradizione giuslavoristica ispirata dalla Costituzione e della sua fondamentale funzione di custode della parte debole dei minus habent che, a differenza di quanto asserito da Sacconi, non è alla pari con il datore di lavoro. Non potrà mai esserci parità tra chi dà il lavoro e chi lo chiede assillato dal bisogno impellente di vendere la propria forza lavoro per dare da mangiare alla sua famiglia. Il lavoro dei topi di Tribunale è stato tale per cui sarà difficilissimo al lavoratore potersi difendere dagli attacchi e dalle insidie senza l’ausilio di avvocati esperti. Avvocati che non potrà permettersi e che comunque potrebbero fare ben poco. Scopo strategico di questa legge è la realizzazione del più straordinario turnoover della storia del lavoro italiano. Espellere dalle aziende tutti i lavoratori giudicati "pesanti" per i diritti accumulati in dieci o venti anni di anzianità e sostituirli con giovani magari precari ed interinali, invisibili, o addirittura con staff leasing. Si realizzerà la più grande precarizzazione del lavoro italiano dopo la legge Biagi e questa volta le vittime che verranno stritolate saranno quanti sono stati indicati dall’infame pubblicistica di liberisti a cominciare da Monti come "privilegiati". I diritti sono finalmente diventati privilegi e come tali saranno annullati. IL tutto per realizzare anche un altro abbassamento consistente dei salari. Finalmente la differenza tra lavoratori a tempo indeterminato e precari sarà annullata. Tutti precari! Il passo importante e significativo della Federazione della Sinistra è convalidato dalle preoccupazioni e dalle denunzie della cultura giuslavoristica italiana e dalla protesta dell’ANM che denunzia il vulnus recato alla Giustizia da una legge che, sostituendo ai Diritti i Divieti e gli Obblighi, avvia un processo di radicale svuotamento della Costituzione. E’ allarmante che ad una settimana dal misfatto, mentre Cisl ed UIL confermano la loro adesione alla legge 1167, non si registri una presa di posizione adeguata della CGIL. Osservatori qualificati come Mario Tronti, Gallino, Cofferati giudicano o debole o scarsamente reattiva la posizione della CGIL che si è fin qui manifestata con una notarile dichiarazione di Epifani che rinvia al ricorso alla Corte Costituzionale tutta l’iniziativa della Confederazione ed ad una stranissima uscita della Segretaria Camusso che esclude la questione dell’art.18 tra quelle che saranno indicate come obiettivi dello sciopero generale di venerdi prossimo, uno sciopero per mendicare una "una tantum" di sgravio fiscale di 500 euro. Ci sono tanti modi per tradire i propri rappresentati, per abbandonare i lavoratori alle ingiurie ed alle soverchierie del padronato. Modi attivi come quelli della Cisl e dell’Uil che firmano una riforma del contratto di lavoro che indebolisce di molto la certezza del diritto e modi passivi come quelli che hanno caratterizzato la CGIL che si è rifiutata di firmare quegli accordi ma ha preteso di essere presente come il convitato di pietra di Mozart e poi si è incaricata di lasciarli filtrare in tutti i contratti di categoria. Questo modo passivo di interagire produce danni incalcolabili. Se la CGIL che è la più grande organizzazione dei lavoratori italiani tuttora circondata dal mito della sua bellissima storia sta zitta e si limita a stigmatizzare senza tradurre la sua indignazione in azioni concrete consuma un tradimento. Ora la bastonata inferta dalla legge 1167 é tale non solo da tramortire ma anche da uccidere e non può essere affrontata con il ricorso futuro alle vie legali. Ora e qui è necessario organizzare la resistenza e la lotta. Ieri al Quirinale doveva salire Epifani che magari, come ha già fatto in passato, si lamenterà di una invasione di campo della politica sul sindacato. La CGIL deve sciogliersi dalla paralisi in cui la costringono il PD ed i suoi sempre più sconcertanti rapporti con Cisl UIL ed anche con l’UGL. Deve subito appellarsi ai lavoratori ed organizzare scioperi fino a quando l’art.18 sarà in pericolo. Intanto deve subito includere, con un atto solenne del suo Direttivo Confederale, la questione della legge 1167 nel proclama dello sciopero del 12 e chiedere a Napolitano di non firmare. Si tratta di salvare la Costituzione dai numerosi attacchi di questo Governo e della sua irresponsabile maggioranza che riguardano i diritti civili dei cittadini ed i diritti sociali della gente che lavora. Pietro Ancona http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ www.spazioamico.it

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