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Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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Una metafora teatrale per capire cosa accade oggi in Rifondazione Comunista

di : Federica Pitoni
sabato 5 luglio 2008 - 12h50

La favola del drago che venne sconfitto da Lancellotto

di Federica Pitoni

Una metafora teatrale per capire cosa accade oggi in Rifondazione Comunista

Negli anni 40 un drammaturgo, Evgenij Schwarzt, scrisse Il drago, una sorta di favola filosofico-politica che ci narra di un antico borgo la cui cittadinanza è tormentata da un terribile drago. Per farla breve, come in un tutte le favole, arriva il cavaliere, Lancelotto, ingaggia una dura lotta con il drago, lo sconfigge e riporta la popolazione alla pace. Il borgomastro però riuscirà a convincere i cittadini che il merito della vittoria è suo, divenendo a sua volta un piccolo drago.

Cosa ci voleva dire Schwartz con questo racconto? Di cosa ci parlava?

Decodifichiamo: Il drago era il nazifascismo: Lancellotto, l’umanità socialista; il borgomastro, il capitalismo. Un bellissimo testo teatrale sotto forma di favola che ci insegna molte cose.

Perché mi è tornato in mente questo testo, che pure ho molto amato nei miei giovanili anni quando studiavo storia del teatro? Perché su Liberazione del 4 luglio potete leggere un corsivo senza firma in prima pagina che parla del nostro congresso e così finisce: “Noi, perciò, come giornale che rispetta tutte le posizioni in campo, non possiamo in questa circostanza esimerci dal prendere posizione.

La si smetta con gli annullamenti, i ricorsi, i boicottaggi. Il congresso deve continuare a svolgersi nell’unica modalità democratica che conosciamo: vince la posizione politica di chi prende più voti e più consensi. Se avverrà questo, sarà un bene per tutti noi – non solo per i "vincitori", ma per la sinistra italiana. Forse, siamo ancora in tempo per fare un Congresso vero, di discusione, di analisi, di rilancio della battaglia politica; e per non trasformare l’appuntamento di Chianciano in una conta del massacro”. Belle parole, con le quali non si può che trovarsi d’accordo (a parte, forse, il sospetto, ma solo un sospetto, intendiamoci, sul rispetto di tutte le posizioni da parte di questo giornale…).

Peccato, però che prima di questo explicit, il nostro autore anonimo dica anche: “Cosa sta succedendo? Noi temiamo che si tratti di un problema politico e poi di un problema di cultura politica. Da un lato, la voglia di vincere il congresso, comunque, perché si è convinti di avere ragione, perché si pensa che sia meglio così per tutti. E di conseguenza ogni mezzo diventa buono, se è utile a impedire all’altro di vincere. Il fine giustifica i mezzi. Dall’altro lato, si manifesta un’idea di partito "avanguardistico", minoritario, molto ideologico, in virtù del quale non hanno titolo a partecipare se non coloro che hanno alle spalle una militanza provata e di lungo corso.

Il contrario di quello che la fase storica domanda con drammatica urgenza: che è la necessità di aprire porte e finestre, di smetterla con le "purezze" ideologiche o le analisi del sangue, di riavviare un cammino di rifondazione non solo di questo partito, ma della politica. E di mandare in pensione, al più presto, sia la logica delle correnti organizzate sia la pulsione di autoconservazione del ceto politico. Per il quale, un piccolo partito purchessia diventa una "droga", uno strumento di pura sopravvivenza”. Elegante, vero?

Bene, e visto che l’eleganza non è di moda, visto che alle menzogne si deve pur rispondere, visto che la durezza non mi manca e la rabbia neppure, iniziamo a mettere un po’ di puntini sulle i.

Da dove iniziamo? Dalle accuse che il nostro autore anonimo, o meglio che Liberazione, ci muove. Ci dicono: ma come? dopo quel disastroso risultato elettorale invece di pensare alle sorti del Paese, invece di gioire delle tante tessere che questo partito fa, invece di tutto ciò, cosa fate voi oscuri burocrati della prima mozione? Annullate i congressi con la scusa che hanno troppe tessere e guarda caso annullate i congressi dove vince Vendola? Eh sì, compagne e compagni, facciamo questo. Abbiamo annullato – o meglio la Commissione nazionale per il congresso ha annullato – dei congressi dove erano accadute cose francamente poco chiare. O forse molto chiare.

Insomma, per non tediarvi troppo e farla breve, sono stati annullati dei congressi in circoli dove il dato del tesseramento e le modalità di voto hanno dato modo di supporre legittimamente che quelle tessere e quei voti non fossero di chiara natura. Un esempio? Nel circolo di Cosenza abbiamo avuto 924 voti per la Sinistra Arcobaleno alla Camera e 853 al Senato. Sapete i voti al congresso? 2.843. Sì, avete capito bene: duemilaottocentoquarantatre voti!. Un altro esempio? Reggio Calabria (la pietra dello scandalo, è per questo che il documento 2 ha sollevato vibrate proteste). Alla Camera, sempre come Sinistra Arcobaleno abbiamo preso 3.075 voti. Al Senato 2.662. Al congresso 2.766. Non male, no?

Lo scandalo, cari compagni di Liberazione, non è nell’annullare congressi dove è apparso chiaro a tutti l’uso illecito del tesseramento; lo scandalo è nel voler difendere con certe argomentazioni l’illecito. Come può non risultare quantomeno sospetto un circolo dove il tesseramento nell’arco di un mese aumenta di qualche centinaio di iscritti?

No, indubbiamente siamo noi cupi, oscuri burocrati, nipotini della Stasi, avvezzi ad ogni tipo di barbarie, trinariciuti mangiatori di bambini, quelli che si porteranno la responsabilità storica di aver distrutto la sinistra impedendo alle masse socialiste (beh, no forse socialiste è troppo anche per Liberazione, diciamo masse democratiche di sinistra…) di potersi tesserare e quindi vivere questa stagione di rinnovamento.

Non so perché, ma a me era sembrato altro. Non so, mi era sembrato che fosse un subdolo metodo per modificare le sorti del congresso. Ma forse anche la Commissione nazionale deve aver pensato questo. Ah già, ma anche la Commissione è evidentemente formata da trinariciuti. Forse anche le tessere che massicciamente anche i compagni di Liberazione, persino quelli che fino all’altro giorno davvero dimostravano, come dire?, un certo senso di distacco, o forse per meglio dire di schifo nei confronti di Rifondazione Comunista (probabilmente più per il termine comunista) sono andati a fare, beh, forse anche quelle tessere potrebbero sembrare un po’ sospette. Solo un poco però. Ché anzi ci fa piacere avere ora una redazione tutta di iscritti, visto che prima ben pochi lo erano…

Ma non sarà che si getta sui di noi una accusa (“… la voglia di vincere il congresso, comunque, perché si è convinti di avere ragione, perché si pensa che sia meglio così per tutti. E di conseguenza ogni mezzo diventa buono, se è utile a impedire all’altro di vincere. Il fine giustifica i mezzi”) che appartiene al latore stesso della medesima? Non sarà così?

E non sarà che quell’explicit, che quell’invito a smettere la guerra non provenga da un borgomastro che ora sta cercando di confondere le carte e di appropriarsi di una purezza e di meriti che davvero non ha?

E’ per questo che, vi dicevo, ho pensato a Il drago di Evgenij Schwartz.



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