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Articoli dal 2022

CEPENDANT, PATHE’... una brutta storia all’FSE2003

lunedì 13 ottobre 2003

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Cronaca di una decisione inaccettabile per l’FSE 2003

Cependant è una parola francese. Significa "tuttavia".
Per saper cosa è Pathé continuate a leggere.

TERRA DI FRANCIA
Sono tornato da diversi giorni da Bobigny, ma solo oggi riesco a ultimare questo che altro non vuole essere che un contributo. Lassù in terra di Francia, dal 26 al 30 settembre, si è svolta l’ultima riunione europea dell’assemblea preparatoria dell’ormai prossimo FSE2003 di Saint-Denis Paris. Da mesi sto partecipandola all’interno della delegazione italiana rappresentando il forum del teatro"fdt". Bruxelles, Berlino, Genova e Bobigny appunto. Tutto è cominciato a Dicembre a Saint-Denis ma per noi ancora era troppo presto. Firenze era ancora tutt’addosso come esperienza e quindi quasi non ci siamo accorti che già partiva la locomotiva verso la seconda edizione.
Abbiamo riletto tra le righe il report ufficiale del primo incontro europeo cercando delle notizie raccolte dai resoconti degli italiani presenti. Del dato principale nessuna traccia: i francesi avevano preparato un dispositivo di segreteria ben strutturato che si sarebbe occupato praticamente di tutto… Ma chi ha vissuto la preparazione "europea" di Firenze non poteva accettarlo e la presa di parola degli stranieri ha riportato la rotta verso la centralità di un’assemblea che avesse valore decisionale e ribadisse la struttura di una costruzione partecipata collettivamente.

LIVELLO ISTITUZIONALE E MOVIMENTI
A Bruxelles la capacità di mediare della nostra delegazione ha salvato gli organizzatori e tutti noi da un clamoroso stop. Pronti via e la presidenza annuncia la costituzione di due soli gruppi di lavoro: organizzazione e programma. Ma come? "Firenze" ha costruito il progetto attorno al lavoro del gruppo di "allargamento della rete" (ampliamento della rete di soggetti e movimenti europei coinvolti) e ora si pensa di poterne fare a meno? Ci vuole quasi una notte di trattativa per tranquillizzare i francesi troppo preoccupati. Ma di che? C’è una dinamica che prende corpo: una certa resistenza del comitato organizzativo francese, a concepire e favorire la presenza dei movimenti nel processo. Un comitato quello francese faticosamente costruito attorno alla relazione principale tra ATTAC France, la CGT, il PC francese*, la Lega dei Diritti dell’Uomo di Francia e la ramificazione di una serie di realtà che comunque non varia l’assetto generale che è fortemente istituzionale. Del resto da anni in Francia nessuna traccia di esperienze di movimento. Tutto quello che ne consegue è un pericoloso incrocio continuo di tensioni e la distanza tra livello istituzionale FSE e suo spirito e corpo movimentista si riduce solo a Berlino con un equilibrismo politico che porta alla creazione di un nuovo gruppo di lavoro per la preparazione dell’assemblea dei movimenti sociali. Un momento aperto, non vincolante per i soggetti FSE comunque realizzato il giorno dopo la sua chiusura e quindi capace di rilanciarlo verso il futuro attraverso la definizione dell’agenda politica dei movimenti. Da lì un anno fa è partita la lunga marcia verso il 15 febbraio dei 110 milioni nel mondo contro la guerra in Irak A Berlino nasce anche un nuovo gruppo di lavoro e inizia a camminare la Commissione artistica e culturale europea, a carattere consultivo e responsabile di accompagnare il progetto generale artistico e culturale presentato dai francesi e fatto proprio dall’AEP (assemblea preparatoria europea).
*(non risulta tra i soggetti del Comitato d’Iniziativa francese [CIF] per FSE2003 ma è ben rappresentato da singoli presenti in diverse realtà che il CIF partecipano)

LE PRIME VOCI
Ed è proprio al ritorno da Berlino (mese di maggio) che incominciano a circolare le prime voci: ci sarebbe una certa volontà di fare svolgere parte dei lavori FSE (buona parte dei suoi seminari) all’interno di sale di cinema multisala, i "multiplex" Gaument e Pathé, rispettivamente a Saint-Denis e a Ivry sur Seine. A sollevare la questione è la Coordinazione per il Nuovo Cinema (francese) che prende posizione e comincia a chiedere spiegazioni agli organizzatori fr. Possibile proporre nel programma ufficiale della salvaguardia delle identità culturali, difendere la creazione dal vivo e audiovisiva, chiedere la fine dell’attenzione degli accordi GATS attorno alla cultura e a un tempo solo finire a rappresentare queste posizioni forti all’interno dei "Mcdò" della cultura? In quei luoghi cioè, dove più massivamente la mercificazione realizza il devastante processo di assimilazione e depauperamento della potenzialità culturale, per riconvertirla in processo di consolidamento alla formazione del consenso all’impero. Possibile entrare in contatto e mediare l’utilizzo di spazi con le multinazionali? E se fra queste, vi dicessero infine, ci fosse anche la Vivendi Universal*? Tra i proprietari del Pathé figura proprio "Vivendi": una delle grandi privatizzatrici e leader del commercio mondiale dell’acqua!
All’epoca avevamo già da mesi cominciato come fdt , il lavoro di rete sul territorio metropolitano di Parigi e da subito abbiamo recepito l’allarme e cercato di contribuire come possibile al sostegno delle realtà che sul campo si sono fatte carico della vicenda. Abbiamo assistito al muro di reticenze e silenzi sollevato dagli organizzatori, sentito dire che non era vero e riletto i tasselli di un mosaico che in realtà portava a definire una realtà molto chiara, tutto era definito dall’inizio, faceva parte di un solo grande pacco. A fine di giugno una sessione indipendente della Commissione artistica e culturale europea (CAC europea) ha preso posizione su questa questione, dichiarandosi contraria, aprendone anche altre legate alla trasparenza del bilancio di previsione e alla "censura/esclusione" dalla lista europea del Collettivo franco-italiano Bellaciao (a Parigi è stato uno dei più attivi soggetti a reagire allo stato di cose che si è venuto a realizzare).
*(passata un mese fa nelle mani del network americano NBC, di proprietà della General Electrics)

Il SILENZIO A GENOVA
Aperta la comunicazione internamente a FSE e preparata la nostra presenza al nuovo incontro di Genova (durante le "giornate"), abbiamo (come fdt) fatto quanto necessario riportando la questione all’AEP, ma da soli*… Purtroppo la pressione tutto intorno, il timore di portare turbamenti al "processo" e il nostro piccolo peso hanno fatto cadere nel vuoto quanto portato in assemblea. Un’assemblea imbambolata ad ascoltare deboli risposte di organizzatori e amministratori locali francesi, a rendersi protagonista e ad accettare un imbarazzante silenzio. Da circa un mese però in Francia una nuova prospettiva sociale si stava creando intorno alla mobilitazione degli "intermittenti" e dei precari dello spettacolo dell’Ile de France. Il 26 di giugno scorso il governo Raffarin è riuscito infatti a mettere sulle barricate anche la più parte dei lavoratori legati alla creazione dal vivo, grazie alla firma di un accordo con il sindacato patronale francese, che apre al disastro nei prossimi mesi l’esistenza di centinaia di migliaia di persone in tutta la Francia. Un’eccezione culturale quella francese che rappresenta in Europa, l’ultima "anomalia" da regolare, da parte del processo di formattazione imposto dalla globalizzazione neoliberale a livello mondiale.
*(solo l’intervento di riepilogo dei lavori genovesi della CAC europea ha sottolineato la necessità di alternative)

REAZIONI INCONTROLLABILI
La mobilitazione des intermittents (inters) è stata fulminea, radicale e ha in pochi giorni bloccato completamente la quasi totalità dei Festival estivi, anche quello di Avignone… Mai successo. Come un movimento (orizzontale e progettuale), reale. Tuttavia, il percorso francese di preparazione FSE non si ferma a riflettere e continua anche in tutto il mese di agosto, così come le continue azioni e le assemblee generali "des inters" contro il protocollo capestro. E così come il ministro della cultura Jean-Jacques Auillagon anche gli organizzatori di FSE alzano un muro. Il dialogo come opzione per risolvere insieme diventa invece il "luogo" negato che propelle al conflitto. [Si arriva persino a "nascondere" al report della sessione AEP di Genova (19/20 luglio) il contributo della CAC europea, fortemente marcato dalla richiesta di risolvere le questioni aperte] E’ ormai la fine di Agosto quando sotto la pressione della sempre più partecipata protesta il Segretariato Organizzativo (SO) accetta di aprire due gruppi di lavoro che possano, viene ammesso per la prima volta, portare delle alternative per uscire da una situazione diventata ormai insostenibile. Sono componenti della Coordinazione per un Nuovo Cinema, della CAC francese, dell’SO e des inters; il lavoro di rete degli attori coinvolti dal progetto culturale e artistico per FSE ha saputo infatti a Parigi aprire una relazione con gli intermittenti, accolto la loro presenza e il loro contributo per i lavori della CAC francese è diventato fondamentale. Bastano pochi giorni e risulta subito evidente che l’SO ha fatto a suo tempo semplicemente delle scelte ben precise. A Saint-Denis si rivela immediatamente una dato perlomeno singolare: nessuno mai si è presentato ai responsabili dell’Università Paris 8 per discutere dell’utilizzo di plessi coinvolgibili alle iniziative e ai lavori FSE: siti vasti, magari complessi da gestire dal punto di vista organizzativo, ma comunque disponibili (per voce dei diretti responsabili) e soprattutto gratuiti… Una soluzione importante dunque e a portata di mano. A Ivry invece…Con altrettanto "stupore" risulta evidente che il territorio comunale non presenta alternative possibili. A suo tempo, dicevamo, sono dunque state fatte delle scelte. Ma quanto tempo fa? Se è vero com’è che a Ivry sur Seine non esiste un altro luogo oltre al "multinazionale" Pathé capace di accogliere grandi dibattiti pubblici. Se è vero che questo lo sanno tutti. Se gli organizzatori francesi hanno definito a fine Novembre del 2002 che l’FSE2003 si sarebbe svolto anche a Ivry…

I MOVIMENTI NON SI POSSONO REGOLARE
Quanto da Seattle a Cancun è arrivato altro non è che la presa di parola dei popoli, delle donne e degli uomini che hanno cominciato a rappresentare la possibilità di costruire un altro mondo. Esperienze locali, grandi mobilitazioni, forum mondiali e continentali, passando per Genova, il no alla guerra e le campagne internazionali. Abbiamo visto il sorriso e le lacrime, conosciamo il lutto, la fatica del vivere e la forza del resistere… Noi a Bobigny non potevamo restare in silenzio. Noi ora non possiamo tacere. A Bobigny la commissione artistica e culturale europea ha ribadito la sua contrarietà, in un solo comunicato letto a tre voci* per chiedere di tornare indietro, di pensare altre soluzioni meno dolorose, di non accettare la connivenza. Quel comunicato ha aperto il conflitto. L’SO francese infatti ha imposto all’AEP un braccio di ferro, sinceramente fuori luogo, irresponsabile. Come se questo dipendesse da altri, all’Assemblea europea non è stato risparmiato nulla. In un luogo dove da sempre le complesse articolazioni FSE si realizzano a partire dal metodo del consenso, "l’affaire Pathé" ha avuto l’effetto di una bastonata. Una riunione quella di Bobigny, più che mai fatta dagli "specialisti di FSE", su più giorni, anche feriali. Una discussione plenaria di un’ora, un’inutile riunione ristretta per allentare l’empasse, la soluzione finale di fatto imposta il giorno successivo… Un errore politico enorme alla fine scaricato alla definitiva decisione assembleare, un errore che vale la praticabilità di una settantina di seminari FSE
Ora non ha senso proporre la radiografia del tutto. Non è riproducibile il clima che ci è toccato subire. Noi l’abbiamo vissuto. Non lo dimenticheremo Abbiamo fatto il possibile, evocato le possibili reazioni, ricordato che cosa il movimento dei movimenti ha portato nel mondo, fatto proposte alternative mettendo in relazione l’aumento dei costi economici del budget complessivo (mai eticamente presentato) con il danno sociale altrimenti prodotto. Oltre ai già citati anche la quasi totalità della delegazione italiana a Bobigny si è schierata per la ricerca di alternative, sottolineando la critica per una soluzione "indecente", inimmaginabile per un FSE.
*(Coordinazione per un Nuovo Cinema, intermittenti dello spettacolo fr e CAC europea, appunto)

NO
No. Non ci sono più alternative praticabili. Non è possibile andarsene da Ivry. Un’unica risposta, no. La sola cosa che gli organizzatori sono stati capaci di produrre oltre a quel no è stata la redazione di un documento in cui si ribadiscono i principi "altermondialisti", in cui si sottolineano le valenze di FSE e il suo fondamentale ruolo politico e sociale e che a un certo punto propone quella parola, che da sola porta con sé tutto l’assurdo della vicenda, quel "tuttavia", cependant in francese… Seguono delle deboli riflessioni per giustificare la scelta di Pathé, per metterla in relazione a presunte inevitabili contraddizioni che il sistema neoliberale produce nella realtà che viviamo, per dare comunque indicazione che si trovino i modi per comunicare quelle che sono le nostre posizioni, le cose in cui crediamo, per cui lottiamo….
Ci hanno chiesto prima di scriverlo, quel documento, poi ci hanno invitato al dialogo, ad integrarlo… Non sappiamo ancora se sarà reso pubblico, comunque dopo mesi di tanta umiltà, disponibilità, pazienza, lavoro per evitare tutto questo, ci è sembrato opportuno non contribuire. E’ andata così. E noi che pensavamo che questo non fosse buono la pensiamo ancora così. FSE è dal suo inizio un processo complesso ed esposto naturalmente al sempre necessario luogo della mediazione. Pluralità, diverse culture politiche e sociali che sviluppano un percorso collettivo. Le contraddizioni non sono sempre evitabili, ma quella imposta dagli organizzatori francesi ci pare davvero inaccettabile. C’è un limite. Un limite eticamente sancito dalla Carta di Porto Alegre e concretamente rappresentato dalle pratiche quotidiane di milioni di donne e uomini in tutto il mondo. In maniera a dir poco scorretta a Bobigny la questione è stata affrontata solo per quel che riguarda l’evidente accettazione (nei fatti) del sistema di mercificazione della cultura. A molti è parso opportuno dimenticarsi che tra le più importanti campagne mondiali prodotte dal movimento vi è quella per la tutela dell’acqua e delle risorse idriche come bene comune inalienabile per i popoli della terra. A molti è parso meglio non sottolineare il ruolo primario di Vivendi nel mercato mondiale dell’acqua. Che per questo già si fanno guerre, che per questo a Firenze nel marzo 2003 si è realizzato il primo Forum alternativo mondiale dell’acqua.

DENTRO FSE PER…
A chi a Bobigny ha avuto il coraggio di segnalarci come infiltrati per impedire il regolare svolgimento del Forum, a quanti ci hanno implorato perché "così si mette a in pericolo tutto il Forum", abbiamo già risposto. Ora lo riaffermiamo pubblicamente: essere contro Pathé, non vuol dire essere contro tutto l’FSE. Essere contro Pathé è il minimo che possiamo per confermare i principi che ci animano, per ribadirci come realtà che insieme a tante lavora nel mondo per il cambiamento. Ci pare quella di aprire la comunicazione e il dibattito su questa vicenda l’unica strada per continuare un lavoro coerente all’interno del processo FSE, per non svenderne il lavoro iniziato "verso Firenze" e fino a qui svolto, per mantenerlo come strumento credibile, aperto ed efficace per l’iniziativa sociale e politica nell’altra Europa che stiamo cercando di costruire, come luogo capace di aprire conflitto sociale. Abbiamo posto all’SO, all’Assemblea e a quanti erano a Bobigny una sola domanda politica: "Perché, come organizzatori del secondo evento altermondialista nel mondo (in ordine di importanza dopo il FSM), pur essendo a conoscenza dell’inevitabile contraddizione connessa alla scelta di Ivry sur Seine, gli organizzatori francesi hanno continuato per mesi la loro iniziativa senza alcuna titubanza fermando la decisione su di una "trappola per topi"?
Nessuna risposta è arrivata.

BOICOTTARE IL PATHE’?
forum del teatro ha durante i lavori di Bobigny già ritirato la sua unica proposta di Seminario per l’FSE2003. fdt resta all’interno del processo FSE. Prima della partenza alcuni organizzatori ci hanno esortato a non lasciare la strada del dialogo… Ho riaffermato semplicemente che: "non l’abbiamo mai persa, tuttavia non possiamo certo garantire per la reazione che tra i movimenti tutto questo produrrà". Alcuni tra i componenti della delegazione italiana durante i lavori dell’AEP hanno accennato all’ipotesi di boicottare ogni tipo di iniziativa FSE all’interno dello spazio Pathé di Ivry sur Seine, facendosi carico della richiesta presso gli organizzatori francesi che queste iniziative (seminari, workshops o altro) fossero svolte e garantite in altro luogo eticamente sostenibile. Noi ad un mese dall’inizio del Forum Sociale Europeo di Saint-Denis, Paris, Ivry e Bobigny non ci sentiamo di chiedere questo a tutti i soggetti FSE e non che hanno proposto seminari per il suo Programma ufficiale, ma questa è un’opzione possibile, come altre.

Invitiamo tutte e tutti ad esprimersi*, ci pare necessario, per il futuro del Forum Sociale Europeo.

per continuare a contribuire
perché l’ascolto è una qualità ancora utile agli umani

Maurizio Biosa
(rappresentante per FSE del forum del teatro)
per contatti: infoforumteatro@libero.it

vi aspettiamo all’FSE2003, verso… Londra2004

* vi chiediamo di dare diffusione a quanto avete pazientemente letto sino a qui per evitare a chiunque di dover amaramente scoprire e capire tutto, forse, a Paris.

Messaggi

  • PER QUANTI PENSANO DI ANDARE AL SOCIAL FORUM A PARIGI UNA BUONA LETTURA PREPARATORIA!
    salôm ’alêka
    SAVERIO


    "PACE, FORZA E GIOIA!!!"

    coordinamentonoguerrabari@yahoo.it

    • SCANDALOSO FSE
      albion

      mi pare sinceramente imbarazzante l’atteggiamento della segreteria organizzativa del FSE2003. In questo modo si svilisce l’attivita’, il sacrificio e la dedizione di milioni di attivisti e cittadini della Terra che praticano ogni giorno il consumo critico ed i boicottaggi.

      Inoltre si getta polvere sulla lotta per l’acqua che se fallisse rischirebbe di gettare nella miseria miliardi di persone al mondo.

      Il boicottaggio dell’FSE mi pare una via percorribile, ma bisogna anche prendere in considerazione seriamente velocemente come evitare per il futuro che il paese ospitante abbia una discrezionalita’ cosi’ elevata.

      http://www.newbrainframes.org

  • Leggo ora l’intervento di Maurizio Biosa sul percorso a dir poco accidentato verso Paris 2003.
    Per la verità gia conoscevo i mugugni sotterranei avendo contatti telefonici con Maurizio stesso ed il Collettivo francese Bella Ciao e per la verità intervenni a suo tempo a segnalare l’eventualità che i Teatri OFFesi che partecipo, sarebbero stati a Parigi muovendosi fuori dal circuito FSE con un workshop prima, uno spettacolo poi.
    Accennai all’eventualità conservando tuttavia la speranza che a Bobigny l’ Organizzazione francese...
    Invece.
    Non mi resta allora che ribadire, con decisione, quanto detto tempo fa sottovoce: noi saremo al completo a Parigi evitando tutte le iniziative che si svolgeranno in luoghi sospetti (multisala, complessi della Pathe etc etc) dando voce, ove possibile, al nostro dissenso e portando le nostre azioni teatrali in luoghi assolutamente "fuorimercato".
    Lancio un’iniziativa a tutto il forum del teatro che, attraversando Firenze, Livorno, Roma, Pescara ha sperimentato comunanze senza dubbio lontane dal verticismo organizzativo di questo FSE: chiedo di ritrovarci tutti a Parigi, di renderci fortemente visibili nel dissenso che vorremo manifestare, di organizzarci con azioni teatrali estemporanee in luoghi Altri e/o concomitanti ad iniziative che si terranno nei "padiglioni" incriminati. Chiedo inoltre di passare voce nei territori, di informarne i fori locali perchè se ne discuta magari arrivando a forme critiche e creative di partecipazione a FSE.
    Lorenzo Marvelli-.Teatri OFFesi-Pescara

    noemioli@tin.it

  • Ho letto con attenzione il contributo mandato da Maurizio del FdT, che condivido
    pienamente. Ritengo che vicende come quella delle sale del ’Pathè’ siano
    emblematiche della delicatezza del momento che sta attraversando il movimento
    a livello internazionale. Schematicamente, credo che si confrontino due
    possibili linee di direzione : da una parte, quelli che ritengono in qualche
    modo esaurita la capacità costituente del movimento di un orizzonte di alternativa
    di società, per cui ritengono necessaria la sua "capitalizzazione" in funzione
    di nuove ipotesi di "governo temperato della globalizzazione", magari con
    qualche contenuto un po’ più a sinistra; dall’altra, quelli che continuano
    a pensare al movimento internazionale e alla sua urgenza di trasformazione
    della politica, della democrazia e della partecipazione, come al più adeguato
    antidoto e alla più adeguata potenzialità per una fuoriuscita radicale dalle
    politiche neoliberiste.
    Segnali di questa possibile divaricazione sono visibili in contesti peraltro
    estremamente differenti, come le difficoltà del governo Lula in Brasile,
    la situazione politica e di movimento in Italia e la costruzione del FSE
    di Parigi (con annessa la conflittualità esplosa in Attac France). Si tratta
    di una fase di "spartiacque" che richiede capacità d’intelligenza collettiva
    a ciascuno di noi. Tanto per chiarire come le sirene "moderate" siano in
    azione dispiegata, posso citarvi un commento di Riccardo Petrella alla vicenda
    parigina, espresso durante l’Assemblea del Comitato Italiano del Contratto
    mondiale dell’Acqua, lo scorso 10 ottobre a Perugia, laddove Petrella ricordava
    come finalmente la resistenza dei puristi che protestavano per l’uso di
    locali per il FSE in qualche modo legati alla multinazionale ’Vivendi’ fosse
    alla fine stata superata.
    Nessuna voglia di esasperare conflitti, ma credo che sia più che mai necessaria
    una discussione a tutto campo sul ruolo POLITICO del movimento. Viceversa,
    rischieremmo il suo ammutolimento.
    Per inciso, e nello specifico, credo che qualsiasi forma di dissenso deciderà
    di esprimersi durante il FSE rispetto a certe scelte di localizzazione del
    Forum, ci troverà partecipi. Perchè crediamo nelle potenzialità di questo
    movimento. Perchè, di fronte alla nuova fase ’elettorale’, pensiamo che
    ci sia bisogno di un movimento che moltiplica i sogni piuttosto che di un
    movimento che si conforma alla realtà.
    Marco Bersani
    ATTAC Italia

    marcattac@virgilio.it

  • Ciao a tutti,

    anch’io sono stato all’assemblea di Bobigny e anch’io sono rimasto allibito
    dalla decisione di utilizzare le sale del Pathè per alcuni lavori del SFE.
    E’ stato posto il problema dei film, proiettabili invece in altre sale con
    un proiettore in affitto; così come, a detta di alcuni, sarebbe stato
    possibile stringere gli spazi alla Villette per ottenere altri luoghi x
    seminari e workshops.

    Credo che anteporre un discorso meramente
    utilitaristico ad uno specificatamente politico sia non solo tristissimo, ma
    sintomo di una degenerazione politica che sta investendo parte del movimento
    e quindi del Social Forum. Se la rappresentazione diventa più importante
    della sostanza, se le comodità diventano più importanti dei valori, che
    cazzo di movimento di critica è il nostro?

    Io personalmente trovo la decisione assurda e nostro dovere contrastarla,
    esplicitando il dissenso in tutti modi possibili, anche con l’occupazione
    degli spazi che chiarisca come l’istituzionalizzazione e l’imborghesimento
    del SFE sono tendenze da combattere in tutte le sue forme e che la nostra
    critica delle strutture economiche e politiche parte dai nostri
    comportamenti individuali e politici (spero che tra gli sponsor non ci
    troveremo la Nestlè che è uno degli sponsor dell’ARCI, CHE VERGOGNA!!!!).

    Come rete ne discuteremo il 25 a Roma, ma credo che anche le altre
    organizzazioni la pensino così.

    Massimo Mele - Queer for peace
    rappresentante al SFE della rete nazionale Gay Lesbica Trans Bisex Queer
    (GLBTQ)

  • from info@newbrainframes.org

    Caro Marco,

    a me pare che la tua semplificazione (ogni schema lo e’) aprirebbe un
    fronte interno ai movimenti: da una parte i moderati che
    "capitalizzano", dall’altra gli altri che continuano la lotta. Una
    cosa e’ mantenere aperta la dialettica tra anime dei movimenti, altra
    e’ aprire conflitti distribuiti al loro interno. E’ necessaria molta
    attenzione.

    A dire il vero mi sorprendono non poco le tue parole su Petrella,
    persona che ho conosciuto in questi anni come molto preparato ed
    impegnato nella costruzione di quell’alternativa economia e sociale
    che appartiene a tutti quanti noi.

    Credo, pertanto, che quelle parole ti siano arrivate in maniera
    incompleta o approssimativa e mi rifiuto di pensare che Petrella abbia
    espresso un pensiero in modo cosi’ banale.

    E’ certamente esaurita una fase storica dei movimenti: quella di
    ribellione e rivolta verso un sistema che non ci riconosce. Una volta
    che ci siamo dichiarati ed in alcuni casi anche in parte
    istituzionalizzati (sia verso all’interno che nei rapporti esterni ai
    movimenti) non possiamo piu’ continuare a considerare la ribellione la
    soglia finale della nostra azione politica.

    Dobbiamo maturare e cioe’ prenderci delle responsabilita’. Il che NON
    e’ vendersi. A Parigi non ci vengo, cosi’ come non mangio da McDonalds
    e non investo in borsa. Non e’ fondamentalismo, e’ alterita’. Il
    Comune di Roma (non Porto Alegre!) sta lavorando ad un regolamento
    etico che blocchi tutte le sponsorizzazioni "imbarazzanti". Unicredito
    e Monti dei Paschi escludono il finanziamento degli armamenti. La COOP
    costringe la DelMonte a rispettare i diritti fondamentali dei
    lavoratori. I boicottaggi ed il consumo critico NON sono una perdita
    di tempo o il rifugio di hippies ideologizzati.

    Non c’e’ contrapposizione tra chi si vuole fermare e chi vuole andare
    avanti. Oggi organizzare una manifestazione+controvertice+corteo e’
    una operazione vecchia. Dobbiamo riuscire a portare a casa RISULTATI e
    questo si puo’ fare solo con le istitituzioni (non tutte ovviamente) a
    livello locale. Quindi bisogna capire come rapportarci a questa nuova
    fase senza comprometterci. Nessun chiarimento politico altrimenti
    finiamo nel gioco partito X si partito Y no, nuovo partito dei
    movimenti, no federazione.... che gia’ abbiamo visto a cosa ha portato
    30 anni fa.

    La scelta di Parigi e’ una scelta perdente, di compromesso con le
    istituzioni NON di dialogo. Noi rinunciamo al nostro specifico e loro
    ci permettono di parlare? I movimenti italiani dovrebbero IMHO
    incontrarsi per ragionare su questo, ma non per dichiarare ciascuno le
    proprie posizioni, ma per definirne una di composizione unitaria.

    Saluti
    Stefano Minguzzi
    aka Albion

    NewBrainframes.Org
    http://www.newbrainframes.org

  • Giunge oggi dalla Francia.
    Ecco la testimonianza* che anche la stessa "ATTAC Ivry" era da mesi contraria all’affaire "Pathé".
    Mentre delle immediate e banali riflessioni su cosa questo può voler dire, alla fine della lettura, saranno possibili anche per le menti più ingenue di chi legge il francese...

    ...per chi non ne mastica sintetizzo:

    "...
    Da tempo già segnalata la disapprovazione per la "scelta infausta" (21.05.2003!), al Comitato di Inizitiva Locale sono arrivate diverse segnalazioni anche da altre associazioni locali.

    Le lotte degli "intermittenti" dello spettacolo e i successi altermondialisti (Larzac, Cancun e Festa dell’Humanité) portano a ribadire quanto sia "spiacevole" mantenere la decisione di utilizzare il Pathé che tradendo lo spirito e l’etica FSE produrrebbe senz’altro ripercussioni.

    Per questo quelli di ATTC Ivry, "se" dei seminari si svolgeranno al Pathé chiedono al Segretariato Organizzativo "centrale" che i moderatori leggano prima dell’inizio di ogni sessione di lavoro dei comunicati che esprimono il problema che questa scelta ha posto.
    ..."

    in una traduzione pressochè letterale ecco quanto per gli italiani.

    ***

    un comunicato per dire cosa...

    Maurizio Biosa
    madresh@inwind.it
    fdt

    TESTO ORIGINALE DI ATTAC Ivry

    C/o : Daniel Hofnung
    33, rue Ledru Rollin
    94200 Ivry-sur-Seine

    Secrétariat d’organisation
    du Forum Social Européen
    2, passage des Petits Pères
    75002 PARIS

    Objet : Forum Social Européen

    IVRY-sur-SEINE, le 10 octobre 2003

    Cher Ami,

    Nous avons déjà eu l’occasion de vous signifier notre désapprobation sur
    l’organisation du FSE dans les salles mises à disposition par le PATHE
    d’Ivry (courrier du 21/05/2003). D’autres associations Ivryennes l’ont
    aussi exprimée dans le cadre du Comité d’Initiative Local.
    Cette contestation se voulait constructive tant nous sommes attachés à
    la réussite du FSE.
    Aujourd’hui nos craintes annoncées se confirment.

    En effet, à la lumière de la lutte des intermittents du spectacle, du
    succès des actions anti-mondialisation qui ont sensibilisé la population
    française et plus particulièrement l’électorat de gauche (Larzac,
    Cancun, fête de l’Huma), il devient tout à fait regrettable que ce lieu
    soit maintenu. Nous ne doutions pas à l’époque de nos premiers courriers
    que ce manquement à l’éthique et à l’esprit du FSE susciterait des
    réactions.

    Aujourd’hui nous demandons, si des séances se déroulent à Pathé, qu’au
    début de chacune un communiqué soit lu par le président de séance ou
    par le médiateur du débat sur le problème posé par le choix de ce lieu.

    Bien cordialement

    pour le groupe ATTAC Ivry,

    • SO FSE bugiardo: Ivry sapeva ed era contraria

      Oggi le reti hanno fatto emergere dunque un nuovo tassello.
      Arriva da Ivry sur Seine, uno dei 4 siti del prossimo FSE francese, il comune dove si trova il
      "Pathé".
      Ecco la testimonianza* che anche la stessa "ATTAC Ivry" era da mesi (21.05.2003!), contraria
      all’"affaire". Immediate e banali riflessioni su cosa questo può voler dire, sono possibili anche per
      le menti più ingenue.

      *Per leggere il documento originale clicca qui:
      http://bellaciao.org/collectif/attacivry.doc

      Quelli di ATTC Ivry concludendolo chiedono al Segretariato Organizzativo "centrale" che "se" dei
      seminari debbano svolgersi al Pathé, i moderatori leggano prima dell’inizio di ogni sessione di
      lavoro dei comunicati che esprimono il problema che questa scelta ha posto. ..."

      Un comunicato. Per dire cosa...

      Gli "amici" francesi dell’SO a Bobigny si sono impegnati a rappresentare con forti accenti di una
      comunità scioccata dall’idea che FSE lasciasse il suo territorio.

      no comment

      Maurizio Biosa
      fdt

  • leggete al punto 7! E sul numero oggi in edicola c’è dell’altro!

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    La no-news-letter di Carta
    Settimana dal 16 al 22 ottobre 2003

    1. Il fattore N
    2. Martedì 21 ottobre
    3. Michoacán, el alma de México
    4. Gli ultrà del calcio mercato
    5. Genova incenerita
    6. Il Forum della salute mentale
    7. Il Forum sociale europeo
    8. Soci e abbonati di Carta
    9. Bologna è in Cantiere
    10. No-news dal Sud del mondo

    *** 1. Il fattore N ***

    "N" sta per Nunzio (D’Erme). Il consigliere delegato del sindaco di Roma,
    Veltroni, alla democrazia partecipativa. Anzi, ex delegato. Di cui si sono
    occupati tutti i giornali, il Corriere della Sera e la Repubblica con le sue
    Grandi Firme, Giuliano Zincone e Francesco Merlo, in prima pagina. Come mai
    tanta attenzione? La copertina e un buon numero di pagina, nel nuovo numero
    di Carta settimanale, cercano una risposta: i movimenti come Action, che a
    Roma agisce sull’emergenza casa e sulla speculazione urbana, ma anche molti
    altri, hanno trovato, con i comuni e le varie sinistre che li governano, un
    rapporto spesso conflittuale, ma propositivo sul tema della partecipazione.
    È quel rapporto, che si voleva spezzare. E invece, Veltroni ha deciso di
    aprire, sul bilancio partecipato, alla società civile e ai suoi movimenti,
    come Action appunto, appena messa sotto inchiesta come "associazione a
    delinquere". Notizie e commenti anche nel sito di Carta.
    http://www.carta.org/rivista/settimanale/2003/37/sommario.htm
    http://www.carta.org/editoriali/index.htm
    http://www.carta.org/articoli/031015graziani.htm

    *** 2. Martedì 21 ottobre ***

    Il "Gruppo di continuità del Forum sociale europeo", coordinamento del
    movimento italiano, darà un segnale di discontinuità? Martedì 21 ottobre la
    riunione in cui, dopo i fatti del 4 ottobre, al corteo contro il vertice
    europeo, e anche alla luce della marcia Perugia-Assisi, quelli che fin da
    Genova 2001 hanno assicurato un legame stabile tra reti, associazioni,
    sindacati, si diranno come cambiare per continuare. La domanda è: riuscirà
    il movimento a sopravvivere alle sue divisioni e al Grande Ulivo. Un
    articolo di Pierluigi Sullo. Questa domenica, a Bologna, si terrà anche una
    riunione nazionale di forum sociali locali, con all’ordine del giorno gli
    stessi temi.
    http://www.carta.org/rivista/settimanale/2003/37/sommario.htm
    http://www.carta.org/cantieri/europa/index.htm
    http://www.bologna.social-forum.org

    *** 3. Michoacán, el alma de México ***

    Un grande reportage (e le foto) di Pino Cacucci. Lo scrittore italiano più
    messicano ha fatto una scoperta: la costa del Pacifico dello stato del
    Michoacán, in cui il turismo, l’ambiente, l’edificazione, la cultura sono
    governate dalle comunità indigene. Non solo un posto magnifico per le
    vacanze. Nel nuovo numero di Carta.
    http://www.carta.org/rivista/settimanale/2003/37/sommario.htm

    ** 4. Gli ultrà del calcio mercato ***

    Il calcio mercato non è la compravendita dei calciatori: è la trasformazione
    di un gioco popolare in un colossale affare televisivo e di merchandising.
    Da cui vanno espulsi i disturbatori, quelli che vanno allo stadio per
    passione e che non accettano di diventare "clienti". Nel settimanale che va
    in edicola questa settimana, uno studioso dei conflitti sociale non politici
    e un ultrà della Lazio raccontano quello che sta succedendo dentro e intorno
    agli stadi, anche grazie a una serie di leggi che hanno poco da invidiare a
    quelle contro il terrorismo.
    http://www.carta.org/rivista/settimanale/2003/37/sommario.htm

    *** 5. Genova incenerita ***

    Sarà anche la capitale europea della cultura del 2004, ma Genova sta
    diventando la capitale del liberismo più nocivo. In senso stretto. Prima le
    dighe pubbliche svendute, ora il progetto di un mega-inceneritore ad alto
    impatto ambientale. Nelle pagine di Carta Città, nel nuovo numero del
    settimanale, vi raccontiamo l’ultima impresa del centrosinistra genovese.
    http://www.carta.org/rivista/settimanale/2003/37/sommario.htm

    *** 6. Il Forum della salute mentale ***

    Si presenta a Roma il 16 e il 17 ottobre, l’ultimo nato in fatto di Forum. È
    quello per la salute mentale, in cui psichiatri e sindacati faranno il punto
    della situazione in Italia. In anticipo, e anche un po’ in conflitto, con
    Psichiatria democratica, che si riunirà invece a Matera a metà novembre.
    http://www.carta.org/rivista/settimanale/2003/37/sommario.htm

    *** 7. Il Forum sociale europeo ***

    Manca meno di un mese all’apertura del Fse di Parigi Saint-Denis. Si
    prevedono (prudentemente) sessantamila partecipanti alle 55 plenarie, ai 300
    seminari e alle miriadi di workshop. È il momento di cominciare a dare
    informazioni utili alle centinaia (migliaia?) che dall’Italia migreranno
    verso la Francia. È quel che fa il nuovo numero di Carta settimanale. Tutti
    gli indirizzi e quel che è necessario sapere.
    http://www.carta.org/rivista/settimanale/2003/37/sommario.htm
    [*]Sull’"affaire Pathé" intanto degli aggiornamenti: dopo aver messo
    sotto i piedi la cultura e cercato di inciuciare con chi ha proposto seminari
    sull’acqua, il Segretariato Organizzativo francese FSE in "discreta" difficoltà
    non sa più a chi "ammollare" il patatone. Starebbe per bussare
    alle realtà antiguerra, si dice negli ambienti più informati,
    ma Pierre Barge (LDDL) ricordando che la nuova propietà, la General Eletrics, produce
    armamenti per USA Army e mezzo mondo ha sapientemente dichiarato: "è una stronzata!".
    Sophie Zafary (FSU), subito zittita, avrebbe puntato tutto sulle donne.
    Ma oggi durante la tesissima conferenza stampa, Chrisophe Ventura
    di ATTAC france (il delfino del grancapo) con un colpo di teatro ha puntato tutto
    sugli immigrati ricevendo in cambio la rottura "live" di SOS Racisme.
    Un Bernard Cassen distrutto ha commentato che se ATTAC Italia
    è contraria all’uso di Pathé lui se ne fotte: "perché tanto sono tutti comunisti!"
    E a microfoni spenti, trattenendo a stento le lacrime, sul suo diletto: "non mi assomiglia per niente".

    *** 8. Soci e abbonati di Carta ***

    Mancano 76 giorni alla fine dell’anno, e, guarda caso, mancano 76 nuovi soci
    per raggiungere l’ambizioso obiettivo che abbiamo lanciato ai primi di
    maggio: 200 nuovi soci (o vecchi soci che raddoppiano) da 516 euro entro il
    2003. Le cose procedono bene, e contiamo di arrivare fin lassù. Intanto,
    però, chi non avesse quella somma ricordi che ci sono altri modi, per
    sostenere un settimanale indipendente come Carta, primo di tutti
    l’abbonamento. Costa poco, paghiamo tariffe salate alle poste per far
    arrivare il giornale come posta prioritaria, e in più annunceremo presto un
    nuovo, anzi nuovi omaggi a chi si riabbona, fa abbonare i suoi amici, regala
    un abbonamento o decide, da lettore, di diventare abbonato. Ottobre,
    novembre e dicembre sono mesi capitali (in senso letterale): abbonatevi!
    http://www.carta.org/rivista/capitale/index.htm
    http://www.carta.org/rivista/abbonamenti/abbonamenti.htm
    abbonamenti@carta.org

    *** 9. Bologna è in Cantiere ***

    Il prossimo appuntamento di preparazione del cantiere sociale di Bologna è
    per martedì 21 ottobre, ore 21, presso il Circolo Arci di via Riva Reno 77a.
    Sul sito di Carta la lettera-appello, le prime adesioni e altri articoli.
    http://www.carta.org/cantieri/bologna2003/index.htm
    La lista di discussione è invece all’indirizzo
    http://www.bfsf.info/wws/arc/cantierisociali-bo

    *** 10. No-news dal Sud del mondo ***

    Fiocco rosa nel sito, questa settimana. È nata Cartamondo, l¹agenzia di
    non-notizie realizzata insieme ad alcune Ong, associazioni di solidarietà
    internazionale e alle principali "sigle" del commercio equo italiano. Ogni
    venerdì, Cartamondo racconterà gli avvenimenti dei Sud del mondo ritenuti di
    scarso interesse dai grandi network dell¹informazione. Sono le non-notizie
    che invece segnalano, come la parte emersa di un iceberg, processi che
    modificheranno le condizioni di vita di milioni di persone.
    http://www.carta.org/cartamondo/index.htm

    ***

    [*] Andiamo tutt* all’FSE!

    Una nota per dire che la sintetica introduzione alla no-news-letter di Carta e quanto segue al punto 7 dopo la simbologia [*] è frutto di fantasia e di verità anche solo in parte accadute o in accadimento.
    A Saint-Denis Paris nessuno sarà in gita e speriamo che presto di questo FSE2003 si possa approfondire sulla sua genesi per avere elaborazioni utili per l’immediato futuro: il suo svolgimento e quel che ne sarà verso le prossime edizioni.

    in copyleft

    per info su come va e come si ta sviluppando il dibattito
    http://bellaciao.org/it/article.php3?id_article=995

    a tutt* buon lavoro e un saluto alla redazione di Carta

    Maurizio Biosa
    fdt

  • Egregi Roberto Ferrario e rappresentanti dei gruppi che partecipano al
    SFE,

    Nonostante il nostro minore coinvolgimento nella preparazione del SFE e
    a fronte delle notizie che giungono da Parigi sulla gestione del
    programma del FSE prossimo, desideriamo farvi pervenire alcune
    considerazioni.

    Dalle notizie e dallo sviluppo di situazioni locali sembra che il
    movimento FSE sia giunto ad una fase di stallo in Italia e, credo, in
    Europa. Ciò soprattutto per carenza di incisività a livello sociale-
    economco nel contrastare il liberismo, nonostante il suo attivismo, il
    che ha portato ad una mancata espansione.

    Alcune delle ragioni di questa situazione ci sembrano rilevabili in:

    a.. Mancanza di decentralizzazione, in modo coordinato, delle proprie
    attività sul territorio/i. In Italia la nascita dei SF locali è stato
    un tentativo in questa direzione, ma ora si trovano in una fase di
    quasi chiusura e in molte città hanno cambiato nome: movimento contro
    la guerra o per la pace et altro.

    b.. Non vi è stato ancora un serio dibattito aperto tra le molte
    anime del movimento per approfondire le ragioni, trovare le soluzioni e
    applicare delle strategie comuni, contro la globalizzazione e il
    liberismo.

    c.. Terzo vi è un tentativo, in Italia, di monopolizzare il movimento
    da parte dei comunisti del vecchio regime. Il che è anche naturale
    visto il livello del loro attivismo sociale e l’organizzazione
    capillare.
    Ma questo ha in qualche modo impedito la ampia e libera partecipazione
    al dibattito per costruire quella nuova realtà sociale che non avrà
    senz’altro i tratti della sola cultura religiosa, comunista classica,
    anarchica, o alla disubbidienti, ma necessariamente una nuova sintesi
    ed espansione dei presenti concetti e filosofie.

    Vi sono molti movimenti in Italia come all’estero. In Inghilterra il
    movimento sembra più compatto nonostante la diversità di appartenenza
    politica dei diversi gruppi componenti.

    Per ciò che riguarda la presente scollatura ai lavori di preparazione
    del SFE di Parigi, possiamo avanzare alcune interpretazioni:

    a.. Biosa sottolinea come può essere la gestione francese che ha
    minore esperienza di movimento e questa si riflette nella conduzione
    del SFE. La necessità di immagine viene a compromettere la natura
    sociale del movimento...

    b.. In secondo luogo vi possono essere delle forze centrifughe di
    natura partitica o coalizioni politiche che vogliono inserirsi nel
    movimento per i propri interessi o per non perdere il treno...

    c.. Non dovremmo poi dimenticare che in ogni epoca e in tutti i
    movimenti vi sono ’infiltrati’ il cui obietivo è di sfasciare o
    dividere il movimento o di annacquarne la visione. Quando l’obiettivo è
    di lottare contro lo sfruttamento del liberismo, è sintomatico che non
    potremmo cooperare con le multinazionali contro le quali si è alzata la
    voce della protesta

    Per noi non è accettabile un SFE all’insegna di un coinvolgimento con le
    multinazionali. Per cui la nostra cooperazione la estendiamo a tutti i
    gruppi e movimenti progressisti, che desiderano perseguire gli
    obiettivi per il quale l’SFE è nato e ai quali molta gente in Europa ha
    dato la propria adesione.

    In questo spirito, proponiamo incontri ridotti anche a pochi gruppi, ma
    in questa direzione, in luoghi non compromettenti, per proseguire i
    dibattiti e programmare le iniziative.

    Ci dispiace che il Collettivo Bellaciao sia stato escluso dai lavori
    del SFE.

    Un cordiale saluto

    Tarcisio Bonotto

  • Già (quasi) due anni fa, ebbi modo di dire che la scelta di Firenze come
    sede del primo ESF non mi sembrava del tutto felice. Ero dell’opinione -
    allora - che Venezia fosse la città più adatta: abbastanza ad est per
    far finta che il Social Forum fosse EUROPEO e non (solo) dell’UNIONE
    EUROPEA. In seguito, visti i grandi successi delle giornate fiorentine,
    dovetti ricredermi. Ma la mia critica di fondo rimane la stessa: Parigi,
    Londra...

    Inoltre trovo rischioso - e quasi una presa on giro - che già dalla
    seconda edizione si sia voluto dare all’ESF (anche) un valore così
    altamente "strumentale": cioè quello di sfruttare a tal punto la
    scadenza per accelerare la nascita, più che lo sviluppo, di una rete di
    movimenti nazionale nel semideserto francese.
    Spero però di essere in errore per la seconda volta e che il successo
    (soprattutto nel senso della partecipazione democratica) dell’ESF di
    Parigi vada al di là delle più rosee aspettative di ciascuno di noi.

    Confido sul fatto che ciascuno di coloro che leggeranno questa mia, non
    vogliano cogliervi toni provocatori che non è nella mia intenzione
    avere. Ma se così non fosse chiedo venia a tutti anticipatamente.

    Saluti,

    Giordano Bruno Padovan.