Archivi : FR | EN | ES

Articoli dal 2022

L’FBI ATTACCA I DIRITTI UMANI

venerdì 8 ottobre 2004

- Contatta l'autore

Oggi e’ stata attuata dall’intelligenze americana una
violenta operazione contro la liberta’ di comunicazione mondiale.
E’ la notizia shock che sta correndo su tutte le mail di internet:
il sequestro della FBI su Indymedia che ha bloccato 20 siti nel mondo.

Da Carlo Gubitosa
DA OGGI IN RETE E’ A RISCHIO LA LIBERTA’ DI TUTTI
Abbiamo appreso con preoccupazione che nella giornata del 7 ottobre dei
funzionari dell’FBI hanno sequestrato a Londra e negli Usa i dischi
contenuti nei computer che ospitano molti siti locali di indymedia, fra
cui l’edizione italiana italy.indymedia.org e altri del network Indymedia,
tra cui quello Palestinese, Belga, Africano, Brasiliano e Tedesco.

QUESTO SEQUESTRO E’ ILLEGITTIMO
- perche’ interrompendo i servizi offerti dal network indymedia si e’
calpestato il diritto alla comunicazione e all’informazione di tutte le
migliaia di persone che utilizzano quotidianamente questi servizi
- perche’ sequestrando quei dischi, che con tutta probabilita’ contenevano
anche mail private oltre a pagine web, si e’ violato ripetutamente il
diritto alla privacy e alla segretezza della corrispondenza
- perche’ nel terzo millennio e’ possibile fare una copia dei dati dei
computer per indagare sul loro contenuto, e un sequestro di questo genere
e’ irragionevolmente repressivo.

QUESTO SEQUESTRO E’ PERICOLOSO,
E METTE A RISCHIO LA LIBERTA’ DI TUTTI -

Perche’ e’ stato operato da agenti federali statunitensi anche in
territorio britannico su un server internazionale, senza nessun atto
legale preventivo, senza fornire motivazioni per il sequestro e con una
operazione di polizia per molti versi misteriosa. Questa ingerenza
gratuita degli Stati Uniti nelle attivita’ telematiche di un altro stato
sovrano potrebbe ripetersi in futuro anche su altri siti di comunicazione
sociale, italiani e internazionali, che svolgono attivita’ pubbliche alla
luce del sole cosi’ come ha sempre fatto finora il network indymedia.
- Perche’ di fatto lancia un messaggio intimidatorio a tutti i cittadini
che praticano su internet il diritto al dissenso attraverso la produzione
dal basso di informazioni estranee ai circuiti commerciali.
- Perche’ e’ un inquietante campanello d’allarme che ricorda molto da
vicino le censure, gli oscuramenti e le persecuzioni che hanno segnato i
periodi piu’ bui del millennio appena trascorso.

PERTANTO
L’associazione PeaceLink esprime la sua piena solidarieta’ ai
mediattivisti del network indymedia presenti in tutti i continenti del
mondo, auspicando una rapida ripresa delle loro attivita’ e l’accertamento
delle
responsabilita’ di chi ha disposto questo provvedimento illegittimo,
immotivato e pericoloso.

8 ottobre 2004
Carlo Gubitosa
Associazione PeaceLink - Telematica per la Pace
www.peacelink.it - info@peacelink.it


IL COMUNICATO STAMPA DI INDYMEDIA ITALIA
7 Ottobre 2004

FBI sequestra i server di Indymedia nel Regno Unito

Le autorità statunitensi hanno emesso un ordine federale imponendo
all’ufficio di Rackspace negli Stati Uniti di consegnare loro l’hardware
di Indymedia situato a Londra. Rackspace e’ uno dei providers che ospitano
il web di Indymedia con uffici negli Stati Uniti e a Londra. Rackspace ha
acconsentito, senza prima renderlo noto a Indymedia, e ha consegnato i
server di Indymedia nel Regno Unito. Questo atto ha colpito più di 20 siti
di Indymedia in tutto il mondo.

Dal momento che l’ingiunzione e’ stata inoltrata a Rackspace e non a
Indymedia sono ancora ignote a Indymedia le ragioni di quest’azione.
Parlando ai volontari di Indymedia, Rackspace ha affermato che " non
possono fornire a Indymedia nessuna informazione riguardante l’ordine
ricevuto". Altri Internet service Providers hanno ricevuto in simili
situazioni obblighi di riservatezza che impediscono alle parti coinvolte
di ricevere aggiornamenti su quello che sta succedendo.

A Indymedia non e’ chiaro come e perchè un server che e’ fuori dalla
giuridisdizione statunitense possa essere sequestrato dalle autorità degli
Stati Uniti.

Allo stesso tempo, sempre a Rackspace, un secondo server e’ stato
disconnesso: si tratta di un server che ospita trasmissioni live di
diverse stazioni radio, BLAG (linux distro), e un’altra serie di cose
utili.

Negli ultimi mesi il governo federale degli Stati Uniti ha condotto
numerosi attacchi ai danni di vari Indymedia nel mondo. In agosto i
servizi segreti hanno cercato di interrompere il NYC IMC prima della
convention repubblicana provando a sequestrare i logs da un provider
internet negli Stati Uniti e nei Paesi Bassi. Il mese scorso la
Commissione Federale per le Comunicazioni (FCC) ha chiuso numerose radio
comunitarie in tutti gli Stati Uniti.

Due settimane fa l’ FBI ha chiesto che Indymedia rimuovesse un messaggio
su Nantes IMC che conteneva delle foto di alcuni agenti della polizia
svizzera sotto copertura. Altri attivisti di IMC Seattle sono stati
visitati dall’ FBI per lo stesso motivo. Per contro, Indymedia ed altre
organizzazioni di media indipendenti hanno recentemente vinto importanti
cause, come ad esempio contro la Diebold (compagnia che fornisce sistemi
di votazione elettronica, coinvolta nei conteggi scandalo delle ultime
elezioni USA) e contro il "Patriot Act" (una legge che consente all’FBI in
nome della sicurezza nazionale e della lotta al terrorismo di monitorare
sistematicamente, senza richiedere l’autorizzazione della magistratura, la
corrispondenza ordinaria ed elettronica, la navigazione sul Web, e
perquisire le case dei cittadini americani e non, negli Usa e all’estero).
In questo quadro le autorità degli Stati Uniti hanno deciso di chiudere
decine di "Indymedia Centers" in tutto il mondo

La lista degli IMC locali colpiti da questa operazione include Ambazonia,
Uruguay, Andorra, Polonia, Massachusetts occidentale, Nizza, Nantes,
Lilles, Marsiglia (tutta la Francia), Euskal Herria (paese Basco), Liegi,
Vlaanderen est, Antwerpen (tutto il Belgio), Belgrado, Portogallo, Praga,
Galiza, Italia, Brasile, Regno Unito parte del sito della Germania ed il
sito della radio on-line di Indymedia.org.

http://italy.indymedia.org