Archivi : FR | EN | ES

Articoli dal 2022

Faccia a faccia alla festa nazionale di Liberazione tra il leader del Prc e quello dei Ds

venerdì 9 settembre 2005

- Contatta l'autore

di Frida Nacinovich

E’ piovuto, governo ladro. Una signora di rosso vestita asciuga meticolosmente una sedia. Non vuol perdersi l’incontro tra Piero Fassino e Fausto Bertinotti alla festa nazionale di Liberazione. Nemmeno una frase, nemmeno una battuta. Sotto il tendone non c’è più un posto a pagarlo oro. Il leader dei Ds e il segretario di Rifondazione comunista si ritrovano faccia a faccia, si parlano, si confrontano, dicono cosa pensano delle primarie, riflettono sul fallimento dell’azienda Italia sotto Berlusconi, tratteggiano il futuro possibile di un paese non più in mano al centrodestra. Un desiderio che si specchia negli sguardi delle migliaia di persone che sono arrivate fin qua, agli ex mercati generali sulla via Ostiense di Roma, per ascoltare, per applaudire, per sperare.

Il moderatore è Maurizio Costanzo, uno che le domande sa come farle, uno che sembra sceso direttamente dalla televisione sulla terra. Fassino e Bertinotti sono ancora abbracciati nel saluto di inizio serata e subito Costanzo fa entrare il dibattito nel vivo: «Cosa vi divide?». Bersaglio centrato. Fassino ha l’imbarazzo della scelta. Il segretario Ds ci pensa un attimino, e ricorda i lunghi anni di discussioni senza sbocco. Ma poi riconosce a Rifondazione la decisione di far parte dell’Unione, di aver scelto di stare in una coalizione che vuole vincere le elezioni e governare il paese. Non è poco, anzi. Anche Bertinotti ricorda le interminabili discussioni con Fassino, senza sbocchi. Scherza: «Io ho sempre avuto ragione, lui ha sempre avuto torto». Poi diventa serio: «Diamo un giudizio diverso sul rapporto tra conflitto sociale, democrazia e sviluppo. Abbiamo una diversa concezione della politica». Due visioni a confronto, uno riformista e l’altro comunista, uno socialdemocratico e l’altro di sinistra alternativa. «Bisogna cercare l’unità - osserva Bertinotti - quella che è insieme una convergenza e una sfida. Può riuscire o non riuscire ma bisogna provarci. E’ indispensabile per battere le destre, in Italia e in Europa». Per cacciare Berlusconi e sconfiggere il liberismo, per trasformare la società capitalistica.

"Io voglio", due parole stampate sulle magliette di tanta parte della platea. Loro vorrebbero l’Unione vittoriosa, Rifondazione comunista al governo, il centrodestra berlusconiano all’opposizione. E perché no, Bertinotti presidente, vittorioso nella sfida delle primarie. «Mi sono candidato con un unico obiettivo - dice il segretario del Prc - spostare a sinistra la coalizione». Un momento di partecipazione democratica, che diventerà realtà a metà ottobre e che per ora è solo virtuale. Sul sito de "il manifesto" la sfida è già cominciata, ognuno può scegliere il suo candidato, Bertinotti è in testa.

http://www.liberazione.it/giornale/050909/LB12D6E1.asp