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via Collettivo Bellaciao

L’Italia ha torturato alla Diaz. Condanna europea (video e sentenza)

martedì 7 aprile 2015

"Quanto compiuto dalle forze dell’ ordine italiane nell’irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 "deve essere qualificato come tortura". Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia non solo per quanto fatto ad uno dei manifestanti, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura."

Il sintetico lancio dell’agenzia Ansa contiene solo l’essenziale, ma si tratta di un fatto politicamente enorme. L’Italia berlusconian-renziana è fuori dai parametri dell’Unione Europea non tanto - o non solo - dal punto di vista dei bilanci pubblici, ma soprattutto dal punto di vista della civiltà tout-court.

La causa, presentata alla Corte di Giustizia da Arnaldo Cestaro, uno dei tanti feriti nell’aggressione selvaggia e fascista della polizia alla scuola adibita a dormitorio per i manifestanti, è arrivata a termine con una sentenza che non lascia dubbi. I giudici hanno deciso all’unanimità che lo stato italiano ha violato l’articolo 3 della convenzione sui diritti dell’uomo, che recita: "nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti".

Uno Stato fuorilegge da molti decenni, con una serie di corpi di polizia "formati" a sentirsi al di sopra e al di fuori delle regole. Anzi, a sentirsi loro "la legge", incarnata in un arbitrio senza possibilità di sanzione. E’ questo che esce fuori da ogni episodio violento commesso nelle caserme o nelle strade. Quando anche qualche giudice - ben pochi - avva indagini per verificare le responsabilità di una morte chiaramente dovuta a percosse, si mette in moto immediatamente l’omertà e la solidarietà degli interi corpi della repressione, con "sindacati" di categoria pronti a intimidire persino i familiari delle loro vittime pur di impedire che si arrivi a una condanna anche solo platonica. Possono contare sui Giovanardi, i Gasparri, i Salvini, autentiche "sponde politiche" del fascismo in divisa.

Alla Diaz e a Bolzaneto è avvenuto però qualcosa di infinitamente peggio - se è lecito stilare una graduatoria dell’infamia - perché il potenziale di violenza concentrata nei corpi di polizia venne consapevolmente indirizzato dal governo d’allora - Giuanfranco Fini e l’ex maresciallo dei Cc, Ascierto, erano presenti nella "cabina di regia" - contro un movimento assolutamente inerme, attirato in una trappola, accuratamente preparata sfruttando una retorica come sempre fuori misura da parte di settori "antagonisti in gommapiuma".

Una trappola comprovata dall’assalto alla Diaz (per cui alcuni funzionari di polizia si inventarono la presenza di molotov da loro stessi predisposte) e dal campo di concentramento istituito nella caserma di Bolzaneto, in cui la tortura vera e propria fu scientificamente applicata sui "prigionieri".

Per quei fatti erano stati processati e condannati alcuni funzionari di polizia. Pene molto miti, che non prevedevano la misura minima della espulsione dal corpo, e che in alcuni casi non hanno neppure interrotto la carriera successiva.

Il 5 luglio la Cassazione conferma in via definitiva le condanne per falso aggravato[79][80], confermando l’impianto accusatorio della Corte d’Appello. Convalida così la condanna a 4 anni per Francesco Gratteri, attuale capo del dipartimento centrale anticrimine della Polizia; convalida anche i 4 anni per Giovanni Luperi, vicedirettore Ucigos ai tempi del G8, oggi capo del reparto analisi dell’Aisi. Tre anni e 8 mesi a Gilberto Caldarozzi, attuale capo servizio centrale operativo.[81].Il capo della squadra mobile di Firenze Filippo Ferri è stato condannato in via definitiva per falso aggravato, a 3 anni e 8 mesi e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni[82]. In parte convalidata (3 anni e 6 mesi) anche la condanna a 5 anni per Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma, essendosi prescritto il reato di lesioni gravi la cui presenza aveva portato alla condanna da 5 anni in appello[83]. Prescrive, invece, i reati di lesioni gravi contestati a nove agenti appartenenti al settimo nucleo speciale della Mobile all’epoca dei fatti. Alcuni dei condannati, al momento della sentenza, ricoprivano ruoli di rilievo nell’ambito delle forze dell’ordine italiane, che hanno dovuto abbandonare per via della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

http://contropiano.org/politica/item/30085-l-italia-ha-torturato-alla-diaz-condanna-europea

LA SENTENZA DI CONDANNA DELLA CASSAZIONE
Annuncio di decisione
Decisione

Messaggi

  • non ci voleva la Corte di Strasburgo per saperlo. La domnanda è: perchè l’Italia è uno dei pochi paesi a non avere il reato di tortura nel codice penale? E perchè tutti i responsabili del brutale assalto alla Diaz sono stati premiati e promossi?
    michele

  • Un’amara constatazione.
    Se il reato di tortura fosse introdotto nel codice penale nulla sarebbe diverso da questo epilogo.
    Nonostante la sua assenza, i reati commessi in quei giorni (e non solo) dai gendarmi capitanati da politici in odor di fascismo avrebbero meritato non solo pene più severe, ma più celerità nel giudizio, e i presupposti c’erano tutti, tortura o no.
    Il contentino della condanna europea fa il paio con i giudizi della nostra emerita magistratura e la polvere messa sotto il tappeto da politiche repressive che mal sopportano essere messe sotto accusa.
    Ciò che soprattutto viene oscurato è che in quei giorni a Genova c’era il summit di una banda di delinquenti che da lì a poco avrebbe scatenato la "democratica risposta" all’11 settembre, risposte che ancora oggi danno i risultati che vediamo.
    Il male va estirpato alla radice.

  • hai perfettamente ragione "Francisco", il guaio è che l’Italia ha un’inestimabile record nel nascondere la polvere sotto il tappeto come la cameriera infedele: Si cominciò dopo la seconda guerra mondiale col nominare nientedimeno che Giudice della Corte Costituzionale il presidente del Tribunale della Razza(un criminale di guerra che mandò ai campi di sterminio centinaia di persone e privò del lavoro molte migliaia d’altre) ne si continuò co, famoso " porto delle nebbie" che altro non era che il Tribunale di Roma che avocava le inchieste contro i politici negli ani "50 e " 60 per poi scordarsele bellamente nel cassetto per proseguire ancora negli anni " 70 quando la magistratura faceva finta di non vedere tutti i reati e persino gli omicidi delle forze dell’ordine e dei servizi segreti che facevano comunella con i circoli neofascisti e la banda della Magliana, per proseguire ancora negli anni " 80 quando politici e servizi segreti andavano a braccetto con mafiosi e camorristi per inqualificabili affari. Allora di che ci stupiamo?
    michele

    • L’Italia non nasconde niente, mi spiace, ma i compagni che vedono una vittoria in questa sentenza vivono di facili entusiasmi. L’Europa ha condannato in paese e non gli uomini che hanno reso possibile la tortura, insomma l’intrallazzo è anche con l’Europa. Non serve una legge sul reato di tortura, l’ordinamento italiano ha leggi severe per l’abuso di potere, fino all’alto tradimento, questa è una vittoria che fa ridere i polli

  • scusami, è vero che l’Europa " ha condannato l’Italia" ma questa affermazione ha il sapore di una " excusatio non petita" che nasconde una grande coda di paglia.Da chi sarebbe fatta l’Italia se non dai suoi cittadini ed in questo specifico caso dai suoi servitori che si sono trasformati nelle peggiori bestie? Chi è " l’Italia in questo caso se non quel poliziotto che pubblicamente si vanta di essere un torturatore? O da quei suoi compagni "tutori dell’ordine" che tutto di un tratto si sono trasformati in kapò degni di Aushwitz? Dire è stata condannata l’Italia non gli italiani mi sembra un’auto assoluzione come dopo la seconda guerra mondiale che dicevamo "italiani brava gente" per non spiegare, per non capire, per, appunto, autoassolverci dalle nostre nefandezze. Dire che è stata l’Italia ad essere stata condannata significa automaticamente assolvere chi doveva proteggere i cittadini a partire dal ministro dell’interno per andare giù nella catena di comando fino al poliziotto " fiero" di aver torturato e che, nelle medesime circostanze, lo rifarebbe perchè non sarebbe condannato come un criminale perchè è l’Italia ad essere condannata non lui.
    michele