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Rinvio a giudizio di Roberto Ferrario. Dall’alto ci guardano. Cosa vuol dire oggi fare informazione?

lunedì 4 dicembre 2006

Roberto Ferrario discute a proposito del rinvio a giudizio con Jean-Luc Mélenchon senatore francese dirigente della componente di sinistra del partito socialista. Jean-Luc sostiene ufficialmente Bellaciao

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di Silvio Nocera

Il mito del reporter tabagista e chino sulla propria scrivania di redazione sembra tramontare per cedere il passo ad una professionalità fai da te: siamo nell’era digitale, la cosiddetta quarta rivoluzione industriale, quella spinta da Internet, dalla digitalizzazione, dal networking, dal fare sistema. Un maremagnum molto vicino ad una brodaglia primordiale di chip e servers, di combinazioni algoritmiche che si ripetono illimitatamente. Una fonte infinita di informazioni, attendibili o meno che siano, lanciate in questa nuova arena pubblica alla velocità della luce, che giacciono in attesa di essere usate, lette, rigirate, riconfezionate, riconvertite. E cosa fa la nuova burocrazia dei comunicatori/giornalisti? Si adatta.

E veste i panni delle sarte, tutte intente a tagliare, cucire, incollare, stirare. Rigorosamente su misura. Addio reflex manuale, addio carta e penna. Oggi basta un computer, una macchinetta digitale o una videocamera. Il gioco è bell’e pronto: spesso senza spostarsi da casa o dall’ufficio e facendo affidamento su un’unica grande opportunità, la Rete, oracolo collettivo del XXI secolo, prodiga madrina di tumultuose folle in cerca dello Scoop.

Giornalista, comunicatore, informatore. Ovverossia setaccio. Pur non rappresentando una grande novità, almeno dai tempi di Quarto potere, la sua funzione di filtro diventa sempre più essenziale. E non solo per delicati equilibri di potere, ma anche per operazione di stampo ecologico. Spazzini. E non parlo di ecologia dell’informazione di stampo batesoniano.

Così, perfino quando ci si limita a riportare una notizia, è verosimile attendersi una citazione in tribunale. E’ quello che è successo al Collettivo Bellaciao che, per aver pubblicato sul proprio sito il comunicato dell’USM-CGT del 16 settembre 2005 dal titolo “Pirateria dei tempi moderni”, si è beccato una denuncia da parte dei “Cantieri navali St. Nazaire” per diffamazione.

La vicenda, che riguarda anche la CGT, risale al settembre scorso. Scoppia allora l’ennesimo conflitto fra lavoratori stranieri dipendenti da ditte subappaltatrici ed i cantieri Alsthom: tredici lavoratori polacchi della ditta Kor-Pa reclamano il pagamento dei loro salari e l’applicazione del contratto collettivo francese.

Il 16 settembre, l’USM-CGT, sindacato che organizza i lavoratori ad interim e quelli delle imprese subappaltatrici dei Cantieri, pubblica un comunicato stampa che denuncia i fatti. Il Collettivo Bellaciao riprende il testo e lo pubblica integralmente sul suo sito di informazione militante, politica e sociale.

"In gennaio, la direzione dei Cantieri ha sporto denuncia contro ignoti per diffamazione", spiega André Fadda, responsabile dell’USM-CGT. Secondo il sindacalista, la denuncia non prende di mira i fatti, ma quattro frasi del comunicato della CGT che indicano "un nuovo episodio di moderna schiavitù", la "pirateria organizzata da Alsthom Marine", il "banditismo padronale", gli "atti mafiosi compiuti nell’impianto dei Cantieri", dei quali "la CGT considera responsabile il committente principale, Alsthom Marine".

André Fadda viene convocato dalla polizia, che cerca di conoscere l’autore del comunicato. "Ho rifiutato di rispondere, assumendo la responsabilità del contenuto a nome dell’USM", racconta il sindacalista.

Da parte sua, all’inizio di aprile anche Roberto Ferrario di Bellaciao viene ascoltato dalla polizia ed é convocato ora dal giudice, in vista di un’eventuale messa sotto inchiesta.

"La direzione dei Cantieri ci attacca per farci perdere tempo e denaro, questo affare può provocare la chiusura del nostro sito", denuncia.

Bavagli, imbracature, camice di forza: a fronte di democrazie sbandierate e messe all’asta al miglior offerente, pare che le maglie del controllo diventino sempre più strette. E non importa quanto spazio ci sia a disposizione, o quanto sia facile informare l’opinione pubblica di fatti e misfatti legati alla censura ed ai crimini che ledono la libertà di stampa e, dunque, di espressione. Dall’alto ci guardano, ci controllano, ci blandiscono per convincerci che tutto va bene e che tutto è sotto controllo. Nel frattempo fanno a pezzi le nostre coscienze, sequestrano le nostre macchine fotografiche, uccidono i nostri colleghi, promulgano leggi a favore di un controllo più serrato. Annientano i benefici del copyleft, cercano di sprangare la via dell’open source. Imprigionano quel free market of ideas che è la base quasi-istituzionale del nostro divenire.

Roberto Ferrario discute a proposito del rinvio a giudizio con Jean-Luc Mélenchon senatore francese

Mi chiedo esterrefatto come sia possibile finire in tribunale per aver riportato un comunicato stampa: ambasciator non porta pena... Forse si, forse no.

L’inversione di tendenza che porta oggi la politica ad arrancare dietro gli eroici furori dell’economia lascia un unico spazio. Quello in cui si insinua la paura di perdere il controllo. Ed è in questo spazio che le lunghe mani dell’ordine precostituito lavorano come monaci certosini per la preservazione della specie. Si, della loro.

Internet rappresenta un’arma. E, come tutte le armi, ha un potenziale distruttivo.

Riconvertiamola. Riappropriacene.

Fonte: www.bellaciao.org

Silvio Nocera

6 novembre 2006

Comunicato incriminato

http://bellaciao.org/fr/article.php3?id_article=18759

http://www.7magazine.it/news2006/n010/giornalismo-oggi.asp