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Arcigrazie Tom......

Publie le martedì 22 giugno 2004 par Open-Publishing

E’ morto. Così improvvisamente.
Sabato sera mi telefona una collega. Mi dice: - Tom è sotto i ferri. Un intervento delicatissimo e molto lungo. Si è sentito male questa mattina al Manifesto, durante una riunione con Gino Strada ed emergency. Stava appunto dicendo: "Avrei tante cose da dirvi ma... mi sento male" e si è appoggiato sul tavolo. Gino ha capito subito che non era un semplice infarto. L’ha accompagnato all’ospedale... Ora è sotto operazione.. -
Sono andata a letto pensando a lui. Pregando per lui. Un’operazione lunga. La mia collega mi aveva detto che sarebbe durata tutta la notte. Pensavo a Tom. Al mio rapporto con lui. Al nostro rapporto con lui.
Pregavo semplicemente perché non rimanesse offeso in qualche modo (mio padre per 5 anni è rimasto paralizzato a causa di un ictus. Terribile), pensavo alla moglie e al piccolo Bricco di 2 anni e mezzo appena.
La mattina di domenica accendo il cellulare. Un SMS. Tom non ce l’ha fatta. Se ne è andato alle 5.
Un dolore. Un dolore. Una rete di telefonate. I colleghi. L’Arci una famiglia.
Ieri mattina presto siamo andati al Policlinico a salutarlo. Rendere omaggio al suo grande corpo. Sembrava dormisse. La mia collega: Tom alzati vieni, che ci fai qui. Scoppia in pianto.
Io lo guardavo. Tom. Mi aveva dato piena e totale fiducia. Aveva creduto in me. Abbiamo lavorato insieme dal 95. E’ stato il mio diretto responsabile fino al 97. Poi, eletto presidente dell’Arci, aveva passato teoricamente la responsabilità della comunicazione ad un altro membro della presidenza, ma, praticamente era ancora il nostro capo. Il mio capo. Ogni martedì ci telefonava per sapere a che punto era il nostro giornalino telematico. Questo quando era fuori sede. Quando era in sede era qui con noi nel mio ufficio.
Tom ci credeva. Profondamente. Totalmente. Assolutamente. Che un mondo migliore è possibile. Un utopista? Un idealista? No. Lui ci credeva. E ci lavorava. Assiduamente. Senza alcuna contraddizione. Viveva come parlava. Viveva come pensava. Era un semplice. Stava in affitto. Aveva una macchina di terza o quarta mano, vestiva in jeans e maglionaccio, telefonino datato, preferiva penna e carta al computer. Una parte di stipendio per la vedova dell’operaio albanese, o per l’anziano ricoverato in ospizio. Non aveva l’aria del padreterno e il più umile si sentiva al cospetto di un amico con lui.
Ieri e oggi ho osservato tutti quei politici in doppiopetto e ci ragionavo sopra. Che differenza! Questi dicono le stesse parole che diceva Tom ma nella realtà guardali, impettiti con quell’aria da duchi di fronte al volgo, alla plebe, quell’aria sprezzante da divi, con i loro macchinoni, i loro privilegi.... veniva istintivo paragonare la figura di Tom con la loro.
Lavorava. lavorava. Sempre e comunque. E’ stato in Bosnia sotto i bombardamenti, in Iraq all’epoca del Kuwait, In Palestina, in Israele, in Afghanistan. Sempre e comunque da pacifista. In prima linea. E, nel frattempo, le lotte contro il razzismo, per i diritti, per i lavoratori, per i poveri, per gli anziani, i diversi, i diseredati, i detenuti, i tossicodipendenti.
Dormiva pochissimo. Ha dato la sua vita per ciò in cui credeva.
Oggi al funerale don Ciotti ha detto una cosa bellissima: - Le sue due sorelle mi hanno chiesto di benedirlo. Io mi sono rifiutato perché credo che, avendo conosciuto e amato Tom, credo profondamente che sia Tom a doverci benedire. E’ a lui, ormai, a cui chiedo la benedizione -
C’erano tutti: da D’Alema a Gino Strada, da Bertinotti a Curzi, da Cofferati a Fassino, da Rialacci a Violante, da Agnoletto a Berlinguer......
E questa è la poesia scritta da lui con cui l’abbiamo omaggiato. Mi ha colpito nell’animo:
In questa notte scura, qualcuno di noi, nel suo piccolo, è come quei "lampadieri" che, camminando innanzi, tengono la pertica rivolta all’indietro, appoggiata sulla spalla - con il lume in cima.
Così il "lampadiere" vede poco davanti a sé - ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri.
Qualcuno ci prova.
Non per eroismo o naricisismo, ma per sentirsi dalla parte buona della vita.
Per quello che si è credi....
L’hanno chiuso con la bandiera del Quarto Stato. E sulla bara le bandiere della pace e dell’arci. Musica di Dylan Hendrix, Rolling Stones.
Era un pacifista, un figlio dei fiori, un "peace & love".
Applausi e pianti. Pianti e applasui.
CIAO TOM, il mio, il nostro presidente.
Uno vero. Uno che era profondamente ciò che diceva. Uno raro. Troppo raro.
Una razza pericolosamente in via di estinzione.
Arrivederci Tom,
Arcigrazie Tom......