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Che fare?

par Claudio Grassi

Publie le martedì 28 febbraio 2012 par Claudio Grassi - Open-Publishing

27 febbraio 2012

Nel post precedente abbiamo parlato del dibattito molto aspro presente nel Pd alla luce delle dichiarazioni di Veltroni sull’art. 18 («non è un tabù») e della reazione che esse hanno provocato in altri esponenti di quel partito, a partire dal responsabile Lavoro Stefano Fassina (secondo il quale è giusto andare alla manifestazione della FIOM). In questa nota vorrei invece parlare delle difficoltà e della vera e propria confusione che regna nel campo delle forze che stanno a sinistra del Pd.

La Federazione della Sinistra, un progetto da ripensare.

Parto da quella che da alcuni anni è la nostra proposta politica: la costruzione della Federazione della Sinistra come primo momento riaggregativo della forze della sinistra di alternativa. Mi pare che siamo di fronte – nella migliore delle ipotesi – ad una impasse. Sicuramente rispetto alla situazione passata, quando il portavoce era designato a rotazione tra i segretari delle forze componenti, la Fds ha fatto pesanti passi indietro. Lo stesso congresso nazionale – pure gravato da limiti evidenti nelle modalità di svolgimento – aveva comunque fatto registrare piccoli avanzamenti. In quel periodo sui territori – seppure a macchia di leopardo e con situazioni di grave tensione – si erano creati i coordinamenti della Fds e, in alcuni casi, anche i portavoce. I quattro soggetti politici avevano comunemente accettato di promuovere come Federazione tutte le iniziative politiche, lasciando ai partiti singoli solo quelle su cui non si riusciva a raggiungere una intesa.

Oggi la situazione si è capovolta. Quasi tutte le iniziative vengono svolte dai singoli partiti, sui territori vi è un arretramento nella costruzione degli organismi e la Fds è diventata un semplice cartello elettorale. È significativo il fatto che non solo la Federazione non ha trovato nuovi soggetti interessati a costruire un lavoro comune, ma le stesse soggettività indipendenti che all’inizio del progetto si erano avvicinate hanno diradato il loro impegno. La cosa che più colpisce è che di tutto questo si discuta poco o nulla. È come se fossimo sospesi nel limbo e nessuno volesse prendere il toro per le corna e discuterne. Io penso che sia giunto il momento di farlo e vorrei anche dire – a scanso di equivoci – che l’attuale portavoce non ha alcuna responsabilità in questa situazione. Anzi, in un contesto così difficile ha profuso un impegno encomiabile. Nel merito, penso che si debba scegliere: o si ritiene che le differenze politiche tra le forze presenti siano così rilevanti da imporre il “declassamento” della Fds a cartello elettorale (sempre che questo regga, in mancanza di una forte intesa politica), oppure – soluzione verso cui io propendo – si lavora tutti, seriamente e sin da subito, per restituire alla Fds il ruolo di soggetto politico che le compete (con tutti i cambiamenti che questo imporrà) e per costruire forme più avanzate di unità con altri soggetti.

Idv, Sel e la lista De Magistris

Ma anche tra le altre forze le contraddizioni sono rilevanti. La proposta più importante in ordine di tempo l’ha lanciata il sindaco di Napoli. Con una intervista a «l’Unità» ha suggerito di costituire per le prossime elezioni politiche una lista civica nazionale, capace di riunire – a partire dall’esperienza dei sindaci di sinistra – tutti coloro che sono stanchi dei vecchi partiti e vogliono “il cambiamento”. Semplifico, ovviamente, De Magistris parla di unire forze liberali, indignados, movimenti per beni comuni. Per esperienza sappiamo quanto sia complicato fare operazioni di questo tipo, ma – qualora questa impresa politica si realizzasse – sicuramente creerebbe non pochi problemi alle altre forze di sinistra, in particolare all’Idv e a Sel. Così come non va sottovalutato il fatto che si è ormai consumata una vera e propria rottura politica dentro Sel tra Fausto Bertinotti da un lato e Nichi Vendola dall’altro. Questa divisione – che riguarda principalmente la totale mancanza di autonomia di Sel dal centrosinistra – pur non avendo avuto grande rilievo pubblico, tuttavia lavora sotto traccia e apre non poche contraddizioni nella formazione politica del governatore pugliese. La stessa scelta di fare sempre più riferimento alle forze socialiste europee fino a ipotizzare l’adesione di Sel al Pse ha aperto un serrato dibattito interno e, qualora si realizzasse, renderebbe sempre meno effettiva la distinzione di Sel dal Partito Democratico.

Rossanda e l’essere comunisti

Buon ultimo è intervenuto un articolo, pubblicato sul «manifesto», nel quale Rossana Rossanda sostiene che sarebbe opportuno, per il momento, accantonare la definizione di comunista. A questa proposta ha replicato Alberto Burgio esprimendosi in dissenso e Mario Tronti condividendo. In particolare, quest’ultimo articolo, oltre a condividere le tesi della Rossanda, è importante perché avanza una proposta concreta: dare vita a un’unica forza politica «di sinistra» con un unico giornale che abbia a titolo la parola «Sinistra» e a simbolo una bandiera rossa senza aggiunte. Suo principale compito sarebbe costituire il riferimento politico del mondo del lavoro. Una proposta politica sicuramente affascinante, ma – come spesso accade quando si punta troppo in alto – difficilmente realizzabile. Mi pare sia questo il limite della proposta di Tronti: individuare una esigenza, ma saltando a piè pari la realtà e soprattutto le non trascurabili differenze politiche e culturali oggi presenti nell’ambito della sinistra di alternativa.

Una aggregazione della sinistra che unisca comunisti, socialisti, ambientalisti e movimenti sociali.

Tuttavia la risposta non può essere: tutto deve rimanere come è. Di fronte al frazionamento generale e sullo sfondo di una competizione elettorale che non è inverosimile si svolga con una nuova legge elettorale (con sbarramenti molto alti), è assolutamente necessaria una modalità organizzativa che riesca a far pesare di più nel panorama politico italiano e nella società idee alternative alle politiche dominanti. Perché non provare, allora, a costruire una aggregazione della sinistra (nella forma, tutta da discutere e stabilire, di Fronte o Confederazione) che, come in Spagna e in Francia, metta assieme, senza ledere l’autonomia dei soggetti partecipanti, comunisti, socialisti, ambientalisti e movimenti sociali? Personalmente la ritengo una esigenza indifferibile senza la quale il rischio di ulteriori frammentazioni in vista delle prossime elezioni potrebbe diventare drammatico. Questa proposta può apparire meno ambiziosa – e quindi risultare meno “affascinante” – di quelle avanzate da De Magistris e Tronti, ma penso abbia più possibilità di concretizzarsi proprio perché tiene conto delle difficoltà di partenza che caratterizzano la fase attuale.

http://www.claudiograssi.org/wordpress/2012/02/che-fare/