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«Chi chiede la pace è un pacifista»

Publie le giovedì 3 giugno 2004 par Open-Publishing

Intervista a Stefano Bianchi, segretario generale della Cgil Lazio, che venerdì sarà in piazza contro la guerra. «Roma è una città accogliente e sicura, immagino che chi verrà ne rispetterà le caratteristiche»

Potevano mancare quelli che Silvio Berlusconi chiama «seminatori d’odio»? No che non potevano. Infatti la Cgil ci sarà per le strade di Roma. C’è chi il 4 invece resterà alla finestra, a sventolare le bandiere della pace. Una mossa ardita, che ha assicurato a Romano Prodi un posto nella storia della destra come capo dei comunisti. Mah. George Bush arriva a Roma e il governo si agita parecchio, e scompostamente. Il prefetto Achille Serra chiede scusa ai cittadini per eventuali rallentamenti del traffico, confermando di essere un’autorità con i piedi per terra. Berlusconi & c. azionano la sirena dell’allarme, dimostrando di essere interessati molto più alle elezioni di domenica prossima che all’Iraq. Stefano Bianchi, segretario della Cgil del Lazio, taglia la testa al toro: «Chi manifesta per la pace è un pacifista».

Allora domani sarete in piazza. Proprio mentre il presidente Usa sarà ricevuto a palazzo Chigi
Saremo presenti con una delegazione. La Cgil ha aderito nazionalmente alla manifestazione. In contemporanea saremo anche con la Cisl e la Uil a piazzale dei Partigiani.

Giornata piena per la Cgil. Il ministro Pisanu e il prefetto Serra hanno deciso di autorizzare il passaggio della manifestazione da piazza Venezia. Sollevati?

Credo che abbiano fatto benissimo ad evitare zone rosse, zone blindate e situazioni che possono creare tensione. E giudico un segnale molto positivo quello di far passare il corteo da piazza Venezia. Continuo a pensare a Roma come una città accogliente e sicura. Immagino che chi venerdì parteciperà alla manifestazione ne rispetterà le caratteristiche. Ci auguriamo che non succeda nulla, che le continue evocazioni di incidenti restino parole al vento.

Qualche timore però c’è. Siete preoccupati in Cgil?

Chi parteciperà alla manifestazione per la pace è un pacifista.

La destra dice e ridice che chiunque contesti Bush è antiamericano. Non è offensivo?

Non è offensivo, è falso. Prima di tutto verso gli americani abbiamo sempre espresso sentimenti di amicizia. In secondo luogo anche negli Usa la guerra imperialista è stata ampiamente criticata, e il numero dei pacifisti è sempre più consistente. Poi fare un parallelo tra l’attuale governo Bush e il popolo americano è sbagliato. Quella della destra è una polemica priva di qualsiasi fondamento. Il 4 giugno diremo il nostro no alla guerra e festeggeremo una giornata felice per Roma, liberata dai nazifascisti dagli americani, ma anche dalla resistenza della popolazione romana. C’è un nesso logico e politico tra la festa della liberazione e il nuovo governo che deve nascere in Iraq, e non si può dimenticare di mettere al centro l’articolo 11 della Costituzione.

Silvio Berlusconi continua ad accusarvi. Vi considera un pericolo per la democrazia.

Ormai ci abbiamo fatto il callo, anche se le ultime battute del tipo "la Cgil è una fabbrica di odio" sono talmente assurde da riportarci alla fine degli anni quaranta, negli anni cinquanta. Allora si diceva che i comunisti mangiano i bambini. Una caricatura della politica. In realtà in questi anni la Cgil ha saputo interpretare la reazione genuina e vera dei lavoratori e dei pensionati italiani. Quando invece si tenta di attaccare lo stato sociale a partire dalle pensioni, di riformare il fisco contro i redditi medio bassi. Negli ultimi tempi anche Cisl e Uil hanno ritrovato la capacità di rappresentare bisogni e interessi. Risponderemo a questo governo con la mobilitazione dei lavoratori. Del resto non più tardi di due mesi fa c’è stato uno sciopero generale. E non è arrivata nessuna risposta.

Che si aspetta dall’incontro tra Berlusconi e Bush? Uno spot elettorale, un vertice fra importanti statisti, una mossa boomerang?

Credo che sia nato con l’intenzione di fare una grande pubblicità al governo, anche se sull’effetto dello spot inizio ad avere i miei dubbi. Saremo in tanti a manifestare in maniera netta e civile il nostro dissenso alla guerra.

Frida Nacinovich
f. nacinovich@liberazione. it

http://www.liberazione.it/giornale/040603/LB12D6B8.asp