Home > Ciao Guido

Ciao Guido

par Claudio Grassi

Publie le martedì 14 febbraio 2012 par Claudio Grassi - Open-Publishing

Domenica mattina, 12 febbraio, ci ha lasciato per sempre il compagno Guido Cappelloni. Aveva 87 anni. È morto nella sua abitazione di Grottammare dove viveva solo, ormai da diversi anni. E da diversi anni aveva un tumore al polmone. Ma non si è spento lentamente, nel senso che la sua morte è stata veloce e, per certi versi, inaspettata. Lo avevo sentito venerdì al telefono: una lunga chiacchierata, come al solito, sulla politica.

C’eravamo visti al congresso di Napoli – dove avevamo parlato a lungo – voleva sapere del partito, della sua unità interna, come procedevano gli impegni assunti, appunto, al congresso. Ma in quell’ultima telefonata abbiamo parlato soprattutto della sue condizioni di salute. Non era un problema: Guido ne parlava senza inibizioni. E la sua malattia la chiamava per nome: “il cancro”. Infatti mi ha detto: ” Guarda Claudio, le medicine che per un po’ di tempo me lo hanno bloccato le devo sospendere perché mi provocano danni collaterali. Alla luce degli ultimi esami, il medico mi dice che la progressione è lenta e che vedremo tra sei mesi se è il caso di riprenderle. Mi ha anche detto che per un annetto ce la dovrei fare, quindi al prossimo Cpn sicuramente ci sarò. Non vi libererete tanto facilmente di me!”. Ha poi aggiunto che, nonostante la neve, aveva fatto una passeggiata, comprato il giornale e fatto un po’ di spesa (Guido era ancora autosufficiente e si cucinava da solo). Così, domenica mattina, la notizia della sua morte è arrivata del tutto inaspettata, per me e per tutti noi. Guido era ammalato, lo sapevamo. Ma è morto improvvisamente, in pochi minuti; e per noi tutti è stato un colpo molto duro.

Parlare di Guido significa parlare di una persona che dal 1944 ha dedicato la propria vita ad una scelta politica, all’ideale comunista. Una lunga cavalcata che inizia quando lui, ancora giovanissimo e già laureato a venti anni, decide di iscriversi al Partito Comunista Italiano. Un percorso che parte dal proprio territorio, Ascoli Piceno (consigliere comunale e provinciale), e dalla propria regione, le Marche (segretario regionale), per approdare a Roma a Botteghe Oscure dove lavorerà a stretto contatto con i grandi dirigenti dell’epoca. Nel ’76 e nel ’79 diventa deputato e contemporaneamente svolge il ruolo di tesoriere nazionale del Partito. Poi iniziano gli anni del dissenso nel Pci. Siamo ai primi anni ’80 dove Guido, in coppia con Cossutta, presenta i primi emendamenti ad un congresso del Pci. Non solo contro lo “strappo” con Mosca, ma anche per inserire, nelle tesi congressuali, il concetto che ” i comunisti operano per il superamento del capitalismo”. Inizia in quegli anni un dissenso organizzato – che si consoliderà fino al 1991 quando venne sciolto il Pci – e che sarà fondamentale per la nascita di Rifondazione Comunista. Non voglio qui ricostruire quella storia: occorrerebbe scriverci sopra un intero libro. Voglio solo ricordare il ruolo di primissimo piano che Guido ebbe sia nella costruzione del dissenso interno negli ultimi dieci anni del Pci, sia nella nascita del Prc.

Non è un caso che Guido sia uno dei 7 che a Rimini, nel 1991, si reca dal notaio per dare vita al Movimento della Rifondazione Comunista. È lui che, senza dire nulla agli altri “soci fondatori”, fa stampare decine di migliaia di tessere del nuovo partito, che verranno distribuite a Rimini e che verranno esaurite in pochi giorni. E sarà lui ad essere il primo tesoriere del Prc entrando quindi nella segreteria dove rimase fino al 1995. Tra il ’93 e il ’95, si rompe il sodalizio con Cossutta. Guido, dopo le dimissioni di Garavini da segretario del partito, non aveva condiviso la scelta perseguita dal nuovo asse Cossutta-Magri di puntare su Bertinotti come segretario del partito. Nel 1995 Guido – anche perché aveva iniziato una nuova esperienza di vita con la compagna Sandra – va in Sardegna. Ma non abbandona affatto la politica. Possiamo dire che, in quegli anni, un’area di compagni e compagne i quali già avevano condotto battaglie comuni contro lo scioglimento del Pci, non trovandosi più in sintonia con le scelte di Cossutta, si organizza attorno a Guido e ai compagni milanesi Sacchi, Pesce, Bagnoli e Nigretti. E sarà proprio questa area, (l’Ernesto prima, Essere Comunisti poi) che – paradosso della politica – sarà decisiva nel far vincere Bertinotti nello scontro che vi fu con Cossutta sulla vicenda del Governo Prodi.

Fu dopo quello scontro che Guido, nel frattempo tornato a Roma, tornò a fare politica a “tempo pieno”. Non solo perché venne nominato Presidente del Collegio Nazionale di Garanzia e tornò in direzione ( era stato estromesso nel 1996: e ricordo che ci rimase molto male), ma anche perché fu molto presente nell’iniziativa del partito.

Da allora, compatibilmente con i suoi problemi di salute ( il tumore venne scoperto casualmente nel corso del Congresso nazionale di Rimini del 2002, quando d’un tratto si sentì poco bene e fu costretto ad un ricovero in ospedale), è sempre stato presente e non ha fatto mai mancare il suo contributo.

Ma Guido, per me, non è stato solo questo. Non è stato solo un compagno importantissimo per la mia crescita politica. (Tra l’altro, ancora oggi mi chiedo perché mi avesse preso così in simpatia al punto da accettare di dimettersi da tesoriere nazionale solo nel caso che io avessi preso il suo posto: cosa che avvenne, appunto, nel 1995). Guido per me è stato anche un amico, una persona da ascoltare nei momenti più difficili (non solo quelli politici).

Può darsi che, non avendolo direttamente conosciuto, qualcuno abbia potuto farsi convincere da un cliché in voga: “filosovietico, veterocomunista, uomo grigio e di apparato”. No, Guido è stato l’esatto opposto. Su questo, porto una testimonianza personale che ancora oggi è impressa nel mio ricordo e che mi stupì moltissimo. Eravamo in una delle riunioni “clandestine” che facevamo a casa sua, nei primi anni ’90. Mi disse: “Ma tu, oltre alla politica, hai qualche altro interesse?” Lo guardai un po’ stupito, era una domanda che non mi aspettavo. Risposi: ” Niente di particolare, mi piace molto la musica”. E lui: “Guarda, se posso darti un consiglio, coltiva anche altri interessi, altrimenti rischi di diventare un mostro. La politica è bella, ma non può essere tutto”. Guido era questo. Una forte passione politica. Amava schierarsi con nettezza, anche nel contrasto interno, ma non era solo questo. Sapeva “staccare la spina”, amava leggere, viaggiare, il vino buono e la buona cucina. Con lui si poteva parlare di tutto. Mai invadente, alle riunioni in genere ascoltava.

Vorrei concludere ricordando una sua ultima considerazione, che mi ha ripetuto diverse volte nel corso delle chiacchierate di questi ultimi mesi. Mi ha raccontato che una federazione – credo quella di Ascoli Piceno – gli aveva chiesto di parlare della storia del Pci del dopoguerra; e che, dopo averci pensato a lungo, aveva tenuto questa “lezione”. Lo avevano colpito piacevolmente l’ attenzione e l’interesse con cui i partecipanti, soprattutto giovani, avevano ascoltato le sue parole. E poi mi disse: “Sai cosa c’è? Andando con la memoria a quegli anni, dal ’45 al ’53, posso dire di essere stato veramente felice: perché sentivo che, con quello che facevamo, stavamo cambiando il mondo”.

Caro Guido, anche noi siamo felici di averti conosciuto e di aver potuto passare con te momenti indimenticabili.

http://www.claudiograssi.org/wordpress/2012/02/ciao-guido/