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Dino Frisullo, vita di un pacifista italiano

Publie le lunedì 7 giugno 2004 par Open-Publishing

di Roberto Arduini

Se n’è andato un anno fa, nel giorno del suo cinquantunesimo compleanno. Alcuni dei suoi ultimi interventi pubblici Dino (Damiano) Frisullo li aveva fatti telefonando e mandando fax ai giornalisti dal reparto di oncologia dell’ospedale perugino. La voce roca, ma la stessa determinazione di sempre: ’’Scusate per la voce - aveva detto di recente -, ma sono molto malato". Così il 7 maggio scorso aveva commentato un intervento alla Camera dei deputati del sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano sul bilancio della legge Bossi-Fini, sottolineando, fra l’altro, che spesso i respinti alle frontiere fuggono da guerre e persecuzioni. Poco prima, l’ 11 aprile, si era occupato della vicenda di un militante del Fronte di salvezza islamico, annunciando che la Corte di Strasburgo aveva bloccato la sua espulsione dall’Italia.

Il 24 marzo scorso aveva, invece, sollecitato un provvedimento straordinario del governo che garantisse protezione temporanea ai cittadini iracheni in fuga dal conflitto e quattro giorni prima, dal suo letto di ospedale, aveva dato notizia del fatto che otto osservatori italiani erano stati fermati nel Kurdistan turco. Il coordinatore dell’associazione “Senza confine” e responsabile di ’’Azad’’ aveva anche espresso preoccupazione perché nella zona si profilava una situazione simile a quella che nel ’98 aveva condotto al suo arresto.

Proprio quell’arresto, nel ’98, ha segnato più di tutto l’impegno pacifista di Dino Frisullo e, in particolare, la sua lotta in difesa della causa dei curdi.
Fu arrestato il 21 marzo, in una manifestazione di curdi per la festività del Newroz (nuovo anno), insieme ad un centinaio di manifestanti. Fu condannato ad un anno di reclusione per incitamento all’odio razziale. Dopo un breve periodo in prigione, fu espulso dalla Turchia.

Successivamente il processo fu annullato per vizio di procedura, ma la procura di Diyarbakir ne aprì un altro nei suoi confronti sulla base di un più severo articolo della legge antiterrorismo. Nonostante la richiesta della procura di interrogare Frisullo, questi fu ripetutamente respinto all’aeroporto di Istanbul dalla polizia. Il caso giudiziario del pacifista italiano fu poi chiuso nel febbraio del 2001 per intervenuta amnistia.

La vicenda non fermò l’attività di Frisullo su diversi fronti. Si dedicò con grande impegno alla questione della concessione dell’asilo politico a Abdullah Ocalan, il leader del Pkk, facendo anche uno sciopero della fame con un gruppo di profughi curdi sbarcati sulla costa jonica calabrese. L’anno scorso, a novembre, si denunciò ai magistrati di Cosenza in seguito all’arresto di 20 no global, fra i quali Francesco Caruso, leader del movimento a Napoli. Il 29 gennaio scorso capeggiò un gruppetto di pacifisti che esibì uno striscione di protesta nel momento in cui il ministro Frattini stava annunciando la disponibilità delle basi italiane nella guerra contro l’Iraq.

L’attività di Dino Frisullo è stata riassunta dall’anziano padre, Luca, poeta e insegnante in pensione, in una lettera aperta all’ ambasciatore turco a Roma, Inal Batu, durante la permanenza del figlio in carcere. ’’Mio figlio - scrisse Luca Frisullo - è solo portatore di un messaggio anteriore a qualsiasi divisione sociale e rappresentativo di un bisogno insito in una visione di civiltà in cui si unifichi ciò che l’odio e la violenza ora dividono”. Ecco perché i primi a piangerlo, sono stati, accanto al padre, i suoi amici curdi che gli hanno dedicato una poesia: ’’Il tuo ricordo è con tutti noi. Continuerai ad accompagnarci sulla strada per la libertà’’. Firmato: gli uomini e le donne del Kurdistan.

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