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Donne in nero a Como in piazza San Fedele venerdì 18 giugno dalle 18 alle 19

Publie le giovedì 17 giugno 2004 par Open-Publishing

Care, cari,

venerdì 18 giugno dalle 18 alle 19 noi Donne in Nero saremo in piazza San Fedele dalle 18 alle 19 per il nostro consueto presido silenzioso. In allegato e di seguito ilvolantino che distribuiremo.

A presto Celeste


"Tra uccidere e morire esiste una terza via: vivere" [Christa Wolf]

La guerra non è mai una soluzione

"C’è una teoria femminista che traccia una connessione tra la presenza dell’esercito e la prostituzione. In un paese dove prevalgono armi e soldati, le ragazze diventano il regalo agli uomini. Che sono anche loro delle vittime. Se infatti avessero il coraggio di capire la sofferenza fuggirebbero via dalle guerre. Ma non possono. Da noi si dice che chi non fa la guerra non è un uomo. È assurdo perché Israele avrebbe potenzialità magnifiche, è un paese giovane, bello, insieme alla Palestina sarebbe il nostro piccolo paradiso. E invece è un inferno. Per questo non c’è altra soluzione che vivere insieme fermando l’occupazione. Non puoi esistere se il tuo vicino non esiste più." Ha detto con le lacrime agli occhi nella serata finale del festival di Cannes, Keren Yedaya, la regista, militante nei movimenti pacifisti israeliani, autrice di Or il film premiato con la Caméra d’or.

Keren Yedaya in nome della pace tra il suo paese, Israele, e la Palestina ha chiesto a tutte, tutti, di aiutare chi come lei nella pace crede e mette in gioco tutto per arrivarci: i tanti pacifisti israeliani che rischiano la galera se non la vita come suo padre o sua sorella che, a diciannove anni, ha rifiutato di fare il servizio militare e ogni giorno aiuta i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Or racconta il vissuto quotidiano a Tel Aviv oggi e la violenza di uomini e donne in una società che sembra avere metabolizzato nel profondo la logica della sopraffazione, della guerra, dell’occupazione, della violenza.

Keren Yedaya e, con lei, noi Donne in Nero continuiamo testarde a credere che la pace sia comunque possibile. Anche se abbiamo negli occhi e nel cuore le immagini delle torture e dell’occupazione militare in Iraq e le drammatiche immagini che giusto un mese fa sono arrivate dalla Striscia di Gaza, dove dal 18 maggio al 24 maggio l’"Operazione Arcobaleno" condotta dall’esercito israeliano, un crimine di guerra anche secondo l’Onu, ha provocato oltre 40 morti, la distruzione di centinaia di case, migliia di donne, uomini, bambine, bambini senza tetto. Tra le tante c’è quella di un padre con gli occhi chiusi, con il viso deformato, con la bocca spalancata a urlare il suo dolore e la sua rabbia, con le braccia contratte, come per trattenere la vita di suo figlio che se ne sta andando, strappata dall’esercito israeliano per ordine del governo di Sharon.

Noi Donne in Nero non ci abituiamo alla tragedia, all’infamia, alla morte di un bambino né a Rafah, né Nassiryia dove le forze armate italiane, sotto il comando Usa, hanno ammazzato quindici civili – dodici uomini, una donna, due bambini.

Continuiamo a chiedere

il ritiro immediato delle truppe italiane dall’Iraq

stop all’occupazione israeliana dei territori palestinesi occupati

una pace giusta in Medioriente

Donne in nero

c/o Arci, via Anzani 9 Como, tel. 339.1377430, e-mail celgros@tin.it,

http://www.donneinnero.org