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Dopo i blitz di Cortina e Milano

par Lucio Garofalo

Publie le domenica 5 febbraio 2012 par Lucio Garofalo - Open-Publishing
4 commenti

I recenti blitz compiuti dalla guardia di finanza nelle località di Cortina e Milano, con tutto il clamore e la risonanza mediatica che hanno suscitato, nonché altri casi meno eclatanti e i vari segnali provenienti dall’alto, ma più in generale il cambio di indirizzo governativo in materia di politica fiscale e il diverso clima culturale instaurato dal governo Monti, sembrano preannunciare una sorta di “rivoluzione copernicana” avviata nel campo della lotta all’evasione fiscale. E’ una battaglia che ovviamente riscuote enormi consensi presso vasti settori dell’opinione pubblica nazionale, incontrando l’approvazione entusiastica delle forze progressiste di sinistra e degli strati sociali operai che finora hanno sofferto maggiormente le conseguenze dolorose della crisi economica, cioè il proletariato industriale e i lavoratori dipendenti, in particolare i precari. Inoltre, questa “svolta epocale” sembra produrre effetti sedativi anche sul piano psicologico collettivo, quasi funzionasse come un farmaco palliativo utile ad appagare ansie di rivincita e desideri di riscatto e rivalsa sociale in una sorta di feroce “guerra tra poveri”.

A me pare che si tratti di una manovra strategica tesa ad abbattere definitivamente la piccola concorrenza economica e commerciale, sottraendo quella che è l’unica (o quasi) arma di sopravvivenza a disposizione della “vecchia piccola borghesia” (cito il titolo di una celebre canzone di Claudio Lolli), vale a dire il ricorso al sommerso e all’evasione (o elusione) fiscale. Ovviamente, a beneficiarne sarà non tanto lo Stato italiano, ormai destinato ad essere ridotto in brandelli, quanto (casualmente) il grande capitale finanziario monopolistico di origine bancaria, che ha tutto l’interesse ad annichilire ed eliminare la concorrenza esercitata dalla piccola e media borghesia industriale e commerciale nel campo della produzione manifatturiera e della distribuzione commerciale, visto che i maggiori gruppi che operano in questi settori economici usufruiscono del sostegno e del denaro provenienti dal capitale finanziario cosmopolita.

La piccola borghesia, che fino ad ieri si identificava completamente nel paradigma berlusconiano, riparandosi dentro l’involucro protettivo del potere berlusconiano, oggi rischia di essere massacrata e condannata ad una condizione di rapida proletarizzazione.

Stanno prosciugando l’acqua in cui sopravvivono a stento i residui della piccola borghesia con l’intento di sottomettere l’intero sistema commerciale. Questa operazione si combina con il regime dei prezzi mantenuti artatamente bassi dalla grande distribuzione che in pratica sta demolendo i super-mercati di piccole e medie dimensioni. Tale strategia punta anche a soggiogare il settore dei trasporti (che ultimamente è in grande fermento e agitazione) poiché senza controllare questo elemento vitale, i rifornimenti alla grande distribuzione sono esposti al ricatto dei padroncini dei camion. Svanite le sovvenzioni pubbliche, ai piccoli trasportatori autonomi non resta che lasciarsi ingoiare dalle grandi holding che monopolizzano il trasporto internazionale delle merci su strada.

Si tratta di vicende tanto complesse quanto controverse, non riducibili ad una volontà (senza dubbio più dichiarata rispetto al passato) di lotta all’evasione, come si vuol far credere agli occhi dell’opinione pubblica nazionale e internazionale. Ma ciò vale anche per la lotta alla corruzione, che al momento resta sul piano dei facili annunci mediatici o delle denunce scandalistiche che investono (guarda caso) solo i partiti politici, non il mondo dell’alta finanza o della grande industria monopolistica, ossia le multinazionali.

Messaggi

  • Io non voglio criminalizzare nessuno e nessuna categoria ma se dichiari 10mila euro e ti compri la Ferrari mi devi dimostrare che hai vinto alla lotteria o mi aspetto che lo Stato ti faccia un cu... a paiolo!michele

    • E ti pareva! Eppure credevo di essere stato chiaro e inequivocabile, invece c’è sempre qualcuno pronto a smentirti, travisando i buoni propositi di chi scrive. Con questo articolo non era affatto mia intenzione passare per un difensore degli evasori fiscali (proprio io che li sbatterei tutti in galera, soprattutto i grandi evasori, quelli che fanno capo al mondo dell’alta finanza e del grande capitale bancario e delle multinazionali). Ho solo provato ad analizzare le cose in profondità, andando oltre le facili apparenze. Francamente, in uno stato scombinato e ridicolo come il nostro, in cui l’evasione fiscale (e non solo) ha imperversato nel modo più allucinante ed illecito, raggiungendo livelli da primato mondiale, non credo possibile che il sistema si converta improvvisamente, e clamorosamente, in direzione di comportamenti virtuosi. C’è qualcosa che non quadra e avverto puzza di bruciato. Perciò ho voluto rifletterci meglio ed ho cercato di comprendere e spiegare quelle che mi sembrano le ragioni nascoste, ma reali, che fondano il "nuovo orientamento" della politica governativa in materia fiscale. Mi sono posto la classica domanda "cui prodest" e non sono riuscito a ravvisare vantaggi concreti a favore dei cittadini, o meglio, dei lavoratori. Ancor meno dei consumatori. Sarà che sono sempre diffidente e malpensante, specie nei confronti di chi ci governa, a maggior ragione verso il regime dei banchieri, ma riesco a cogliere ben altre logiche ed altre finalità, assai diverse da quelle che vorrebbero farci credere. Grazie ad un’attenta analisi della situazione, in particolare delle contraddizioni che stanno emergendo a causa della crisi, credo sia possibile intravedere una complessa strategia al sevizio delle tendenze monopolistiche del grande capitale, di cui Monti è un abile funzionario. Un processo che mi pare di aver esposto molto chiaramente ed efficacemente nell’articolo. Per cui non ritengo necessario ripetermi. Ma, se necessario, potrei fare un disegnino...

  • Guarda che ho capito benissimo e sono anche d’accordo con te visto che so benissimo che la maggior parte dell’elusione fiscale serve a migliaia di piccoli imprenditori solo per sopravvivere e non certo per lussi sfacciati ma siccome l’Italia è il paese dei " ma però" che servono solo a farla fare franca a grandi imbroglioni della finanza e dell’industria gradirei che, se veramente stavolta si fa sul serio ( ed anch’io come te ne dubito considerata l’estrazione montiana) che si distingua e si colpisca senza pietà il gioielliere che ha la barca da un milione a mare ma dichiara miserie piuttosto che il piccolo muratore con due operai aiutanti che ha un camioncino con 500mila km e le gomme lisce come quello che mi è venuto a fare i lavori quest’estate e che mi ha chiesto di pagarlo in contanti perchè lui " proprio non ce la faceva"( ed era vero)!michele