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Elezioni Europee - I dati del PRC in Gran Bretagna

Publie le venerdì 18 giugno 2004 par Open-Publishing

Italiani che hanno votato all’estero: 10,8 % (17,7 nel ’99 - no
comment!)

Italiani che hanno votato in G.B.: 7,4% (12,5 nel ’99)

Rifondazione in G.B.
 1999 avevamo 334 voti (3,1%)
 2004 abbiamo 392 voti (4,9%)

Come potete vedere dai numeri siamo avanzati sia in percentuale ma - e
soprattutto - in voti. Un buon risultato che ci deve essere da sprone
per fare meglio al prossimo appuntamento elettorale (politiche). La
scelta di bilanciare meglio il nostro lavoro tra la comunita’ italiana
(vecchia e nuova migrazione) a quello della presenza in piazza e nei
movimenti inglesi mi sembra ci abbia premiato.

Abbiamo pero’ le capacita’ e possibilita’ di fare molto di piu’ essendo
l’unico partito italiano sul territorio che abbia un’organizzazione
stabile e "visibile". Tra qualche giorno, quando avremo tutti i dati
elettorali a disposizione, potremo incontrarci e riflettere su come
sviluppare al meglio il nostro lavoro.

Un grazie a tutti/e per il lavoro svolto.

Enrico Mandelstam

P.S.
Qui sotto vi allego un’agenzia di stampa -per gli italiani all’estero-
sul voto (sono stato intervistato anche io ma hanno tagliato quasi
tutto)

— -

Notiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 115 - Anno XI,
14 giugno 2004

Gli italiani all’estero votano straniero

Scarsa affluenza nei Consolati per scegliere i rappresentanti italiani.
Dal 17,7% delle scorse europee, al 10,8%. Gli emigrati scelgono
europarlamentari del Paese di residenza, mentre in Italia il
centrosinistra si attesta al 46,1% e il centrodestra al 45,4

Bruxelles – A spoglio concluso vincono ovunque le opposizioni, per lo
più antieuropeiste. Uniche voci fuori dal coro la Grecia e la Spagna
che, però, si erano pronunciate da pochi mesi con le politiche.
L’astensione ha registrato minimi significativi nell’est europeo, come
nei membri storici, mentre l’Italia è in continua crescita. Si è infatti
recato alle urne il 73,1 per cento degli aventi diritto.

Dati che non corrispondono con quelli registrati dai Consolati per gli
italiani residenti all’estero. Solo il 10,8 per cento di questi,
infatti, ha deciso di dare la propria preferenza ai rappresentanti
italiani. Una flessione considerevole rispetto alle precedenti europee,
che registrarono una partecipazione del 17,7 per cento. Primo partito,
Uniti nell’Ulivo con il 26,4; segue Forza Italia col 25,5; terzo
Alleanza Nazionale ma con uno stacco che lo lascia a 6,1. Seguono i
Verdi (5,7); Socialisti Uniti (5,3); Rifondazione Comunista (5,2);
Unione Democratici di Centro (4,2).

I commenti dell’opposizione segnano una caduta della politica del
Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia, che al momento
preferisce essere cauto e non pronunciarsi ancora: "Sul risultato di AN
l’intensivo impegno di Tremaglia non ha dato i risultati sperati. Non è
molto apprezzato e molti non sanno nemmeno chi sia" esordisce invece
Marcello Battistig, della sezione Democratici di Sinistra (DS) in
Olanda.

"La sconfitta di AN all’estero non stupisce - aggiunge Enrico
Mandelstam, rappresentante di Rifondazione Comunista a Londra - perché
la vecchia comunità si sta estinguendo e una nuova non ha le necessità
cui Tremaglia vuole rispondere".

Ma c’è chi difende a spada tratta l’operato di un Ministro che da sempre
si è impegnato a favore dell’italianità e per questo è apprezzato in
ogni schieramento politico: "Il voto alle sinistre arriva – sottolinea
Alessandro Pucci, rappresentante dalla Spagna per il Comitato Tricolore
per gli Italiani nel Mondo (CTIM) - da un voto sindacalista tipico del
centro Europa, come Germania e Belgio, e non è affatto imputabile a un
fallimento della politica di Tremaglia. Non sono validi questi dati,
poiché non tutti gli aventi diritto hanno ricevuto la cartolina. Nessuno
dei rappresentanti del CGIE che aderiscono al CTIM, ad esempio, ha
potuto votare. Questo per una legge che va cambiata e che ha penalizzato
alcuni schieramenti piuttosto che altri, che poi si sono ridotti
all’ultimo momento a votare per le liste di residenza, tanto che un buon
35 per cento degli italiani ha votato per la Spagna".

Al di là delle posizioni partitiche, l’astensione degli emigrati è "un
fenomeno che desta preoccupazioni - dice Franco Narducci, Segretario
Generale del Consiglio Generale per gli Italiani all’Estero (CGIE) -
soprattutto per la dimensione assunta nei dieci nuovi Stati membri.
Eppure è ancora viva l’immagine dei fuochi d’artificio ed è ancora
nell’aria l’eco dei discorsi altisonanti che il primo maggio scorso
hanno accompagnato le celebrazioni per l’allargamento dell’Europa a 25
nazioni". Ma allora cos’è accaduto? "Probabilmente – continua Narducci -
è aumentata la percentuale degli italiani che hanno votato per i
candidati dei collegi locali, avvalendosi delle possibilità offerte
dalla legge. Tra il percorrere qualche centinaio di chilometri per
recarsi al Consolato e il votare nel comune di residenza, molti
connazionali avranno optato per la seconda possibilità".

"È davvero un dato che si commenta con la scarsa organizzazione che c’è
stata all’interno delle comunità – spiega Paolo Alberto Valente,
Presidente dell’associazione giornalistica italo-francese
Clubmediafrance -. Non si riesce a stabilire una comunicazione attiva,
questo è il vero problema, almeno per il caso francese. È stato dato il
voto agli italiani all’estero, ma senza che si fosse creato un tessuto
connettivo. I Comites (Comitati per gli Italiani all’Estero, ndr)
dovrebbero dialogare con i loro elettori, e invece questo non succede.

Non solo per mancanza d’impegno, ma anche per assenza di fondi. I media
in lingua italiana, infatti, non hanno finanziamenti dallo Stivale, ed è
praticamente improbabile riuscire a riceverli dai governi locali".
"È vero – si affianca Mandelstam -. All’estero esiste un grave problema
d’informazione: Ambasciate e Consolati non si sono spinte oltre la
pubblicazione su giornalini in lingua che nessuno legge. Così si hanno
le percentuali bassissime sulle quali ora discutiamo".

"In verità – confessa Battistig - la campagna elettorale che si è fatta
non è stata il massimo. Sapevamo fin da principio che molti elettori non
avrebbero scelto noi. E poi servono fondi, così abbiamo limitato gli
interventi".

Ma per la Francia, che ha visto la sconfitta dell’attuale premier
Jacques Chirac, c’è un problema culturale in più: "Gli italiani che
hanno votato qui non lo hanno fatto per i rappresentati in patria –
chiarisce Valente – ma per quelli francesi. Gli emigrati non si sentono
più italiani, si sono integrati e naturalizzati. Qualcuno ha anche
espresso il suo fastidio nell’essere stato contattato dal Consolato per
esprimersi a favore dei connazionali".

"Nei Paesi in cui si realizza un’integrazione totale come quella che
vivono in Francia – risponde Massimo Romagnoli, Presidente della sezione
di Azzurri nel Mondo in Grecia – solitamente c’è una sorta di xenofobia
che spinge a volersi naturalizzare. In Francia esistono una cultura e
un’educazione di questo tipo, e gli italiani tendono a non volersi più
sentire tali. Noi, invece, ci sentiamo italiani perché siamo ben visti
dal popolo greco e accanto ad esso abbiamo avuto possibilità di
crescita".

In una tornata elettorale che non ha permesso agli italiani oltre
confine di esprimere il voto per corrispondenza, questo dato al ribasso
era atteso, tanto che il Ministro Tremaglia si era rammaricato per
l’esclusione di questa possibilità. "Eppure – riprende Romagnoli – noi
abbiamo registrato un’affluenza del 21 per cento. 1510 italiani
residenti in Grecia si sono recati presso i Consolati per scegliere
rappresentanti italiani, pur vivendo in uno stato estero. Un ottimo
risultato, sebbene i seggi non fossero in tutta la Grecia ma solo in
cinque città. Piuttosto – prosegue - la flessione della partecipazione è
legata alla scarsa considerazione che abbiamo avuto a Bruxelles. Solo
una piccola parte degli eurodeputati si è interessata alle nostre
problematiche. Solo ora l’impegno sta aumentando".

"Qui in Francia, a Lione – fa eco Valente – oltre a far parte del
Comites, per queste elezioni ero Presidente del seggio 9. Su 1170
iscritti hanno votato in 91. Non centra, quindi, soltanto il
disinteresse per i parlamentari italiani. È una mancanza collettiva
dovuta a un’Europa priva di contenuto, che non è capace si stimolare. Lo
dimostra che ogni stato si concentra sulle conseguenze nazionali del
voto, e nessuno pensa alla dimensione europea".

Se Londra non possedeva ancora cifre precise, dall’Olanda risulta che
"ha votato in tutto il 15 per cento degli italiani su 20 mila aventi
diritto. Un dato buono – commenta Battistig - considerato anche che gli
elettori possono scegliere gli olandesi. E la prima emigrazione immagino
si sia attestata su questa opzione, perché al Consolato si sono visti
molti giovani".

In Italia c’è un lieve vantaggio del centrosinistra, ma nelle comunità
emigrate quale sensibilità delle correnti nazionali viene percepita? "Le
tendenze politiche dei nostri elettori non rispecchiano quella italiana
– risponde dalla Grecia Romagnoli -. La mia impressione è che Forza
Italia sia ancora il primo partito, anche se non ho ancora avuto modo di
vedere i dati definitivi. Il successo – argomenta - è legato alla nostra
presenza capillare. Siamo infatti ramificati in tutta la Grecia e
abbiamo una buona organizzazione. E poi qui non esiste il Tricolore né
vi sono rappresentanze di forze del centrosinistra indipendenti dalla
lista Uniti nell’Ulivo".

Matteo Parlascino/News ITALIA PRESS