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Fregate, sottomarini e caccia Quelle pressioni di Merkel e Sarkò per ottenere commesse militari

par Nese Marco

Publie le mercoledì 15 febbraio 2012 par Nese Marco - Open-Publishing

I greci sono alla fame, ma hanno gli arsenali bellici pieni. E continuano a
comprare armi. Quest’anno bruceranno il tre per cento del Pil (prodotto interno
lordo) in spese militari. Solo gli Stati Uniti, in proporzione, si possono
permettere tanto. Ma cosa spinge Atene a sperperare montagne di soldi? La paura
dei turchi? No, è l’ingordigia della Merkel e di Sarkozy. I due leader europei
mettono da mesi il governo greco con le spalle al muro: se volete gli aiuti, se
volete rimanere nell’euro, dovete comprare i nostri carri armati e le nostre
belle navi da guerra. Le pressioni di Berlino sul governo di Atene per vendere
armi sono state denunciate nei giorni scorsi da una stampa tedesca allibita per
il cinismo della Merkel, che impone tagli e sacrifici ai cittadini ellenici e
poi pretende di favorire l’industria bellica della Germania.

Fino al 2009 i rapporti fra Atene e Berlino andavano a gonfie vele, il governo
greco era presieduto da Kostas Karamanlis (centrodestra), grande amico della
Merkel. Gli anni di Karamanlis sono stati una vera manna per la Germania. «In
quel periodo - ha calcolato una rivista specializzata - i produttori di armi
tedeschi hanno guadagnato una fortuna». Una delle commesse di Atene riguardò
170 panzer Leopard, costati 1,7 miliardi di euro, e 223 cannoni dismessi dalla
Bundeswehr, la Difesa tedesca.

Nel 2008 i capi della Nato osservavano meravigliati le pazze spese in
armamenti che facevano balzare la Grecia al quinto posto nel mondo come nazione
importatrice di strumenti bellici.

Prima di concludere il suo mandato di premier, Karamanlis fece un ultimo
regalo ai tedeschi, ordinò 4 sottomarini prodotti dalla ThyssenKrupp.
Il successore, George Papandreou, socialista, si è sempre rifiutato di farseli
consegnare.

Voleva risparmiare una spesa mostruosa. Ma Berlino insisteva. Allora il leader
greco ha trovato una scusa per dire no. Ha fatto svolgere una perizia tecnica
dai suoi ufficiali della Marina, i quali hanno sentenziato che quei sottomarini
non reggono il mare.

Ma la verità, ha tuonato il vice di Papandreou, Teodor Pangalos, è che «ci
vogliono imporre altre armi, ma noi non ne abbiamo bisogno». Gli ha dato
ragione il ministro turco Egemen Bagis che, in un’intervista allo Herald
Tribune, ha detto chiaro e tondo: «I sottomarini della Germania e della Francia
non servono né ad Atene né ad Ankara».

Tuttavia, Papandreou, alla disperata ricerca di fondi internazionali, non ha
potuto dire di no a tutto. L’estate scorsa il Wall Street Journal rivelava che
Berlino e Parigi avevano preteso l’acquisto di armamenti come condizione per
approvare il piano di salvataggio della Grecia.

E così il leader di Atene si è dovuto piegare. A marzo scorso dalla Germania
ha ottenuto uno sconto, invece dei 4 sottomarini ne ha acquistati 2 al prezzo
di 1,3 miliardi di euro. Ha dovuto prendere anche 223 carri armati Leopard II
per 403 milioni di euro, arricchendo l’industria tedesca a spese dei poveri
greci. Un guadagno immorale, secondo il leader dei Verdi tedeschi Daniel Cohn-
Bendit.

Papandreou ha dovuto pagare pegno anche a Sarkozy. Durante una visita a Parigi
nel maggio scorso ha firmato un accordo per la fornitura di 6 fregate e 15
elicotteri. Costo: 4 miliardi di euro. Più motovedette per 400 milioni di euro.
Alla fine la Merkel è riuscita a liberarsi di Papandreou, sostituito dal più
docile Papademos. E i programmi militari ripartono: si progetta di acquisire 60
caccia intercettori. I budget sono subito lievitati. Per il 2012 la Grecia
prevede una spesa militare superiore ai 7 miliardi di euro, il 18,2 per cento
in più rispetto al 2011, il tre per cento del Pil. L’Italia è ferma a meno
dello 0,9 per cento del Pil.

Siccome i pagamenti sono diluiti negli anni, se la Grecia fallisce, addio
soldi. Ma un portavoce della Merkel è sicuro che «il governo Papademos
rispetterà gli impegni».

Chissà se li rispetterà anche il Portogallo, altro Paese con l’acqua alla gola e al quale
Germania e Francia stanno Fregate, sottomarini e caccia Quelle pressioni di Merkel e Sarkò
per ottenere commesse imponendo la stessa ricetta: acquisto di armi in cambio di aiuti.

I produttori di armamenti hanno bisogno del forte sostegno dei governi dei
propri Paesi per vendere la loro merce. E i governi fanno pressione sui
possibili acquirenti. Così nel mondo le spese militari crescono paurosamente:
nel 2011 hanno raggiunto i 1800 miliardi di dollari, il 50 per cento in più
rispetto al 2001.

http://archiviostorico.corriere.it/2012/febbraio/13/Fregate_sottomarini_caccia_Quelle_pressioni_co_8_120213025.shtml