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G8 Genova : Diaz, gelo nell’aula bunker

Publie le lunedì 28 giugno 2004 par Open-Publishing

Al via il processo. Canterini e i suoi non si presentano
La Russa molla L’onorevole di An rinuncia alla difesa dei poliziotti.
Sfuma, per ora, il ricorso alla Cirami. Si riparte il 1 luglio

ALESSANDRO MANTOVANI

Si sono ritrovati nell’aula bunker del tribunale, a due anni e undici mesi
da quella notte di violenza e di bottiglie molotov fasulle. I
superpoliziotti imputati con i loro legali e, nei banchi appena dietro, i
giovani (e i meno giovani) italiani, tedeschi, inglesi, spagnoli e
svizzeri che vennero massacrati e arrestati alla scuola Diaz. A tre
capisquadra della celere romana è toccato sedere in fondo, quasi in mezzo
ai no global. Gelo nell’aula piena. Indifferenza ostentata. Tensione e
sguardi di traverso. Solo il vecchio Arnaldo Cestaro, vicentino di 65
anni, ha avuto il coraggio di puntare su Franco Gratteri, l’attuale capo
dell’antiterrorismo che è il volto più noto tra gli imputati, per
stringergli la mano e mostrare una sua foto dell’estate 2001: stava sulla
sedia a rotelle con fratture alle braccia, alla gambe e alle costole,
perché alla Diaz venne letteralmente travolto dalle manganellate e dai
calci. E quando hanno fatto l’appello Arnaldo ha risposto: «Presente,
purtroppo, grazie al dottor Gratteri». Scenette divertenti
sull’abbigliamento: la giudice Daniela Faraggi ha richiamato un giovane
tedesco perché era in canottiera, l’avvocato Alfredo Biondi ha bacchettato
il collega Dario Rossi perché non era in giacca e cravatta. «La prossima
volta vengo in costume», minacciava l’ex ministro della giustizia e
parlamentare di Forza Italia. Biondi assiste il vicequestore Pietro
Troiani, l’uomo che fece portare nel cortile della Diaz le due bottiglie
incendiarie utilizzate per arrestare i no global.

Tra imputati, persone offese, avvocati e consulenti c’erano più di
duecento persone. Non volevano mancare all’udienza preliminare (a porte
chiuse) del processo a 29 dirigenti, funzionari e agenti di ps che
parteciparono all’operazione conclusiva del G8 genovese, l’assalto al
dormitorio del Genoa social forum dopo due giorni di manifestazioni e di
scontri con un morto e centinaia di feriti. Gratteri, l’allora suo vice al
Servizio centrale operativo (Sco) Gilberto Caldarozzi, Gianni Luperi che
dirige la sezione informativa dell’antiterrorismo, l’ex capo della digos
genovese Spartaco Mortola, il vicequestore Filippo Ferri e altri sono
accusati di falso e calunnia, essenzialmente per le due molotov. Vincenzo
Canterini, il suo vice e gli altri responsabili del reparto mobile (ex
celere) di Roma, ai quali venne affidata l’irruzione nell’edificio,
rispondono di concorso in lesioni personali per il pestaggio, che rese
obbligatorio il ricovero per ben 61 dei 93 arrestati: gli autori materiali
delle violenze non sono stati identificati e molti di loro non
appartenevano al reparto romano. Ne fa parte, invece, Massimo Nucera,
accusato di essersi inventato una coltellata.

Su dodici imputati della celere romana c’erano solo quattro caposquadra,
presenti anche per revocare il mandato a un avvocato di peso, il
coordinatore di An Ignazio La Russa, affidandosi unicamente al milanese
Pietro Porcelli, uscito tanti anni fa dallo studio La Russa. L’ex
comandante Canterini e i suoi, tutti assistiti dall’avvocato Silvio
Romanelli, non si sono presentati. Come Troiani, il vicequestore delle
molotov, e Michele Burgio, l’ex agente che confessò di aver portato le
bottiglie nella scuola su suo ordine. Assente anche Fabio Ciccimarra,
co-estensore dei verbali della Diaz e imputato anche a Napoli per le
violenze sugli arrestati alla caserma Raniero, dopo il Global forum del
marzo 2001. La presenza di quasi tutti gli imputati è comunque un segno di
rispetto per la magistratura (almeno quella giudicante) dopo tre anni in
cui i super poliziotti non hanno certo collaborato con i pm Enrico Zucca,
Francesco Albini Cardona, Stefania Petruziello e Vittorio Ranieri Miniati.

In aula è successo ben poco. Alla prossima udienza, il primo luglio, la
giudice deciderà sull’ammissione delle parti civili, numerosissime: 55 dei
93 arrestati vogliono essere presenti e come loro gli infermieri, i
medici, le radio di movimento, i Giuristi democratici e tutti coloro che
si trovavano alla scuola Pascoli, l’istituto davanti alla Diaz dove
vennero distrutti soprattutto i computer. Si proseguirà, però, solo con 28
imputati: la posizione del ventinovesimo, il vicequestore romano
Massimiliano Di Bernardini, è stata infatti stralciata perché il
funzionario è in coma dopo un incidente stradale. Il suo processo è
fissato al 20 luglio, quarto anniversario dell’omicidio di Carlo Giuliani.
Ed uno è stralcio rilevante, perché Di Bernardini è l’uomo a cui Troiani
si rivolse per consegnare le molotov, e che lo spedì dal superiore
Caldarozzi.

Il Manifesto