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Grazie di Fausto Bertinotti : care compagne, cari compagni, possiamo essere soddisfatti.

Publie le giovedì 17 giugno 2004 par Open-Publishing
5 commenti

Il 6,1, raggiunto dal nostro partito nella competizione elettorale europea, non è solo un buon risultato, è un risultato di svolta. E’ il migliore, mai raggiunto dal Prc in elezioni europee. Siamo il quarto partito del paese.

Quel 6,1% è un premio e manda alcuni importanti messaggi.

E’ un premio per la linea e il progetto politico che abbiamo perseguito.

Abbiamo lottato per la pace partecipando insieme ad altri ad un grande movimento di lotta contro la guerra infinita e preventiva. Abbiamo incoraggiato e abbiamo aderito a tutte le lotte e i conflitti sociali che si sono manifestati in questi anni. Abbiamo sostenuto una linea radicale di rinnovamento e rifondazione che ci ha portato alla rivisitazione critica della nostra storia. Abbiamo scelto la nonviolenza come traguardo e peculiarità di una nuova soggettività rivoluzionaria.

Su tutto questo abbiamo ricevuto un voto e un consenso. Nei prossimi giorni li analizzeremo. Fin d’ora possiamo dire che il nostro è stato insieme un voto popolare e il voto di un’élite intellettuale. A molti dobbiamo dei ringraziamenti. A troppi perché si possano elencare. Mi limito a quello riconoscente per Pietro Ingrao che ha partecipato con passione al nostro percorso, ne ha condiviso le tappe più importante e ci ha sostenuto con l’autorevolezza della sua persona, della sua esperienza e della sua storia.

Ma questo voto ci rinvia anche alla necessità di alcune riflessioni. Intanto sulla qualità dell’opposizione. Il mancato successo della lista unitaria è la conseguenza di un’ambiguità di linea politica. Una linea pericolosa perché può produrre il rafforzamento di un governo che pure oggi è debole e privo di proposta. Solo l’affermazione nelle opposizioni di una proposta di alternativa può consentire la fuoriuscita dall’ambiguità e il perseguimento di un obiettivo che oggi riteniamo realizzabile: l’interruzione anticipata della legislatura.

In secondo luogo, il governo. Anche nel nostro paese, come in quasi tutto il resto d’Europa, il voto di domenica è stato un voto contro il governo.

Berlusconi e il suo partito hanno preso una batosta. Ma in Italia questa opposizione ha incontrato una vischiosità e una ambiguità particolare dovute alla coesistenza di una componente neocentrista nella maggioranza col carattere neocentrista di parte non piccola dell’opposizione. Tutto ciò ha reso meno chiara una caduta di consensi alla destra che pure c’è stata ed è stata consistente. Il nostro compito è cambiare questa situazione: dalle lotte sociali e dai movimenti si faccia nascere una costituente politica programmatica dell’alternativa.

La lezione, infine, riguarda l’Europa che ha visto domenica un voto in cui si sono mescolati sentimenti antigovernativi, componenti antisistema e posizioni antieuropee. Nel complesso e per motivi diversi i popoli del vecchio continente hanno detto di no a quell’Europa della moneta e del trattato di Costituzione europea che non tengono conto delle sua storia e della sua antica e nuova propensione per la pace e per i diritti. Possiamo dire che con questo voto l’Europa dei popoli si è messa all’opposizione dell’Europa politica. Possiamo lavorare per l’altra Europa.

Ne siamo incoraggiati nel progetto e nel processo di costruzione del partito della sinistra europea. Da qui rilanciamo la proposta di una sinistra di alternativa in Italia. Il lavoro da fare, come si vede, è molto. Ma oggi siamo più convinti di ieri di potercela fare. Ci sostengono almeno due milioni di ragioni, i vostri voti, le vostre idee, la vostra fiducia. Grazie

15 giugno 2004

Messaggi

  • Grazie Fausto di esserci saremo sempre di piu’.

    Saluti Rosario Coppone del.fiom-cgil

  • Grazie Fausto per questo bellissimo risultato.
    Ora dobbiamo crescere ancora ma senza rinunciare mai ai nostri ideali.
    Oltre alla battaglia per la pace oggi bisogna soprattutto lottare contro le leggi che hanno precarizzato il mondo del lavoro e reso oscuro e incerto il futuro dei giovani.
    Queste leggi devono essere cancellate con una grande mobilitazione di piazza che coinvolga tutte le fasce delle lavoratrici e dei lavoratori precari.
    Questa grande manifestazione non dovrebbe essere solo una occasione per gridare il nostro scontento ma dovrebbe contenere concretamente una proposta di referendum per l’abrogazione di queste leggi che hanno peggiorato le condizioni di vita di tante persone.
    Questa è la mia proposta, la rivolgo a te Fausto e a tutti coloro che sono stanchi di chinare la testa.

    Massimiliano

    • Dai dati dei partiti aderenti al partito della sinistra europea, di cui nessuno
      parla, si evince che quel tentativo, nato male e da una forzatura tutta
      verticistica, rischia di essere morto poco dopo essere nato. Dei partiti
      fondatori, solamente il PRC aumenta i propri consensi, mentre gli altri
      perdono. In Spagna Isquierda Unida si ferma al 4,2 %, perdendo sia rispetto
      alle già disastrose elezioni del marzo scorso sia alle precedenti elezioni
      europee, in cui aveva ottenuto il 5,76%. In Francia il PCf, altro membro
      del gruppo di testa del PSE, con il 5,2% ottinene il peggiore risultato
      di sempre ed entra nel parlamento europeo per il rotto della cuffia. In
      Grecia, il synaspismos, con il 4,1%, arretra di oltre un punto rispetto
      alle elezioni del 1999 (5,16%), mentre il KKE, sulla cui adesione al PSE
      il synaspismos ha posto un veto fino ad ora riuscito, si attesta al 9,5%,
      contro 8,6 delle elezioni europee passate. In Germania la PDS incrementa
      di poco, dal 5,8 al 6,1%, ma, in questo caso, dobbiamo tenere in conto che
      del crollo della SPD, la PDS non trae nessun vantaggio, mentre i verdi,
      che passano dal 6,4 al 11,9, intercettano oltre il 5% del 10% perso dalla
      SPD. Degli altri partiti aderenti al PSE non siamo ancora in grado di dire
      niente, perchè raccolgono percentuali tali da non essere nemmeno messi a
      referto. Possiamo invece dire dell’ottima affermazione del Partito Comunista
      portoghese (oltre il 9%), delle straordinario successo del Partito Comunista
      ceco e del successo del KKE, quello stesso partito che i bravi giornalisti
      di liberazione definiscono vetero stalinista e che in Grecia è capace di
      presentare liste aperte con oltre il 30% di indipendenti, a differenza dei
      movimentisti del synaspismos che invece candidano solo funzionari di partito
      chiudendo le liste agli indipendenti, e soprattutto che è in grado di prendere
      oltre il doppio dei voti del synaspismos, con una concentrazione davvero
      notevole nelle zone operaie e di maggior disagio, segno questo della capacità
      del KKE di porsi come punto di riferimento per le classi lavoratrici e sfruttate.
      Ovviamente di tutto ciò nessuno parla.

      Alessandro Pallassini

  • Caro Fausto, pur essendo da sempre un elettore di Rifondazione, pur guardando con ottimismo alla crescita del nostro partito, non condivido l’analisi entusiasta del voto formulata da Lei e dalla sinistra tutta, e non comprendo neppure la gioia per la batosta di Forza Italia, laddove quei voti sono stati raccolti a piene mani dall’Udc, dalla Lega, da An, dai radicali etc etc. 3 anni di governo improntati sulle menzogne, sulla difesa degli interessi personali, sui tagli alla spesa, allo stato sociale, alla sanità, alla scuola, ai salari non sono bastati ad invertire e a bocciare inequivocabilmente una politica reazionaria che ha prodotto sconquassi e miserie. Non sono bastate neppure l’aggressione vigliacca allo stato irakeno e le conseguenze sanguinarie di questa iniziativa a smuovere la coscienza degli italiani, a produrre quei risultati elettorali che in Spagna prima, ed in Gran Bretagna poi, si sono puntualmente verificati. Occorre avvicinarsi sempre di più alle tematiche dei lavoratori, organizzare una politica che ha come base imprescindibile la difesa dei salari e dello stato sociale: occorre guadagnare concretamente la fiducia di tutti coloro che sono stufi di essere sfruttati e strumentalizzati da politiche reazionarie e globalizzanti.

    Cordiali saluti
    Fulvio