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Ha pagato Berlusconi, parola del direttore

Publie le domenica 13 giugno 2004 par Open-Publishing

Riprendiamo un articolo pubblicato il 16 aprile scorso da il Tempo, quotidiano romano molto vicino al governo. Secondo il sito di Roberto D’Agostino (Dagospia), il pezzo è stato scritto dal direttore del quotidiano, Franco Bechis, celato dietro allo pseudonimo di Fosca Bincher

BERLUSCONI HA PAGATO DI TASCA SUA IL RISCATTO.
ARRIVATI A FALLUJA 5 MILIONI DI EURO PER SBLOCCARE LA TRATTATIVA

Il riscatto è pagato, ma non basta. Una somma importante, secondo autorevoli indiscrezioni messa a disposizione dì tasca propria da Silvio Berlusconi, è ora arrivata nelle mani dei rapitori iracheni degli ostaggi italiani.
Insieme a quella acqua e viveri, distribuiti in abbondanza, secondo i patti, dalla Croce rossa italiana a tutta al popolazione di Falluja.
Ma i tre ostaggi, Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Umberto Cupertino, sono ancora prigionieri dei loro rapitori. Perché, come spesso accade in Medio Oriente, spuntano nuovi intermediari, si interpongono imam e politici locali, trapelano nuove condizioni.
L’attesa è ancora lunga e la trattativa che era chiusa, non è più blindata.

IL RISCATTO L’autorevole indiscrezione è circolata fin dalla serata di martedì in importanti ambienti bancari italiani. Da qualche giorno Silvio Berlusconi avrebbe chiesto ai suoi banchieri di fiducia di smobilizzare una somma importante, trasferita su un nuovo conto.
L’ipotesi circolata, «ma anche più di una ipotesi», sostiene un banchiere chiedendo di non essere citato, «è che il premier abbia messo a disposizione di tasca propria l’intera somma necessaria al riscatto: 5 milioni di euro».
Si tratterebbe proprio di euro, e non di dollari, perché anche in Iraq è stata emessa una fatwa degli imam chiedendo di rifiutare per quanto possibile pagamenti in dollari, la valuta degli Stati Uniti.
«Se vi fate pagare in euro, contribuite a fare scendere il valore del dollaro», hanno spiegato questi religiosi esperti d’economia. Sul pagamento del riscatto ieri sembrava essere arrivata diretta conferma dal governatore della provincia irachena di Dhi Qar, Barbara Contini: «sì, è stato pagato un prezzo», ha sostenuto in una intervista alla trasmissione “L’Antipatico su Canale 5, e ha aggiunto, «ora agli italiani non succederà più nulla». Ma la stessa Contini in tarda serata ha precisato che con il «prezzo» non si riferiva a «soldi».
L’ex presidente della Repubblica italiana, Francesco Cossiga, ha aggiunto: «non mi meraviglierei se Silvio Berlusconi avesse pagato di tasca sua un riscatto. Non dico che Berlusconi lo ha pagato, dico solo che, non mi meraviglierei, conoscendo la sua generosità, se il riscatto l’avesse pagato di tasca sua Berlusconi che è certamente un Paperon de Paperoni ma, a differenza di quello dei fumetti, è molto generoso.
Politicamente è possibile? E perché no? È possibile come contributo personale alla salvezza degli ostaggi. Se poi la Contini dice che ai tre non succederà più niente vorrà dire che Berlusconi ha staccato un assegno forte».

LA TRATTATIVA I contanti messi comunque a disposizione da Berlusconi, sono arrivati nella zona di Falluja insieme ad importanti aiuti alimentari e soprattutto a molte taniche di acqua grazie alla collaborazione fra gli uomini di Nicolò Pollari, direttore del Sismi, e quelli di Maurizio Scelli, commissario della Croce rossa italiana.
Le condizioni per la liberazione non erano arrivate né per scritto né a voce per via diretta dai rapitori. Al Sismi però erano state fornite dagli intermediari scelti prove certe di un loro contatto con le brigate verdi di Maometto, che hanno in mano gli ostaggi italiani.
Secondo indiscrezioni fra queste ci sarebbe un nuovo video databile con sicurezza che mostra i tre ostaggi italiani ancora in vita e in buone condizioni.

GLI OSTACOLI Quando tutto sembrava ormai fatto, e proprio ieri ci si attendeva la liberazione dei tre ostaggi, sono emersi nuovi ostacoli. «Non si tratta di un intoppo», ha sostenuto ieri lo stesso Berlusconi a Mosca, «c’è stato solo un rallentamento rispetto alle previsioni.
Insomma, i tempi si sono allungati rispetto alle previsioni. Forse anche perché hanno rallentato i permessi per la colonna di aiuti italiani destinata alla zona di Falluja».
Anche il commissario della Cri, Scelli, che in tutti questi giorni è sempre rimasto in contatto con leader islamici locali, era ottimista: «cogliamo un umore positivo, molti che hanno il polso della situazione ci dicono di stare tranquilli. Se avessero voluto fare del male agli ostaggi, l’avrebbero già fatto. È un segnale che fa dedurre una soluzione positiva, ma niente di più».

LE SPERANZE A dare speranze ancora più forti alle famiglie sono stati ieri iracheni e islamici di stanza in Italia. «I tre ostaggi italiani sequestrati in Iraq potrebbero essere liberati entro stasera. Ho appreso la notizia dal consiglio degli Ulema», ha detto Abu Saif Al Kanai, l’imprenditore iracheno padre di un bimbo di 12 anni in cura nell’ospedale Civico di Palermo dopo essere stato ferito durante un bombardamento a Baghdad.
Nei giorni scorsi I’imprenditore, che si era offerto come mediatore, aveva lanciato un appello: «In nome dell’Islam e dei principii del Corano liberate gli ostaggi italiani, restituiteli alle loro famiglie».
Che il consiglio degli Ulema sia favorevole alla liberazione degli ostaggi italiani è stato confermato anche dal presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche italiane (Ucoii) Mohammed Nour Dachan che dice di aver avuto la conferma in tal senso da un membro del consiglio, Isam Alrawi. «Ho parlato con lui sia domenica che lunedì - ha detto Dachan - e mi ha assicurato che l’appello che sabato avevo lanciato tramite Al Jazeera, e che avevo ripetuto domenica mattina con una e-mail al Consiglio, è stato percepito favorevolmente dallo stesso consiglio degli ulema, che si sono detti tutti favorevoli alla liberazione degli ostaggi».

http://www.peacereporter.net/it/canali/voci/dossier/000ostaggi/040612tempo/