Home > Il Pd esulta e pensa alle comunali. Ma le sinistre: «Uno sfregio ai diritti»

Il Pd esulta e pensa alle comunali. Ma le sinistre: «Uno sfregio ai diritti»

par Daniela Preziosi

Publie le venerdì 6 aprile 2012 par Daniela Preziosi - Open-Publishing

La Federazione della Sinistra lancia un corteo nazionale il 12 maggio. Ma Sel: meglio che i tempi della mobilitazione li dettino i lavoratori

«L’accordo è un successo», la soluzione è «innovativa ed equa» e Bersani «ha contribuito in maniera decisiva» eccetera. Così dice il sindaco di Torino Piero Fassino.

Ma quelle fra virgolette sono le parole d’ordinanza con cui tutta la «ditta Bersani» descriverà di qui in avanti la riforma del mercato del lavoro, compreso il papocchio sull’articolo 18. Il Pd ora vuole convincere il suo elettorato del buon risultato, che sarà presto confermato da un primo voto in senato. E vuole trasformare questo «successo» nel pezzo forte della propaganda elettorale per le amministrative di maggio. Compito facilitato dall’ok pronunciato ieri da Susanna Camusso a nome di quasi tutta la Cgil («Un primo risultato della mobilitazione di tanti lavoratori»), ma anche dagli eccessi della presidente uscente di Confindustria Emma Marcegaglia, che parlando al Financial Times ieri ha bocciato senza appello la legge Fornero: «Very bad», «Il testo è pessimo». Monti l’ha presa male. Ma è chiaro che per Bersani il giudizio così duro della leader degli industriali è un titolo di merito da esibire in campagna elettorale. In particolare per convincere quella parte del suo elettorato che guarda a sinistra. Così come l’improvviso malumore di un pezzo del Pdl, che ora chiede «correttivi», mentre prima, dice l’ex ministro Cesare Damiano, «aveva una gran fretta di approvare il testo».

Dal suo punto di vista, Bersani infilato una tripletta: ha ottenuto un risultato spacciabile per vittoria, ha ricompattato il suo Pd (che sull’art. 18 rischiava la frattura) e ha conquistato la golden share per le amministrative. Persino il «laburista» Stefano Fassina è quasi contento. Quasi: perché l’articolato del ddl è arzigogolato e per evitare sorprese in aula serve un’interpretazione autentica: «Il modello da applicare per i licenziamenti è quello tedesco», quindi puntualizza, «è corretto che nel momento in cui un giudice verifichi l’insussistenza del licenziamento, il lavoratore venga reintegrato. Su questo il governo ha fatto marcia indietro. Ma restano da apportare correzioni sulle indennità di mobilità e sui contratti dei parasubordinati».

Fassina «copre» a sinistra il suo partito: ma le sinistre restano contro la riforma. E la cosa si può trasformare in un boomerang alle comunali dove il Pd è quasi ovunque alleato con Sel. Il partito di Vendola dà una valutazione «nettamente critica» della legge Fornero. «L’articolo 18 è uno sfregio ai diritti dei lavoratori, diventa un’eccezione laddove prima era la regola», dice Franco Giordano. Del resto, lo conferma Monti quando dice che «il reintegro è riferito a fattispecie estreme ed improbabili», frase che dal Pd evitano di registrare. «Per i giovani non c’è nulla», continua Giordano, «in compenso si riducono gli ammortizzatori sociali per dimensione e durata, in pratica lasceremo soli i cinquantenni che perdono i lavoro». «È una riforma contro il lavoro. Solo la mobilitazione sociale e sindacale, il conflitto e la discussione parlamentare possono evitare questa tragedia», dice Massimiliano Smeriglio, sempre di Sel.

E le mobilitazioni ci saranno. L’Idv è sul piede di guerra ed è pronta a fare fronte comune con la Lega per cancellare la modifica dell’articolo 18, come ha già provato a fare in senato con una mozione che però non è stata votata. Per ora la Cgil, nonostante il via libera al testo, mantiene il suo pacchetto di mobilitazioni, per «presidiare» la discussione sul ddl «e migliorarlo». La Fiom, schierata per il no, la invita a procedere verso lo sciopero generale. E la Federazione della Sinistra lancia un corteo per il 12 maggio. «Uno spazio aperto a tutte le forze sociali e politiche, a partire da Sel e Idv, e a tutti coloro che ritengono che il governo vada mandato a casa. Monti sta aggravando la crisi con politiche recessive» e di fatto fa passare «la libertà di licenziamento che renderà precario ogni lavoratore», dice un comunicato firmato da Ferrero, Diliberto, Salvi, Patta e Rossi. Dal Pcl di Marco Ferrando arriva la certezza che «i lavoratori hanno scioperato in tutta Italia per dire ‘l’art. 18 non si tocca’ e ora non sarà facile convincerli che la sua cancellazione è una vittoria»

Ma dal partito di Vendola per ora non arriva un sì a un corteo comune della sola sinistra. «In una situazione del genere non serve fare testimonianza. È utile che siano le forze sindacali a scandire i tempi della mobilitazione», dice Giordano.