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Il Prc e le elezioni. Le lezioni del caso Nunzio D’Erme

Publie le sabato 19 giugno 2004 par Open-Publishing
2 commenti

di Alessio Vittori

tratto da FalceMartello http://www.marxismo.net/

“Avevamo dato l’ultima occasione a Rifondazione… e se ora ci deludono per l’ultima volta sarà rottura…”, “parlano di giustizia e libertà ma se non ci danno il posto al parlamento europeo dimostreranno che erano solo parole al vento”; suonano così gli interventi che si potevano sentire nell’assemblea per strada, a San Lorenzo, per sostenere la candidatura di Nunzio D’Erme (più di 12.000 voti a Roma, 20.ooo in tutta l’Italia centrale) al Parlamento Europeo.

Ed è questa “l’agitazione che ci circonda” a cui ha fatto riferimento Bertinotti nel chiarire che, su quale sarà l’ultimo parlamentare europeo eletto di Rifondazione, sarà la segreteria nazionale a prendere una decisione la prossima settimana.

Mai le contraddizioni del rapporto tra Rifondazione e le strutture del movimento no-global erano arrivate ad un punto così alto di tensione ed ora sono scoppiate definitivamente tra le mani del gruppo dirigente nazionale del partito. Non è ancora chiaro come finirà questa vicenda. Se alla fine la segreteria si piegherà alla “agitazione che ci circonda” oppure se verrà presa una decisione contraria, ma già dagli avvenimenti di questi giorni alcune considerazioni possono essere fatte.

E’ paradossale che adesso, per spiegare che il quinto eletto di Rifondazione al Parlamento Europeo debba essere il compagno Nichi Vendola e non Nunzio D’Erme, ci si trovi a dover avanzare “logiche di partito”, dopo che si era spiegato per anni che il partito, rispetto a tutti gli altri soggetti del movimento, non aveva da dire niente di più e niente di meno, che prendeva tutte le decisioni insieme agli altri, che tutti avevano pari dignità etc. etc.

Chi andrà a spiegare la diatriba che si è aperta ora in maniera così fragorosa quando non si è persa una occasione che fosse una per spiegare che Rifondazione “si era conquistata la posizione di interlocutore privilegiato dei movimenti”, quando si sono stesi tappeti rossi a ogni sorta di “leader di movimento”?

Il caso che è scoppiato in questi giorni non è casuale ma è la conseguenza diretta di una linea politica non chiara.

Già altri erano stati i momenti di tensione con Nunzio D’Erme, un altro caso era scoppiato all’indomani dello “scarico” di tre secchi di letame sotto la casa di Berlusconi, quando il capogruppo di Rifondazione al comune mantenne una posizione di equidistanza tra l’attacco fatto da Veltroni e le ragioni dei disobbedienti. Lo scontro di allora portò al ritiro delle deleghe a Nunzio D’Erme; deleghe che poi vennero indirizzate su Action, l’associazione promossa a Roma dai disobbedienti, protagonista di alcune occupazioni di stabili abbondanati e che da due anni lavora sulla questione della casa.

Poi, nelle spaccature che si sono succedute negli ultimi anni tra i disobbedienti, molti altri sono stati i momenti in cui il partito è stato messo sotto forte pressione ed il modo con cui è andata la campagna elettorale a Roma ha evidenziato ancora di più alcune forti distorsioni, come ad esempio iniziative dove si sosteneva un candidato piuttosto che un altro, con dei forti personalismi (e in primo luogo pensiamo alla campagna elettorale condotta da Nunzio D’Erme), che sicuramente non rientrano nelle tradizioni di un partito operaio.

Il partito, nelle ultime elezioni, ha avuto una crescita al sud, dove i lavoratori sono stati protagonisti di lotte straordinarie che da anni non si vedevano e il voto a Rifondazione è espressione anche di questo, del fatto che ci sono migliaia di giovani e lavoratori che vogliono combattere gli attacchi della destra e della confindustria sotto le bandiere del nostro partito.

Ora molti dirigenti fanno notare che, eleggendo Nunzio D’Erme, si rischia di perdere un rappresentante del sud, ma ci chiediamo: con quali argomenti si potranno convincere i disobbedienti? Come si potrà spiegare il riflesso delle mobilitazioni nel voto a Rifondazione quando al lavoro di costruzione paziente del partito tra i lavoratori si è privilegiato per anni un lavoro di costruzione meticolosa e attenta dei migliori rapporti con Casarini, Caruso, Don Vitaliano, Nunzio D’Erme etc. etc.? Come si potranno far valere considerazioni più generali sul partito e sul suo ruolo nel movimento operaio, quando si è prestato al fianco a così esasperati personalismi durante la campagna elettorale?

Abbiamo sempre combattuto tutti i limiti della disobbedienza, ora però non si può nascondere il risultato che ha ottenuto Nunzio D’Erme, che è stato individuato da migliaia di giovani come l’espressione di una maggiore radicalità. Ma quella che si profila adesso per il nostro partito è una beffa: che proprio quei giovani che hanno votato Nunzio D’Erme non capiscano l’atteggiamento del partito, così in contraddizione con la direzione presa negli ultimi anni e, in base questo, traggano conclusioni negative.

Tutto questo non è frutto del caso. Se si abbandona la bussola della centralità dell’intervento nel movimento operaio, quando i legami con le strutture organizzate della classe sono così flebili come lo sono ora, si è sottoposti ad ogni genere di pressione e alla fine si finisce inevitabilmente per soccombere.

Pensiamo che soltanto rafforzando le radici di classe del nostro partito, spostando il raggio del nostro intervento, parlando più di lotta di classe e meno di società civile, si potrà evitare nel prossimo futuro di infilarsi in un tunnel come questo.

Anche in queste elezioni si è visto che quando scendono in lotta i lavoratori, questo si riflette in un voto a sinistra, anche per il nostro partito.
Da qui bisogna partire, abbandonando le suggestioni del rapporto privilegiato con questo o quell’altro soggetto e dedicando tutte le forze all’unico soggetto che deve formare l’ossatura di un partito comunista e che è l’antidoto migliore ai personalismi e a qualsiasi altra distorsione, la classe operaia.

http://www.piazzaliberazione.it/pagine/agg18-06-04/vittori.htm

Messaggi

  • Sono un tesserato di Rifondazione, questo che segue è quello che ho da dire al riguardo:

    Nunzio vobis 34123!

    Ho un commento da fare riguardo ad una faccenda che, preferirei non diventasse un autogol per il mio partito.
    Non concordo pienamente sull’affermazione, che vuole in declino lo stile leader mediatico comunicatore, per dare spazio alla nuova partecipazione diffusa. Non lo sono per questo motivo prevalente:
    l’evoluzione politica italiana, da sempre bigottamente legata al parametro anti-comunista, non ha trovato nuovi linguaggi e nuovi progetti, per il semplice motivo di non poter avere, per natura e storia, null’altro che l’antagonismo al pensiero di sinistra, non solo quello proletario, ma anche di tutto quel pensiero democratico e non classista che ha auspicato, immaginato e ipotizzato una società "aperta" ed eguale. Alla costante ricerca della protezione di interessi lobbistici, sia pocitici che economici che sociali, le ragioni di sviluppo potevano solo essere quelle che sono state fino ad adesso: allontanamento della moltitudine dal suo essere tale, verso un’idea di assoluto egocentrismo isolante. Sono anni che viene reiteratamente propagandato un sogno impossibile e mostruosamente umiliante, un sogno basato su: ricchezza, bellezza, sesso. Il raggiungimento di questo status deificante si baserebbe su una terrificante meritocrazia poggiata su un assunto fondamentale di selezione naturale. L’apice è stata la scesa in campo del "perfetto vincente", il cavaliere, i cui valori sono quelli delle varie pubblicità che infestano le sue televisioni. Questa battaglia l’abbiamo evidentemente e vistosamente persa fino al 14 giugno scorso, in queste elezioni tanti hanno scelto di opporsi, ed io penso, non tanto alle scelte politiche di una parte piuttosto che un’altra, quanto ad un sistema politico e sociale intero. Hanno fatto una scelta di rottura costruita per grande parte, nell’informalismo della rete, nella militanza appassionata di tutti i movimenti che prolificano ai margini di tutto e di tutti. Una scelta fuori dal sistema, compreso quello partitico. Una scelta contro un sistema politico istituzionale. Una scelta contro un sistema culturale ed informativo massificante e vuoto. Talvolta le sconfitte insegnano, ma talvolta sono anche le vittorie a poterlo fare. Sono tesserato, sono rosso, e auspico la costruzione di un nostro linguaggio politico nuovo, basato sulle radici profonde della nostra storia ma in grado di essere fuori dal coro. Comunisti perchè aderenti ad un progetto comunitario, internazionale, pluralistico, democratico. Portiamo ancora i simboli di chi era niente, restiamo il niente dei tutti. Non perdiamo ancora il nostro appuntamento con la storia.
    Nunzio D’Erme in parlamento, diamo un segnale di rispetto. Rilanciamo la nostra cultura, pluralista, attenta e in divenire. Recuperiamo i non votanti alla vita politica attiva, senza farne una questione di tesseramento.

    BellaCiao: http://partigiani.splinder.it/