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Il fare

par Sal Fiore

Publie le venerdì 16 marzo 2012 par Sal Fiore - Open-Publishing

Il fare dell’individuo e’ stato per secoli al centro della critica della sinistra al potere. Molto si e’ detto recentemente sul lavoro nero e la mafia, ma poco a parer mio e’ stato scritto sul fare mafioso ed il plagio l’individuo che scardina di fatto, con ferocia e violenza tutti i teoremi della sinistra sul fare, il lavoro e la sua ricongiunzione con l’oggetto e l’individuo.

Buona lettura.
Salvatore Fiore


La mafiosita’ dell’individuo e’ legata al suo fare.

La ndrangheta, la sacra corona unita, la camorra ed altri tipi di organizzazioni criminali che in anni recenti hanno stabilito sede permanente in Italia riportano al centro la filosofia del
"fare", lasciando ai margini l’azione e l’incisivita’ del soggetto sull’oggetto e la relazione
lavoro-uomo-oggetto. La capacita’ di agire e far agire i suoi consimili mafiosi in armonia con le dottrine che gli avi di costoro hanno originato e tramandato nei secoli scorsi e’ il cardine della mafiosita’ ed indubbiamente l’idioma piu’ comune. Il fare mafioso non e’ il risultato dell’ agire del soggetto mafioso sull’oggetto. Non e’ la proiezione del linguaggio, la storia e l’esperienza dell’umano essere sull’oggetto, ma una retrocessione dell’ intelletto a pregressi stadi di coscienza. Il fare e’ l’idioma per eccellenza che contraddistigue il mafioso nei vari ranghi e nelle infime tessiture politiche mafiose. La sua espressione e’ sempre carica di mascolinita’. Il ’fare’ e’ alla base dell’economia mafiosa. Tale idioma contraddistingue ’l’ uomo mafioso’ dall’uomo che mai realizzera’ se stesso.

Il maschio mafioso e’ proliferatore quindi dotato, virile, capace, degno d’altezza e si delinea dall’uomo non-mafioso per il suo fare. Il maschio mafioso conosce gia’ sempre la vita, poiche’ la stessa e’ inscritta nell’ azione dei suoi avi e rimane immutabile e persistente. Il suo saper fare e’ indiscusso ed autorevole, anche le universita’ o i luoghi di eccellenza del sapere sono indiscutibilmente sottomessi al suo fare violento. Un laureato di ritorno dai suoi studi, dovra’ necessariamente essere sottoposto e controllato da una serie di individui volti a giudicare il suo operato.

Se il fare mafioso e’ fruttifero, quello non-mafioso non e’ associato al positivo. Indispensabile la negazione del fare non-mafioso al limite della violenza sia fisica, psicologica o di natura sessuale, mai giudizioso o soggetto ad una pubblica partecipazione delle parti. La segretezza del giudizio invoca l’oscuro pensiero, esalta la grandezza dello spirito occulto con la perdita della franchezza immiserendo cosi’ l’ azione divenuta cogente. Il fare mafioso e’ nelle sue micro rappresentazioni coerente e non necessariamente economico. Piu’ precisamente e’ il fare del non-mafioso’ che diviene con il tempo infruttifero; l’azione mafiosa e’ coerente con un sistema di principi e valori che cambia in continuazione e quindi sempre in anticipo per colui che non sa far di meglio essendo non-mafioso. La meritocrazia e’ alienata dal passato che nel tempo ha inciso i solchi per la futura ed indiscussa vita dell’essere.

La camorra impiega un’incredibile miriade di individui per mantenere il sistema della camorra coerente. Alla stessa stregua la sacra corona unita e la mafia. Anche se il fare di tali individui non e’ produttivo, ossia non partecipa al prodotto interno lordo direttamente, lo diviende comunque una volta che l’azione mafiosa ha trovato spazio nel libero mercato. Come ha recentemente confermato un politico Tarantino condannato nel passato per essere appartenuto ad associazioni a delinquere, la Sacra Corona Unita esegue un controllo serrato del territorio e quindi della sua economia.

Il fare del non-mafioso e’ sempre un divertimento, perdita di tempo, spreco di soldi, inutile
avventura ossia un "non fare" non utile per la societa’. Ed infatti si sente dire: "Cosa sta
facendo?" La risposta "Niente", fa sicuramente intuire da che parte si pone il soggetto
dell’azione. Il mafioso non sapra’ mai discutere, articolare, apprezzare il fare del non-mafioso. Contrariamente il danneggiamento economico causato al non-mafioso e’ alla base dell’azione mafiosa cosi’ esaltata, esageratamente positiva, utile e apparentemente sociale. Per il mafioso, la negazione della volonta’ altrui e’ indispensabile alla realizzazione della propria espressione, alla stessa stregua il pedofilo mafioso giustifica l’abuso come una esigenza corporea ammutolendo razionalita’ e volonta’ d’essere, dietro l’essere animale dato per natura.

Il mafioso ’porta pane’; il non mafioso porta solo ’la fame’ e ’lavoro’ ma non i soldi e come per divin castigo dovra’ solo aspettare, poiche’ solo la speranza e’ poi dura a morire.
Indispensabile quindi l’azione di prosciugamento economico ai danni del non-mafioso nei ranghi familiari. Questo accade sin dai primi anni di eta’ dell’individuo, la sua mancata educazione mafiosa viene soppiantata dalla educazione alla segregazione ed alla ghettizzazione morale, politica ed economica. Negli anni avvenire sara’ ’legato’ da individui a lui sconosciuti che lo ostacoleranno con inganni, trappole e privazioni affinche’ il nucleo originario che fece giustizia e lo giudico’ nel passato abbia consistenza con il presente. L’immutabilita’ di giudizio e’ il tipico sintomo della mancata elasticita’ mentale dei mafiosi. L’individuo non-mafioso viene pertanto privato della sua privacy, dignita’, indipendenza
economica per far si che questi non possa stabilire contatto con altri individui e stabilire un
proprio nucleo indipendente da quello di origine familiare. Il plagio dell’individuo e’ una
condizione necessaria per alimentare l’economia mafiosa, mentre la schedatura nelle liste delle ’pecore’ viene affidata a vari agenti che ricoprono ruoli cosidetti ’insospettabili’ nella
societa’, da questo il vecchio detto mafioso "ti devi inginocchiare a quell’uomo". Il plagio
dell’individuo puo’ avvenire sia per il mafioso che per il non-mafioso. Le sovrastrutture statali sono al corrente del plagio dei vari individui ma si celano dietro i finti paraventi della mancata possibilita’ di essere obiettivi nel giudicare il plagio. Evidenti sono i vari tentativi delle sovrastrutture di coprire il plagio insito nel fare mafioso: solo la razionalita’ delle sovrastrutture giustifica l’onore del segreto quando questo distrugge se stessi a discapito del micro livello societale.

La sacra corona unita essendo un’organizzazzione capillare ed orizzontale utilizza ruoli della funzione pubblica dello stato per potersi infiltrare in maniera non sospettosa. Il vecchio detto mafioso "siamo proprio tanti e non potranno mai portare tutti noi in prigione" e’ il primo passo verso la tanto amata rivoluzione che il mafioso sogna ad occhi aperti; i rappresentanti dello stato possono comunque essere dismessi ed essere arrestati in massa, cosa molto comune nelle aree ad alta densita’ criminale. Il non-mafioso sara’ per tutta la sua vita ostacolato e danneggiato e nel suo fare dovra’ aspettare per il mafioso per provvedere l’adeguata copertura al suo malaffare. Come "erba di tutto un fascio" la giustizia nega differenze, la misera attesa ed il danneggiamento morale sara’ poi ripagato ad un prezzo sociale altissimo per poter reisenrire e riformare il mafioso nella societa’. L’apparente mistura di giudizio, immutabile nel tempo, prevede sin dall’inizio l’induzione del non-mafioso in errori e trappole per poi poter avvantaggiare il mafioso con misere briciole di falsi favoritismi evidenziati a beneficio del non-mafioso. Una promessa fatta al non-mafioso e’ conseguentemente un favore nascosto a vantaggio dell’evasione del mafioso.

Chiedendo al mafioso le ragioni per le sue fortune economiche, lo stesso non sapra’ rispondere perche’ e’ in grado di riconoscere il fatto che queste violano tutto il sapere moderno dell’economia. Il mafioso sara’ solo in grado di delineare la ragione delle sue fortune grazie alla tessitura dei vari accordi che a ragion sua sono legali. La criminalita’ organizzata di stampo mafioso prospera con la famiglia ed impone il matrimonio ed il sesso per proliferare negli ambienti familiari o prossimi e sempre conosciuti poiche’ dovra necessariamente ricattare l’individuo a partire dalla sua nascita.

Il mafioso cosi’ non dirige l’azione verso l’oggetto ma verso un’immagine dell’oggetto proiettata in uno spazio adiacente o parallelo a quello attuale; il soggetto mafioso cosi’ facendo sfugge il piano d’azione reale ed il tempo impiegato ad eseguirla poiche’ se il mafioso non aspetta, contrariamente il non-mafioso lo serve proteggendo a sua insaputa la sua grandezza elevandolo cosi’ ulteriormente. Le due identita’ agenti non hanno possibilita’ di intersecarsi e confrontarsi poiche’ nella dialettica mafiosa moderna un’azione si neutralizza sempre con un’opposto, ben conosciuto nei ranghi mafiosi. Tuttavia la relazione tra l’opposto e l’agente mafioso rimane segreta per sfuggire alla legge, alla coscienza collettiva alla scienza del sociale.

La coscienza mafiosa e’, per cosi’ dire, binaria ed ambivalente, poco riflessiva. Il suo
linguaggio e’ primordiale, poco affidabile, sempre precario per cui il simbolismo ne divora
l’esistenza. Al non-mafioso, schedato dagli agenti del potere mafioso, corrisponde sempre un’opposto, colui che e’ normalizzato dal sistema delle mafie. Il mafioso esplora i limiti del suo opponente per far si che il sistema sia sempre coerente tra i ranghi mafiosi e non reali. Infatti il riciclaggio del denaro non teme concorrenza poiche’ dovra’ necessariamente essere una copertura che poco produce ma molto spende per poter neutralizzare e rendere inefficace un’azione pulita. L’azione pulita che non e’ dedita alla mafiosita’ si rivolge ad un pubblico reale e vivo: il fare del mafioso e’ il fare del non fare niente, della neutralizzazione, l’osservazione costante con occhio distaccato, non pratico. Il mafioso e per lui gli agenti di mixaggio controllano sempre il fare del non-mafioso tramite una rete di conoscenti e praticanti poiche’ paranoici di essere scoperti nella loro totale futilita’. La consistenza del sistema del ’fare mafioso’ e’fragile ed e’ perennemente rivisitata dagli stessi adepti come nel caso della camorra. Gli ambienti ad alta disoccupazione e bassa istruzione sono mantenuti tali dagli stati mafiosi affinche’ la mafia possa riempire con il suo ’fare’ tutti i vuoti lasciati dai non-mafiosi e dai non-collaboratori.

Un padre o una madre snaturata dediti all’azione mafiosa sono obbligati da un
qualsiasi patto con la criminalita’ organizzata a porre grandi difficolta ai loro figli non-
mafiosi poiche’ questi non sono protetti dallo stato. Il fare del figlio non-mafioso richiama
cosi’ edipo esaltando la figura mascolina del padre e l’eterna insoddisfazione della madre. L’azione dell’agente neutralizzatore mafioso in tutti i casi non perde mai negli occhi dei mafiosi poiche’ e’ di per se una copia dell’azione reale, ripulita e riciclata e quindi intenta a dislocare l’efficacia e la tracciabilita’ dell’azione originale pulita, dal piano reale e
ricollocarla in un discorso mafioso in cui linguaggio, costumi sono sconosciuti all’ individuo non-mafioso ma riconoscibili dopo una attenta analisi. Il fare mafioso e’ irrazionale, anti-
economico, assurdo al limite della follia, il pensiero che ne dirige l’azione e’ profondamente perverso.

Un’azione mafiosa puo’ solo delinearsi come un rifiuto dell’ azione reale dedita al lavoro, al
progresso alla ricchezza ed alla pacifica unione e convivenza.

L’insinuarsi del fare mafioso nelle varie pieghe del vivere umano ne determina una degradazione a stadi pregressi ma mai una maturazione e completezza come diritto universale dell’essere: uno stato che ha i suoi rappresentanti mafiosi non fara’ mai corrispondere ad una perdita della mafia una vittoria e liberazione del cittadino non-mafioso. Uno stato con rappresentanti mafiosi ai suoi vertici non premiera’ esplicitamente coloro che combattono la mafia, non dichiarera’ mai i premi che i non-mafiosi riceveranno con la lotta alla criminalita’ organizzata.

Salvatore Fiore

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