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Ingrao dichiara "voto PRC"

Publie le giovedì 10 giugno 2004 par Open-Publishing

Pietro Ingrao: Perchè voto Rifondazione comunista

La posta in gioco nelle elezioni di questa settimana è di una importanza
bruciante. Tocca questioni cruciali. per l’oggi e per il futuro.
Annoto in fretta: a) intanto si vota sull’Europa e per l’Europa. Siamo in
tempi di lotta globale o - se volete - intercontinentale. E non ci è
consentito farsi piccoli. Pena - dobbiamo dircelo crudamente - la sconfitta.

L’Europa è un continente che per secoli e secoli ha pesato in modo decisivo
sulla sorte del mondo. E pesa ancora oggi: nel tempo dell’impero americano;
e quando l’Asia sempre più dilaga nella vicenda mondiale in modo sempre più
vasto e al tempo stesso ambiguo.

L’Europa invece, è frantumata. E tuttavia la sua voce è ancora un fattore
cruciale nel punto a cui sta giungendo la storia del globo.

Il voto di questo fine settimana dirà se questo Continente - il nostro
continente - si darà volto e forza per incidere sulla connotazione globale
assunta ormai dalla lotta, o ristagnerà nei suoi nazionalismi provinciali e
nelle sue risse di quartiere.

Quindi: il voto non è solo per l’Italia e sulla forza o meno di Berlusconi.
E’ un voto sulla vicenda mondiale: sui nuovi conflitti ardenti che in modo
inedito stanno squassando la terra.

Io voterò per "Rifondazione", perché essa ha messo in campo e ha dato
l’avvio a una soggettività di sinistra radicale europea: per incidere sul
volto del mio Continente. Per difficile che sia, con le mie forze modeste,
voglio aiutare Rifondazione in questa impresa.

Lo faccio per uscire dalla mia minuscola provincia; e - se volete - per
l’amara memoria che serbo degli altri sanguinosi conflitti mondiali che
conobbi nel secolo appena tramontato. Ai giovani e giovanissimi mi permetto
di dire: tale è ormai la misura, la dimensione della nostra vita. I
provincialismi, i localismi non ci sono permessi.

Fanno ridere.

II) Nel mio secolo divamparono già due guerre mondiali.
Io sono stato fra quelli che - valicata la seconda carneficina generale
(ricordate? Milioni e milioni e milioni di morti) - sperarono che venisse
almeno la prudenza, se non un cambiamento di fondo.
Venne l’opposto. Smettiamola con le ipocrisie e con i balletti: oggi è
risorta, con nuovo, violento vigore, la guerra, e ha voluto consapevolmente
e pubblicamente dilatare il suo volto, la sua dimensione, il suo senso: ha
eretto sugli altari la guerra preventiva, scavalcando e mettendo in ridicolo
i testi solenni (vedi, per esempio, la Costituzione del mio paese) che
legittimavano solo la guerra di difesa.

Così è diventata nuovamente fiorente e riportata sugli altari l’arte
dell’uccidere di massa. E’ stato riscritto il decalogo, e messo sotto frusta
l’Onu, e impallidita, avvilita la parola "pace". Chi la tiene ancora in
alto, chi la difende là dove siedono veramente il comando e il potere?
Su questo, anche e molto su questo voteremo sabato e domenica. Rinuncerò a
usare quel minimo di potere che mi dà quel gracile foglio da imbucare
nell’urna? Che vale veramente il mio segno su quella carta?
Valesse anche solo un grammo più dello zero, è pur sempre segno che mi
riconosce cittadino: un atto di resistenza (ricordate quella parola?) alla
dottrina del "prevenire" massacrando.

E se uno mi dice: "dobbiamo cercare comunque un compromesso", rispondo:
anche in nome del basso compromesso che tu mi proponi, io voterò
Rifondazione per dire almeno il mio sgomento di fronte a questo ritorno
dell’arte pubblica del massacro. Non rinuncio a dire con quel pezzo di carta
che per me la Costituzione (l’articolo 11!) non è morta.

III) Infine, il connubio: in Italia il banditore della guerra preventiva, la
persona che ha mandato i nostri soldati in Irak, è Silvio Berlusconi: l’uomo
della destra peggiore, quella che si gloria della protezione dell’imperatore
americano e che ha stremato il Paese dopo aver promesso le otto meraviglie.
Bugiardo altro che reazionario.

So che lo schieramento anti - berlusconiano è diviso, e persino ambiguo in
alcune sue frange. Ma oggi noi abbiamo una possibilità di dare un colpo
all’autocrate spocchioso, nel momento in cui la sua stessa coalizione
vacilla e conosce incrinature di fronte agli errori del Capo.
Quindi chiedo, spero che tutti coloro i quali sono spaventati e allarmati
dinanzi alla pochezza arrogante dell’autocrate, sabato e domenica non vadano
al mare: votino e chiamino a votare contro l’autocrate, ora che egli
vacilla, e si sente dall’ansia con cui alza la voce.

IV) Infine io voterò Rifondazione perché è la forza più tenace e testarda
nella lotta contro questa destra italiana e mondiale. E’ vero: io ho ragioni
più profonde per votare "Rifondazione": perché da una vita sono segnato da
una lettura classista del mondo in cui vivo, e a mio modo - anche se con
molti e pesanti errori - sono andato a scuola del proletariato. Da quella
scuola mi è venuto il meglio della mia vita.

E desidero, spero ardentemente che "Rifondazione" riesca a farsi polo di una
nuova sinistra radicale. Per usare un antico vocabolario: mi sento compagno
e comunista, e sto da questa parte che vede come primo attore di questo
arduo cammino di liberazione il mondo proletario. Dico "mondo" perché di una
tale vicenda di secoli, di questo lungo cammino si tratta.

Ho gioito quando ho letto il sì di Bertinotti alla ricerca, all’esplorazione
(io direi: al tentativo) di una strada non violenta nel cammino per la
liberazione dell’umano. Il mio sì nella scheda a "Rifondazione" si nutre
anche di questa speranza - o se volete - fantasticheria. Chi mai ha detto
che non valgano, non siano fecondi i sogni che riscaldano il nostro petto in
cerca?

http://www.liberazione.it/giornale/040609/LB12D682.asp