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L’8 marzo è la festa della Donna. Si, ma di quale?

par Emma Goldman

Publie le mercoledì 7 marzo 2012 par Emma Goldman - Open-Publishing

Come amano ripeterci, l’8 marzo è la festa della Donna. Si, ma di quale? Ce lo ricorda “Io Donna” con un articolo ( http://www.iodonna.it/guardo/12_a_sapegno-inchieste-val-susa.shtml ) in cui il giornalista narra delle donne sconfitte in Val di Susa: quelle “belle montanare di una volta” che si dedicano a condurre per mano i bambini nelle manifestazioni pacifiche e organizzano la cucina e la scuola per tutti. Sconfitte dalle “ragazze dei centri sociali” venute(incredibile a dirsi) addirittura da Roma o da Napoli per tirare pietre e fumogeni contro le forze del (dis)ordine. Perché ci sono le donne perbene che protestano pacificamente e stanno in cucina o negli asili, e le donne permale che appartengono “alle ali più estreme che sommergono il movimento NO TAV”.

Ci tiene a ricordarcelo anche il Corriere della Calabria, che propone di dedicare la festa alle donne che testimoniano contro la mafia, la ‘ndrangheta e la camorra. Perché la lotta delle donne contro la violenza ha senso solo se si serve dello Stato ed è a esso funzionale. Perché tutte le altre che lottano contro il maschilismo imperante e denunciano gli stupratori, i pedinatori, i picchiatori non meritano nessun riconoscimento.

Secondo i dati diffusi dal Bollettino di Guerra( http://bollettino-di-guerra.noblogs.org/ ) nel 2011 sono state uccise dai loro mariti, compagni, ex 138(centotrentotto) donne. Praticamente una ogni tre giorni. E in questi primi tre mesi del 2012 altre 35(trentacinque) donne sono state ammazzate. Per rispettare la media e non perdere il passo del 2011, probabilmente. Ma delle loro lotte non si parla: perché se devi denunciare uno stalker o una violenza domestica ci vogliono le prove, perché se non le hai non solo non ti credono, ma se sei separata ne approfittano pure per toglierti i/le figl* con la scusa della Pas(Sindrome da alienazione genitoriale), che alcune associazioni di padri separati vorrebbero introdurre nell’ordinamento legislativo. Si tratta di una patologia inventata da Richard A. Gardner, uno psichiatra statunitense che in vari libri sponsorizza la pedofilia come metodo formativo per il bambino, “rifacendosi agli antichi greci”(!). Tale sindrome prevede che il/la bambin* rifiuti di vedere uno dei due genitori per colpa dell’altro che lo induce a sentimenti di ostilità. La cura per questa patologia consisterebbe nell’allontanamento coatto dal genitore malato per il trasferimento dall’altro o in casa famiglia. Si può ben immaginare l’impatto di una tale decisione nella vita di un* bambin*, minacciat* di avere portata via la madre se non vuole vedere il padre(per esempio perché è violento).

Come antisessist* sappiamo benissimo che non possiamo aspettarci nulla di positivo dall’alto. Perché il patriarcato fa parte del potere costituito, ed è una tessera fondamentale nell’oppressione e nella costruzione di un controllo capillare demandato a ogni maschio. È compito nostro spezzare queste catene per primi e distruggere il dominio in ogni sua forma, per un mondo di liber* ed egual*!