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LA GUERRA DELLE MENZOGNE

Publie le giovedì 17 giugno 2004 par Open-Publishing
1 commento

La verità viene a galla.
Hanno ucciso, bombardato, ridotto un paese a un cumulo di macerie, in nome della "loro sicurezza" e giustificando tutto con bugie. Armi di distruzione di massa, complicità nell’attacco alle due torri. Tutte bugie!
La commissione che indaga sugli attentati del 11 Settembre 2001 in una anticipazione, della relazione che sarà presentata il 28 Luglio, dice chiaramente che Saddam e l’Iraq non hanno avuto nessun ruolo o complicità con l’attacco agli USA. La verità sull’attentato del 11-9 diventa, a questo punto, sempre più ingombrante per il "criminale di guerra" Bush e per la sua "squadra di avvoltoi", come ingombranti sono sempre state le amicizie e gli affari del Presidente USA con la famiglia Bin Laden e nella guerra stessa.
Per poter fare tutto questo hanno manipolato l’informazione e disinformato attraverso i media, creando "il mostro" da combattere e scatenando di fatto una guerra di religione tra due civiltà, che rischia giorno per giorno di trasformarsi in una guerra globale, oltre ad aver introdotto negli Usa delle eccezionali misure di sicurezza "Patriot Act".
Guerra globale e repressione proprio come nel "Progetto per un Nuovo Secolo Americano".
A questo punto la domanda è: chi c’e davvero dietro l’attacco del 11 Settembre?

[TERRORISMO E MASS MEDIA] [IL NEMICO OVUNQUE] [L’OMISSIONE DELLA VERITA’] [L’ALTRO NUOVO ORDINE MONDIALE] [GLI AMICI DI BUSH IN IRAQ] [TERRORISMO OLOGRAFICO] ["11 SETTEMBRE: COLPO DI STATO IN USA"]

Saddam non c’entra con l’11 settembre
Il regime di Saddam Hussein non ha svolto alcun ruolo negli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. La commissione che indaga sugli attentati che provocarono la morte di circa 3.000 persone a New York e Washington non ha infatti trovato alcun legame tra al Qaeda e l’ex governo di Baghdad. In un’anticipazione del...

...rapporto (atteso per il 28 luglio) pubblicata ieri, la Commissione ha smentito quanto sostengono da tempo sia il presidente statunitense, George W. Bush, sia il suo vice, Dick Cheney. È venuto così a cadere - dopo quello sulle presunte armi di distruzione di massa irachene, mai trovate - un altro degli argomenti utilizzati dall’amministrazione repubblicana per far scattare l’invasione unilaterale della Mesopotamia. Un duro colpo per Bush, che il suo sfidante alle elezioni presidenziali del 2 novembre prossimo non ha mancato di sottolineare. «L’amministrazione ha mentito all’America - ha dichiarato il senatore John Kerry -. Credo che il rapporto sull’11 settembre riveli che non c’era quel tipo di legame terroristico che il governo ha invece sostenuto». «Penso che si tratti di una rivelazione molto, molto seria», ha concluso Kerry. «Non abbiamo nessuna prova credibile che l’Iraq e al Qaeda abbiano organizzato assieme gli attacchi contro gli Stati uniti», recitava il documento citato da Kerry, anticipato dalla Reuters, a due giorni dalla chiusura delle udienze pubbliche della Commissione. Non solo, ma «non c’è nessuna prova convincente che qualche governo abbia aiutato finanziariamente al Qaeda prima dell’11 settembre, se si esclude un aiuto limitato fornito dai taleban dopo l’arrivo di bin Laden in Afghanistan». Per la Commissione Osama bin Laden incontrò, nel 1994, un alto funzionario dei servizi segreti iracheni col quale studiò la possibilità di una cooperazione, ma di quel progetto poi non si fece più nulla.

Gli agenti della Cia e del Fbi che hanno testimoniato ieri si sono detti anche loro d’accordo con le conclusioni dell’organismo bipartisan incaricato di far luce su quelle stragi. Che dire allora delle accuse del vice presidente Cheney il quale, l’ultima volta questa settimana, ha sempre sostenuto che vi fossero «rapporti di lunga data» tra Saddam e al Qaeda? O dello stesso Bush che, martedì scorso, alla richiesta di commentare le ipotesi del suo vice aveva risposto citando la presenza in Iraq del terrorista Abu Musab al Zarqawi come «la miglior prova» del legame Iraq-al Qaeda? Anche se l’amministrazione Bush è ricorsa al «licenziamento preventivo» dell’ex capo della Cia George Tenet (ufficialmente si è dimesso) per rintuzzare le accuse della Commissione scaricando tutte le responsabilità su Tenet, è probabile che il 28 luglio ne vedremo delle belle. Le anticipazioni rese note ieri infatti non solo smentiscono i presunti rapporti tra il regime iracheno e la rete terroristica di bin Laden, ma accusano il governo Bush per il modo «caotico» in cui fronteggiò gli attacchi contro le Torri gemelle e il Pentagono. Secondo quanto riportato dal New York Times, in un secondo rapporto la Commissione ha infatti sostenuto che le procedure utilizzate dal Pentagono «furono inappropriate sotto ogni punto di vista» e agli attacchi si reagì «con un tentativo frettoloso di mettere su una difesa improvvisata». Il quotidiano newyorchese ha riferito che Thomas Kean, presidente della Commissione, ha parlato di «un grande caos» nella risposta della Casa bianca. Le altre rivelazioni del rapporto parlano di una al Qaeda comunque ancora molto pericolosa, soprattutto perché l’organizzazione «rimane estremamente interessata a compiere attacchi chimici, biologici o nucleari».


«È Bush che alimenta il terrorismo»
Charles W. Freeman, diplomatico di lungo corso, attacca frontalmente il presidente

Lettera aperta Ventisei ex ambasciatori e responsabili militari hanno chiesto pubblicamente l’allontanamento dell’attuale inquilino della Casa bianca

«Le politiche dell’amministrazione Bush hanno reso il mondo più pericoloso». A dirlo non sono oppositori radical, ma un gruppo di 26 eminenti ex diplomatici e responsabili militari statunitensi (sia democratici che repubblicani), che hanno scritto ieri una lettera aperta in cui esortano il popolo americano a «sfrattare George W. Bush dalla Casa bianca». Tra i firmatari Charles W. Freeman, ambasciatore in Arabia saudita durante la guerra del Golfo del 1991, oggi presidente del Middle East Policy Council, un think tank attivo per promuovere una pace giusta in Medioriente. Abbiamo raggiunto Freeman telefonicamente nel suo ufficio di Washington.

Perché nella vostra lettera dite che le politiche di Bush hanno reso il mondo più instabile e pericoloso?

L’approccio unilateralista dell’attuale amministrazione ha seriamente danneggiato le relazioni con i nostri alleati, che ormai ci guardano con sospetto e scetticismo e tendono a non seguirci nelle nostre avventure, come è avvenuto in Iraq. Senza contare che, a livello di sicurezza, le politiche di Bush - condotte sotto il vessillo della lotta al terrorismo - non fanno altro che produrre altro terrorismo.

In che senso?

L’atteggiamento dei nostri dirigenti nei confronti del mondo arabo-musulmano e l’appoggio incondizionato all’occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza non fanno che diffondere frustrazione e rabbia. Un sentimento di impotenza che sfocia poi nella scelta terroristica.

La risoluzione 1546 sull’Iraq, approvata all’Onu all’unanimità non rappresenta però un ritorno al multilateralismo?

Non credo. Si tratta di un piccolo passo di avvicinamento, preceduto da tante mosse che hanno scavato un divario profondo con i nostri alleati. Staremo a vedere gli sviluppi, ma mi sembra difficile che l’amministrazione Bush possa veramente cambiare direzione.

Alle prossime elezioni sosterrete John Kerry?

Tutti i firmatari della lettera hanno come obiettivo l’allontanamento di Bush dal potere. Alcuni di noi non hanno ancora preso posizione esplicitamente per il candidato democratico, altri lo hanno già fatto. Io credo che sosterrò John Kerry.

Dalle dichiarazione fatte finora, Kerry non sembra avere una visione molto diversa da Bush in politica estera...

Ha un approccio molto più marcatamente multilateralista; crede nelle Nazioni unite e in un rapporto serio e costruttivo con gli alleati. Effettivamente, sui grandi problemi di politica estera - come la lotta al terrorismo, l’Iraq e la questione israelo-palestinese - non ha ancora fatto dichiarazioni convincenti. Ma staremo a vedere, la campagna elettorale è ancora lunga.

Lei è un profondo conoscitore dell’Arabia saudita. Cosa sta succedendo in quel paese?

L’Arabia saudita è oggi in balia di un piccolo gruppo di terroristi, che tendono a destabilizzarla. Il mondo dovrebbe capire che questi gruppi sono minoritari, come lo erano le Brigate rosse in Italia negli anni `70. Non hanno un grande sostegno nella popolazione. Il problema è che a livello emotivo esiste ormai una profonda diffidenza tra il popolo americano e quello saudita, che non facilita le relazioni reciproche.

Non crede opportuno, come vorrebbero molti esponenti dell’amministrazione, un mutamento nella relazione strategica con Riyadh?

Lo ritengo impossibile. L’Arabia saudita non è solo il primo produttore di petrolio del mondo, ma ha anche una posizione geo-strategica cruciale, tra l’Europa e l’Asia. Inoltre, è il centro dell’islam, un mondo con cui dovremo cercare in futuro di avere un rapporto il più costruttivo possibile.

Alcuni funzionari dell’amministrazione vi hanno accusato di voler nascondere le scelte sbagliate fatte da voi in passato, quando avevate funzioni di potere. Dicono che sono state le vostre politiche a produrre l’11 settembre...

È un accusa priva di fondamento. Io posso solo dire che, quando Bush è entrato in carica, facevo parte della commissione per la sicurezza ed ho esortato più volte l’amministrazione a considerare il terrorismo internazionale come una questione prioritaria. I miei appelli sono stati sistematicamente ignorati.

Stefano Liberti - il Manifesto

http://www.triburibelli.net/sito/modules/news/article.php?storyid=971

Messaggi

  • Basta che una commissione autorevole, in prossimita’ delle votazioni piu’ importanti del pianeta, dica che non ci sono prove, perche’ la grancassa mediatica di certa parte politica pubblichi ovunque che il dittatore era innocente.
    Onesta’ intellettuale richiederebbe che almeno si ricordasse quanto detto dalla commissione: "non ci sono prove", ricordando che l’assoluzione per insufficienza di prove e’ cosa diversa da quella con formula piena.
    E quest’ultima la commissione non l’ha data.

    Perche’ pubblicate menzogne come la seguente?
    "La commissione che indaga sugli attentati del 11 Settembre 2001 in una anticipazione, della relazione che sarà presentata il 28 Luglio, dice chiaramente che Saddam e l’Iraq non hanno avuto nessun ruolo o complicità con l’attacco agli USA"
    Sottolineo "chiaramente".

    Credete veramente che fare gli interessi di gente come Bin Laden o Saddam per puri interessi di bottega politica, si traduca in un mondo migliore per noi e per voi stessi?
    La nostra civilta’, quella occidentale, imperfetta e corrotta quanto si vuole, decadente quanto si vuole, non sara’ mai peggiore di una incivilta’, quella di Saddam, che distribuiva la ricchezza a pochi e torturava ed uccideva molti, ne’ peggiore di quella di Bin Laden, che ha dato il colpo di grazia ad un paese, l’Afganistan, gia’ ridotto ad un cumulo di pietre dalla guerra imperialista sovietica (quando c’era l’unione sovietica).
    Queste cose non avete il coraggio di dirle e pubblicarle, vero?