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LA "NOSTRA" LIBERAZIONE

Publie le giovedì 3 giugno 2004 par Open-Publishing
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di Antos
Non è la prima volta, ma speriamo sia l’ultima, che G. W. Bush viene in Italia, provincia del suo Impero tra le più servili, grazie ad una classe politica dirigente che non ha mai osato neppure interrogarsi sulle conseguenze del mortale abbraccio che andava sempre più stringendo con "l’amico" americano; ma anche provincia pienamente inserita, grazie al Movimento dei movimenti, in quella dinamica globale che sta costruendo un’altra idea di umanità, di rapporti sociali ed economici che rifiutano lo sfruttamento e l’alienazione degli esseri umani, la loro distruzione fisica tramite la guerra, la fame, la pulizia etnica.
Altre volte Bush ha fatto visita ai fedeli "amici" italiani, suscitando manifestazioni di protesta; eppure questa volta c’è qualcosa in più, che sentono in tanti, è come uno schiaffo che brucia sulla pelle, un insulto che ferisce, fin dentro i più profondi meandri della coscienza degli italiani: perché....

.... questa volta viene per rubarci la nostra storia, la memoria collettiva, ingaggiata anch’essa per la sua campagna elettorale e per quella del suo amico italiano.
La verità storica che stanno mistificando è relativa alla liberazione di Roma:
il 4 giugno 1944 Roma fu liberata dai partigiani. In nove mesi di lotta morirono 1700 partigiani romani, 10.000 furono deportati insieme a 1024 ebrei romani; il 4 giugno i nazi-fascisti lasciarono la capitale e la V° armata americana entro’ nella citta’ liberata.
Gli americani che sbarcarono in Italia 60 anni fa per combattere il nazifascismo trovarono un popolo che aveva sollevato la testa, imbracciato le armi, che sapeva di potersi liberare dall’oppressione e dall’occupazione, che lo faceva coraggiosamente, attraverso una coalizione di forze larga, che comprendeva le tante anime politiche e culturali che avevano costituito il Fronte di Liberazione Nazionale.
Questo non significa negare il ruolo avuto allora dall’esercito americano ma sottolineare che il popolo italiano non aspettò passivamente di ’essere liberato’ ma fu artefice della propria liberazione.
Oggi esercito americano significa invece, in molte, moltissime parti del mondo, un esercito occupante al servizio delle peggiori dittature, un esercito che ci vogliono convincere sia lo strumento per esportare quella democrazia perfetta, quel modello americano che, invece, produce ricchezza per pochi e miseria e dolore per le moltitudini, spoliazione delle ricchezze dei popoli e primato degli affari e del profitto sulle vite di uomini e donne. Un modello in cui il mio frigorifero è pieno grazie alla fame cui noi occidentali condanniamo milioni di esseri umani e la mia auto cammina grazie al petrolio mescolato al sangue dei popoli del terzo mondo.
Oggi, l’esercito americano è sinistramente affiancato alle immagini dei torturati nelle prigioni irachene, ai corpi nudi di uomini ridotti in condizioni subumane di degrado. Una pornografia in cui scaraventare corpi nudi di vittime ridotte ad oggetto di piacere e di ludibrio.
Per questo la visita di Bush è ignobile!
Una provocazione prodotta da menti perverse, alle quali va addebitato qualunque esito potrà prodursi con le manifestazioni di coloro che cercheranno di opporsi alla presenza di Bush in Italia.
Di fronte alla grande mistificazione, all’uso immondo che si sta facendo di un fatto eroico come la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, piegata agli scopi di una banda di guerrafondai, non c’è protesta o gesto simbolico che possa adeguatamente esprimere questa rabbia.
Non sappiamo quanti andranno a Roma il 4 giugno, certamente in tutto il paese ci saranno presidi, manifestazioni, fiaccolate, gesti simbolici: vorremmo che una protesta corale, pacifica ma forte, percorresse l’intero territorio italiano, salisse fin dentro le stanze superprotette in cui il criminale di guerra Bush incontrerà il suo lacchè italiano, nel culmine di una campagna elettorale che vede entrambi in fortissima difficoltà.
Una protesta che faccia arrivare un messaggio netto agli italiani e a chi ci governa:
la Liberazione dal nazifascismo fu una grande lotta di popolo, ispirata dai principi della libertà,dell’uguaglianza, dell’equità sociale e della giustizia; a questa lotta contribuì anche l’America, la Russia e altri popoli, che insieme a quello italiano, ebbero decine di migliaia di vittime, morte per la barbarie nazista e fascista. Questa lotta è estranea agli attuali padroni del mondo, ai signori del mondo che hanno deciso di seminare il terrore e la morte, di condannare l’umanità di oggi e quella futura ad un destino di violenza e di orrore, di libertà violate e di miseria crescente; la lotta di Liberazione fu una lotta di speranza, una lotta in cui la ragione e il progetto di un mondo migliore, di una società basata sulla giustizia, sull’uguaglianza, sulla pace animarono quanti sacrificarono la loro vita per renderci liberi.
Non sarà un fantoccio che rappresenta le multinazionali americane delle armi e il primato del mercato e del profitto nè un figuro da operetta provinciale italiana a farci dimenticare da dove veniamo e dove andiamo.
Il resto è solo cronaca. Gli uomini continuano a pensare e contro questo evento non esiste alcuna cura, né alcun manganello o provocazione che può funzionare.

Antonella Mangia