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LETTERA DI NELLA E PIERO SULLA FINTA SVOLTA in Iraq

Publie le giovedì 10 giugno 2004 par Open-Publishing

Siamo di fronte ad una finta svolta nello scenario internazionale riguardante l’Iraq. La nuova risoluzione dell’ONU si fonda su un governo insediato in Iraq che non è stato espresso da una Assemblea elettiva irachena ma cooptato dall’inviato dell’ONU sotto dettatura del comando della coalizione occupante. Il capo del nuovo governo iracheno Allawi è un uomo della Cia ed ha già chiesto ufficialmente- come richiesto da Washington- alle forze di coalizione di rimanere.

Nella sua lettera inviata all’ONU, Allawi propone la costituzione di un Comitato ministeriale per la sicurezza nazionale- da lui presieduto e con la partecipazione del comando USA-per "raggiungere un accordo sulle questioni di sicurezza e politiche, incluse le operazioni offensive particolarmente delicate".

Dunque, la cosiddetta forza multinazionale resta sotto comando statunitense che a sua volta collabora al Comitato per la sicurezza che "userà tutti i mezzi necessari" per combattere il terrorismo, incluso l’arresto dei sospetti - nonostante il regime delle torture ampiamente disvelato. In conclusione l’ONU non avrà alcun ruolo in Iraq, ad eccezione della formazione di questo governo che a tutti gli effetti si manifesta come un governo collaborazionista con le forze occupanti e che, secondo le previsioni, sarà ben presto impegnato a sciogliere i gruppi armati della resistenza ed a consentire gli affari delle multinazionali USA già insediate in Iraq ed in attesa di legittimità istituzionale e ordine pubblico per operare.

L’occupazione militare continuerà sotto "l’egida dell’ONU" e con le forze militari che hanno fin qui condotto la guerra. La ricostruzione e pacificazione del paese non sarà praticabile in alcun modo ed è prevedibile la continuazione della guerriglia e della opposizione diffusa agli occupanti. Il ruolo dell’ONU si rivela strumentale agli interessi angloamericani e all’accordo tra grandi potenze. Infatti, in continuità con la risoluzione 1511 che non sanzionava l’aggressione all’Iraq e non esigeva il ritiro delle truppe ma consentiva il comando angloamericano delle truppe d’occupazione e il governo fantoccio Bremer, anche la nuova risoluzione, sebbene con le correzioni apportate da Francia e Russia, non modifica il quadro, non restituisce all’ONU una vera neutralità, non offre un vero segno di discontinuità in Iraq rispetto alle responsabilità dell’occupazione militare e delle sue infinite violazioni e ingiustizie, non presenta un ruolo nuovo dell’Europa come forza di pace alternativa al progetto di "Grande Medio Oriente" e di "nuovo secolo americano".

Fino a quando non ci sarà il ritiro delle truppe d’occupazione nella loro totalità, a cominciare da quelle italiane e fino a quando non sarà avviato un processo costituente che rimetta la sovranità al popolo iracheno e indica le elezioni per un Parlamento sovrano ed un governo rappresentativo, non ci sarà alcuna svolta e nessuna pace. Le truppe occupanti non hanno alcuna legittimità nè giuridica nè morale( dopo i crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati con gli assedi e con la barbarie dei lager) per continuare a occupare il paese e governare per interposta persona tramite un governo collaborazionista sotto il timbro ONU.

Circa la liberazione degli ostaggi italiani, ribadiamo che l’intero popolo iracheno è ostaggio degli occupanti e rinnoviamo il nostro impegno perchè la liberazione sia globale, mettendo fine all’occupazione e al dominio USA nell’area. Chiediamo la condanna presso il Tribunale penale Internazionale dei criminali di guerra che hanno gestito il sistema delle torture nelle prigioni in Iraq, come a Guantanamo e in Afghanistan, respingendo al mittente la "teoria delle poche mele marce" e ribadendo che l’intero progetto USA di dominare il mondo con la guerra globale è una immensa mela marcia da cui dobbiamo liberarci.