Home > La destra non è ancora sconfitta
Aldo Tortorella
Più che mai, di fronte al festival berlusconiano sugli ostaggi, si deve constatare che era una pura sciocchezza pensare e dire, come accaduto a certi dirigenti ulivistici, che la destra fosse già sconfitta. Dietro questo giudizio c’era e c’è un’ignoranza più o meno voluta di quel che sia questa destra degli Stati Uniti che ha nel gruppo Berlusconi-Dell’Utri la sua propaggine italiana. Questa è gente che non lascerà il posto senza usare fino in fondo tutte le risorse di un immenso potere. Chi ha teorizzato e praticato la guerra preventiva e chi si è fatto servitore di questa impresa, non se ne sta a contemplare il sondaggio calante.
E’ certo vero che qualche concessione ha dovuto essere fatta. Cresceva l’inquietudine anche nei gruppi dirigenti e all’interno stesso del governo Usa. C’era stata la rottura dell’omertà sulle torture e sull’11 settembre. L’odiatissimo Roosevelt ha così avuto qualche citazione formale. La guerra antifascista e antinazista è stata riscoperta per stabilire una inesistente continuità con la guerra preventiva: la guerra preventiva era quella di Hitler. Alla Francia e agli europei dissenzienti si è dovuto dare qualche punto di principio come quello detto della "piena sovranità" e, forse, qualche poco di petrolio. Ma è ovvio che il governo "sovrano" nominato dagli americani per interposto Brahimi chiederà agli Stati Uniti di rimanere. Ed è ovvio che le basi americane staranno dove sono. Stanno ancora dove erano anche in Italia e in Germania a sessant’anni dalla fine della guerra e a 15 anni dalla fine dell’Urss.
Non poteva essere trascurato Berlusconi che, come egli disse felice, è rimasto dopo Zapatero il "più fedele alleato". Tre ostaggi tornano salvi: motivo di gioia. Ma tremila o più soldati italiani rimangono in pegno. Non si può dubitare che debbano tornare a casa. La risoluzione dell’Onu non farà cessare il rancore, la frustazione nazionale, l’odio. In Arabia Saudita l’odio ha covato, prima di esplodere, per anni.
La linea della violenza e del dominio da parte del più forte può vincere e vince, ma può produrre e produce mostri. Come ci si oppone? Lo schieramento moderato e neocentrista è oscillante, come dimostra la questione del ritiro delle truppe. Appena dopo averlo votato, lo si è revocato in dubbio. Tocca alla sinistra che vuol rimanere tale sostenere l’unica alternativa vera alla logica della violenza e del dominio. Essa non è solo l’invocazione alla pace, ma, appunto, il bisogno di cambiamenti profondi qui in Occidente, qui in Europa, nel modo dello sviluppo e nel modo stesso di pensare il mondo. E’ questa linea che va costruita. E va incoraggiata anche col voto.
Liberazione