Home > La pace come progetto politico
L’Iraq prosegue la sua discesa agli inferi. Bush si ribella alla Commissione bi-partisan che ha stabilito non esserci legame alcuno tra Saddam Hussein e Bin Laden. Ma la sua appare una debole e spaesata risposta d’ufficio a ciò che è una vera e propria sentenza di condanna. Il New York Times lo invita alle scuse.
Semmai Bush volesse darle, le scuse sarebbero comunque inadeguate, rispetto al disastro che ha prodotto. Stiamo parlando di guerra, anzi di guerra permanente, avviata su due presupposti: quella dell’alleanza tra Saddam e Bin Laden, e quella delle armi di distruzione di massa in Iraq. Entrambi gli argomenti si sono rivelati infondati, falsi - perfino falsificati. Siamo a un collasso certificato della credibilità di chi governa la massima potenza. La stessa idea di democrazia liberale - che trova negli Usa il suo faro - cadrà a pezzi, senza una svolta profonda.
Se non ci fosse stata Watergate a riscattare la democrazia Usa, il presidente Richard Nixon l’avrebbe macellata. E’ questa la qualità della svolta che dovrebbe avvenire anche oggi. Per questo - non è velleitario dirlo -tocca ai democratici di tutti i paesi, ai movimenti sociali e antiguerra, aiutare le forze che negli Stati Uniti si battono per la pace, per i diritti democratici e sociali, per la legalità internazionale.
Non basterebbe nemmeno la vittoria di Kerry alle presidenziali: la crisi americana è troppo profonda. Impegniamoci: senza un cambiamento di finalità della politica Usa, sarà ben difficile la costruzione del mondo diverso che vogliamo. In qualche misura questo è vero anche, su scala europea, per la Gran Bretagna. Per fortuna o per merito, si è convocato a Londra il Forum Sociale Europeo: cogliamone le potenzialità.
Intanto, l’Onu si dice indisponibile a rientrare in Iraq. Un secondo, micidiale colpo alla retorica di Bush, e dei suoi volonterosi amici - da Blair a Berlusconi. Questa scelta dell’Onu illustra il significato concreto dell’ultima risoluzione dell’Onu, spacciata per risolutiva. Il punto centrale è evidente: non ci sarà pace, né democrazia, nel perdurare dell’occupazione. E allora, suona sbagliato e peggio, il rinculare di parte dell’opposizione avvenuto nelle settimane scorse, quella parte che ha abusivamente interpretato la risoluzione per attaccare la richiesta del ritiro del contingente italiano. Una scelta, alla luce dei fatti odierni, ineccepibile.
Occorre tenere alta l’iniziativa del Movimento, rinsaldare le alleanze, lavorare per fare della pace un vero progetto politico. Sapendo che fermare la guerra è essenziale anche per fermare il terrore. Il campo di pace si riunisca per scrivere con le mille mani della partecipazione questo progetto. Esso deve essere parte integrante della prospettiva delle forze di opposizione che si battono per il cambiamento, e per governare.