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Milano : l’acqua del rubinetto è buona
Publie le lunedì 7 giugno 2004 par Open-Publishing2 commenti
Almeno per chi vive a Milano e dintorni, da un’annetto a questa parte, è
cambiato qualcosa di fondamentale ma di cui forse pochi, pochissimi, si sono
accorti. L’acquedotto di Milano, scavando nuovi pozzi e approfondendo quelli
già esistenti, ha cambiato le falde da cui attinge l’acqua con due
risultati: il primo è che dalle analisi effettuate sulle acque degli
acquedotti milanesi i valori di "potabilità" dell’acqua di rubinetto sono,
non solo dentro i termini di legge, ma migliori di quelli delle acque
minerali in bottiglia; il secondo risultato è che anche per i motivi
suddetti nell’acqua di rubinetto non viene più aggiunta una tonnellata di
cloro con un’unica scontata conseguenza: l’acqua del rubinetto non sa più di
cloro.
Queste poche righe dovrebbero bastare a spiegare perchè sarebbe opportuno
smetterla di acquistare acqua meno salubre, più scomoda da trasportare
nonchè più cara, e cominciare ad aquistare due o tre eleganti brocche o
bottiglie da tavola e riempire al rubinetto l’acqua che poi mettiamo in
frigorifero. Tuttavia ci sono un paio di luoghi comuni che rendono questa
pratica ostica alla maggior parte dei milanesi. Il primo luogo comune è che
l’acqua del rubinetto non sia controllata e nei tubi "chissà che cosa c’è",
il secondo è che l’acqua minerale in bottiglia sia più sicura. La realtà è
diversa: nei tubi non c’è proprio nulla. l’unica cosa che si può depositare
è un po’ di calcare, tanto è vero che proprio per questo motivo l’acqua che
viene analizzata per i test viene presa non solo dalle falde ma anche dai
rubinetti degli utenti, per verificare che, fatti parecchi chilometri di
tubature, essa risponda ancora ai valori previsti dalla legge, e a Milano la
risposta è SI. Al secondo luogo comune si può rispondere semplicemente con
delle riflessioni: l’acqua minerale in bottiglia è imbottigliata dentro
degli stabilimenti, non capita mai che qualcuno trovi pezzi di topi o
insetti ad esempio nei barattoli di piselli? stando alla cronaca accade, e
pensiamo al fatto che quando "qualcosa" di indesiderato casca nella macchina
che prepara i piselli la sciura a casa apre la scatola e trova il
"qualcosa", ma quando cade nella macchina che trita i wurstel??
Lo so avete
già l’acquolina in bocca... di conseguenza chi può giurare che "qualcosa"
non pisci nei vasconi della San Benedetto? Cazzate a parte il concetto è
chiaro e semplice, chi ha lavorato in società private sa che l’igiene non è
così impeccabile come si potrebbe credere, in più eventuali sforamenti dei
valori di "potabilità" dell’acqua, dovuti ad inquinamento ambientale o a
motivi geologici, SICURAMENTE non vengono segnalati nel privato con la
stessa solerzia che nel pubblico e il motivo è semplice: se il responsabile
dell’acqua VERA trova delle anomalie nei valori preferirà fare finta di
niente il più a lungo possibile piuttosto che chiudere un impianto e fermare
la produzione col rischio, anzi la certezza, di essere licenziato dal CdA
per eccesso di solerzia; se un dirigente dell’acquedotto cittadino trova
valori anomali in un pozzo di pescaggio, applicherà la procedura e farà
chiudere il pozzo come è successo già 150 volte a Milano, tanto a lui che
glie ne frega?
Nei due testi allegati sotto si scopre che tutte le peculiarità che le varie
acque minerali reclamano non solo possono essere spesso meno marcate di
quelle dell’acqua di acquedotto ma addirittura alla lunga risultare dannose
alla salute, ad esempio l’acqua di rubinetto è più povera di sodio rispetto
a tutte le acque minerali che si comprano, e tanti saluti alla particella.
Per aggiungere un tocco di complottismo al tutto chiediamoci perchè
nonostante tutte queste verità palesi e scientificamente certificate la
gente si ostini a preferire la soluzione peggiore?? Forse perchè siamo
rincoglioniti da decine di pubblicità che ci riempiono la testa di cagate?
L’acqua che fa dimagrire pisciare cagare ringiovanire e in ultimo l’acqua
che sa di primavera?!? Ma che cavolo vuol dire? Sospetto che l’unico
messaggio che si possa trarre dalla nullità di contenuti dei messaggi
pubblicitari delle acque minerali è: "LE ACQUE MINERALI SONO TUTTE UGUALI,
MA SICCOME NON SAPPIAMO CON CHE ARGOMENTI CONVINCERVI A COMPRARE LA NOSTRA
VI DICIAMO DELLE STRONZATE TANTO VOI CI CREDETE."
Ed è proprio così, quando uno arriva a dirti: "Compra la mia acqua perchè sa
di primavera" bisognerebbe cominciare a sospettare che, a parte una leggera
differenza di gusto, nient’altro cambi. E vale la pena per una leggera
differenza di gusto spendere 3000 volte di più, bere qualcosa di peggiore,
spaccarsi la schiena con balle d’acqua, intasare la A1 e la Milano-Laghi con
migliaia di TIR pieni di Ferrarelle e di Panna? Vate voi, solo, se avete
intenzione di prendere in considerazione la cosa e di "osare" assaggiare
l’acqua del nostro acquedotto tenete in considerazione due particolari:
1) Il confronto nella degustazione delle acque deve essere fatto alla
medesima temperatura, è chiaro che se estrarrete dal frigor una bottiglia di
San Francesco gelata e la confronterete con quella tiepidina che esce dal
rubinetto quest’ultima vi farà schifo, il concetto è semplice: qualsiasi
acqua fresca è più buona di quella tiepida quindi per un confronto obiettivo
riempite una bottiglia dal rubinetto e mettetela in frigor.
2) Un gusto diverso non vuole dire per forza meno buono, se assaggiate
l’acqua del rubinetto essa non sarà IDENTICA a quella cui siete abituati, si
tratterà assolutamente solo di fare l’abitudine al nuovo gusto, che non è
affatto cattivo. Se invece siete abituati a bere acque frizzanti o
leggermente frizzanti e proprio non potete rinunciarvi, non vi consiglierò
di usare l’idrolitina, quella si che fa schifo, mi spiace solo che
continuerete a spendere 3-400 euro all’anno per 4 persone per qualcosa che
potreste avere gratis.
Presentate oggi le analisi di Legambiente [5 mag 2004]
L’acqua del rubinetto? A Milano è sicura
Apre Salute & Gusto, lo sportello informativo sull’alimentazione
Potabile ai sensi del nuovo D.Lgs 31/01. I test condotti sul sistema idrico
milanese, per 10 diversi parametri su 530 prelievi da altrettante tubature
private, hanno dato buoni risultati. Lo affermano i laboratori Conal per
conto di Salute & Gusto, la rete nazionale di sportelli sulla sicurezza
alimentare inaugurata dal Movimento difesa del cittadino con Legambiente,
aperta al pubblico dal lunedì al venerdì (9.30 - 13.30; tel. 02 89055396;
e-mail: mdc@legambiente.org) presso la sede di Legambiente in via Padova 29.
«Tra messaggi pubblicitari, allarmi mediatici, mode salutiste e richiami
alle tradizioni, i dubbi sulla qualità del cibo che arriva sulle nostre
tavole sono sempre di più - ha commentato Lucia Moreschi, responsabile dello
sportello -. E’ importante fornire indicazioni utili al cittadino, affinché
scelga con consapevolezza, e raccogliere le segnalazioni dei consumatori per
comprendere le loro esigenze e individuare i settori dov’è più urgente
intervenire».
Le analisi sono state effettuate nella parte finale di ogni colonna di
distribuzione dell’acqua condominiale. E’ l’amministratore ad essere
direttamente responsabile dello stato degli ultimi metri di tubazione e dei
relativi controlli. Ogni anno vengono eseguite circa 21 mila analisi
all’uscita delle centrali di erogazione. A tutt’oggi i pozzi privati
utilizzati sono un centinaio, mentre l’acquedotto ne dispone di 550, di cui
400 funzionanti e 150 fermi perché presentano una contaminazione delle
acque. «Negli anni ’60 e ’70 - ha dichiarato Ennio Rota, responsabile
cittadino di Legambiente - gli scarichi di tipo industriale riversarono
nella falda inquinanti chimici dannosi per la salute umana. Questi tendono
ad accumularsi negli strati del terreno alterando la qualità dell’acqua
sotterranea». I casi più significativi sono nelle aree altamente
industrializzate, in particolare nella zona nord della città.
«I milanesi - ha proseguito Rota - hanno finalmente a disposizione una buona
acqua di rubinetto e possono benissimo fare a meno dell’acqua in bottiglia,
un inutile spreco». Il risultato è stato raggiunto attraverso: la
costruzione di centrali in zone periferiche indenni da inquinamento chimico
(Assidano e Lambro); il prelievo da falde più basse, approfondendo i pozzi
esistenti (oltre i 100 metri dal piano di campagna); e l’installazione di
nuovi impianti di trattamento per potabilizzare l’acqua prima
dell’immissione in rete. «Attualmente viene trattato il 65 per cento
dell’acqua distribuita utilizzando 15 impianti di trattamento, per un totale
di 250 milioni di metri cubi d’acqua al giorno - ha spiegato Rota -. Il
tempo che intercorre dal prelievo alla distribuzione all’utenza è di circa
12 ore, durante le quali l’acqua prelevata è sottoposta a un filtraggio
depurativo». In due centrali si sta sperimentando una nuova tecnica,
alternativa alla “clorazione”, che prevede l’impiego dei raggi UV.
Giuseppe Gaetano
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«Qualcuno vuol darcela a bere»
di Giuseppe Altamore, giugno 2003
«E’ molto chiaro che fare affidamento sull’acqua in bottiglia, pensando che
solo perché non viene dal rubinetto sia più pura e immune dall’inquinamento,
non risolverà affatto i problemi di sicurezza e approvigionamento», afferma
Gianfranco Bologna, portavoce del WWF Italia.
«Ma la migliore acqua da bere non si trova necessariamente in una
bottiglia», chiarisce Bologna. «Se vogliamo bere acqua pura dobbiamo porre
maggiori sforzi nel proteggere fiumi, laghi e falde idriche, e poi investire
in modo che tale acqua arrivi in modo sicuro al consumatore attraverso i
rubinetti».
Per queste ragioni, l’acqua minerale è stata inclusa tra gli otto mali che
affliggono l’acqua in Italia nel controforum organizzato a Firenze negli
stessi giorni del Terzo forum mondiale dell’acqua che si è tenuto a Kyoto
nel marzo 2003.
Non solo, il consumo di acqua minerale è stato incluso fra i mali del «Pozzo
di Antonio», il rapporto sullo stato dell’acqua in Italia, a cura di
Riccardo Petrella, presidente del Comitato italiano del contratto
dell’acqua, che delinea un quadro dello stato delle risorse idriche nel
nostro paese e delle loro gestione. E dove starebbe il male? L’acqua
minerale non è forse più pura e più sana e, dunque, migliore per la salute
di quella potabile?
Si chiede Petrella?
«La prima ragione del ’male’, sta per l’appunto nell’ingiustificata credenza
che l’acqua minerale sia più pura e più sicura dell’acqua potabile. L’acqua
minerale non è né per definizione né in pratica necessariamente più pura e
più sana dell’acqua potabile, si legge nella relazione. Anzitutto l’acqua
minerale non è considerata dal legislatore un’acqua potabile, ma come
un’acqua terapeutica in ragione di certe caratteristiche fisico-chimiche che
ne suggeriscono un uso per fini specifici. Per queste ragioni è consentito
alle acque minerali di contenere sostanze come l’arsenico, il sodio, il
cadmio in quantità superiori a quelle invece interdette per l’acqua
potabile. Mentre non è permesso all’acqua potabile di avere più di 10µg/l
(microgrammi per litro) di arsenico, è frequente che la maggior parte delle
acque minerali siano contenute 40/50µg/l di arsenico senza l’obbligo di
dichiararlo sulle etichette. Lo stesso vale per altre sostanze.
Valore limite di alcune sostanze contenute nell’acqua potabile e nell’acqua
minerale
Valori limite acque potabili
Decreto L. 31/2001
Valori limite acque minerali
Decreto 542/92 Dm 31/05/2001
Arsenico totale (µg/l) 10 50
Bario (µg/l) - 1
Cromo (µg/l) 50 50
Piombo (µg/l) 10-25 10
Nitrati (mg/l) 50 45-10*
Alluminio (µg/l) 200 Nessun limite
Ferro (µg/l) 200 Nessun limite
Manganese (µg/l) 50 2000
Fluoruro (mg/l) 1,50 Nessun limite
* Valore relativo ad acque destinate all’infanzia
Una clamorosa omissione che può essere pericolosa per la salute di chi beve
sistematicamente la stessa acqua minerale per anni senza controllo medico.
Ricordiamo, inoltre, che nel febbraio 2000, l’Italia ha ricevuto un
ammonimento da parte della Commissione dell’Unione europea, perché i valori
massimi previsti per alcune sostanze tossiche e indesiderabili nelle acqua
minerali italiane erano superiori alle norme imposte a livello comunitario»
«La seconda ragione del ’male’ risiede nel fatto che se - come abbiamo visto
– l’acqua minerale non è né più pura né più sana della potabile è certamente
molto più cara: dalle 300 alle 600 e persino 1000 volte più cara», aggiunge
Petrella.
Secondo gli ultimi dati, derivati da un’inchiesta della Federconsumatori, il
costo medio in Italia di 200 metri cubi d’acqua potabile, corrisponde al
consumo medio di una famiglia, è pari, nel 2000, a 361.269 lire annue, cioè
1806 lire al metrocubo (0.93 euro).
Un litro di Perrier costa più di 1000 litri di acqua di rubinetto, la più
cara d’Italia (quella di Forlì) e quasi 3000 volte di più dell’acqua
potabile di Milano.
«Il successo di mercato delle acque minerali è chiaramente uno scandalo»,
continua Petrella.
«Ci troviamo di fronte a un fenomeno di sfruttamento a fine di lucro di un
bene demaniale che secondo quanto ha riconfermato la legge sull’acqua del
1994 (la legge Galli) fa parte del patrimonio inalienabile delle regioni. Lo
sfruttamento avviene con il beneplacito formale ed esplicito delle autorità
pubbliche. Le regioni hanno ceduto il diritto di gestione delle acque
minerali a delle tariffe ridicolmente basse. Il caso della Lombardia, una
delle regioni a più alta densità di fonti minerali illustra bene la
situazione. Su più di 2000 miliardi di lire che rappresentano il business
delle acque minerali in Lombardia per 8 miliardi di litri di acqua estratti
di cui solo 2 miliardi e mezzo sono stati imbottigliati e venduti (che fine
hanno fatto gli altri 5,5 miliardi di litri estratti?), la regione Lombardia
ha visto arrivare nelle sue casse meno di 300 milioni di lire, una miseria
rispetto agli incassi delle imprese private.
Quel che è grave è che più dell’80% delle acque minerali sono imbottigliate
in contenitori di plastica (in Pet), il cui costo si aggira sui 1° cent
contro i 25 cent per la bottiglia di vetro. I costi dello smaltimento
ricadono sulle regioni che spendono di più di quanto incassino dai canoni
delle concessioni di sfruttamento delle fonti.
«Non è difficile capire, ora, perché il business dell’acqua minerale sia
così lucroso e le ragioni che hanno spinto il capitale privato a
influenzare, tramite la pubblicità e la potenza della grande distribuzione,
il comportamento delle popolazioni occidentali a diventare dei grossi
consumatori d’acqua minerale», precisa Petrella. «Aneddoto che aggiunge il
’comico’ a una situazione inquietante: nel febbraio 2002 un decreto del
Ministero della Sanità ingiungeva agli esercizi di vendere al consumatore
l’acqua minerale naturale originariamente preconfezionata in confezione
integra o aperta soltanto al momento della consumazione. Una tale misura, se
fosse entrata in vigore, avrebbe comportato uno sperpero inimmaginabile di
bottiglie. Fortunatamente, di fronte alla numerose critiche, il Ministero ha
ritirato il decreto alcuni giorni dopo averlo adottato».
Il business dell’acqua minerale è un business a forte concentrazione
industriale e finanziaria. Nestlé (multinazione svizzera) e Danone
(francese) sono rispettivamente la numero uno e la numero due delle imprese
mondiale d’acqua imbottigliata. Da sole rappresentano più del 30% del
mercato mondiale. Nestlé possiede più di 260 marche d’acqua minerale in
tutto il mondo, fra cui Vittel, Contrex, Terrier (la più importante del
mondo) e le italiane San Pellegrino, Lievissima, Panna. Fanno parte invece
della Danone: Ferrarelle, San Benedetto (Guizza)… Il grande business delle
minerali in Italia è, dunque, fonte di benefici soprattutto per gli
azionisti della Nestlé e della Danone.
«La terza ragione del ’male’ risiede nella mercificazione dell’acqua e nella
privatizzazione dei servizi d’acqua. Questi hanno trovato nel business delle
acque minerali uno strumento potente di stimolo e di ’legittimazione’.
Perché non mercificare anche l’acqua potabile, si sono detti gli operatori
privati? Che differenza c’è domandano tra l’acqua potabile e l’acqua
minerale? Se la mercificazione di quest’ultima non solleva nessun problema
economico, politico, sociale, etico, perché si chiedono il consumatore e
il finanziere si deve impedire di vendere e acquistare l’acqua potabile
come ogni altra merce? Perché le imprese private non dovrebbero prendersi
cura anche dei relativi servizi idrici?
Il mondo commerciale dell’acqua minerale sta scombussolando l’intero settore
dell’acqua.
Attirate dagli alti livelli di profitto e dalla allettanti promesse future
del business acqua, potenti imprese come la Coca Cola sono entrate anch’esse
nel settore introducendo un nuovo tipo di ’acqua da bere’, l’acqua
purificata. L’acqua ’purificata’ non è altro che acqua d’acquedotto
sottoposta ad alcune operazioni di demineralizzazione e di declorizzazione.
Piano piano, il legislatore ha autorizzato anche in Italia la vendita in
bottiglia dell’acqua di rubinetto. Una grande confusione caratterizza sempre
più il ’business dell’acqua’ composto da un numero crescente di tipi
d’acqua: acqua potabile di rubinetto, ’acqua da tavolaa (si tratta di acque
da potabili in bottiglia), acqua potabile in bottiglia in bottiglia
’naturale’ con ’aggiunta di anidride carbonica’, acqua ’purificata’, acqua
naturale minerale (acqua minimamente mineralizzata, acqua oligominerale,
acqua minerale terapeutica), acqua di sorgente (cioè acqua potabile
prelevata alla fonte ma che non può essere clorata. Tutte le acque minerali
sono di sorgente ma non tutte le acque di sorgente sono minerali), acqua di
sorgente ’naturale’, acqua di falda.
L’espansione del ’mercato dell’acqua’ ha condotto a un rimescolamento delle
carte a livello delle imprese: le imprese tradizionali d’acqua minerali sono
entrate nel settore dell’acqua potabile in bottiglia e, viceversa, le
imprese d’acqua potabile cominciano a intervenire nel settore delle acque in
bottiglia (minerali comprese). Lo stesso dicasi delle imprese di soft drinks
(limonate, cola, bevande gassate…) e del latte (la Parmalat, per esempio, ha
messo sul mercato una sua acqua in bottiglia, l’’Aqua Parlamat’.
«Tutto ciò in una logica commerciale e di profitto. La mercificazione
dell’acqua, facilitata dal boom delle acque minerali, rappresenta uno dei
mali più gravi e insidiosi», accusa Petrella.
Messaggi
1. > Milano : l’acqua del rubinetto è buona, 15 giugno 2004, 17:35
Buongiorno, io bevo da sempre acqua del rubinetto. Ora vivo a Torino e continuo a bere acqua del rubineto, ma mi sembra che abbia molto calcare. Puo’ far male alla salute ?
1. > Milano : l’acqua del rubinetto è buona, 15 giugno 2004, 18:11
in genere il calcare non fa male alla salute, anzi agli anziani e ai bambini fa anche bene, costituendo la base per la formazione delle ossa.
Certo...tanto calcare potrebbe affaticare i reni, ma non credo che l’acqua potabile abbia concentrazioni così dannose.
Quello che può far male dell’acqua dei rubinetti, non è tanto il calcare, quanto i metalli residui delle tubazioni vecchie in cui l’acqua scorre per chilometri fino al nostro rubinetto.
Se hai dubbi, impegna qualche soldo per un’impianto di depurazione da mettere sotto il lavandino, praticamente ti porta l’acqua come era alla sorgente.
Lascia perdere l’acqua in bottiglia di plastica che è una porcheria.