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Militari o boia di Sua Maestà? Soldati britannici sono indagati per aver mutilato dei prigionieri
Publie le martedì 22 giugno 2004 par Open-PublishingAnche così si esporta la democrazia. Alcuni soldati britannici sono indagati per l’accusa di aver mutilato i corpi di alcuni ribelli iracheni, dopo un conflitto a fuoco nel sud dell’Iraq a Majar al Kabir il 14 maggio scorso.
Le accuse, rivelate dal quotidiano britannico Guardian, sarebbero provate da sette dei 28 certificati di morte, redatti il giorno dopo la strage da Adel Salid Majid, il direttore dell’ospdale di Majar al Kabir. Nei certificati il dottore parla esplicitamente di «mutilazioni» e «torture».
Come nel caso del dicianovenne Ahmad al Helfi, si parla di «diverse ferite da arma da fuoco nel corpo, con lividi nell’occhio sinistro e un taglio con lama affilata sul braccio destro. Inoltre, ci sono segni di percosse e torture su tutto il corpo».
Per il 21enne Haider al Lami: «diverse ferite da arma da fuoco. Con mutilazione dei genitali». E così gli altri.
Il ministero della Difesa britannico ha confermato l’esistenza del caso, ricordando però che «ancora non è stato avviato alcun procedimento formale». Un portavoce delle armate di Sua Maestà a Basra ha bollato le accuse come «assurde, un insulto per l’intero Esercito britannico da chi vuole farsi un po’ di pubblicità».
L’autore dei rapporti, il dottor Majid, replica così: «Il 15 maggio scorso la polizia ci chiese l’invio di ambulanze alla base britannica per prendere alcuni corpi. Restammo molto sorpresi di vedere tutti quei corpi mutilati e torturati. Tutt’attorno l’ospedale la folla era inferocita. Non avendo delle grosse cellefrigo, redigemmo i certificati di morte e restituimmo i corpi per la sepoltura alle famiglie».
Il particolare della folla alle porte dell’ospedale è decisivo, secondo un altro medico che opera nella stessa struttura ospedaliera: «Quel giorno il dottor Majid era sotto l’enorme pressione dei familiari delle vittime. Quel che vedemmo erano diversi fori da arma da fuoco, ma, ad esempio, non si poteva dire se l’occhio destro fosse stato rimosso prima o dopo la morte».
Nelle scorse settimane ad Amara e Majar al Kabir circolava un cd rom contente un filmato con le immagini dei corpi delle vittime del conflitto a fuoco con i soldati britannici, mentre vengono estratti, all’ospedale, dalle buste nelle quali erano stati messi.
Le immagini poi riprendono i familiari che sostengono che alcune delle vittime erano acnora vive quando erano state trasportate all’ospedale. Momenti drammatici che precedono di pochi istanti la morte del capo della polizia di Majar al Kabir, Mohammed Abhassan Imshani, ucciso mentre discute con alcuni parenti delle vittime. Solo a quel punto i medici iniziano l’esame dei corpi e la redazione dei certificati. (red. is)
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