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NAZI EUROPE: DI MORTE IN MORTE
par Lucio Galluzzi
Publie le venerdì 17 febbraio 2012 par Lucio Galluzzi - Open-Publishing... TANTO CI SONO CELENTANO, IL PAPA, LA MERKEL E NAPOLITANO
Ci sono notizie che quando le leggi ti fanno capire subito, all’istante, il livello di disperazione disseminato a pioggia dai governi della disumanità, su tutti e tutto.
Ci sono titoli nella cronaca nazionale ed estera che ti tagliano ogni voglia di sorridere, ti prendono lo stomaco e te lo rivoltano, come un guanto, neppure la voglia di vomitare ti serve.
Ieri sera stavo postando materiali su Facebook, ed eccola lì la notizia, una delle tante, in mezzo a un Celentano che chi se ne frega, la predica solita di Napolitano, l’incenso sacro per Mario Monti, l’idiota sempre più idiota che non ha ancora smesso di usare i media per parlarci del suo uccello morto...
Guardavo la timeline a destra dello schermo, vedevo scorrere quello che gli altri pubblicavano sulle loro pagine: auguri all’amico del cuore, citazioni famose, foto di vasetti di fiori, qualche sparuto caso di seria presenza, una sequenza lunghissima di cose sulle partite e il calcio mercato...
La notizia arrivava proprio in quei minuti.
Subito ho avuto voglia di metterla come ultima ora nel mio aggiornamento di stato, smettere di postare, mi era scappata la voglia, restare almeno in silenzio, astenersi dal mercato, provare ancora e sempre di più a sollecitare i lettori con requiem e "apparente assenza" dell’Autore.
Ma a che sarebbe servito?
Lì su Facebook nessuno si ferma mai, è un delirio continuo di illusioni per far finta di colmare solitudini ormai allo stremo.
Può capitare qualsiasi cosa che i migliaia e migliaia di utenti on line non riuscirebbero mai e poi mai a tacere e pensare in silenzio, si posta e si posta, si va avanti così, come una dose, una spada in vena, una striscia sparata al naso, un acido di moda, il resto è resto e proprio perché resta al di fuori, non interessa.
E’ diventato sempre più difficile comprendere che non c’è più limite tra vita reale quotidiana e social network, è un’intersezione diventata ormai biologica.
Li nelle bacheche/walls ci sono le nostre vite raccontate, il nostro scorrere, la cadute di stile, le vittorie, gente che se gli tocchi il papa si mette a farti l’angelus perché sua santità non lo si deve né trattare in satira e neppure criticarlo, altri te la discutono sulla bontà del "cambiamento ideologico" di Celentano, che è diventato bravo e pure rivoluzionario, e via così fino a quando non viene sonno e vanno per un po’ a calmare la fame di presenza.
Uno stop ogni tanto farebbe bene.
Guardarsi dentro e intorno.
Sforzarsi per cercare quella notizia che è oltre tutte le altre, che rende il senso vero del nostro fallimento completo come senzienti e attori del cambiamento.
Eccola lì la notizia, le agenzie continuano a batterla, i tg, tutti, la riportano, ma la juve che fa? Protesta per un rigore negato, 9.000 ragioni per amare Del Piero, Gesù ti vuole bene, hai condiviso una foto che mi hai rubato, sei un ladro, ammettilo e chiedi scusa, ammazziamo quello, spariamo a quell’altro, viva le tette grosse e Cuba, el pueblo unido jamas serà vencido...
L’Italia è così com’è, uno Stato morto perché i morti non fanno altro che esibirsi in morti sotto riflettori, a milioni, un enorme e sconfinato cimitero di cadaveri talmente abituati alla morte e alla putredine da non sentire più alcuna puzza, nessuno schifo.
La notizia eccola: a 80 anni, una donna, ricoverata in geriatria al Gemelli di Roma, si è buttata dal quarto piano e si è suicidata.
Una nonna, forse una bisnonna, una piccola esistenza fragile, perché a quell’età tornano bimbi, una bimba di 80 anni si è scaraventata giù di sotto e si è fracassata, finita, non c’è più.
Subito dopo eccone un’altra di donna, più giovane, ospite con sua figlia piccina in una comunità protetta per persone con difficoltà economiche e psicologiche, da mesi chiedeva aiuto e ascolto ai Servizi, da mesi urlava, tutti però erano sordi, nessuna risposta, abbandonata al suo dolore, si è lanciata nel vuoto con la figlia di tre anni in braccio, morte sul colpo.
Tragedia annunciata dicono ora.
Intanto lei non c’è più e se ne fotte dei mea culpa.
Intanto quella piccola anima di tre anni s’è spappolata sull’asfalto e non ne vuole sapere nulla di assistenti sociali assenti, opere pie disattente, tagli mortali alle strutture d’accoglienza e al Welfare.
Non vuole neppure più avere a che fare con noi tutti. Se ne è andata.
Aveva solo tre anni e il benedetto diritto di vivere.
Taglio dopo taglio, speranza assassinata sempre di più, diritti vitali negati, sacrifici e sangue ancora da versare, Napolitano che sprona ad essere coesi ed affrontare la crisi con l’unità delle forze politiche e sociali, sindacati che si accordano più o meno segretamente per far licenziare di più, anche senza giusta causa.
Vite svendute, in saldo, date in pasto al miglior offerente: le banche d’Europa e del Mondo.
Futuri neri, senza via d’uscita, ghigliottinati dalla Merkel.
La Grecia non si salverà.
Lo sappiamo tutti.
La Cancelliera che tutto vuole e niente offre, l’ha già deciso, insieme all’Europa Cannibale, più di un anno e mezzo fa.
Atene non ce la potrà fare, gli strozzini di Strasburgo hanno fatto in modo che sia così.
Basta guardare i dati sugli interessi chiesti al Governo greco e cosa dovrà ancora affrontare quella gente, ancora!, nei prossimi mesi: sarà l’inferno di fame, miseria, altri morti, suicidi, incendi...
Lo sappiamo tutti.
Poi sarà il turno della Spagna o dell’Italia.
Questo dipende da come Monti sarà bravo a vendere alla sua amica Angela consigli criminali su chi e come vampirizzare prima.
Questa non è Europa.
Non è unione.
Questo è nazismo puro.
Durante l’ascesa al potere di Hitler, lo stesso chiese al Parlamento tedesco di affidargli pieni poteri per affrontare la crisi economica che attraversava il Paese e l’Europa.
Ebbe i poteri.
Non so quanto ci sia ancora altro da dire se non che per ogni vita che si scaraventa da una finestra, un balcone, un tetto, una torre, per ogni colpo di pistola ad una tempia, una dose letale di veleno per topi, un impiccato in carcere, se ne va parte della nostra stessa esistenza.
Dopo averci tolto la tranquillità economica ci stanno spogliando dell’umanità.
Noi, cimitero immenso, si sta a guardare.
Stiamo perdendo.