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NO TAV Le donne sconfitte della Val Susa

par Pierangelo Sapegno

Publie le mercoledì 7 marzo 2012 par Pierangelo Sapegno - Open-Publishing
1 commento

La metamorfosi femminile della protesa. C’era quella che aveva improvvisato un asilo, quella che cucinava e anche quelle con le cesoie avevano un sorriso quasi imbarazzato. Oggi rivendicano gesti violenti, sono in trasferta dai centri sociali e non indossano berretti di lana ma passamontagna

C’è un mondo che sembra scomparire in Val di Susa, sommerso dalle proteste e dalla rabbia. Ed è come se un vento di follia ci travolgesse. Addio No Tav. In questo nuovo clima, di urla e di furore, le donne che ci sono forse non sono più le stesse o forse le abbiamo perse noi nelle nebbie di questi clangori, e facciamo fatica a ritrovare la signora Marisa Meyer, 74 anni vissuti solo su queste montagne, che nell’ultima domenica di ottobre guidava la fiumana di gente con la cesoia in mano per tagliare la rete di recinzione che delimitava la zona rossa del cantiere. Non riusciamo più a ritrovare Olga, capelli grigi e felpa scura, che sul ponte sotto la baita del presidio Clarea, arringava la folla con la voce strascicata dal dialetto, come una madre che si arrabbia appena un po’. O Monica Montalbone, 37 anni, psicoterapeuta di Almese, che radunava tutti i bambini delle famiglie che sfilavano contro la Tav, aiutata da altre dieci donne, per fare un asilo nella piazza di Giaglione, con i giochi, i disegni e i sogni di quelli che cresceranno quando noi torneremo indietro nel cammino della vita. Dietro a Marisa Meyer, c’erano altre donne quella domenica, Luana, Ermelinda, Giulia, Martina, e ridevano e scherzavano andando dietro a striscioni che dicevano "Non siamo black ma block" e "Le donne della Val di Susa sanno cucinare e tagliare". Forse ci sono ancora, ma è cambiato tutto, come se certe facce e certe parlate uscissero adesso da altri luoghi e da altre epoche, come una tempesta di polvere in lande sperdute, come una vecchia carretta avviata a scomparire nel tramonto.

Chi ha cambiato chi e che cosa è successo? Oggi viene in mente Rubina Affronte, bellissima, un volto da attrice e sguardo penetrante, che lasciò un fumogeno contro Bonanni e poi rivendicò quel gesto. Come se anche la bellezza diventasse una faccia della violenza. C’è una parte del movimento No Tav sommersa dalla sua ala più estrema, che non ha ancora capito che cosa ha lasciato indietro e che cosa stia perdendo. Quando nel settembre del 2011 furono arrestate due donne, Elena Garberi, 39 anni, operaia dell’Azimut di Avigliana e volontaria al 118 di Giaveno, e Marianna Valenti, di 20 anni, studentessa di Torino, la prima cosa che fecero fu di appellarsi alla non violenza. "Sono una pacifista io, non è giusto bollare come una violenta una come me", disse Elena Garberi al politico che era andato in cella a trovarle. "Sono una madre di tre bambini e ho un alvoro regolare". Si lamentò persino che quel giorno potessero accusarla di assenteismo sul lavoro. Domandarono timidamente se fosse possibile metterle in cella insieme. Rimasero dentro per 13 giorni e quando uscirono, acclamate da una piccola folla che le aspettava fuori dal carcere, scoppiarono a piangere. "Però", disse una di loro, "in prigione non abbiamo mai versato una lacrima". C’era qualcosa di ingenuo e di tenero, che adesso non c’è più, travolto dalla paura della sconfitta o dalla rabbia dell’isolamento. In testa ai cortei, ora ci sono donne che parlano romano o napoletano, ragazze dei centri sociali in trasferta nella Val di Susa devastata dagli scontri. Anche questo è un segnale di quello che sta succedendo.

Altre facce, altre donne. Olga aveva un berretto di lana in testa con la scritta "Indignados". Gote rubizze , occhiali da vista. Quelle come Paola Falchero, insegnante alla scuola d’infanzia Sant’Ambrogio, che raccontava come portassero da casa i giochi dei loro figli, perchè non avevano i soldi per comprarli, e come tutti portassero qualcosa, anche dei vassoi, anche le tazze da the, o un piattino che può servire, "Perché la scuola è di tutti", quelle come lei che chiedevano nella protesta semplicemente più soldi per gli ospedali, forse non ci sono più. O hanno solo perso. Che è la cosa più grave, perchè abbiamo perso tutti assieme a loro.

http://www.iodonna.it/guardo/12_a_sapegno-inchieste-val-susa.shtml

Messaggi

  • L’idea che con la "non violenza" si sono prese solo un sacco di mazzate, proprio no ?

    E, comunque, non mi sembra proprio che il movimento No Tav abbia fatto scelte violente irreversibili.

    Semplicemente, ha ritenuto che non si possa sempre porgere l’altra guancia ....

    Curiosa poi questa gente che fa il tifo per Monti e per la Tav ... e che poi ci racconta quanto era bella la "non violenza" dei No Tav ...

    Chissà perchè mi sembra proprio una campagna predeterminata ....

    Radisol