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«Pestato dai finanzieri in una giornata di pace»
Publie le domenica 6 giugno 2004 par Open-PublishingA. MAS.
ROMA
A giudicare dall’andamento della giornata, non c’è proporzione tra quanto
accaduto e le manganellate rifilategli. Soprattutto perché ad averle
buscate sono stati davvero in pochi, e l’unico torto che ha avuto è stato
quello di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato. Ovvero nella
carica di finanzieri e carabinieri che ha sgomberato il Circo Massimo dopo
una mezzora abbondante di scaramucce.
Daniele, studente fuorisede da
Macerata di Lingue e civiltà orientali alla Sapienza di Roma, non è stato
nemmeno fermato. Non poteva essere altrimenti: non stava partecipando agli
scontri, solo «stavo cercando di impedire la carica e di far capire a
quelli che lanciavano sassi e petardi di farla finita perché era proprio
quello che volevano, e che così facevamo il gioco di Berlusconi».
E invece
«ha vinto proprio Berlusconi, e io ne sono la testimonianza», dice mentre
si muove su viale Aventino a torso nudo mettendo in evidenza i numerosi
lividi. Sulla pancia, sulle spalle, all’addome. Ogni manganellata è stata
registrata sul suo corpo, meno il calcione che un finanziere gli ha
sferrato mentre lui era già a terra sotto i colpi di un gruppo di agenti.
Lo racconta lui, e lo testimonia con chiarezza un video in nostro
possesso, nel quale si può ricostruire con facilità la dinamica del
pestaggio.
Si vedono i finanzieri schierati nell’arena del Circo Massimo,
poi improvvisamente si vede Daniele allontanarsi di corsa dallo
schieramento. Ma non fa in tempo, mentre parte la carica viene inseguito,
accerchiato e colpito da un gruppo di finanzieri. Cade a terra, e a quel
punto la sua presenza si intuisce sotto il nugolo di agenti che lo
colpiscono. Uno che non aveva partecipato all’inseguimento arriva da
dietro e gli sferra un calcio.
Ora Daniele, che non appartiene ad alcun
gruppo organizzato ma «ero venuto al corteo solo per contestare Bush», non
denuncerà il fatto. «Dimmi tu, a chi dovrei presentare la denuncia? Non
credo ai magistrati e alla giustizia di questo stato».
Manifesto