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Ponti di pace : Occupati gli attraversamenti del Tevere

Publie le giovedì 3 giugno 2004 par Open-Publishing

Arcobaleno e rosse, stese sulle balaustre, pendenti sotto grappoli di palloncini, che svettavano contro le fronde degli alberi e sulle rapide del Tevere all’altezza dell’Isola Tiberina. Un fiume di bandiere della pace sul fiume di Roma che portava a mare una lunga scia di petali e fiori in ricordo delle undicimila vittime civili irachene che non avranno mai un funerale di Stato.

Questo il colpo d’occhio offerto ieri mattina dal "popolo no war" ai piloti militari impegnati nella parata a bordo delle loro macchine da guerra. Lo stesso suggestivo spettacolo a cui migliaia di romani e turisti hanno potuto partecipare da terra, in una città blindata oltre misura ma colorata dalle proteste contro la guerra globale, contro la complicità italiana nei massacri, negli abusi e nei saccheggi in Iraq.

Uno sguardo alle mappe della città svela che, tra i ponti arcobaleno e il presidio a ridosso del Colosseo, un assedio pacifista cingeva la truce esibizione di muscoli e cannoni che il governo si ostina a chiamare "Festa della Repubblica". Ma la patria ripudia la guerra e lo ha scritto nella costituzione. In molti l’hanno ricordato con gli striscioni, le magliette, i cartelli che in nome dell’articolo 11 pretendevano il ritiro delle truppe dall’Iraq. La prova generale della mobilitazione di domani, giorno della calata su Roma del "signore della guerra" Bush, ha visto protagoniste i movimenti e le donne (in nero, del forum Prc, della Wilpf - la lega delle donne per la pace e la libertà) che, insieme a Bastaguerra, tavolo tematico dei social forum, hanno animato Ponte S. Angelo dove una bandiera è riuscita a sventolare dal terrazzo della Mole Adriana. «Il guardiano che l’ha tolta era dispiaciuto dell’ordine ricevuto», racconta a Liberazione, Luisa Morgantini, europarlamentare del Prc che quel drappo aveva issato sul monumento. Sul ponte, dopo un "die-in" al suono di una sirena antiaerea, si sono avvicendate le performance di vari gruppi a cominciare dalla catena umana di incappucciati proprio come nelle immagini delle torture che hanno fatto il giro del mondo. «Non ci siamo travisati ma siamo stati travisati da chi non riesce a farsi scandalo delle torture», hanno spiegato riferendosi all’indegna gazzarra delle destre per la conferenza stampa con cui due incappucciati avevano annunciato l’indesiderabilità di Bush e le relative contestazioni. Per sdrammatizzare la pressione mediatica il vicepresidente del consiglio provinciale, Nando Simeone del Prc (che quella conferenza aveva voluto ospitare) ha offerto decine di "cappucci" e cornetti, sfruttando sul gioco di parole (a Roma, cappuccio vuol dire anche latte e caffé).

Poi il ritmo lento di un tamburo ha rotto un impressionante silenzio dando il via alla rappresentazione di un plotone d’esecuzione alle prese con una strage di civili. Più tardi, una pioggia di mele si abbatterà su un faccione del capo della Casa Bianca. E’ la messa in pratica della "teoria delle mele marce" così come la spiega Nella Ginatempo: «Bush dice che le torture sono opera di poche mele marce ma è la guerra globale un’unica grande mela marcia che produce un sistema di violazioni in Iraq, Afghanistan e a Guantanamo».

Contemporaneamente, un blocco stradale su Ponte Garibaldi attuato soprattutto da Cobas e attivisti del Movimento antagonista toscano, "rubava" per un paio d’ore una fermata alla corsa del tram 8. Un altro modo simbolico e pacifico per contestare una «parata che gronda sangue - come spiega Piero Bernocchi - di cui abbiamo contestato il carattere particolarmente osceno in un momento in cui i "nostri ragazzi" sono impegnati in una missione che li rende complici della repressione della popolazione irachena». Più incuriositi che ostili gruppi di "reduci" della parata attraverseranno il presidio pacifista senza alcuna tensione. Qui, al contrario di Castel S. Angelo, i manifestanti sono riusciti a "violare lo spazio aereo" facendo decollare i palloncini che tengono gli striscioni. Alcuni parlano anche di Palestina, di spese sociali al posto di quelle militari. Ovunque, da Ponte Sublicio al Palazzaccio, colpisce che all’arcobaleno si affianchino tante bandiere del Prc i cui militanti distribuiscono fiori di carta con i colori della pace. «Abbiamo voluto essere dovunque perché condividiamo tutte le azioni messe in campo. E i circoli territoriali hanno dato prova di organizzazione, creatività e capacità di condividere le pratiche del movimento», dice Maria Cristina Perugia, segretaria cittadina di Rifondazione.

Più avanti ancora, sul ponte dell’Isola Tiberina, spicca - tra i simboli di Aprile, Legambiente, Arci e Un Ponte per Baghdad, una bandiera gigantesca "veterana" delle carovane che hanno preparato la grande marcia del 20 marzo scorso. Qui sono arrivati i lillipuziani "fuggiaschi" da Villa Aldobrandini, una terrazza verde sopra i Fori dove un elicottero li ha intercettati mentre si apprestavano a far decollare una "mongolfiera" di palloncini rainbow. L’irruzione di finanzieri vestiti da "Robocop" che hanno preso a bucare i palloncini è stata interrotta da una trattativa condotta dal senatore verde Francesco Martone che ha prodotto un compromesso: la mongolfiera a mezz’asta.

Quando l’assedio si sciglie la parata è già terminata da un pezzo. Resta, incappucciata, la statua di un angelo sul ponte della Mole Adriana. Ma non sono angeli anche gli uccisi sotto tortura?

http://www.liberazione.it/giornale/040603/LB12D6BD.asp