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SUL SUD RIBELLE E NON SOLO

Publie le mercoledì 16 giugno 2004 par Open-Publishing

Una sola cosa tiene in piedi questa società capitalistica in generale e
italiana in particolare: il controllo,
che sempre più spesso si esprime in repressione. E nel mantenimento di
questo controllo tutti fanno la loro parte: gli sbirri variamente vestiti, i
giornalisti, la magistratura e tutte le forze politiche, compresi molti
settori di movimento.

Si, avete capito bene, proprio di quel movimento, che sempre più spesso,
poi, finisce nelle galere.
Vediamo di analizzare i comportamenti di tutti questi settori, separati, ma
uniti, dell’apparato repressivo.

Il comportamento degli sbirri è sotto gli occhi di tutti, e si
contraddistingue sempre di più non solo per la pervicacia
e l’arroganza di sempre, ma anche e soprattutto per un continuo
presenzialismo (finalizzato al terrorismo psicologico) in tutte le
situazioni, anche minimali, in cui si intravvede la semplice presenza di
elementi non omologati.

Per fare un esempio vissuto in prima persona, si arriva all’assurdo di
vedere 5 digossini (compreso il capo della Digos) "presenziare" ad un
semplice volantinaggio in piazza.
Insomma non il "normale" controllo dell’ordine pubblico (si fa per dire)
durante manifestazioni o iniziative, ma il controllo parossistico di coloro,
che loro accreditano come pericolosi. E a leggere i vari appelli che vengono
da tutt’Italia,
questo non è solo un "fenomeno viterbese". Basti pensare a tutte le
microspie sparse in tutt’Italia (e che paghiamo noi!) per controllare
compagni, che già sono ultracontrollati con pedinamenti e obblighi di firma
e quant’altro.

E’ noto che un compagno del Sud Ribelle ha trovato più microspie lui solo,
che interi club ultrà calcistici,
e non si tratta di un episodio isolato.
Ma un altro ruolo le guardie si assumono sempre più spesso: quello di
fabbricatori di teoremi.
Ormai, con l’uso massiccio del 270bis e collegati, lo sport preferito per i
tutori del disordine pubblico è quello di fabbricare teoremi. Quello che una
volta facevano certi magistrati, vedi il teorema Calogero sul 7 Aprile di
vecchia data,
adesso lo svolgono in prima persona Digos o Ros o tutti e due insieme. Gli
esempi non mancano: il teorema dei Ros sul Sud Ribelle, il teorema della
Digos romana sul Comitato cittadino contro il carcere e la repressione
sociale di Viterbo, l’inchiesta di Perugia rispetto al DHKpC. E,
naturalmente il processo Marini ed altri, che non citiamo. Insomma una
criminalizzazione generalizzata di tutti coloro, che non sono direttamente
omologati al sistema.

In questo meccanismo si inseriscono poi i pennivendoli di regime. Ormai non
esiste più un’inchiesta, pardon, un teorema,
che non sia preparata con veline (provenienti dagli sbirri, di cui sopra)
strombazzate preventivamente ed in pompa magna,
dai cosiddetti giornalisti. Pure su questo gli esempi sono sotto gli occhi
di tutti e sono sempre in voga. Basta leggere ogni tanto
i giornali del cavaliere antennato, ma non solo, e si leggono sempre
articoli "inchiesta",
che riportano tutte le veline provenienti dai Servizi.

C’è addirittura qualche giornalista, che con queste inchieste-velina è
diventato famoso.
E veniamo alla magistratura. La voglia di protagonismo dei magistrati è
nota. Ma questa non si estrinseca più nelle inchieste
contro i personaggi eccellenti, checchè ne dica Berlusconi. Ormai gli ultimi
processi contro i politici di professione sono agli sgoccioli e si
trascinano stancamente, visto che non hanno più sponsor. Ora i magistrati
che vogliono fare carriera
si occupano di altro, soprattutto di processi politici veri, quelli che
riguardano la repressione di tutti coloro che lottano
contro lo stato di cose presenti.

In questo Genova è forse stato uno spartiacque: dopo Genova sono fioccate le
maxinchieste, quelle con decine di imputati,
che diverse procure hanno aperto per dare una copertura giudiziaria ai
comportamenti "illegali"delle forze dell’ordine,
in cambio di una qualche notorietà. Per ritornare al Sud Ribelle, subito
dopo aver firmato i mandati di cattura,
il GIP di Cosenza è stata promossa e trasferita a Roma al Ministero, e
chissà, forse un domani dobbiamo aspettarci anche una candidatura del PM
Fiordalisi sulle orme di Di Pietro?
Insomma i magistrati non sono come dicono girotondini e sinistri di governo
i garanti della legalità, ma, come sempre,
gli esecutori della repressione, ordinata dal sistema a garanzia della sua
sopravvivenza.

Tanto è vero che ormai questi magistrati non si peritano più di provare
responsabilità penali di singoli imputati,
ma cercano di fare terra bruciata con le maxinchieste, di cui dicevamo
prima, e con l’uso dei reati associativi,
da cui non ci si può difendere, senza finire nell’abiura e nella
dissociazione.
Ma proprio partendo da questa abiura, si comincia a delineare il ruolo dei
partiti e di una parte sempre più consistente di quello che continua a
denominarsi movimento.
Qualcuno forse ricorderà che tutto cominciò prima di Genova, quando quelli
della Rete Lilliput decisero di autoeleggersi
come Il Movimento, e decisero che tutti coloro che non avessero preso le
distanze dalla violenza non facevano parte del Movimento.
Con questo passaggio si comincia a preparare il terreno per la sussunzione
del movimento da parte delle istituzioni
e in particolare nei partiti di "sinistra", in primis R.C.

Questa sussunzione serviva, nelle intenzioni dei partiti istituzionali, ad
isolare e quindi a reprimere quella parte del movimento,
che contestava radicalmente il sistema capitalista. Avendo capito che lo
scontro frontale da solo non bastava, le forze politiche attuarono l’opzione
entrista, per dividere il movimento stesso.
Molti nel movimento ci cascarono e, gia nelle giornate di Genova,
cominciarono a funzionare le logiche delatorie all’interno del "movimento":
basti ricordare le polemiche sui BB, da molti additati come sbirri
infiltrati, e contro i quali si attuò una becera
forma di delazione del tipo "la polizia dovrebbe arrestare i BB, invece di
attaccare noi, che sfiliamo con le mani alzate"; non accorgendosi o facendo
finta di non accorgersi che erano loro e non i BB ad agire da sbirri.
Daltronde lo stesso Carlo Giuliani, prima che venisse identificato come
figlio di un sindacalista, era stato da molti additato (e quindi scaricato)
come un BB straniero, forse spagnolo, e quindi quasi un terrorista.

Ed anche in seguito quest’opera di delazione e di abiura fece molti passi
avanti fino ad arrivare ad una spaccatura
nel movimento, che si estrinsecava non più con posizioni contrapposte, ma
spesso additando agli sbirri "i violenti".
E, chiaramente, sbirri e magistrati approfittarono della situazione, e
cominciarono a mettere in campo i teoremi,
di cui parlavamo prima.
A parte il processo Marini, che, pur funzionando da battistrada in questa
escalation, prese le mosse in un altro contesto,
la prima inchiesta portata avanti fu proprio quella denominata Sud Ribelle.
Questa inchiesta fu di fatto utilizzata, in diversi modi e per diversi
interessi da tutti gli apparati repressivi dello Stato, sia quelli ufficiali
(sbirri e magistratura), che con quella inchiesta intendevano saggiare la
compattezza del movimento, per arrivare a stroncarlo, sia quelli associati
(sinistri di governo e settori di movimento), che partendo da
quell’inchiesta, volevano verificare la malleabilità del movimento di fronte
alla repressione, e quindi vedere la possibilità di sussumerlo ad "un altro
mondo possibile".

La cosa funzionò abbastanza egregiamente, perchè in breve tempo si passò da
una mobilitazione spontanea del movimento al grido di "siamo tutti
sovversivi", ad una mobilitazione del movimento, "convocata" da figure
istituzionali,
tipo il Sindaco di Cosenza, che lanciarono la campagna di "beatificazione"
del Sud Ribelle.
A cosa portò questo intervento "istituzionale"? Portò molti a cadere nella
trappola della fiducia in una "giustizia giusta", e quindi nella possibilità
di una soluzione positiva di questa campagna forcaiola.
Invece il Potere, più lungimirante, iniziò subito una campagna parallela,
rispetto ad altri compagni, che vennero presentati,
come indagati per fatti specifici, quasi in contrapposizione a quelli del
Sud Ribelle, indagati per reati d’opinione.
I compagni arrestati dalla Procura di Genova vennero subito scaricati, non
ci furono grandi manifestazioni in loro difesa:
molti, in pratica, accettarono la tesi della loro colpevolezza, e a loro
favore non ci fu alcuna convocazione istituzionale di solidarietà.

A questo punto il gioco era fatto, e il potere ne approfittò. Ne approfittò,
perchè la divisione fra buoni e cattivi accettata dal movimento frantumò lo
stesso. Si entrò nella logica di "Si salvi chi può" e di "ognuno difende i
suoi", ed in questo scompaginamento la repressione ebbe mano libera.
Le inchieste si moltiplicarono e quasi tutti gli spezzoni del famoso
movimento in qualche modo sono stati coinvolti, dai Disobbedienti, che con
Casarini e Caruso sono stati, fra l’altro, inseriti nell’inchiesta del Sud
Ribelle, ai Cobas, che sono stati coinvolti in diverse inchieste. Non
parliamo di anarchici, europpositori ed altri, che di inchieste se ne
ritrovano una dopo l’altra.
In questa situazione si sarebbe auspicato un confronto serio nel movimento
sul tipo di risposta da dare a questa escalation repressiva, tipica di un
regime autoritario e forcaiolo. Invece no. Si è continuato in questa opera
di isolamento
e di scaricamento di alcuni compagni da parte dei "buoni" del movimento, col
chiaro intento di pararsi il culo.

Anzi si è andati oltre. Si è arrivati al punto di concordare con gli sbirri
non solo l’agibilità della piazza,
ma anche i modi di stare in piazza, e, addirittura, si è giunti a bastonare
e a respingere i "cattivi" inseguiti dalle forze del disordine.
Come commentare queste parole di due esponenti dei Cobas?
Migliucci riconosce alle forze dell’ordine di aver avuto un comportamento
«responsabile».
La stessa parola, lo stesso esatto giudizio usato anche dal leader dei Cobas
Piero Bernocchi.
«La differenza con Genova è che hanno adottato un atteggiamento flessibile -
dice Migliucci -
e quindi ha funzionato il tavolo di concertazione sulla sicurezza attivato
in Prefettura tra prefetto, questore
e noi di "Fermiamo la guerra"». «Gliel’abbiamo detto più volte: "fate
attenzione ai vostri comandanti" e se ci sarà qualche frizione, ci pensiamo
noi.

E’ chiaro che quando le distanze si fanno incolmabili, poi diventa
impossibile rispondere alla repressione scatenata dal nemico.
E queste distanze incolmabili si ripercuotono soprattutto su coloro che sono
colpiti dalla repressione,
sia per l’incapacità politica di affrontare i processi, sia per l’isolamento
generalizzato in cui ci si ritrova.
Non vogliamo tanto parlare dell’isolamento in cui vengono lasciati i
"cattivi".
Tutti quelli, che non sono inglobati in formazioni più o meno accreditate
hanno messo da sempre nel conto di ritrovarsi da soli
o in pochi di fronte ai giudici, per cui, forse, sono quelli, che meno si
straniscono di questo isolamento.
Ma quando si applica la tecnica della presa di distanza, prima o poi si
diventa vittime di questa stessa presa di distanza.
Perchè il Potere non si accontenta di liberarsi dei "cattivi", pretende
sempre di più di restringere il cerchio dei "buoni"
ed allargare quello dei "cattivi". Ed infatti l’inchiesta del Sud Ribelle
non è stata affossata dall’arrivo delle inchieste sui "cattivi di Genova" o
da quella sugli anarco-insurrezionalisti", anzi è stata rilanciata col
coinvolgimento persino di Casarini.

E i nodi sono venuti al pettine. Perchè, poi, l’isolamento in cui versano i
"cattivi" è lo stesso in cui versano gli "ex buoni" del Sud Ribelle. La
mancanza di solidarietà, anche economica, colpisce anche loro.
Si arriva persino al punto che il Campeggio contro il Ponte sullo stretto di
Messina quest’anno di tutto si occuperà, tranne che dell’inchiesta sul Sud
Ribelle, propio nel momento in cui sta arrivando ad uno snodo decisivo.
E glii appelli alla solidarietà e al contributo alle spese legali
difficilemnte saranno ascoltati, sia perchè ci sono troppi inquisiti
e pochi soldi disponibili, sia per la frammentazione del movimento, che
qualcuno ha contribuito ad attuare.
Ma gridare "al lupo" quando il lupo è già in azione non serve a niente.
Specialmente se poi non c’è nessuno disposto ad aiutarti.
Per contrastare la repressione, che agisce a tutto campo e utilizzando tutti
gli strumenti a disposizione, bisogna cercare di modificare i rapporti di
forza nella società, ed organizzare un percorso di lotta.
Ma per fare questo, bisogna sapere cosa si vuole costruire, e con chi lo si
vuole costruire.

A questo punto è logico tracciare una vera linea di demarcazione fra chi
vuole abbattere il sistema capitalistico, e chi vuole semplicemente rendere
più accettabile questo sistema. Gli ammischiamenti non sono più possibili,
se non si vuole correre il rischio di essere repressi proprio da chi "ti sta
a fianco".
E non si tratta solo di comportamenti diversi in piazza; se non si fanno
delle scelte precise,
si rischia di trovarsi isolati di fronte alla repressione anche da coloro,
che insieme a te sono indagati.
Proprio l’inchiesta del Sud Ribelle è emblematica: da quando è partita
l’inchiesta non si è mai decisa una strategia processuale univoca; c’era chi
rispondeva alle domande del GIP e chi non rispondeva, chi non si presentava
alle udienze e chi non se ne perdeva una, e così via.
Ma questo non è casuale. Non si tratta di sensibilità diverse, si tratta di
un diverso modo di vedere il processo.
E’ la differenza fra chi utilizza tutte le tattiche processuali, cercando
"la giustizia giusta", e chi nemmeno si presenta
all’udienza di un processo politico. basato sulle leggi fasciste del Codice
Rocco.

Noi pensiamo che fidare nella possibilità di "una giustizia giusta" non è
solo sbagliato, in quanto si riconosce il diritto
del nemico a perseguirti, ma è anche inutile.
Come si può pensare ad una giustizia giusta quando sei accusato di essere un
sovversivo?
Come si può pensare di difendersi da una simile accusa? Come puoi pensare di
dimostrare la tua innocenza,
quando hai sempre affermato di voler cambiare lo stato di cose presenti?
Arrivando alla farsa di rivendicare la legittimità del dissenso o della tua
opposizione radicale al sistema di fronte ai guardiani di quel sistema?
Perchè sembra che tutti si siano scordati del perchè sia nato il Sud
Ribelle.
Perchè 40 persone in quel fatidico giorno si sono ritrovate a Cosenza? Per 2
ragioni fondamentali:
perchè la situazione economica, politica e sociale del Sud era (ed è)
insostenibile; per il rischio di una balcanizzazione dell’Italia.

E’ facile parlare del primo aspetto, questo è sotto gli occhi di tutti,
disoccupazione, degrado ambientale,
subalternità a logiche di sottogoverno e mafiosità. Tutte cose che si sono
poi rivelate in tutta la sua esplosività prima con le lotte dello
stabilimento Fiat di Termini Imerese, minacciato di smantellamento, proprio
a ridosso degli arresti di Cosenza, poi con la lotta degli operai di Melfi
e, prima ancora con la lotta di Scanzano contro la discarica.
Abbiamo citato per ultima questa lotta, perchè questa svela anche il secondo
aspetto, la balcanizzazione.
Infatti la politica governativa, grazie alle spinte leghiste, tendeva
proprio a distruggere anche quel poco di tessuto produttivo
del Sud, in gran parte agricolo, con lo scopo, nemmeno tanto nascosto, di
asservire completamente il meridione alle esigenze coloniali nordiste, che
nel Sud vedevano soltanto eserciti di manodopera a buon mercato, materie
prime da industrializzare al Nord, e un’enorme discarica per rifiuti
speciali indesiderati. La qual cosa rischiava chiaramente di causare spinte
autonomiste anche al Sud, che avrebbero accentuato il controllo mafioso sui
proletari meridionali.

E, proprio per queste ragioni, a Cosenza ci si era visti, per capire in qual
modo bisognava incidere in queste conflittualità,
e come fare per riportare quel conflitto meridionale vero, non mediatico,
alla ribalta in un sistema, che voleva sposare una globalizzazione
capitalista, fatta su misura per consentire ai paesi ricchi di impossessarsi
completamente
delle risorse del Sud del mondo.
E il sud d’Italia aveva tutti i titoli per essere parte integrante del Sud
del mondo.
Per questo motivo sociale e politico il Sud Ribelle era nato, ed è per
questo motivo politico,
che il Potere ha deciso di reprimerlo, utilizzando il reato politico per
eccellenza: il 270bis.
E’ chiaro che per questi reati non c’è difesa reale di fronte ai tribunali,
se non quella dell’abiura, della presa di distanza.
Riconoscere in qualche modo la leggittimità di un processo, specialmente
quando si tratta di un processo
dichiaratamente politico, è molto pericoloso, perchè spiana in discesa la
strada verso l’abiura o la dissociazione.

Ecco perchè bisogna tracciare una netta linea di demarcazione tra chi vuole
"un altro mondo possibile in questa società" e chi vuole cambiare
radicalmente lo stato di cose presenti, tra chi vuole un’altra
globalizzazione e chi vuole abbattere la società capitalistica, tra chi
vuole "l’Europa dei diritti" e chi vuole impedire la formazione di questo
nuovo polo imperialista, necessariamente criminale e criminogeno.
Qualcuno magari dirà, che in questo modo si spacca il Movimento. Sarebbe
facile rispondere che il Movimento è già spaccato, anzi è frantumato, in
quanto la logica delle compatibilità, del "nuovo mondo possibile", della
concertazione
hanno abbandonato e consegnato alla repressione dello Stato tutti quegli
elementi di conflitto vero presenti in Italia.
Quali lotte reali sono state intraprese contro la repressione che si è
scatenata contro molti settori di classe,
dopo le lotte di alcuni mesi fa? Non stiamo parlando della repressione con
arresti dei cattivi del movimento, stiamo parlando di tutte le misure prese
nelle FS, del ristabilimento della "normalità" a Melfi, delle multe ai
lavoratori ATM, e via dicendo.

Tutti questi elementi di conflitto sono stati abbandonati a sè stessi di
fronte alla repressione aziendale e in alcuni casi anche giudiziaria. Era
molto più mediatico, ed anche meno pericoloso, manifestare per l’Iraq, cosa
che per alcuni rendeva
anche più voti.
Non stiamo parlando di Bertinotti, ma di Agnoletto, di Nunzio D’Erme e
quant’altri.
Come si vede, il Movimento è già spaccato, si tratta solo di prenderne atto
con questa linea di demarcazione.
Non si può più andare a iniziative comuni, nemmeno sognando il bagno di
folla: perchè poi, alla fine, di questo bagno di folla qualcuno si godrà i
vantaggi elettorali, mentre altri si prenderanno gli arresti.
Allora bisogna pensare a come costruire un Movimento vero, che sul serio
vuole essere presente in un conflitto sociale, che si prepara, sconfiggendo
i tentativi riaffondarol-pacifisti di incanalarlo in logiche di
concertazione e compatibilità.
Sarà forse un lavoro difficile e pericoloso, ma bisogna intraprenderlo se
sul serio si vuole cambiare radicalmente lo stato di cose presenti.

Questo tentativo non salvaguarda certo dalla repressione, anzi!, ma almeno
ti permette di affrontarla nel modo giusto e coi compagni giusti.

L’Avamposto degli Incompatibili

www.controappunto.org