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Spazio aperto

Publie le mercoledì 16 giugno 2004 par Open-Publishing

ROSSANA ROSSANDA

L’Italia non si fa ridurre al bipolarismo: questo è il primo problema che si presenta alle due coalizioni, rimaste testa a testa ma i cui leader, che ne sarebbero i garanti, Berlusconi e Prodi, hanno subito una fiera delusione. Il primo è stato sconfitto - l’unico davvero battuto nella Casa delle Libertà (e senza lo zoccolo duro in Lombardia e nel Veneto gli sarebbe andata ancora peggio) - mentre il secondo ha del tutto mancato l’effetto moltiplicatore delle forze uliviste che gli era stato attribuito.

Riemergono sotto traccia i virgulti della Dc e dei socialisti che Tangentopoli pareva avere estirpato e occhieggiano sia a destra sia a sinistra. E alla sinistra dell’Ulivo resta un grosso bacino in cerca di un grosso partito. L’oscuramento dei leader riflette contraddizioni più profonde. Nella Casa delle Libertà Berlusconi fungeva assieme da padrone, aziendalista euroscettico in combutta con la Lega (simbolo Tremonti) e da mediatore verso le resistenze dell’An di Fini e dell’Udc di Follini. Le quali sono state premiate a suo danno. Chi medierà d’ora in poi? L’arrogante battuta berlusconiana: «Mi assumo la sconfitta ma tirerò dritto», suggerisce che di qui alle legislative ne vedremo di tutti i colori.

Ma non va liscia neanche nella coalizione di opposizione. Per battere alle legislative (e prima alle regionali) la Casa delle Libertà, Ds e Margherita saranno costretti a trattare con le forze che stanno alla loro sinistra. Ma non sarà facile concordare un programma di governo che, diversamente dai programmi delle amministrative, dovrà affrontare sia la questione della collocazione del paese rispetto agli Stati uniti sia quella del modello sociale. La sigla "Uniti nell’Ulivo" è stata punita per l’oscillazione sulla guerra in Iraq e per una strategia economico sociale che sacrifica occupazione, welfare e spesa sociale secondo i trattati di Maastricht e di Amsterdam, e proprio nel bel mezzo di una crisi della crescita. E’ lo stesso che ha punito tutti i governi del continente.

L’Europa della Commissione, della Bce e della Carta è contestata a destra dal sovranismo degli euroscettici e a sinistra dal mondo del lavoro dipendente che non è stato né ascoltato né interpellato. Competition is competition è uno slogan disastroso per i lavoratori europei che hanno quindi negato il voto a Blair, Schroeder, Raffarin e, da noi non soltanto a Berlusconi, perché era anche lo slogan di Prodi. E’ prevedibile perciò che mentre si potrà arrivare senza grossi inciampi a un accordo fra l’Ulivo, unito o distinto, e le sinistre radicali su alcune questioni istituzionali - costituzione, magistratura, federalismo, forse scuola - restano distanze grandi sulla collocazione internazionale del paese e sul modello sociale, dove Margherita e gran parte dei Ds sono più vicine all’Udc e ai socialisti che a Rifondazione e ai Comunisti italiani.

C’è infine il messaggio temibile che è venuto dai paesi dell’Est. Quelle popolazioni, deprivate dalla partecipazione politica prima dai regimi comunisti e poi dalla liberalizzazione selvaggia, sono risultate azzittite in un drammatico astensionismo. Non danno più fiducia a nessuno se non a qualche tentazione populista e, nel timore della Germania e della Russia, si vogliono gli alleati più fedeli degli Stati uniti. Anche là dove era passato il referendum per l’Europa, la partecipazione al voto è stata minima.

Non lo è stata in Italia, uno dei pochi paesi al mondo dove si vota ancora in modo massiccio. Certo Berlusconi se l’è cercata, ma non si tratta soltanto di un suo errore. Siamo un paese che fa ancora eccezione nella voglia di rappresentanza politica, ma è un’eccezione tutta da analizzare e elaborare. Quale sarà il partito di fiducia della borghesia ora che Montezemolo è parso scomunicare Forza Italia? Ma soprattutto che cosa può essere all’inizio del terzo millennio una sinistra a sinistra del fioco Ulivo? Sembra reclamarla almeno il 15 per cento degli italiani. Nei prossimi giorni assisteremo a più d’una proposta di incontri federativi o costituenti. Ma l’interrogativo va molto oltre le buone volontà ed è stato finora lasciato irrisolto dai soggetti storici in campo. Bertinotti propone che sia una sponda ai movimenti. Diliberto dovrà decidere se è un erede o no del comunismo reale e perché questo sia imploso. I nuovi soggetti hanno rimandato sine die la questione di una rappresentanza. Tutti i nodi vengono al pettine. La sconfitta di Berlusconi li ha felicemente gettati sulla scena.

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