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Tempo sprecato

Publie le sabato 19 giugno 2004 par Open-Publishing

ROSSANA ROSSANDA

Non è passata una settimana dal voto che la sua brutale lezione è già dimenticata; l’Europa non ha pianto più di 24 ore per la disaffezione dimostratale dai suoi cittadini vecchi e nuovi. Chi ha capito che veniva dall’essere state escluse le popolazioni da una costruzione verticistica e burocratica, le cui sole strutture solide sono la Banca centrale e la Commissione, e la cui Carta è un manifesto liberista, se l’è presto scordato. Ora governi ed eletti si azzuffano sulla ripartizione dei posti: la presidenza del parlamento va prima ai socialisti o prima ai popolari?

Sono infatti d’accordo di fare a metà. Fra i due s’è infilata una nuova casella, i liberaldemocratici, coltivata un po’ sornionamente dal leader della Margherita Rutelli con il francese Bayrou: quest’ultimo per portar via voti a Chirac e tutti e due per allestire a Bruxelles un nido centrista.

Zuffa anche sul successore di Prodi alla Commissione, che nel meccanismo dell’alternanza toccherà a un popolare, ma Chirac ha votato contro il candidato di Blair, Chris Patten, e Blair e altri votano contro il candidato di Chirac, il belga Verhofstadt perché era contro la guerra. Delle politiche economiche, sulla disoccupazione, sul welfare, sul fisco, sull’immobilità della crescita non discute nessuno. Non vanno meglio le cose in casa nostra. Il voto diceva che, se Berlusconi è ridimensionato, la Casa delle Libertà resta da battere.

Come si attrezza l’opposizione a batterla alle regionali, che sono dietro l’angolo e alle legislative del 2006? Non è il suo primo pensiero. Inoltre, il voto ha dimostrato che essa è duale, fatta da un bacino moderato che però non sfonda al centro, e da quasi un 13 per cento di sinistra radicale ancora molto divisa.

Tuttavia la proposta di Prodi di federare l’Ulivo ha incontrato resistenze sia nei Ds sia nella Margherita; nei primi si oppone la sinistra interna perché sancirebbe una svolta moderata che non sarebbe ancora compiuta, mentre nella seconda molti temono l’egemonia diessina.

Neanche alla sinistra dell’Ulivo c’è gran fretta di raggiungersi; volano le frecciate fra Rifondazione e Comunisti italiani, che tuttavia propongono costituenti più o meno allargate ai movimenti e ad altri soggetti della società civile, punto su cui insiste Bertinotti.

Non che manchi anche una spinta a confondere i tavoli: quello che dovrà stendere un programma da presentare agli elettori, e dovrà andare da Rifondazione a Rutelli, e quelli che mirerebbero a consolidare le due anime dell’opposizione. La confusione è massima e alquanto irresponsabile.

Perché è certo che per sconfiggere la Casa delle Libertà occorre un compromesso serio e persuasivo tra Rifondazione e i moderati, cosa che non è affatto semplice. Fa presto Cofferati a dire «fate un accordo unitario come a Bologna»: a Bologna non si deve decidere la collocazione internazionale del paese, né la sua politica economica né il fisco né il welfare, temi sui quali i comuni fungono, ahimé, da barellieri.

Ed è altrettanto certo che mettere assieme una sinistra coerente a livello del 2004 esige una lunga e forse dolorosa traversata del passato e una niente affatto semplice analisi del presente e prospettiva del prossimo futuro, delle quali è posta più l’esigenza che le basi.

Mentre il governo ha subito smesso di leccarsi le ferite, l’opposizione temporeggia. Berlusconi punta, assieme alla Lega, a raccogliere una destra che forse gli è mancata più del centro, mietuto da Follini. Accelererà una riforma scandalosa delle tasse, quella delle pensioni, il federalismo; staremo a vedere se An e Udc hanno più interesse a frenarlo o ad accordarsi per dividere il bottino.

Contare sulle divisioni della Casa delle libertà per conquistarne l’elettorato è una scelta miope. Prima l’opposizione vi rinuncerà e si metterà al lavoro sui molti fronti che si trova aperti, meno si perderà tempo.