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Tom Benetollo : "Si deve sconfiggere neocolonialismo e illegalità"

Publie le domenica 20 giugno 2004 par Open-Publishing

Tom Benetollo, presidente dell’ARCI, e’ morto

Tom Benetollo, presidente dell’Arci, l’Associazione Ricreativa e Culturale Italiana, e’ morto all’alba al Policlinico Umberto I di Roma a causa di un aneurisma dell’aorta, aveva 53 anni.. Nella mattina di ieri, durante un dibattito politico nella capitale, aveva accusato un malore e aveva ricevuto un primo soccorso da Gino Strada, fondatore di Emergency, presente all’incontro. Benetollo, operato d’urgenza, e’ morto poco dopo.

http://bellaciao.org/it/article.php3?id_article=4141

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ROMA - Pacifisti vil razza dannata. Altro che manifestazione e vessilli arcobaleno per le strade della capitale ora «sventolate bandiera bianca». E se proprio volete tornare in piazza, «manifestate per l’avvenuta liberazione dell’Iraq». Se non farete questo dimostrerete che il vostro pacifismo è merce avvelenata, le vostre manifestazioni «sono ideologiche, senza senso, animate da livore antiamericano». Scarichiamo addosso a Tom Benetollo, presidente dell’Arci e infaticabile organizzatore della manifestazione nazionale per la pace di sabato prossimo, una parte degli improperi che la destra anche ieri ha dedicato al movimento pacifista.
Benetollo, le risparmiamo solo l’accusa di essere un sostenitore di Saddam.

«Grazie»

Baghad è caduta, il regime iracheno è allo sfascio, Saddam in fuga, quindi la manifestazione di sabato è inutile.

«La manifestazione si farà e sarà grande, partecipata e viva. I guerrafondai di casa nostra, gli appassionati di war-games, i rambo in pantofole stiano tranquilli. Sabato il movimento pacifista darà un’altra grande prova di coesione e di forza. Ma c’è di più».

Prego.

«I primi ad essere soddisfatti per la caduta del regime dittatoriale di Saddam Hussein siamo noi pacifisti. E ne abbiamo più diritto degli altri. Perché da sempre siamo amici del popolo curdo, ne abbiamo sostenuto le battaglie per la libertà quando molti guardavano altrove. Non abbiamo aspettato che cadessero le statue per denunciare lo sterminio di quel popolo ad opera di Saddam. Quando nel 1988 il regime iracheno fece strage dei curdi con i gas, era alleato proprio di quelli che oggi tirano giù le statue. E’ bene ricordarlo. Ciò detto noi saremo in piazza perché la guerra non è finita, e non solo perché lo dice Bush, ma perché stabilizzare l’Iraq è una impresa molto difficile che dovrà fare i conti con tante cose. L’idea esclusivamente coloniale che ha Bush non porterà nulla di buono. L’amministrazione americana pensa di avere a disposizione le strutture, il popolo, le risorse dell’Iraq: questa è una idea coloniale. Noi saremo in piazza perché questa guerra era e rimane illegale».

Gli Usa dicono che l’Iraq tornerà agli iracheni...

«L’amministrazione Bush pensa di ricostruire l’Iraq utilizzando le risorse del sottosuolo affidando poi la ricostruzione ad imprese statunitensi. C’è già una lista bella e pronta».

Le scene di Baghdad in festa indurranno chi era contro la guerra a giudicare inutile la manifestazione di sabato?

«No, sabato Roma vivrà una giornata importante, la manifestazione sarà grande. Perché questa è la prima manifestazione nazionale che sia mai stata fatta in una situazione del genere. Mentre il 15 febbraio abbiamo raccolto il frutto del lavoro di sei mesi, teso all’obiettivo di far sì che la guerra non scoppiasse e ad isolare chi voleva farla, a sostenere l’Onu e i governi che dimostravano senso di responsabilità, e soprattutto teso a dimostrare che lo scontro di civiltà poteva essere affrontato solo attraverso una fortissima immissione di cittadinanza».
In queste settimane di guerra il movimento pacifista è stato oggetto di una massiccia offensiva mediatica, culturale, giornalistica. Insomma: ve ne hanno dette di tutti i colori.

«Nonostante la loro aggressività, la loro propaganda risulta che il 70 per cento degli italiani è contro questa guerra e di questi, l’80 per cento è contro qualsiasi guerra. Bel risultato».

I vostri avversari, però, confidano nel fatto che finita la guerra - o quasi - finisca anche il movimento pacifista.

«Si tratta di una pia illusione, perché quello che si è seminato in queste settimane di cultura della pace è un bene inestimabile, che va al di là di certo cinismo imperante, è un avanzamento culturale di civiltà straordinario. Non è certo la vittoria militare che può sgominare questa cultura. Tante volte il movimento per la pace è stato dato per morto e sepolto. Così non è, perché il movimento vive di solidarietà, ed è la parte meno visibile ma più importante della nostra attività. Sabato ci sarà una manifestazione in cui emergerà in modo molto forte la dignità della cittadinanza».

Vale a dire?

«Sabato verranno a Roma cittadini liberi, che sono convinti di quello che fanno. Che
hanno esposto le loro bandiere della pace spontaneamente. Mentre stando nella logica della illegalità e della guerra preventiva si torna ad essere sudditi».

Ci sono problemi in mezzo a voi, qualcuno dice che non basta sfilare.

«Ed è vero, ora bisogna aiutare le vittime della guerra, gli iracheni ridotti alla fame, senza ospedali, senza medicine, con città spianate dai bombardamenti. Dove sono gli aiuti umanitari? In che modo si sta esprimendo la solidarietà dell’Occidente verso gli iracheni? No, la guerra non è un gioco, i bombardamenti uccidono civili e militari. Il movimento pacifista è solidale con tutte le vittime. Ne condivide dolori e sofferenze. Senza distinzione di bandiere».

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=DOSSIER&TOPIC_TIPO=
I&TOPIC_ID=24911&DOSSIER_ID=62