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Turbolenza in arrivo

Publie le martedì 8 giugno 2004 par Open-Publishing

ROSSANA ROSSANDA

A fine settimana si vota nei 25 paesi della Ue. In gioco il rinnovo del parlamento europeo, attualmente di centrodestra. In Italia inoltre si svolgono le amministrative in alcune grandi città, fra le quali decisiva è Bologna.

E dovunque sarà una verifica per i governi in carica, che in diversi paesi rischiano di subire uno scossone profondo. E tuttavia questo voto non suscita passione. Sembra che dovunque l’astensione sarà assai forte. Se così fosse, sarebbe un’ulteriore conferma della disaffezione per le forme della politica ma non testimonierebbe della maturità dei cittadini: è inutile riempirsi la bocca di critiche alla globalizzazione e scordarsi che se l’Ue punta a essere un nuovo e potente consorzio liberista, la partita non è ancora decisa, neppure nella sua Carta.

E se è vero che il processo di costruzione europea è stato tutto fuorché democratico e partecipato, anche per lo scetticismo della sinistra, rinunciare a inserire una leva democratica nei suoi ingranaggi è autolesionista: se cambia l’attuale maggioranza del parlamento, ed è possibilissimo, può modificare nomina e poteri della Commissione.

L’intreccio fra economia e politica non è ancora chiuso. Chi dice «non voto perché sono tutti uguali» dice una sciocchezza. Chi dice «non voto per punire la sinistra che cosi si pentirà», sbaglia due volte. In Italia s’è visto.

E poi queste europee peseranno, e molto, sulla scena politica di diversi paesi - Spagna Francia e Germania - fra i più vicini. In Italia sicuramente molto. I sondaggi prevedono un arretramento della Casa della Libertà e il suo sorpasso da parte dell’opposizione. Non ne deriverebbe automaticamente una caduta anticipata del governo, ma di sicuro una grande turbolenza.

Specie se, come pare, le perdite saranno soprattutto di Forza Italia. Un Berlusconi ridimensionato di diversi punti sarà un uragano. Nulla gli perdoneranno né Fini né Follini; il primo punta a una successione, il secondo ha in mente una complessa manovra di risorgenza democristiana, che suscita qualche ascolto anche nel centrosinistra. L’essere al governo terrà forse unita la Casa delle Libertà fino al 2006, ma il barometro segna tempesta.

E segna più che variabile anche nell’opposizione. L’accordo inequivoco preso per abbattere la coalizione berlusconiana ha dato maggiore libertà di movimento per le europee, dove si va con la proporzionale. L’Ulivo mira a superare Forza Italia, ed è possibile, alla sua sinistra si sono formate diverse liste, tre delle quali erano già dei partiti, Prc, Pdci e Verdi. Non lo è la lista Occhetto-Di Pietro, che - eccezion fatta sul tema dirimente della pace - è ulivista. Se si aggiunge la forte personalizzazione di candidature «libere» in liste non sempre loro - per esempio Chiesa, Pardi, Vauro, Vattimo - e le tante nuove liste delle amministrative, è certo che dopo il voto anche la sinistra italiana sarà in fermento.

Specie se vince, l’Ulivo accelererà il processo unitario in un partito il cui asse sarà sensibilmente spostato al centro, il partito democratico, che da gran tempo anche molti dei leader diessini perseguono. Prese di posizione in politica interna e le molte esitazioni sull’Iraq testimoniano di un percorso dei ds che porterà a termine la svolta della Bolognina. Dell’ex Pci non resta più che qualche sofferenza del correntone. Ne seguiranno rapporti di forza non semplici con la Margherita, ma soprattutto un grande vuoto nell’area che a lungo s’è aggrappata a quel che restava un simbolo, l’ombra del comunismo italiano. La sigla Ds, fino a ieri ancora virtualmente declinabile in socialdemocrazia, sarà segnata dalla linea di Prodi. Per un po’ ci saranno dei soggetti o dei bisogni incerti e divisi che riusciranno a riproporre una vera sinistra italiana abbastanza forte, o nello spezzettamento sarà in parte marginalizzata in parte riassorbita dal blocco «riformista» moderato. Anche qui dunque grandi turbolenze.

Che interessano il manifesto non solo né tanto per il voto che al nostro interno è sempre libero (qualcuno ha già reso pubblico il suo per questo o quel candidato, io voto Rifondazione da quando esiste e persevero). Ma perché un giornale che continua a chiamarsi, con qualche arbitrio, comunista non potrà che accompagnare la gestazione d’una sinistra, che peraltro non ha finora affrontato diverse difficoltà, dall’elaborazione del lutto sul passato a un’analisi del presente ancora irrisolta. Ne esistono spezzoni di grande interesse, si consolidano nuove presenze sindacali, forze pacifiste e no global ma c’è una crisi delle categorie politiche delle quali si deve cessare di lamentarsi. E’ una tensione che anima le varie personalità di questo giornale. Che, come un gabbiano nella tempesta, vola meglio quando grande è il disordine sotto il cielo. Nel 2004 è assicurato.