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Usa: i sindacati per il ritiro delle truppe dall’Iraq

Publie le sabato 26 giugno 2004 par Open-Publishing

Comunicato di U.S. Labor Against the War, Socialpress

venerdì 25 giugno 2004 - Il più grande sindacato del paese chiede la fine dell’occupazione dell’Iraq e il ritiro dei soldati Usa.

22 giugno 2004 - Oggi, al Congresso nazionale di San Francisco, circa 4.000 delegati del Service Employees International Union (SEIU, Sindacato internazionale dei lavoratori dei servizi), il più grande sindacato del paese con 1,6 milioni di iscritti, ha votato all’unanimità per chiedere la fine dell’occupazione Usa in Iraq e il ritorno a casa dei soldati che si trovano laggiù.
Con un linguaggio esplicito e incisivo, la mozione collega l’intervento militare all’estero con l’attacco ai lavoratori in patria. Il SEIU indica nell’amministrazione Bush (sostenuta dalla maggioranza del Congresso) la responsabile della diminuzione dei salari, degli attacchi ai diritti sindacali, dei tagli ai servizi pubblici (salute e scuola soprattutto) e alle provvidenze per i veterani, dell’escalation del debito pubblico e dell’erosione della sicurezza economica, sociale e individuale.

Il sindacato dichiara, "Non possiamo risolvere questi problemi economici e sociali senza prendere in considerazione la politica estera Usa e i suoi effetti." La mozione accusa l’amministrazione Bush per aver usato "inganni, menzogne e false promesse al popolo americano e al mondo intero" al fine di scatenare una "guerra unilaterale e preventiva" in Iraq, causando la morte di migliaia di iracheni e di centinaia di soldati statunitensi, una guerra che è costata ai contribuenti Usa centinaia di miliardi di dollari.

La mozione mostra la consonanza della SEIU con i principi espressi nella Dichiarazione d’intenti di U.S. Labor Against the War (USLAW, Lavoratori Usa contro la guerra), una rete nazionale di organizzazioni dei lavoratori fondata nel 2003 per contrastare la guerra in Iraq e la politica estera di unilateralismo, militarismo e guerra preventiva dell’amministrazione Bush. USLAW associa più di 70 organizzazioni sindacali, fra cui una dozzina dei maggiori sindacati territoriali della SEIU.

Fra i principi espressi nella Dichiarazione si trovano:
 una politica estera giusta, basata sul diritto internazionale e la giustizia;
 la fine dell’occupazione dell’Iraq;
 la riconversione delle risorse nazionali dalle "spese militari gonfiate" alla soddisfazione dei bisogni elementari degli esseri umani;
 l’appoggio ai soldati Usa attraverso il loro ritorno a casa in piena sicurezza;
 la protezione dei diritti del lavoro, dei diritti civili e dei diritti dei migranti;
 e la solidarietà con i lavoratori di tutto il mondo in lotta per i diritti sociali e umani, e con coloro che all’interno degli Usa sostengono una politica estera e interna che "rifletta i più alti ideali della nazione."

Il sindacato ha deciso di lavorare con tutti quei gruppi religiosi, comunitari e politici (come l’USLAW) che lavorino in consonanza coi principi esposti in una lettera inviata nel gennaio 2003 dal presidente della SEIU Andy Stern al presidente Bush. Questi principi comprendono: la guerra come ultima ed estrema risorsa, e con come opzione prioritaria; soluzioni pacifiche e multilaterali per le controversie internazionali; una politica estera mirata prioritariamente al miglioramento delle condizioni di vita delle persone in tutto il mondo; e la scelta di proteggere, a casa propria, quei diritti e quelle libertà che l’amministrazione dichiara di voler estendere alle popolazioni estere. La mozione è stata adottata senza voti contrari dopo che una mezza dozzina e più di dirigenti sindacali locali erano intervenuti per sostenere con forza la sua approvazione.

Il testo integrale della mozione:

http://uslaboragainstwar.org/article.php?id=5382

http://www.socialpress.it/breve.php3?id_breve=314