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Abbasso gli speculatori della monnezza, i Romiti in testa
Salerno, rivolta sui rifiuti blocca l’Italia
In migliaia invadono i binari di Bellizzi contro la riapertura della discarica di Parapoti. Traffico ferroviario in tilt
Si sono battuti a lungo per ottenere la chiusura di quella discarica che avvelenava il piccolo paese del salernitano cinque anni fa. Ma per gli abitanti di Parapoti si è trattata di una conquista di breve durata. Venerdi mattina i camion dei rifiuti provenienti dall’impianto di Battipaglia hanno ripreso il loro viaggio attraverso la provincia salernitana per tornare a sversare nella vecchia discarica. Una decisione presa dal commissario per l’emergenza rifiuti, Corrado Catenacci, che ha provocato la rivolta della popolazione. Dopo una giornata di tensione, nel primo pomeriggio duemila manifestanti hanno deciso di bloccare i treni della linea Salerno-Reggio Calabria. Persone di ogni età hanno invaso i binari della stazione di Bellizzi-Montercorvino, punto strategico del traffico ferroviario verso il Sud d’Italia. Ma nella giornata di ieri sono stati più di duemila i manifestanti mobilitati in blocchi stradali e lungo il percorso dei camion presidiato contemporaneamente dalla popolazione sul piede di guerra e dalle forze dell’ordine. Una giornata difficile culminata in una serata tragica per i duemila viaggiatori bloccati alla stazione di Salerno senza assistenza e privi di informazioni.
Una folla di viaggiatori che lievitava ad ogni treno bloccato e con il popolo dei vacanzieri diretto verso la Calabria intrappolato in un inferno. In tarda serata i passeggeri in attesa di una risposta da parte di Trenitalia erano più di cinquemila. Il forte caldo ha reso ancora più complicata la situazione, con il nervosismo che saliva con il trascorrere delle ore. Scene di rabbia e tensione che si sovrapponevano a quelle registrate spostandosi lungo i binari verso la stazione scelta come obiettivo dai manifestanti. Un blocco di duri e puri che non si è fatto addolcire facilmente neppure dai tentativi di mediazione del questore di Salerno Carlo Morselli. Da un lato i rappresentanti delle istituzioni, dall’altro a dare voce alla protesta i responsabili dell’associazione Natura Nostra. «Siamo stanchi di essere una località pattumiera» afferma la presidentessa del movimento Rosetta Sproviero interpretando i sentimenti di molti. «Il prefetto Catenacci - aggiunge - deve capire che sono trent’anni che questa popolazione convive con i rifiuti e che mette a grave rischio la propria salute abitando in questa zona».
Il questore aveva messo sul piatto della trattativa due offerte: una riunione della delegazione dei manifestanti con il commissario Catenacci e la sospensione per oggi dello sversamento dei rifiuti nella discarica di Parapoti. Due argomenti che hanno toccato il cuore di una parte dei manifestanti, lasciando impassibili un nucleo di 1.500 irriducibili. Per l’anima dura del movimento di rivolta solo la decisione della chiusura definitiva della discarica di Parapoti potrebbe chiudere la protesta. Mentre riscalda gli animi anche l’altra notizia della giornata di ieri. Catenacci nell’annunciare una campagna di spot sui termovalorizzatori, ha spiegato che gli impianti passano da due a tre. Nel piano previsto per il trattamento dei rifiuti insieme all’impianto di Acerra, a disposizione del napoletano e di Santa Maria la Fossa per la provincia di Caserta, sarà realizzato un terzo termovalorizzatore proprio nel salernitano. Annuncio sbagliato nella giornata sbagliata.
(liberamente tratto dal Manifesto del 26.6.04, di Mariella Parmendola)
L’affare rifiuti
(di Mauro Staiano)
Quanto costa lo smaltimento di un chilo di rifiuti? In Campania, fino a oggi, circa 0,077 €/Kg. (1) Con una produzione giornaliera della Regione di 7.250 tonnellate, è facile intravedere la dimensione economica del problema. Un’analisi più approfondita di queste cifre ci permetterà di comprendere il perché dell’emergenza del settore, che ha portato dal 30 marzo al formale insediamento del prefetto Corrado Catenacci nel ruolo di commissario straordinario ai rifiuti. I poteri e le competenze del nuovo commissario risultano assolutamente superiori a quelli del precedente, il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino.
Chi smaltisce i rifiuti
E come Napoli è responsabile di circa il 60 per cento del totale di rifiuti prodotto, Salerno del 16 per cento, Caserta del 15 per cento, Avellino del 6 per cento e Benevento del 5 per cento. La Fibe Spa [gruppo Impregilo-Romiti. NdR] è assegnataria del servizio di smaltimento rifiuti, dal 2000 per il territorio di Napoli e dal 2001 per il resto della Regione [ha vinto l’appalto nei confronti di una società del gruppo Enel, grazie ad un progetto lacunoso ma a prezzi stracciati. NdR]. La caratteristica peculiare del contratto che lega Fibe e Regione Campania è nelle stesse premesse: tutto il rifiuto prodotto in Regione va conferito nei sette impianti disponibili per la produzione di combustibile da rifiuto, Cdr(2). Dal momento del conferimento, la Fibe ne diviene proprietaria a tutti gli effetti. Il Cdr ottenuto rappresenta il 40 per cento del totale dei rifiuti conferiti (attualmente una media giornaliera di 2.800 tonnellate). Il resto è trasformato in frazione organica stabilizzata (cosiddetta Fos pari a circa il 50 per cento, cioè 3.600 tonnellate al giorno) oppure in "sovvalli", cioè tutto ciò che avanza e che non può essere ulteriormente lavorato. Per il Cdr, lo sbocco è rappresentato dalla produzione di energia attraverso l’impiego delle balle di combustibile ottenute. L’energia prodotta da rifiuti è rivendibile, ex protocollo Cip/6, a non meno di 0,18 €/Kwh. Il compost prodotto in Campania è combustibile di basso potere calorico (non superiore agli 0,2 Kwh/Kg): con le quote disponibili, si arriverebbe a non meno di 100mila euro giornalieri medi. Senza contare che nei primi periodi ci sarebbe da smaltire tutto il Cdr accumulato negli ultimi tre anni. Per la trasformazione di Cdr in energia, è prevista la costruzione di due termovalorizzatori: uno in provincia di Napoli (il sito di Acerra, rimbalzato sulle cronache nazionali per l’opposizione della popolazione locale) e l’altro in provincia di Caserta. La parte restante dei rifiuti andrebbe invece conferita presso siti di stoccaggio a tutt’oggi non individuati. È proprio l’accumulazione di tutte le tipologie di rifiuti negli stessi impianti di produzione che ha finito per risultare insostenibile e ha causato l’attuale stallo del sistema. Se per il Cdr non resta che realizzare gli impianti di termovalorizzazione, il problema è più complesso per lo smaltimento di Fos e sovvalli. Questa fase è in linea teorica interamente sulle spalle della Fibe che, per farlo, percepisce un compenso pari a circa 5 dei 7,7 centesimi al chilo di partenza (il resto è ripartito tra i comuni che ospitano gli impianti e le spese per la gestione commissariale). Si tratta di un volume di affari di 550mila euro giornalieri, di cui 350mila direttamente incassati dalla Fibe. Dal 2000 a oggi la Fibe ha individuato e valutato decine di siti di stoccaggio, che sono poi stati scartati o sospesi dal commissariato straordinario, per le più svariate ragioni. È qui che emerge in tutta evidenza la inconciliabilità di due visioni opposte del sistema dei rifiuti. Da una parte, quella del commissariato Bassolino che promuoveva una presenza massiccia del sistema pubblico. Dall’altra, quella della giunta precedente che aveva previsto e disegnato una delega più libera al sistema privato. Due visioni oppostePer meglio comprendere la questione bisogna dunque spostarsi sul piano della politica. Nel 2000, pochi mesi dopo che la Fibe si è aggiudicata le gare, la giunta Bassolino sostituisce quella Rastrelli di opposto schieramento politico. Nel campo dei rifiuti, la nuova giunta sceglie la continuità: decide, infatti, di non stravolgere il piano tracciato, ma di tentare di condizionarne lo sviluppo. Per quanto riguarda lo smaltimento, significa l’imposizione di una presenza attiva della mano pubblica nel settore, attraverso un tira e molla di autorizzazioni richieste e concessioni negate o solo parzialmente date, culminato con l’ordinanza 110 del 19 novembre 2003 che traccia un programma per l’attivazione di almeno tre discariche di grossa portata gestite dal soggetto pubblico regionale. Con un sistema di discariche in mano pubblica, la Fibe, una volta ricevuti i sussidi per il conferimento, avrebbe poi dovuto restituirli allo stesso soggetto pubblico proprietario delle nuove discariche per il conferimento del Fos e dei sovvalli. Per imporre un passaggio di questa portata è necessaria una stabilità e una forza politica che la giunta non è stata capace di mostrare. Poche settimane dopo l’ordinanza 110, e pochissimi giorni prima dell’esplosione della crisi, Bassolino si dimette da commissario straordinario.
Tutti i poteri del commissario
Il passaggio delle consegne dalla presidenza della Regione Campania a Roma si sostanzia anche in un nuovo ruolo dello stesso commissariato. L’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri n. 3345 del 30 marzo 2004 è categorica e dirompente. Determina deleghe più forti e cogenti e più ampi poteri straordinari. Il nuovo commissario può fare praticamente tutto, anche in deroga a importanti normative nazionali e regionali in materia di rifiuti e salvaguardia ambientale. Il rischio di incorrere in comportamenti illegali, di fatto, è inesistente: le forze dell’ordine sono infatti parte integrante e sostanziale della struttura (costituiscono il cosiddetto nucleo operativo). Anche la protezione civile è stabilmente coinvolta in tutte le attività. Tutti i prefetti sono strumenti di cui il commissario Catenacci può avvalersi. Sarà bene ricordare che questa mole di poteri avrà vita almeno fino alla fine del 2004 e che niente, allo stato, lascia presagire che non vi sia un’ulteriore proroga. Si ricorre a mezzi straordinari, ma con quali risorse? A supporto della struttura ci saranno almeno i 15,5 milioni di euro già stanziati dal Governo. Tutti i costi aggiuntivi si andranno a sommare a quei 7,7 centesimi di euro al chilo da cui è partita la nostra discussione. E qui siamo al nocciolo della questione. L’ordinanza 3286 del 9 maggio 2003 demandava al commissario Bassolino il compito di ridefinire i rapporti economici Fibe/Regione Campania attraverso una nuova convenzione non ancora formalmente stipulata. La nuova convenzione dovrà, allora, riorganizzare la disposizione dei giocatori in campo: il commissariato straordinario, i comuni e la Fibe Spa. Il punto sarà quello di capire se il commissariato, autorizzato a operare in deroga alla legge (sia pur giustificato dalla emergenza), sarà capace di tracciare regole del gioco che comportino, ovviamente, l’osservanza della stessa legge. Particolare non irrilevante, si avvicinano le elezioni provinciali ed europee di maggio e non c’è elettore che non sia toccato dal problema dei rifiuti. Nel frattempo, i rifiuti della Campania viaggiano verso la Germania (ad Amburgo, via terra o via mare) dove si trovano impianti (sovradimensionati) per la distruzione dei rifiuti. Ma questa è un’altra storia [e riguarda circa il 40% dei rifiuti italiani. NdR].
(1) Questa cifra riguarda il solo costo di smaltimento, che è quello che ci interessa in questa discussione. Il costo complessivo è, invece, ben superiore, dovendo includere, necessariamente, anche quello per il personale dedicato alla raccolta, i servizi diversi, i mezzi per la raccolta eccetera. Per la città di Napoli, il costo complessivo arriva ad almeno €120,00/Kg.
(2) Un Cdr di buon livello è composto per il 60 per cento da carta e plastica e per il resto da residui tessili, scarti legnosi, organico putrescibile e materiali inerti.
(tratto dal sito www.lavoce.info)
Nota sulla Fibe-Impregilo-Romiti
Da quando ha vinto l’appalto rifiuti, l’unica cosa che ha fatto finora ha un solo nome: speculazione immobiliare. Cioè, ha avviato, e si è avvitata in, un colossale giro d’affari legato alla compravendita dei terreni destinati alle discariche. Terreni che sono stati acquistati da società fantasma qualche giorno prima di essere rivenduti, ma a prezzi decuplicati.
Occorrerà indagare a fondo su chi si nasconde dietro queste società, senza fermarsi al comodo ritornello sulla camorra.